Ieri sono stato all’ippodromo di Milano per il concerto dei Foo Fighters e sebbene siano anni che non scrivo dettagliatamente dei concerti a cui vado, forse in questa occasione due righe di opinione possono essere interessanti.
Io la parabola degli I-Days l’ho vissuta in maniera ampia, fin dagli albori nel millennio scorso (lo so, fa male detta così). Non ci sono stato tutti gli anni, dio me ne scampi, ma ne ho visti abbastanza. Dal primo, appunto, nel 1999 a Bologna, fino all’ultimo del 2017 a Monza (ref.). Ultimo prima di ieri, ovviamente.
Non è tanto questione di venire qui a dire che si stava meglio quando si stava peggio, però è evidente a chiunque ci sia stato in passato che la godibilità dell’evento abbia avuto un’involuzione tangibile, purtroppo inversamente proporzionale al prezzo dei biglietti. Proviamo a vedere le cose che non funzionano.
La prima cosa, a mio avviso davvero l’unica a non poter funzionare mai a prescindere da quanto buona possa essere l’organizzazione dell’evento, è l’impennata nelle dimensioni di questi maxi concerti. Leggo che ieri sera all’ippodromo c’erano 65K persone. Mia moglie, che mi ha regalato i biglietti, non è riuscita a trovarli “Front Stage” (su questo torniamo dopo), quindi ha dovuto ripiegare sulla seconda fascia. Senza volersi spingere fino alle transenne, ma andando comunque piuttosto avanti, ci siamo sistemati ad una distanza dal palco da cui era impossibile distinguere cosa ci stesse succedendo sopra. Per quanto mi riguarda, perchè mia moglie poverina non riusciva manco a vederlo, il palco. La prima riflessione quindi riguarda il pubblico ed è una sincera curiosità: che cosa ha a che fare un’esperienza del genere col concetto di “concerto”? Perchè è evidente che il limite di comprensione sia tutto mio. Ok, c’è il senso di festa e comunità dello stare insieme ad una marea di persone felici di sentire le stesse canzoni, ma oltre a quello? Possibile che a nessuno interessi di veder suonare il gruppo? Negli ultimi dieci anni sono stato esposto ad una serie di fenomeni che per me non avrebbero il minimo senso di esistere. Ci sono stati i concerti al cinema, i concerti di morti/ritirati riproposti sotto forma di ologramma, i concerti con l’artista che invece di suonare mette una playlist e chissà cos’altro arriverà con l’AI. Senza contare quel totem di sfiga di Ultimo e il suo record da egomaniaco.
Nella mia “bolla” anche solo l’esistenza di eventi di questo tipo è inconcepibile, eppure sembra che alle persone non interessi. Sono convinto che se domani Taylor Swift decidesse che la sua presenza ai suoi concerti non è più fondamentale, riempirebbe comunque gli stadi di tutto il mondo. Boh, non capisco.
Senza divagare sulla distopia della musica live di oggi e domani però, torniamo al punto. I concerti GROSSI, con tante persone, ci sono sempre stati. Discusso ampiamente il motivo per cui li trovo impossibili da apprezzare a prescindere, ci sono certamente elementi che possono migliorare o peggiorare la situazione. La suddivisione in aree diverse del medesimo terreno, con lo scopo di spennare i fan, certamente non è tra quelli che la migliorano. Non voglio dire che funzionasse meglio quando le persone si dovevano accampare fuori con le tende per essere sicure di stare davanti. Però, voglio dire, almeno la priorità la dava la passione/malattia e non il portafoglio. Poi certo, mi si vende il fatto che suddividere il parterre in aree sia questione di SICUREZZA, come se la storia non contasse i morti da concerto e servisse assolutamente fare qualcosa per ovviare al problema. A me pare solo l’ennesimo modo di fare profitto.
Idem il sistema dei token, di cui ho già detto peste e corna in più di un’occasione. Ieri c’era un caldo indicibile, ma l’idea di prendere qualcosa da bere non mi ha neanche attraversato il cervello. Non tanto per il costo in sè, quanto perchè nel 2026 ci sono settemiliardi di metodi di pagamento cashless. Sostenere la necessità di un gettone a prezzo fisso da convertire in acquisti è proprio voler fottere le persone. E, se me lo chiedete, per me chi ragiona così deve fallire ieri.
Un paio di note conclusive e positive sulla location però mi sento di darle. In primis, io ieri ho sentito tutto molto bene. Davvero bene. Ho avuto l’impressione abbiano abbassato i volumi intorno alle 22:30, ma può essere un’idea mia. Fino a quel momento però arrivava tutto potente, alto, definito e coinvolgente, anche a noi che non eravamo prettamente sotto il palco. In secondo luogo, devo dire che le operazioni di ingresso e uscita mi sono risultate decisamente fluide, anche per una massa così enorme di persone. Vero che io e la Polly abbiamo evacuato l’area nell’istante esatto in cui è finita Everlong, ma essendo noi tra gli svantaggiati del settore povery ci siamo comunque ritrovati nel pieno dell’esodo dei settori avanti. Ciò nonostante, siamo riusciti a raggiungere la metro in scioltezza.
Ora mi sembra il caso di spendere due parole sui Foo Fighters.
Io nella mia vita li ho visti solo due volte: ieri e il 2 Dicembre del 1997 al Propaganda. Questa cosa la dico un po’ per flexare, ma anche perchè in entrambi i casi ci sono andato privo di aspettative. Mi piacciono i Foo Fighters, ma non mi definirei un fan. Non sento i loro dischi regolarmente ad eccezione forse di The Colour and the Shape che può finirmi in cuffia una volta all’anno. Ventinove anni fa (lo so, fa male detta così) mi avevano completamente sconvolto per la capacità di tenere un palco, di coinvolgere la gente e di suonare forte. Tuttavia, ero un ragazzino con una manciata di concerti alle spalle. Pur avendo ancora oggi presente la meraviglia che avevo provato, ero un po’ convinto che potesse derivare dall’inesperienza di allora e dal contesto intimo che avevano saputo trasformare in una bolgia. Avevo un po’ paura di rimanere deluso, quindi. Ecco, mi hanno smentito. Saranno anche passati trent’anni, ma ieri gli ho visto buttare addosso alla gente una quantità di energia da fare invidia a moltissime band più giovani. Certo, Ilan Rubin aiuta moltissimo, ma se c’è una cosa che definisce le band che sanno stare su un palco, una sorta di ingrediente magico e segreto, ai Foo Fighters va riconosciuta in abbondanza.
Non mi sento di valutare la scaletta, soggettivamente sarebbero bastati l’omaggio a Tony Sly e ai Sunny Days Real Estate per rendere il concerto degno di essere visto, ma la mia impressione da non cultore è che abbiano suonato solo pezzi belli. Ecco, due ore e mezza secondo me sono un filo troppe. Lo sarebbero anche se si parlasse del mio gruppo preferito.
E’ un altra cosa di questi mega eventi che non fa per me, l’idea che siccome pago tanto devono suonare tanto. Boh, no. So che sanno suonare, non ho bisogno di venti minuti di assoli a cazzo in coda a metà dei pezzi. Non è la mia cosa. In quello, probabilmente, trent’anni fa erano meglio. Più asciutti. Però se 2/3 del pubblico non vede il palco, forse quelle pugnette lì sono la discriminante tra l’andare al concerto e sentirsi il disco. Non lo so. Mezz’ora in meno di seghe e il concerto avrebbe contenuto gli stessi pezzi, ma smaronandomi decisamente meno. Va comunque riconosciuto che non sono una band che cazzeggia. Niente “Ehhh-Ohhh” alla Green Day post 2000 o altre perdite di tempo. Al netto degli orpelli sui pezzi, la scaletta è stata bella serrata.
Quindi?
Quindi è stato un bel concerto, anche per un contesto che ha tutti gli elementi per farsi detestare dal sottoscritto. Non so se tornerò a vederli in futuro e non so se tornerò ad un altro I-days.
Spero davvero di no e questo lo scrivo solo ed esclusivamente perchè chi ci suona l’anno prossimo non ha la minima possibilità di farsi apprezzare in quelle condizioni.
Spero davvero di non fare la cazzata di cascarci.
Figurati se non ci casco.
Va beh, al momento lo danno sold out. Speriamo sia vero.
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Tutto bello, tutto giusto, eh
Però ieri sera si poteva pagare con la carta di credito.
Era scritto su tutte le comunicazioni che hanno mandato nelle settimane precedenti via email con info su accessi, parcheggi, ecc…
Al baretto che c’era nella mia zona (unico che ho visto io, va detto) c’era il QR per ordinare e il cartello col costo dei token. Se posso ordinare e pagare con QR a cosa serve il token?Te lo dico io, a non poter prendere 2 euro di acqua e basta.
Ok, sono andato a controllare perchè mi sembrava LUNARE potessero aver affiancato i token ad un semplice pagamento via app. Eppure è così.
Chiedo perdono. Non capisco il senso manco impegnandomi, ma hai ragione. Si poteva fare.
A mia parzialissima discolpa, il cartello col costo dei token campeggiava sul baracchino e il cartello col QR suggeriva servisse solo per ordinare dentro un sistema gestito coi token. Quindi ok, verissimo, avrei dovuto informarmi prima e meglio. Colpa mia. Ma è davvero una roba quantomeno controintuitiva.