Sono arrivati i giudizi del concorso IoScrittore e, come promesso, sono qui per condividerli.
Che dire? Pensavo peggio. Certo, c’è il rammarico per chi ha evidentemente preso il concorso per sfogare frustrazione, ma in generale oggi sono un po’ meno insicuro del mio operato.
Paradossale uscire così da una bocciatura, forse quel che mi manca è adesione alla realtà.
Giudizio 1:
Il romanzo narra le vicende di un gruppo di pirati, partendo, originalmente, dall’assalto visto dalla parte dell’assalito, per poi concentrarsi sulle vicende, umane e avventurose, degli assalitori. La scrittura è piacevole, accattivante e scorrevole, i personaggi, ad eccezione della donna di cui parlerò dopo, sono ben delineati, si sentono e sono tendenzialmente credibili. Il prologo, l’assalto vissuto dalla sventurata goletta presa di mira, è avvincente, cruento e pieno di colpi di scena; dopo l’inaspettato sterminio dell’intero equipaggio, fatta eccezione per il carpentiere catturato dai pirati, il racconto passa dalla prospettiva dei pirati, narrando le vicissitudini rocambolesche che hanno condotto all’assalto della malcapitata imbarcazione, facendo emergere le motivazioni ciniche che hanno portato alla strage, le dinamiche interne alla ciurma, la necessità di compiere atti efferati per evitare delle crudeltà maggiori; il racconto fornisce uno spaccato credibile di quella che è stata la vita dei pirati del mare nell’antichità La nota stonata l’ho trovata nella a figura della donna piratessa, Rose Callahan che mi è parsa poco credibile ogni volta che è entratain scena; l’ho percepita poco vera, non si sentiva e personalmente l’ho trovata una forzatura, un elemento di originalità (una piratessa donna che non ti aspetti) infilato dentro la narrazione, ma poco armonizzato e poco credibile; il linguaggio della donna negli scambi in cui l’autore/trice la fa parlare in prima persona sono posticci, enfaticamente volgari. Resta comunque la voglia di andare avanti, la curiosità di leggere quali saranno le prossime peripezie del gruppo di pirati.
Commento: il giudizio mi pare tutto sommato positivo. Mi interessa il commento sul personaggio femminile perché è stato davvero l’elemento più complesso da raccontare, per me, nel tentativo di riportarlo vero, non banale e credibile pur nascendo dalla testa di un uomo. Non so se ci sono riuscito, credo che nell’incipit che è stato valutato molto di questo sforzo non fosse ancora percepibile. Ci sta potesse nascere il dubbio.
Giudizio 2:
Buona scrittura, competente, a sprazzi ironica, talvolta con elementi inutili, “Rose lo aveva raggiunto a prua. I due non si erano più parlati dall’assalto alla Sea Venture, ma non perché ci fosse acredine o risentimento. Probabilmente entrambi avevano necessità di metabolizzare tutta quella storia, ognuno a suo modo.” Nessun lettore avrebbe pensato a risentimento e acredine tra i due per cui perché inserire quella frase che risulta quindi inutile? In molte situazioni tutto ciò che è superfluo è dannoso. In genere in più occasioni c’è un eccesso di parole per spiegare situazioni già comprensibili, battute sufficienti senza ulteriori commenti. In barca a vela si dice “asciugare” per raccogliere la cima e ordinarla evitando d’inciampare; forse bisognerebbe asciugare il testo, l’editor di Carver tagliava il testo del 50% e ne fece un autore-mito. E non era l’unico. Più di metà degli incipit, anche quest’anno, sono romanzi storici che scandagliano epoche e situazioni già ampiamente scandagliate, quindi senza aggiungere nulla nonostante una scrittura efficace (se asciugata) e una competenza degli aspetti tecnici. Cosa rimane dopo la lettura? Nulla, a parte la constatazione di una certa abilità oltre che di scrittura, di narrazione. Un usa e getta di qualcosa che non dispiace, ma appena hai chiuso la pagina lo dimentichi perché si confonde con altri mille simili.Qualcuno sostiene che la creatività sia cambiare un 5% a quanto già scritto da altri. L’IA lo fa già meglio e tra breve lo farà benissimo, perché utilizza quanto già scritto e lo ricombina secondo le indicazioni, come Google Maps che ti indica degli itinerari ma ti propone anche delle alternative che puoi scegliere per personalizzare il tragitto. Se non si propone qualcosa di nuovo scrivendo si è autori in via di estinzione, e qui qualcosa di nuovo non appare né nell’incipit né nella sinossi. Peccato avere qualche abilità e sprecarla per cose già viste, e non una volta. Auguri.
P.S.: Mi sono sempre chiesto perché tanto amore e fascino per i pirati e non verso gli zingari che come loro sono nomadi, anarchici, e fino a un paio di generazioni fa, spesso artisti? Certo depredavano navi spagnole e inglesi, i colonizzatori delle nuove terre che depredavano i nativi, ma in una logica non migliore, arricchirsi e dominare. Il fascino verso i pirati è solo ingenuità?
Commento: qui la faccenda è complessa. Lasciando da parte lo sproloquio finale sulla situazione generale degli incipit, su Google Maps e sul perché non ho scritto di zingari, mi tengo due aspetti. Scrittura piacevole e scorrevole (bene), tendenza a troppe spiegazioni e necessità di asciugare. Posso dire? È probabilmente vero.
Giudizio 3:
La storia di Fottuti pirati si snoda senza intoppi, ma anche senza acuti, dall’inizio alla fine di questo incipit. La vicenda narrata non ha particolari elementi di originalità, ma potrebbe comunque catturare l’attenzione. La narrazione però scorre senza mordente, piuttosto “piatta”, e il linguaggio, pur sostanzialmente corretto, non è sufficientemente studiato, il che non ci avvicina – letterariamente parlando, e quindi con qualsiasi espediente – all’epoca e alle vicende che l’opera racconta. Ad esempio, un certo linguaggio volgare o comunque grossolano, che in parte cerca di recuperare le atmosfere del racconto, non basta e anzi, evidenzia la lacuna: in questo incipit i personaggi parlano – in molti casi – come delle persone di oggi, sebbene in altri (l’autore evidentemente sa farlo) improvvisamente si esprimano in maniera più coerente con il proprio ruolo. Inoltre i personaggi stessi sono ancora abbozzati e agiscono non sempre coerentemente con ciò che hanno fatto o detto poche pagine prima. A mio avviso serve una scrittura più attenta e uno studio più approfondito dei personaggi per rendere credibile e interessante la storia.
Commento:i miei sensi da ragno notano un po’ troppi – per non sentire puzza, ma vediamo di prendere gli spunti. Molte delle cose che non emergono sono vere, ma è il motivo per cui il romanzo finito è 15 volte più lungo della parte che è stata valutata. Io credo e spero emergano dopo. Invece sul discorso lessico/dialoghi lo spunto è interessante. Il registro lessicale che ho dato ai pirati è certamente contemporaneo e “non rigoroso” storicamente. È una licenza che mi sono preso, ci sta possa far storcere il naso.
Giudizio 4:
Scrittura acerba, uso eccessivo di sostantivi già nelle prime pagine, dialoghi non efficaci. Uso improprio della punteggiatura. La scrittura da poco spazio all’immaginazione essendo troppo descrittiva, per cui ne esce penalizzata. Non si sentono suoni, odori, sapori, si leggono solo le parole. Il lettore non riesce ad entrare per far parte di quanto accade. Un incipit così tanto raccontato scoraggia subito il lettore, non fa presa. e questo avrebbe evitato loro di venir presi come prigionieri.( può essere scritto meglio).
I segnali di resa erano stati chiari da parte loro, non c’era dubbio dall’altra parte li avessero visti decidendo deliberatamente di ignorarli e di iniziare comunque a sparare. ( ripetizione a parte può essere scritto meglio)
il pirata colpì il capitano della Sea Venture dietro al ginocchio, facendolo crollare in ginocchio.
Sebbene questi siano errori che si possono correggere con una più attenta rilettura, la loro presenza denota comunque una scarsa cura e una scrittura non ponderata. Ad un certo punto Briggs sentì una voce femminile provenire dalle proprie spalle e impartire alcuni comandi che gli sembrava invitassero a concludere velocemente le operazioni. Cercandola con lo sguardo, vide una donna andare incontro al nero ( perché non trasformi questo passo in scena? Fammi sentire la voce della donna e i comandi.) Mi dispiace ma quello che leggo non riesce ad avere un effetto immersivo.
Commento: questa ha fatto male, sinceramente, perché si vede che proprio non è piaciuto. Ci sta. La parte con gli esempi è un po’ incomprensibile, alcuni non sono neanche nel testo che ho mandato, ma non ci vedo malafede. Semplicemente non sono la sua cup of tea.
Giudizio 5:
Letta la sinossi, devo confessare che ho avviato la lettura dell’incipit con il timore di dovere ingurgitare l’ennesima serie di informazioni minuziose e di descrizioni logorroiche, la cui funzione di riempire le pagine è seconda a quella di consentire all’autore di esibire le sue nozioni e di pavoneggiarsi. Dico ciò per evidenziare l’impatto non positivo avuto con la sinossi, prolissa e contorta, che, a mio parere, l’autore dovrebbe rivedere, per ripresentarla insieme all’intero romanzo quando accederà alla fase finale. Sì, perché, ho letto l’incipit tutto d’un fiato, senza stanchezza e senza noia e, per quanto mi riguarda, merita molto. In Fottuti pirati c’è tutto: una scrittura di qualità; personaggi vivi, protagonisti e non; contesti e ambientazioni. I fatti storici ci sono e sono reali, le navi le vedi. Ma, date e termini tecnici non sono esibizionismo e saccenza. Sono al servizio della narrazione, ti immergono in essa, in un ritmo incalzante, trasformando il contesto storico, seppure lontano e quasi fiabesco, in un’umanità reale e pulsante. L’autore non si limita a descrivere la pirateria, ma la usa come specchio per esplorare dilemmi etici senza tempo: la lealtà, la sopravvivenza, la libertà e il suo prezzo. È un’opera che merita certamente di superare la selezione.
Commento: qui invece tanti cuoricini. Che dire, grazie.
Giudizio 6:
Noioso e scontato come le bollette. Peccato perché l’autore scrive benino, anche se la sensazione di trovarsi di fronte a una scrittura troppo lineare, qualche dubbio su chi abbia scritto quest’incipit lo fa venire, ma non essendo certo che sia opera dell’I.A. non segnalerò e valuterò come se l’autore fosse umano. I personaggi sono triti e stratriti: i pirati cattivi (ma forse no) tra cui fa bella mostra di sé la bellissima donna che attizza pure l’albero di mezzana. Bella come una principessa delle favole e maleducata come un carrettiere…che poi cosa si può pretendere? È una piratessa…quindi, l’Idea è originale quanto l’acqua calda: non ricordo film sui pirati o i corsari in cui non accada la stessa cosa. Contrasta poi lo scoprire nel lessico del periodo l’aggettivo tanto americano quanto attuale “fottuti”. Lo mette addirittura nel titolo. Mi pare centri quanto un cetriolo sott’aceto nel latte della colazione. Bocciato senza se e senza ma.
Commento: zio, te c’hai un po’ la mamma puttana. questo commento mi ha fatto incazzare. Non per le critiche, ma perché è evidente sia stato dato con l’unico scopo di affossare e senza nulla di costruttivo. Mi fa volare che riesca cmq ad ammettere che ho “scritto benino”. Il discorso AI vale la pena affrontarlo, però. Ho un lavoro e l’unica cosa che sto cercando è un riscontro sul mio operato. Perché dovrebbe importarmi tanto il giudizio altrui, se non ci avessi buttato io il sangue per scriverlo?
Giudizio 7:
Una storia che si iscrive a buon diritto nel filone dei romanzi d’avventura, sulla scia di grandi classici come ‘L’isola del tesoro’ o ‘I pirati della Malesia’, cui spesso rimanda per l’atmosfera e i luoghi narrati. La trama è ben strutturata, azione e suspense non mancano soprattutto nella prima parte. Ho apprezzato in particolare la descrizione particolareggiata delle manovre dei velieri e della tecnica di abbordaggio, il che dimostra una buona conoscenza della navigazione a vela da parte dell’autore. I personaggi sono ben delineati, l’ambientazione accurata. La storia è scritta in un buon italiano, anche se ho riscontrato qualche errore di grammatica e sintassi qua e là. Es. pag. 12 ‘si azzarderebbe’ invece di ‘si sarebbe azzardato’. Il linguaggio di Kofi e Moody a mio parere è un po’ troppo forbito soprattutto se confrontato con quello sboccato e stereotipato dei loro sottoposti. Ho trovato ad esempio la tendenza a non usare la congiunzione ‘che’ prima di una proposizione subordinata nel linguaggio parlato, un vezzo a mio avviso che non si addice a dei rudi pirati. Cfr. pag 15: ‘Non ho mai dubitato ci avrebbe tirati fuori dai guai’. In definitiva questo incipit si lascia leggere volentieri e anche se non brilla per originalità, ha un buon ritmo, a tratti incalzante che cattura l’interesse del lettore.
Commento: ci sta tutto. La cosa del “che” è un mio vezzo, la uso tantissimo e l’ho limata via centinaia di volte in rilettura. Qui e lì però l’ho lasciata perché sono io, è una cosa mia, volevo ci fosse. Niente da eccepire sul discorso originalità in senso assoluto. Credo di averci messo dei tratti distintivi rispetto al filone, ma è e rimane una (delle tante) storie di pirati.
Giudizio 8:
Il testo si apre con una situazione narrativa chiara e funzionale: una nave mercantile viene raggiunta da un brigantino pirata e il capitano Briggs deve decidere come proteggere nave, equipaggio e carico. La scena funziona perché è costruita su una logica concreta. Briggs non si comporta da eroe impulsivo, ma da comandante esperto: valuta il mare, la velocità delle navi, il valore del carico, il numero degli uomini, le probabilità di resistere e le conseguenze di ogni scelta. Questo conferisce credibilità al personaggio e alla situazione.La trama procede con buona progressione: avvistamento, valutazione, resa, tradimento della resa, danneggiamento della nave, arrembaggio, cattura dei superstiti. Ogni passaggio è leggibile e ben concatenato. L’azione navale è descritta con attenzione tecnica sufficiente a risultare credibile, ma senza diventare incomprensibile. Si percepisce il peso del mare, delle vele, degli alberi spezzati, del panico a bordo. Il capitano Briggs è ben tratteggiato nel suo senso del dovere e nella sua lucidità. Interessante anche la comparsa del pirata nero, che introduce una figura potenzialmente forte e capace di spostare la vicenda oltre la semplice scena d’arrembaggio. Per ora, però, alcuni personaggi secondari restano funzionali all’azione e avrebbero bisogno di maggiore caratterizzazione per incidere davvero. La lingua è pulita, diretta e adatta al romanzo d’avventura. Il tono è solido e scorrevole. L’originalità risiede meno nella situazione di partenza, piuttosto classica, e più nella possibilità di sviluppare rapporti di potere, prigionia, sopravvivenza e ambiguità morale dopo l’arrembaggio. Sarebbe utile accentuare fin dall’inizio un elemento distintivo che renda l’opera più memorabile.
Commento: oh, quello che ha letto questa persona è esattamente quel che volevo fare io. Per me è positiva, ‘sta recensione.
Giudizio 9:
Scrittura scorrevole e trama interessante nonostante il contenuto non si possa reputare propriamente originale e richieda un’attenzione particolare per migliorarne lo sviluppo evitando cadute nella banalità e nelle situazioni scontate. Tuttavia buono il colpo di scena del capitano che libera il prigioniero lasciandogli la decisione di accettare o rifiutare la sua “strana” proposta. A questo punto il lettore rimane con la curiosità di scoprire il finale. I dialoghi sono appropriati e alleggeriscono la lettura definendo bene le peculiarità caratteriali di ciascun personaggio. Manca però una descrizione fisica che aiuterebbe il lettore a inserire le figure nel contesto ambientale. Anche i luoghi andrebbero descritti con maggiore cura.
Commento: anche qui, tutto vero. Non sono uno scrittore che definirei “descrittivo” ed è una lacuna che so di avere.
Giudizio 10:
Il testo è generalmente corretto dal pinto di vista ortografoco e morfo-sinattico. Il ritmo narrativo è lento, rindondante ma nello stesso tempo carico di scene e personaggi e questo rende un po’ difficoltosa la lettura. Solo nelle ultime pagine si dipana una trama un po’ più chiara e ordinata e quasi viene voglia di leggere il seguito.
Commento: quasi eh. :D
Giudizio 11:
Il racconto si apre con una scena di arrembaggio di una nave pirata ad un mercantile che porta un carico di scarso valore. Successivamente viene spiegato il motivo dell’attacco dovuto alla necessità di recuperare dei viveri per garantire la sopravvivenza dell’equipaggio aggressore. La scena è resa con efficacia, come pure la spoliazione del bastimento e la violenza nell’esecuzione dei marinai. Le leggi del mare sono quindi infrante per situazioni di necessità, ma qui sorge un problema morale che sembra essere il nocciolo della narrazione. Il tema è interessante e consiglio l’autore/autrice di approfondirlo. La trama è espressa con chiarezza e presumo con competenza nell’uso della terminologia nautica e nei riferimenti geografici. Dopo la scena dell’arrembaggio si perde un po’, salvo riprendersi a mio avviso nel colloquio tra il capitano, Kofi e Rose che anticipa delle divergenze che presumo si tradurranno in scontro aperto. Il linguaggio è chiaro e comprensibile con alcune frasi un po’ involute nella parte iniziale. Buoni i dialoghi. Come già sottolineato punterei sulle problematiche morali relative alla legge sul mare che il testo richiama. Infine non mi piace affatto il titolo e proporrei di modificarlo con uno più efficace. Nel complesso la mia valutazione è nettamente positiva.
Commento: anche qui, tutto ultra legittimo. Per non ripetermi sul resto, una cosa sul titolo: ci sta possa non piacere. Non sono ancora sicuro piaccia nemmeno a me, anche se ormai ci sono tremendamente affezionato.
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