Generational Divide

Non so perchè lo faccio.
Ogni volta mi dico che non è più il caso di parlarne e ogni volta vengo meno all’intento e finisco qui sopra a scrivere un pezzo sui Blink 182.
Inizio a pensare che chi non mi conosce, ma forse pure chi mi conosce bene, abbia un’idea distorta del mio legame con i Blink. A conti fatti sono stati certamente una delle band più importanti della mia adolescenza, ma se vogliamo spaccare il capello ho passato qualcosa tipo tre anni ad amarli alla follia e diciassette a compatirli, seppur con alti e bassi. Una cosa che li accomuna a tantissime altre band che reputo significative, ma di cui non parlo mai. Solo con loro ho questo rapporto morboso. L’incapacità di disinteressarmene del tutto e mandarli in culo, la costanza con cui sistematicamente mi presto a dar loro una nuova possibilità non so bene spinto da quale sentimento.
Non c’è ragione di seguirli, tanto meno di aspettarsi qualcosa, eppure io non solo ci provo, ma riesco perfino ad incazzarmi quando WHAT A SURPRISE la realtà dei fatti mi sbatte fortissimo in faccia.
Tre anni fa un mix di circostanze extra musicali molto particolari e un disco che è uscito assai meno peggio di quel che temevo mi avevano iniettato in vena una dose oggettivamente eccessiva ed immotivata di euforia, spentasi puntualmente qualche mese dopo mentre li vedevo suonare dal vivo. Di fatto sono ostaggio di questi personaggi da decisamente troppo tempo e non riesco in nessun modo a rompere le catene che mi tengono prigioniero. L’equivalente di quegli sfigati che vengono lasciati e continuano a star dietro alla ex mentre calpesta la loro autostima.
Forse esistono dei circoli in cui vai e parli di questo problema con gente che vive la stessa situazione. Mi ci vedo, a pochi giorni dal ricevere la medaglietta “24 months clean”, entrare e dare origine ad una scena del genere.

“Ciao, mi chiamo Manq…”
“CIAO MANC!”
“Ehm, raga, giusto una premessa… si pronuncia ManCU.
Lo so che non è semplice da intuire, ma arriva dal mio cognome e dal fatto che a scuola lo hanno sempre tutti abbreviato in Mancu. Ho solo trovato un modo originale di scriverlo. Sapete, la Q si pronuncia CU…”
“Scusa. CIAO MANCU. C’è qualcosa di cui vuoi parlarci?”
“Sì. Ci sono ricascato.
Erano 23 mesi che non scrivevo dei Blink 182, ma oggi l’ho fatto. Eppure quando sui diversi social Tom e Mark hanno iniziato ad ammiccare vincendevolmente per alzare un po’ di hype relativo alle loro prossime, rispettive e ben distinte uscite discografiche solleticando l’interesse di voi povere vedove inconsolabili (lo so che sto in questo gruppo di sostegno anche io, ma mi reputo comunque messo meglio di voi che pregate per un’altra reunion), avevo tenuto botta.

Ve lo avevo anche detto, in quella sessione, vi ricordate? Quando Gianni diceva di esserci ricascato per aver visto il like su instagram di Mark e Travis alla foto del periodo Enema of the State postata da Tom, cosa vi avevo detto io?
E’ marketing raga, state all’occhio.
Ma voi niente. Tutti a dire “SI RIFORMANO”. Quanti ne abbiamo persi quella settimana, ripiombati nel tunnel dopo mesi, anni di faticosa disintossicazione? Povero Gianni…”
“DIAMO TUTTI UN ABBRACCIO A GIANNI”
“Poi è stato il turno del primo singolo in anteprima al prossimo disco. Non ascoltatelo, vi ho detto. L’effimera euforia post California ormai è andata, fidatevi, vi fate del male a schiacciare play. Anche lì non mi avete ascoltato e siete caduti come mosche, ma io no. Io ho tenuto duro…”
“BRAVO MANCU.”
“Bravo sto cazzo.

In voi cercavo la mia forza, ma siete di fatto la mia debolezza. Siete venuti a dirmi che partiva un tour in cui avrebbero suonato tutto Enema of the State per celebrarne i vent’anni. E’ lì che ho iniziato a vacillare. Operazione senza senso, ho pensato. Senza Tom è pure un po’ scorretta, ho pensato. Ma l’idea di sentire Anthem dal vivo almeno una volta nella vita ha iniziato a scavarmi il cervello come un tarlo. Per fortuna esiste youtube e qualcuno ha messo online il video.
Ero a tanto così dal cedere alla speranza, ma l’ho visto e mi è passata. Lí per la prima volta ho pensato di essere del tutto salvo. Refrattario. Invulnerabile.  Ho abbassato la guardia e mi avete fottuto, uscendovene con la storia di questo secondo pezzo, Generational Divide, che, cito testualmente, è proprio una roba vecchio stile…”

La finisco con la pantomima del gruppo di sostegno, ok, però come cazzo si fa a non incazzarsi di fronte a ‘sta cosa? 
Il problema non è il fatto che non sia manco per niente una roba “vecchio stile” e non è neanche il fatto che faccia schifo al cazzo. Il problema è che spacciano per canzone quello che in realtà è uno spot, un’altra operazione di marketing per alzare qualche click dagli scemi come me che razionalmente sanno di non doversi aspettare nulla, ma che in qualche modo quando sentono parlare di ritorno alle origini abboccano sempre. Ad alcuni poi basta un riff veloce di batteria per perdere del tutto il raziocinio e magari comprare il disco sulla fiducia (non io, sto giro senza scherzi). Tornando all’analogia con la ex morosa, sto pezzo è il messaggino che ti manda il sabato alle 3:00 con scritto “mi manchi”. A big fuckin’ lie. In grassetto.

Molti dicono che i Blink non hanno più nulla da dire, ma forse la questione è più legata al non riuscire ad accettare l’idea di non dover accontentare nessuno. Non hanno bisogno di soldi, é proprio che sono insicuri da morire. Di conseguenza, pensano al disco non come voglia di esprimersi, ma come prodotto che deve piacere. Sono diventati Fedez, dio santissimo.
E no, non è sempre stato così miei cari saputelli di ‘sto cazzo. Una cosa è fare musica che può piacere, un’altra è fare musica che deve piacere. Solo un’altra volta nella storia avevano lavorato in questo modo ed è stato per TOYPAJ, ma quel disco veniva dopo un successo planetario raggiunto a vent’anni, ci sono delle scusanti che posso comprendere. Tutti gli altri dischi hanno sempre goduto di una certa libertà espressiva agevolata dal fatto che l’hype arrivasse da altro, fosse questo la lunga attesa, la reunion o la curiosità per la nuova line up.
Quelle premesse avrebbero portato i dischi a vendere in ogni caso e questo ha abbattuto o quantomeno smorzato la pressione, portandoli a lavorare in maniera più genuina. A volerlo ascoltare bene (fatelo voi, io non ci penso neanche) forse pure in California serpeggia un po’ dell’insicurezza che porta al cerchiobottismo musicale del “pezzo” qui sopra, ma era certamente meno evidente.

Questa mattina su twitter ho visto l’annuncio qui sotto:

Elisa che è cento volte più sul pezzo di me e certamente meglio informata sulle dinamiche del muzic biz, sostiene sia una bufala volta a coprire il fatto che non hanno venduto mezzo biglietto.
Mi piace credere abbia ragione.
Sarebbe ora.

Postilla.
In tutto questo Tom sta continuando ad investire milioni (che forse manco ha) nella sua battaglia personale che vorrebbe smascherare tutti i segreti del governo americano a tema UFO.
Si è pure preso il merito di aver portato la cosa all’attenzione del Senato e, anche qui, mi piace pensare sia davvero merito suo.
Su History Channel c’è una serie a tema Oggetti Non Identificati prodotta dalla sua To The Stars. Si chiama Unidentified e se davvero cercate qualcosa che incarni i “Blink vecchio stile”, quelli che avevano un’urgenza di comunicare qualcosa, forse non è più la musica il posto dove dovete guardare.
Se la trovo in streaming me la vedo.

5 commenti su “Generational Divide”

  1. Ah, volevo anche dire che ho provato a cliccare sul link che c’è sulla parola Elisa ma mi esce una bella pagina bianca che dice about:blank#blocked

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