Diario dall’isolamento 2: day 8

A me, da sempre, danno un po’ sul cazzo le varianti vegane di piatti carnivori. Vuoi farmi incazzare? Dimmi CARBONARA VEGANA.
Santodio, la carbonara ha tre ingredienti: pecorino, guanciale e uova.
Come fai a pensarla vegana? Fai un’altra pasta, chiamala diversamente. Perchè ‘sta pretesa, ‘sto capriccio di non voler accettare l’inconciliabilità di alcune cose con le proprie scelte etiche?
Una volta sono stato a mangiare in un ristorante vegano a Milano. Ho mangiato bene, ma a fine menù c’erano dei “formaggi veg” fatti di pasta di frutta secca. Non che fossero cattivi in senso assoluto, ma se li chiami formaggi io che non sono vegano il paragone devo farlo. Anche inconsciamente. E quei cosi non avevano nulla a che vedere col formaggio, neanche vagamente, e da lì nasce un ricordo pessimo ed indelebile che credo non avrei sviluppato se me li avessero venduti diversamente.
Mi direte: scusa, ma mica sei obbligato a mangiarle queste cose, che cazzo te ne frega?
Avete ragione, nulla. Mi piace incazzarmi per faccende che non mi riguardano.

Però non è del tutto vero.
Che ci sia un problema oggettivo relativo al consumo di carne credo sia incontestabile: un problema legato alle questioni climatiche e di disponibilità di risorse, e una questione etica relativa allo sfruttamento e all’uccisione di altre forme di vita a scopo alimentare/ricreativo (perchè mangiare carne non è più qualcosa di legato unicamente alla necessità di nutrirsi, mi sembra ovvio. In Italia mangiare carne è una scelta fatta soprattutto in base al piacere di farlo.)
A costo di sembrare confermarmi un essere spregevole, a me della questione etica non interessa troppo. Evito la grande distribuzione, compro da chi so come alleva, ma lo faccio anche perchè la carne è più buona.
Vedo però assolutamente un senso nel limitare il consumo di carne per ridurre l’impatto sull’ambiente, oltre che per il fatto che mangiarne troppa sia a tutti gli effetti poco salutare. In questo senso nella dieta abbiamo da tempo introdotto proteine vegetali al posto di quelle animali in alcuni pasti settimanali, ma di solito lo facciamo con lenticchie, fagioli o piselli cucinati per sembrare lenticchie, fagioli o piselli.
Il problema che è subentrato recentemente è che, al contrario di Giorgio che potrebbe tranquillamente essere un fruttariano, Olivia rifiuta di mangiare qualunque cosa non abbia in precedenza provato sentimenti. La cosa è buffa, oltretutto, due abitudini alimentari completamente disallineate crescendo nello stesso ambiente.
Tornando a noi: come fare a far mangiare a mia figlia qualcosa che non sia di derivazione animale? L’ultima frontiera della nostra strategia è fotterla. E qui entra in gioco la fake meat.
Ormai in tutti i supermercati è infatti possibile trovare preparati completamente sintetici di origine vegetale, che mimano gusto e consistenze della carne vera e propria. Non l’hamburger di tofu o di soia per cui TUTTI abbiamo maledetto la volta celeste al primo morso, una roba nuova che vuole proprio ricordare in tutto la carne vera, ma senza i lati negativi.
Lo so, quello che sto dicendo relazionato al primo paragrafo fa di me un grandissimo ipocrita, vero? Sì, ma ci posso convivere (anche se credo questa fake meat sia l’equivalente di una pelliccia sintetica. La vedi e sembra una cazzo di pelliccia, non è che ti vendono un accappatoio dicendoti che puoi metterlo alla prima della Scala.)
Oggi ho assaggiato il primo fake burger della mia vita e ho scelto Unconventional Burger di Granarolo.
Niente da dire: sono proprio buoni.
Il sapore non è esattamente lo stesso della carne, chiaro, ma è molto piacevole e gustoso, mentre la consistenza è davvero impressionate. Penso li prenderemo ancora e, se riusciremo a fregare Olivia, sarà davvero una grande vittoria

C’è un ultima cosa che non posso evitare di scrivere.
Io non ho idea dell’impatto ecologico di questi hamburger. Prendo per buono che siano davvero un’alternativa sostenibile, che mi permette di fare qualcosa per l’ambiente ed il futuro del pianeta, ma la verità è che non ho speso mezzo secondo per verificare sia così e, siccome mi piacciono, continuerò probabilmente a comprarli anche se saltasse fuori che non sono propriamente un prodotto a basso impatto.
Un po’ come faccio con la carne.

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