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Musica

Un fine settimana preciso

A volte capita di passare un week-end preciso, in cui tutto fila come avrebbe dovuto ed alla fine si va a letto soddisfatti, pronti per una nuova settimana di lavoro.
Lo scorso fine settimana per me è andato esattamente così e quindi ho deciso di scrivere un post per ripercorrerne le tappe.
Venerdì sera sono andato a “La Casa 139”, circolo A.R.C.I. di Milano. Ci sono andato con la Bri seguendo questo nuovo trend per cui almeno una sera a settimana cerco di fare qualcosa di diverso. Suonava un tipo Venerdì, tal Fabrizio Coppola. Non sapevamo nemmeno che suonasse, siamo andati lì perchè abbiamo fatto la tessera A.R.C.I. e stiamo cercando di sfruttarla. Il sopracitato cantante stava tenendo un set acustico in cui proponeva in chiave “unplugged” pezzi presi dai suoi due album pubblicati nonchè dal terzo in uscita per Ottobre. Lo show mi è piaciuto talmente tanto che alla fine ho acquistato il primo dei suoi dischi e mi sono ripromesso di andare alla seconda data milanese del suo minitur acustico. Mi piacerebbe proporre ad Aui di venire con me e la Bri a sentirlo, credo che gradirebbe tanto la musica quanto la compagnia.
Sabato mattina mi sono svegliato di buon’ora con diverse commissioni da fare. Il primo punto del programma prevedeva andare in biblioteca a prenotare un libro da leggere dopo Crypto di Dan Brown. L’operazione è perfettamente riuscita perchè ho prenotato “Un nome senza volto” di Ludlum e “Il trono di Spade” di R.R. Martin. A questo punto mi sento in dovere di spendere due parole su Crypto: una merda. Forse due parole sono un po’ pochine, quindi è il caso di argomentare. In sostanza è il classico ed ormai scontato libro di Dan Brown in cui però la tesi cospirativa non appassiona come nelle precedenti circostanze ed in più la trama risulta piuttosto scontata ed incapace di sorprendere. Direi che, visti gli unici intenti che l’autore si pone per i suoi manoscritti, è facile definire il libro come un fallimento.
Seconda tappa della mattinata è stata la questura di Monza, per il ritiro del passaporto della Bri in vista dell’ormai prossima partenza per NY. Tutto ok, documento ritirato e una seccatura in meno a cui badare.
La terza tappa mi ha visto rientrare al liceo “P. Frisi” dopo diverso tempo. L’idea era di dare una copia della tesi alla mia prof. di scienze dell’epoca, ma ho appreso che la totalità dei miei professori è ormai in pensione o in via di pensionamento quest’anno.
Mi sono sentito vecchio.
Sarà perchè sono vecchio.
In tutto questo però sono riuscito a salutare Antonio il bibliotecario e Diario, imperatore del “Mantega”.
Uscito dal mio vecchio liceo con un velo di tristezza mi sono appropinquato all’ultima tappa della mattinata: il Colors Tattoo Studio.
Alle 13.00 di Sabato ho inciso per la terza volta la mia pelle.
Direi che il risultato mi soddisfa decisamente, frocio quanto basta.
La serata di sabato è invece stata all’insegna dello sport: prima spazio alle gesta di Ronaldo sul prato di S.Siro e poi qualche partita a biliardo tra incapaci in un Tatanka inaspettatamente sovrapopolato.
A metà del mio fine settimana ero già ampiamente soddisfatto, ma la situazione è riuscita a migliorare Domenica pomeriggio, quando dopo circa 6 anni di speranze ho potuto assistere alla reunion dei Murder, We Wrote. Cinque pezzi suonati alla festa delle scuole di Cassano d’Adda possono sembrare pochi, ma per i fan che attendevano questo momento da un’eternità, è stato semplicemente magico.
“Falling Down”, cazzo, ho risentito “Falling Down”.
Emozione.
Questo bel week end si è concluso con un aperitivo censurabile al Route 66 e con una visita a casa della Bri.
Ci siamo visti “Lady Vendetta”, un film asiatico che mi aspettavo pesante ed invece si è rivelato bello. Abbiamo anche chiacchierato un bel po’.
Ora chiudo con una chicca scovata Sabato sera su Qoob, il canale pseudo indie di MTV sul digitale.
Mi ha spezzato.

Propositi Vs. Tempo Vs. Sonno

Paradossalmente, adesso che mi sono laureato, mi sembra di essere più impegnato di prima. In realtà credo che tutto sia dovuto al fatto che avrei voluto fare settecentomila cose diverse dopo la laurea ed invece non ne sto facendo pressochè nessuna. Dovrei decidermi a risistemare le serie TV che ho sull’hard disk e fare dei DVD, dovrei finire di catalogare un po’ di CD che ho scaricato, dovrei decidermi a sistemare questo sito aggiungendo qualche area in più ed imparando ad utilizzare flash, dovrei mettermi a riordinare tutte le foto che ho sul PC e farne stampare alcune, dovrei trovare un soggetto definitivo per il tatuaggio, dovrei mantenere l’impegno che ho preso con me stesso per leggere un po’ di libri. Ci sono insomma molte cose che dovrei e vorrei fare, ma a tutte queste sto preferendo costantemente il sonno.
Inizio a capire perchè tutti dopo la laurea hanno staccato la spina almeno per un po’.
Sono stanco.
Per una volta però lo sono proprio a livello fisico, non mentale.
Ciò nonostante mi sento leggero.
L’unica cosa che mi sarebbe piaciuto fare e che sono relamente riuscito a mettere in atto è una collaborazione con la webzine Emotional Breakdown. Ho scritto per loro una recensione al live dei Brand New e adesso mi hanno incaricato di preparare un’intervista e realizzarla.
Non sarà facile, dovendo io convincere il gruppo e l’etichetta a rilasciarla, tuttavia è una prova stimolante.
Devo solo trovare un/a volontario/a per revisionare i miei scritti in inglese.
La copertina del Best Of degli Atreyu è splendida.

Il naufragar m’è dolce in questo mare

C’è una cosa che mi da abbastanza fastidio: stare a letto senza dormire.
Le lenzuola ed il cuscino si scaldano e l’aumento della loro temperatura risulta inversamente proporzionale alla voglia del sottoscritto di rimanere a loro stretto contatto.
Il primo approccio alla questione è tentare di costringersi a dormire, ma per quanto si possa essere stanchi, cedere al mondo dei sogni quando lo si vuole è cosa assai difficile. Al fastidio per le lenzuola roventi quindi si aggiunge anche il nervoso di chi non riesce nel proprio intento e così, in un attimo, la situazione precipita.
Solitamente, giunto a questo stadio, cerco aiuto nel palinsesto televisivo.
Solitamente questo tentativo si rivela controproducente.
In seconda serata infatti basta nulla per trovare programmi interessanti, capaci di tenere viva l’attenzione a discapito del sonno che nei propositi iniziali si sarebbe invece voluto coltivare.
Mi sono quindi guardato “Boondocks”, il nuovo cartone di MTV. Dai tre episodi che mi è capitato di vedere fino ad ora lo trovo semplicemente geniale.
Non contento, subito dopo, mi sono regalato anche “Mai Dire Grande Fratello” mettendomi nelle condizioni di dire definitivamente addio all’ipotesi di dormire entro breve. Come da copione infatti, a fine trasmissione ero sveglio ed arzillo come nemmeno dopo 12 ore di sonno. A nulla è valso il tentativo estremo di guardare “Porta a Porta”, tanto meno quello di cercare un sano programma porno su qualche emittente locale: ero sveglio e tutto lasciava pensare lo sarei stato per molto ancora.
A questo punto tanto valeva alzarsi e fare due chiacchiere col diario on-line.
Mi piace pensare che tornerò ad utilizzarlo in maniera decisa tra qualche giorno, che riprenderò a scriverci con costanza e con l’impegno di un tempo.
Percepisco in lui un legittimo senso di abbandono, o peggio, di mero utilizzo [auto]biografico.
Devo rimettermi in carreggiata se non voglio che la sua bellezza appassisca.
Intanto ad appassire credo di essere io, soprattutto a giudicare da quanto mi piace il singolo dei 30 Seconds to Mars. Tanto. Troppo.
D’altra parte il pezzo è poser all’ennesima potenza, forse sarebbe stato strano non mi fosse piaciuto.
Forse allora è segno che sto bene.
Se sto bene perchè non sto dormendo?
Per una volta credo sia per pura eccitazione.
La discussione della tesi, l’abbigliamento abbinato alle slides, New York, il concerto dei TBS oltre oceano, il tatuaggio da ideare, Baldur’s Gate II da finire, i libri da provare a leggere, il futuro.
Tutto sommato ne ho di cose a cui pensare e forse dormire sarebbe tempo perso.
So di farla facile, ma so anche che domattina la sveglia non suonerà prima delle 10 e quindi so di poterla, per una volta, fare facile.
Scrivere intanto è riuscito dove Vespa ha miseramente fallito.
Ho di nuovo sonno.
Prima di andare a dormire, magari ascoltandomi “The Opposite of December” per darmi un tono meno MTV-Like visto quanto detto in precedenza, resta da trovare un titolo a questo post.
Trovato.

Brand New

Che dire del concerto di ieri sera?
Sicuramente la stagione live 2007 è iniziata con il piede giusto.
Al Rainbow Club di Milano ci saranno state non più di 200 persone all’arrivo mio e della Bri.
In loco ho subito incontrato la Betta (che ringrazio per le foto*), Carlo e ho potuto finalmente associare un volto al nome SafeBet, al secolo Mattia, di Emotional Breakdown.
E’ sempre piacevole fare quattro chiacchiere con gli amici da concerto.
Partendo con la “recensione” del live bisogna per prima cosa spendere qualche parola sui mewithoutYou.
Trattasi di gruppo indie ipercattolico (da lì il nome iosenzaTe, ovvero io senza Dio) caratterizzato da linee musicali molto molto buone e da una voce, con annesso frontman, che o si ama o si odia.
Personalmente, in dimensione live, l’ho adorato. Una sorta di sosia ufficiale di Gesù che parte a cantare con giaccone, felpa, camicia, maglietta, cappello e sciarpa ed inizia a spogliarsi sul palco durante la performance, in preda ad un delirio mistico che lo porta a gridare al mondo il suo amore per Dio. Veramente fenomenale. Per capire quanto abbia lasciato il segno, Carlo a fine set mi ha detto: “Non credo in Cristo, ma credo in lui.”.
Decisamente una bella sorpresa, questa band.
Il pezzo forte però è subito dopo.
I Brand New hanno suonato per un’ora e mezza ad altissimo livello.
Tolti i primi pezzi, in cui Jesse ha cantato in maniera pessima facendomi ampiamente girare le palle col suo atteggiamento da figlio illegittimo di Kurt Cobain, la band è venuta fuori al meglio.
Non si scherza, i numeri ci sono.
I pezzi sono praticamente tutti ottimi, seppur così diversi all’interno dei tre album, e durante il concerto è stato dato spazio un po’ a tutte le sonorità. Forse anche per questo il gruppo ha attinto a piene mani da Deja Entendu, disco a metà tra l’emopop del primo lavoro e l’impegnato e maturo rock del nuovo album. Nonostante quanto ho detto prima, devo riconoscere che Jesse ha una voce fantastica ed è perfettamente in grado di usarla. Quando di una band ti piacciono grossomodo tutti i pezzi è difficile valutare una scaletta, però quando viene suonata la canzone che adori e che mai avresti pensato di sentire dal vivo il concerto prende tutto un altro sapore.
Ieri è successo.
A metà concerto parte “Socco Amaretto Lime”.
Voce e chitarra acustica.
Pelle d’oca.
Come sul finale, quando Jesse cambia il testo e si dichiara geloso del nostro essere giovani ed innamorati.
Da lacrime.
Come da lacrime sono state “Me Vs. Maradona Vs. Elvis” e “Jesus”, quest’ultima testimonianza della maturata fede del frontman credo dovuta a grossi guai di salute cui è scampato.
Non sono tuttavia mancati anche momenti meno riflessivi e più energici che hanno saputo coinvolgere tutti i presenti.
Insomma, veramente un bel concerto.
Jesse
*… I just wanna believe, in us.

Manq Music Awards 2006

E’ assodato che io sia un modaiolo.
E’ assodato che le classifiche di fine anno siano ormai un trend globale.
Assommando queste due indiscutibili verità ecco una delle principali ragioni che mi spingono a scrivere questo post.
La seconda è che fare classifiche è assolutamente divertente.
Eccomi quindi pronto ad analizzare l’anno che sta per concludersi in base a quanto ha saputo regalarmi dal punto di vista musicale.
Si comincia.

Migliori cinque dischi:
1° – Brand New – The Devil and God are Raging Inside Me
2° – (+44) – When Your Heart Stops Beating
3° – BoySetsFire – The Misery Index: Notes From The Plague Years
4° – Bad Astronaut – Twelve Small Steps, One Giant Disappointment
5° – Saosin – Saosin

Peggiori cinque dischi:
1° – Angels and Airwaves – We Don’t Need to Wishper
2° – Taking Back Sunday – Louder Now
3° – Matchbook Romance – Voices
4° – Lostprophets – Liberation Transmission
5° – New Found Glory – Coming Home

Migliori cinque live band:
1° – Hundred Reasons (Milano, 13 Maggio)
2° – Bloodhound Gang (Milano, 9 Febbraio)
3° – BoySetsFire (Milano, 26 Giugno)
4° – Lagwagon (Milano, 18 Gennaio)
5° – Underøath (Bologna, 27 Ottobre)

Peggiori cinque live band:
1° – Angels and Airwaves (Milano, 6 Giugno)
2° – Senses Fail (Bologna, 27 Ottobre)
3° – Simple Plan (Milano, 2 Febbraio)
4° – Taking Back Sunday (Bologna, 27 Ottobre)
5° – The Lawrence Arms (Milano, 4 Maggio)

E adesso è il momento di qualche nomination singola:

Batterista dell’anno:
Derek Grant (Alkaline Trio)

Bassista dell’anno:
Evil Jared Hasselhoff (Bloodhound Gang)

Chitarrista solista dell’anno:
Teppei Teranishi (Thrice)

Secondo chitarrista dell’anno:
Josh Bradford (Silverstein)

Voce dell’anno:
Nathan Gray (BoySetsFire)

Dj dell’anno:
D.J. Q-Ball (Bloodhound Gang)

Direi che è tutto.

Cd da viaggio

Sono a casa.
A causa del presunto sciopero selvaggio lavorerò domani mattina.
Oggi si studia.
Una pausa qua e la però non guasta, così in uno di questi frangenti ho prodotto la prima versione di quello che sarà il mio CD di capodanno.
Non è il caso di dare anticipazioni sulla composizione, tuttavia credo ne sia uscita una compilation abbastanza eterogenea. Dura ottanta minuti scarsi in cui si susseguono diciotto tracce pescate all’interno di quello che più mi piace e suddividibili grossolanamente in tre macrocategorie: 6 pezzi molli, 6 pezzi medi e 6 pezzi duri. Non mi sono concesso divagazioni all’infuori dei miei ascolti canonici, cosa che solitamente faccio quando realizzo una compilation, perchè durante il viaggio ci sarà spazio per altri tre CD realizzati da altrettanti passeggeri e quindi mi è sembrato giusto sfruttare tutti i minuti a disposizione per pezzi che realmente ho voglia di ascoltare.
Attualmente ho selezionato i brani, preparato la scaletta ed effettuato un primo mixaggio per eliminare le imperfezioni e le disomogeneità tra le diverse canzoni.
Questa versione dovrà essere masterizzata ed ascoltata in macchina con calma, per vedere se ancora qualcosa da sistemare c’è e, soprattutto, se la scaletta risulta efficace.
Ultimato il lavoro sui pezzi, dovrò occuparmi della veste grafica.

Sosta

Mi voglio prendere qualche giorno di assoluto relax e questo lungo week-end festivo fa proprio al caso mio. Dopo settimane di stress ed insonnia sentivo di dovermi regalare uno stop anche se Lunedì nulla è andato come avrebbe dovuto. L’università a quanto pare vuole darmi gli ultimi colpi prima di lasciarsi sconfiggere ed io ho deciso di porgere l’altra guancia, sperando di assaporare così una rivincita ancora più dolce e tuttavia rischiando di compromettere tutto quanto.
Il primo giorno di riposo è stato ieri e credo proprio di averlo affrontato come si dovrebbe, dismettendo il pigiama alle 19.00 e solo perchè la sera sarei dovuto uscire. Per tutto il giorno non ho fatto che stare a letto a guardare episodi della prima serie del dottor House, prima con la Bri e poi da solo. Come serial non è male, gli episodi sono un po’ tutti uguali però è riuscito là dove avevano fallito illustri suoi simili come Lost, ovvero mi ha appassionato. Molto credo sia dovuto all’adorazione che provo per il protagonista e la sua personalità urticante. Come dicevo prima, la sera sono poi uscito. Era la fatidica serata della sfida di Mafalda, ristorante il cui menù ci era stato presentato come “impossibile da finire”. Come ovvio non ci sono stati problemi nello sconfiggere le tanto temute porzioni e gli unici problemi ci sono stati non tanto per la quantità, quanto per la qualità di alcune portate non proprio prelibate. La serata è trascorsa piacevolmente ed è stata conclusa dalla maggior parte del gruppo al Libra, mentre io e Simo abbiamo preferito tornarcene a casa. Anche la giornata di oggi è stata spesa in assoluto relax tra qualche partita alla playstation e il tentativo di organizzare una visita al Motorshow per domani (Sabato). Purtoppo il proposito di gita è stato presto soppresso per mancanza di adesioni, ma è normale quando si cerca di organizzare qualcosa in una compagnia che passa il 50% del suo tempo a lamentarsi di non fare mai nulla di nuovo e il restante 50% a declinare qualunque proposta si discosti dai programmi standard settimanali. Peccato, ci sarei andato volentieri, tuttavia non è certo una di quelle iniziative che sono disposto a gestirmi da solo pur di portare a termine. Ormai è abbastanza chiaro a tutti che per poter prendere una boccata d’ossigeno dalla routine inarrestabile che ci governa si debba volgere lo sguardo fuori dalla compagnia. C’è chi si affitta una casa in montagna, chi va al cinema con la morosa, chi esce con altra gente, chi va a concerti e chi semplicemente se ne sta a casa sua pur di non dover sopportare la combo venerdì+sabato al pub di turno.
Comunque sia domani ho una giornata da riempire. Dovrò sicuramente preparare qualcosa per la sessione di Lunedì e altrettanto sicuramente vorrò concedermi qualche altra puntata di House. La restante parte della giornata magari la impiegherò nelle prime ricerche dei regali di natale.
Magari.
Più probabilmente dormirò.
A chiudere la sosta quindi sarà il turno della Domenica, dedicata al torneo di Palazzo delle Stelline. Non nutro particolari speranze nell’organizzazione, ma passare un pomeriggio con Sturm, Ace, Darius e Porn ha rappresentato un buon motivo per aderire senza porre questioni.
E’ stato bello tornare a scrivere sul blog e anche l’averlo fatto come una volta era abitudine: in tarda notte.
In sottofondo passano leggere le note di “Twelve Small Steps, One Giant Disappointment” dei Bad Astronaut, colonna sonora quanto mai indicata per questo post e per questi quattro giorni. Il disco sta volgendo alla conclusione e con lui questa pagina e la mia giornata.
Manca un quarto d’ora alle tre e sono sveglio.
Per una volta, tuttavia, sono sereno.

Nel tunnel

Ebbene sì, sono entrato nel tunnel di Myspace.
Non mi è mai interessato avere un “miospazio” oltre a questo blog, tuttavia ci sono eventi per cui vale la pena mettere in discussione anche i principi più saldi e ferrei.
Tornano i Murder, We Wrote.
Per quella che è sicuramente la reunion dell’anno vale la pena di abbassarsi all’utilizzo di uno spazio web che non ha mai destato in me particolari simpatie.
Lo trovo utile solo perchè permette di ascoltare un sacco di musica, tuttavia questo non compenserà mai il fatto che abbia una grafica realmente ripugnante.
Ora però ci sono pure io e quindi tanto vale cercare di utilizzarlo nel modo più poser possibile.
Nel piano di battaglia c’è come prima cosa l’aggiungere alla lista degli amici tutti i gruppi musicali che conosco e che hanno uno spazio lì.
Come seconda, procurarmi la maglietta “Tom is not my friend” tanto in voga negli states.
Chiudo saltando di palo in frasca e regalando una personale standing ovation ad Alex Zanardi, a mio parere uno degli uomini più grandi della storia dello sport.

Non di solo pane vive l’uomo

Se volessi aggiornare il diario di bordo della mia vita oggi, non avrei molto da scrivere.
L’ultimo periodo è stato abbastanza avaro di news e si presterebbe ad una facile sintesi di questo tipo:
– Lavoro: ok
– Università: ok
– Bri: ok
– Amici: ok
– Milan: ko
Non molto da aggiungere.
A questo punto mi prendo un po’ di tempo per parlare di alcuni hobbies cui ho potuto dedicare del tempo ultimamente.
Sono essenzialmente tre, in rigoroso ordine di importanza: musica, cinema e playstation.
Ho sentito un sacco di CD ultimamente, alcuni appena usciti altri più datati, alcuni belli ed alcuni meno belli. Quello che più mi sta appassionando è il primo lavoro dei (+44), disco che non riesco a togliere dal lettore e che quindi lascerò su queste pagine come disco del momento ancora per un po’, anche se con una nuova traccia disponibile in streaming.
Cos’ha di speciale?
Tutto e nulla.
Tutto perchè è bello, a sprazzi è originale, è ben suonato ed è piuttosto vario nel suo insieme. Nulla perchè una volta ripulito dalle velleità elettroniche resta un cd di neo-pop-rock come in giro ce ne sono tanti, anche se a mio avviso spesso meno validi. Nel mio stereo stanno passando molto anche i Saosin con il loro omonimo album di debutto. Anche in questo caso zero innovazione, ma standard molto apprezzabili per le mie orecchie e quindi pollice alto. Stessa premessa vale per “The city Sleeps in Flames” degli Scary Kids Scaring Kids, tuttavia in questo caso la solita solfa mi ha stancato dopo pochi ascolti e quindi il pollice cambia repentinamente posizione. Mi sono preso anche la briga di gettare il muso fuori dal solito contesto, perchè spesso amo cercare nuove sonorità che possano colpirmi positivamente. L’ascolto alternativo è stato così dedicato ad “Oceanic” degli ISIS e al “Greatest Hits” dei Faith no More. In entrambi i casi sono rimasto decisamente deluso, ma credo soprattutto perchè ascolti troppo oltre i miei standard. So che molti mi tacceranno di eresia, ma uno scoglionamento come quello datomi dagli ISIS l’avevo provato solo ascoltando i Tool, il che è tutto dire.
Per chiudere il primo dei tre fronti, mi sono anche dedicato al disco di cartello di questo periodo. Il CD più chiacchierato di questa fine 2006, almeno per il momento, è “The Black Parade” dei My Chemical Romance. Definirlo in una parola è quantomai semplice: vergognoso.
Non credo di poter salvare una traccia, nemmeno il singolone super trasmesso da radio e TV, perchè sentendolo mi viene in mente che i Green Day fecero un lavoro migliore con Minority, estratto del loro peggior album in assoluto.
Credo di aver detto tutto.
Passando al cinema, mi sono tolto la soddisfazione di vedere alcuni film che mi intrigavano da un po’ di tempo.
Forse di alcuni ho già scritto, ma non ricordandomelo farò un breve riepilogo, per punti.
– Match point: siccome tutti mi dicevano di guardare assolutamente un film di Woody Allen, ho scelto questo. Bello. Fino a mezz’ora dalla fine l’ho odiato, ma ai titoli di coda mi sono detto molto soddisfatto.
– Clerks: non ho resistito oltre i quindici minuti.
– Memento: rivisto per caso su Rai Due sere fa. STRE-PI-TO-SO.
– Three Kings: consigliatomi da Orifizio, molto carino. Direi bello, in verità.
– Jerry McGuire: si fa guardare. Niente di che, ma nemmeno brutto.
Ora mi restano da vedere “Munich”, “Syriana” e “Le Relazioni Pericolose”.
Mi piacerebbe andare al cinema a vedere “Babel” e “The Departed”, ma tanto vale rassegnarsi.
Per concludere andiamo all’argomento playstation. Come tutti gli autunni è venuto anche quest’anno il momento di comprare Pro Evolution Soccer, unico motivo per cui in casa mia risiede la console.
Dopo due settimane il giudizio è piuttosto negativo. In primis perchè c’è la Juve nonostante sia in serie B, in secondo luogo perchè lo trovo abbastanza ingiocabile e giocare senza mai vincere alla lunga stanca.
Bene, è pronta la pasta ed è il caso che vada a mangiare altrimenti non esco più e la Bri mi uccide.

Sapore di confusione

Ebbene sì, mi sono fatto la vasca tremenda casamia/estragon ieri.
In solitaria.
Una sorta di Giovanni Soldini emoposer, al volante della mia fantastica autovettura, spinto dal cuore verso un festival che, sulla carta, somigliava molto ad un evento imperdibile.
La giornata è stata progettata al millimetro, tanto che nonostante gli immancabili inconvenienti il tutto si è svolto secondo copione.
Sono uscito prima da laboratorio, intorno alle 13.30, così da arrivare a casa e darmi un paio di ore di sonno prima di partire. Il tutto ovviamente nell’ottica del ritorno.
Così è stato e per le 16.30 mi sono allacciato la cintura e ho preso la via per Bologna.
Tempo per arrivare a melegnano: 45′. Passo d’uomo.
Tempo di percorrenza Melegnano-Bologna Borgo Panigale: 1h e 30′. Velocità di crociera di 120/130 km orari, traffico praticamente nullo.
Tempo tra l’immissione in tangenziale dopo il casello di Bologna e l’uscita 7 bis: 1h e 15′. Record di bestemmie battuto senza sforzo.
Ho parcheggiato la macchina all’Estragon per le 20.10, ho rintracciato la Betty ed i suoi amici e sono entrato in tempo per sentire la performance dei Saosin.
Il loro set è stato decisamente positivo. Il cantante ha una voce altissima, ma precisa e ben in evidenza per tutto il concerto. Il genere non offre nulla di nuovo, tuttavia dietro alle pelli si trova un tizio veramente impressionante e questo, si sà, per una mia valutazione positiva vale tantissimo.
Hanno suonato mezz’ora, come da copione, ed alla fine sono stato contento di non essermeli persi.
Concluso il primo round ho avuto occasione di valutare il posto e l’affluenza.
Mi rincresce dirlo, ma un posto come l’Estragon a Milano manca proprio: grande, fuori dall’abitato e con una buona acustica. Se fossi un’agenzia che organizza concerti e che ama la qualità del prodotto che offre ne organizzerei più lì che al Transilvania Live, tuttavia da brugherese apprezzo molto che Milano resti la capitale dei concerti italiani.
Sulla gente pervenuta all’evento invece le sorprese sono poche: media affluenza e livello di poseraggine incalcolabile. Tutti gli ingredienti per fare di un concerto un buon concerto.
I tempi sono stati piuttosto serrati, per mantenere fede alla scaletta prevista dall’organizzazione, così dopo soli 15 minuti hanno fatto il loro ingresso sul palco i Senses Fail, uno dei due gruppi che hanno innescato la mia voglia di trasferta.
Grande delusione.
Il frontman della band è veramente un incapace. Su tutte le parti di cantato pulito, che sono un buon 80% nei loro pezzi, manca di voce, intonazione e tempo.
Io avrei potuto fare meglio.
Spiace perchè la loro scaletta è risultata veramente ben concepita e tutto sommato la band ha suonato in modo decoroso. Il cantante riesce solo a limitare i danni con un siparietto in cui ha esclamato: “This one goes out to Red Hot Chili Peppers. Thank you for making music I hate for over twenty years!” facendomi molto ridere.
Alla conclusione c’è stata una nuova pausa e così ne ho approfittato per un salto al banco del merchandise. L’assurdità è stata che non vendessero i CD, la cosa ormai consueta è stata che le magliette fossero scandalosamente brutte. L’unico indumento che valesse realmente la pena acquistare era la t-shirt dei TBS a righe orizzontali, che come sempre accade per le magliette più belle, era esclusivamente formato donna.
Ho comprato così un kit di adesivi e pins in cui è contenuta una spilletta fantastica, giusto per avere un ricordo della trasferta.
A salire sul palco a questo punto sono stati gli UnderØath. Puro Jesus Christ HC condito di tanta elettronica e sprazzi di melodia. La loro performance è stata suprema. Tanto sono brutti a vedersi, tanto spaccano una volta accesi gli amplificatori. In una parola: enormi. Tutto il set è stato praticamente perfetto e anche la conclusione in cui il cantante ha dichiarato quanto per loro fosse importante il credere in Gesù è riuscita a non infastidirmi eccessivamente. Avrei voluto premiare la loro performance con l’acquisto di qualcosa al banchetto, ma, come detto, non c’era nulla che valesse la pena fare proprio.
La serata procede ed arriva così il turno degli Anti-Flag. Nessun commento possibile perchè non fanno musica che possa piacermi, almeno sentendoli live, tuttavia devo dire che l’impatto che hanno avuto sulla gente è sembrato buono e questo va sicuramente enunciato come un loro pregio.
Da apprezzare anche la morale molto hippy che hanno sfoggiato inneggiando allo stare uniti, all’essere una cosa sola, all’aiutarsi vicendevolmente e via dicendo.
Non male.
Alla fine della loro prova è iniziata la febbre da Taking Back Sunday che ci ha tenuto compagnia fino all’inizio della loro performance, ore 23.30.
La prima cosa che mi ha colpito vedendoli è lo stile immenso dei cinque, veramente da alta scuola poser alla faccia delle frangette, delle magliette strette e di tutto il resto. Il cantante poi è un essere mitologico capace di unire la bellezza di Brad Pitt, il fascino di Kurt Cobain, le movenze di Michael Jackson (non scherzo), l’attitudine del frontman degli Hives, l’essere checca di Malgioglio ed una (in)capacità vocale live simile a quella del cantante dei Senses Fail.
Hanno suonato neanche un’ora, troppo poco, e hanno fatto troppi pezzi da “Louder Now” ultimo imbarazzante lavoro. Nel complesso mi sono sembrati piuttosto freddi e non sono riusciti a darmi quella scarica di emozioni eterogenee che invece mi trasmettono dal lettore CD, nemmeno su un pezzo come “Cute without the E”. Prima del finale ho apprezzato molto unicamente “Make Damn Sure” che anche se tratta dal sopracitato disco è veramente un gran pezzo.
Poi è accaduto l’inaspettato.
I Taking Back Sunday hanno suonato “A decade under the influence” ed è stato puro delirio.
Da lacrime agli occhi.
Il fatto che sia stata anche la canzone che ha concluso la manifestazione ha lasciato in bocca un senso di soddisfazione per quanto visto anche superiore alla realtà delle cose.
Erano le 0.20 quando sono uscito dall’Estragon e mi sono ritrovato immerso in una nebbia fittissima che lasciava presupporre unicamente un infelice viaggio di ritorno.
Con l’aiuto di un panino dell’autogrill, di una lattina di Burn letteralmente miracolosa e di una serie di CD veloci e canterecci suonati dallo stereo della mia macchina invece le procedure di rientro sono scivolate via piuttosto agili e mi hanno visto sotto il piumoncino intorno alle 3.00 del mattino.
Sicuramente una bellissima esperienza, anche grazie alla Betty e ad i suoi amici che mi hanno fatto compagnia sul posto, rendendo la sfacchinata molto meno pesante.
Grazie a tutti.
Se i gruppi in programma dovessero interessarmi, un’eventuale edizione 2007 potrà rivedermi tra le sue fila.