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Musica

La decisione

Sono andato a vedere i No Use for a Name.
Ho indubbiamente fatto la scelta giusta.
E’ stato un grandissimo concerto.
Tony Sly* ha una voce semplicemente fantastica.
Per non parlare della scaletta che non ha tralasciato credo nemmeno uno dei miei desideri, da “On the Outside” a “Coming too Close”, da “Reddemption Song” a “Not Your Savior”, passando per chicche come “Fairytale of New York” e “Room 19”.
Credo di aver cantato tutte le canzoni a squarcia gola, toccando apici di commozione in diversi punti.
Alla fine ho perfino deciso di comprare una maglietta tamarrissima per ricordare questa bella serata.
Aver trovato Daniele sul posto mi ha anche risolto il problema della solitudine.
Questi sono i miei momenti di felicità.
Tony Sly
* He’s the man.

E’ giunta l’ora delle decisioni irrevocabili

Ale non verrà al concerto dei No Use.
Dovrei andarci da solo.
Non che questo sia mai stato un deterrente, tuttavia non sono così convinto di volerli rivedere dal vivo.
L’ultimo CD fa oggettivamente schifo e di loro performance live ne ho viste ormai parecchie, ma sono pur sempre uno dei gruppi cult della mia giovinezza ed andare ad un concerto è pur sempre una cosa che amo fare.
Insomma sono combattuto.
Ora sono le 20.38.
Se decidessi di andarci dovrei partire tra le 21.00 e le 21.30 in modo da arrivare in loco per le 22.00, giusto per l’inizio della loro performance. I gruppi di supporto, da solo, me li risparmierei volentieri.
L’idea di dover tirare fuori la macchina dal box mi infastidisce alquanto.
L’idea di andare con gli altri al Sajo (se va bene) mi infastidisce alquanto.
Provo a chiedere a Max in ICQ se gli va di farmi compagnia.
Non gli va, non sta bene.
Con lui ho esaurito tutte le carte a disposizione che potessero portarmi un socio.
E’ ora.
Serve una decisione.
Presa.

Project: barbeque

Sono rientrato al lavoro.
In realtà ho ripreso Lunedì, ma l’immediata sosta ha reso la giornata di oggi quella in cui ho sentito veramente di essere tornato alla vita di sempre.
Tutto era come l’avevo lasciato.
Tutto tranne la bacheca che vedeva alloggiato il volantino Telethon per il 5xMille*. Mi sono preso la briga di informarmi su come sia strutturata questa cosa, in modo da convincere i miei a devolvere così una parte del loro reddito.
Credo sia una cosa positiva.
Il fatto che non sia alternativo all’ottopermille è una cosa molto negativa.
Come previsto il mio umore negli ultimi giorni è migliorato. Non di molto, ma di quel tanto che basta. Se tutto va bene fino al prossimo confronto con l’università starò bene.
Spero.
Ho voglia di fare una grigliata.
Stavo pensando di organizzarne una per questo Sabato.
Una cosa tranquilla: birra, carne e un po’ di gente con cui dividerle.
Ho buttato lì l’idea a Simo, appena tornato dalla gita in Sardegna, e appena riuscirò diffonderò il progetto anche agli altri. Resta la forte incognita del tempo atmosferico. Visti i 30°C di Lunedì (giorno lavorativo) e i -15°C di Martedì (giorno di festa in cui sarei potuto finalmente uscire) non mi azzardo a fare pronosctici, però è anche vero che se si decide per sabato la spesa può essere fatta anche in mattinata senza bisogno di troppo preavviso.
Per il posto non ho idee, alla peggio si può fare da me anche se preferirei una locazione che non mi veda così responsabilizzato.
Vedremo un po’ cosa si riesce ad organizzare e quanti aderiranno all’idea.
Il nuovo CD dei Taking Back Sunday è discretamente orribile. Dopo i primi frammentati ascolti salvo in toto solo il singolo “Make Damn Sure” che è riuscito discretamente ad appassionarmi. Anche il nuovo degli Atreyu è piuttosto anonimo e non ha superato il terzo ascolto.
Decisamente meglio piazzato nella mia playlist è “The Adventure”, il singolo che anticipa l’uscita del CD degli Angels and Airwaves. Seppur decisamente tamarro, mi piace parecchio.
Ora vado a cercare di mettere assieme tutte le idee che ho partorito oggi riguardo la sessione di D&D che masterizzerò il primo Maggio.
Spero che questo porti i frutti attesi: creare qualcosa di bello e distogliere la mente dallo scontro che si terrà tra poche ore in quel del Camp Nou.
Pütost che nient, l'è mej pütost
*Info.

Bricolage

Oggi mi sono dato al bricolage.
Finalmente sono riuscito ad acquistare la mensola che mi serviva per alloggiare i CD, essendo ormai satura la disponibilità dell’unico ripiano fino ad oggi adibito a quello scopo.
Pomeriggio quindi, insieme a mio padre, mi sono armato di trapano, metro a nastro, martello e tasselli Fisher. Il lavoro è stato più semplice del previsto ed in una ventina di minuti la mensola era al suo posto pronta a sostenere il peso della musica.
Grazie a questa nuova superficie ho potuto trovare alloggio per alcuni CD che non avevo ancora potuto inserire tra gli altri:

  • Atreyu – The Course
  • Bad Astronaut – Huston, We Have a Drinking Problem
  • Coheed and Cambria – Second Stage Turbine Blade
  • Glassjaw – Everything You Ever Wanted To Know About Silence
  • Jimmy Eat World – Bleed American
  • Taking Back Sunday – Where You Want to Be

Sono piuttosto soddisfatto del lavoro fatto. La mensola è perfettamente in linea col resto dell’arredamento e a guardarla non sembrerebbe nemmeno aggiunta in un secondo tempo.
Ottimo.

“Andrà tutto bene, fidati.”

Ooooooh – stop!

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
But there’s nothing in it
And you’ll ask yourself

Where is my mind?

Way out in the water
See it swimmin’

I was swimmin’ in the Carribean
Animals were hiding behind the rocks
Except the little fish
But they told me, he swears
Tryin’ to talk to me to me to me

Where is my mind?

Way out in the water
See it swimmin’?

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
If there’s nothing in it
And you’ll ask yourself

Where is my mind?

Ooooh

With your feet in the air and your head on the ground

Ooooh

Try this trick and spin it, yeah

Ooooh Ooooh

Di nuovo qui

Mi è servito un po’ prima di riuscire a riavvicinarmi a questo blog e trovare le migliori intenzioni per scrivere qualcosa.
Una settimana.
Sette giorni.
Centosessantotto ore in cui non è successo niente di eclatante, se non il fatto che il mio umore si sia ristabilito.
Ho lavorato molto, creando le basi per degli esperimenti che forse mi daranno qualche risultato, o forse non porteranno a nulla. Di sicuro porteranno altro lavoro e questo non è male perchè lavorare mi piace.
Ho appena speso quattro degli otto buoni FNAC che mi sono stati regalati a natale per comprare “What it is to burn” dei Finch (R.I.P.), il quarto CD originale che ho acquistato in questo 2006. Mi è sempre piaciuto acquistare i dischi, anche se ultimamente grazie a/a causa di internet questa operazione era caduta in totale disuso. Con l’arrivo di questi buoni ho però deciso di comprare tutti quei dischi che, per quello che hanno significato o significano tutt’ora per me, devo assolutamente avere in formato non pirata. I prossimi della lista sono indiscutibilmente “Blue Skies, Broken Hearts… Next 12 Exits” degli Ataris e “Smash” degli Offspring, entrambi intramontabili.
Ora vado a vedere l’ennesima brutta partita del Milan e poi al Teatro, con Simo, Peich, Missa e Odri, per mangiare la casöla accompagnata da del vino che spero essere in quantità non eccessiva.
Conoscendo Odri ed il “vecchio” del Teatro, ne dubito.

Contrasti

All’interno della mia vita si presentano spesso situazioni in netto contrasto tra loro.
Un esempio sono le due serate consecutive di ieri ed oggi.
Arrivo dal concerto degli Alkaline Trio, gruppo dall’attitudine darkeggiante e da una spiccata “Simpathy for the Devil” che è difficile intendere quanto sia reale e quanto parodistica, seppur voci di corridoio vogliano Matt e Derek membri della chiesa di Satana.
Non che la cosa mi interessi.
Per commentare il concerto devo partire da Derek Grant*, il batterista, perchè è lui che vale assolutamente ogni centesimo speso per la serata. Alla vista, si presenta come una sorta di nazi-punk dell’orrore con una cresta nera e cadente sulla faccia che ricorda il taglio di capelli dell’ultimo Hitler, tuttavia vederlo suonare lascia senza fiato. Spaventoso come tecnica, come stile, come precisione e come presenza scenica. Togliergli gli occhi di dosso diventa impossibile per gran parte della serata, estasiati da tanta maestria. Oltretutto i suoni sono regolati alla perfezione e sulla batteria non mancano gli effetti, uno su tutti l’echo, capaci di creare un’atmosfera fantastica. Nota non da poco la batteria in se, nera laccata, di ua bellezza stratosferica e con tanto di pentacolo sulla cassa che racchiude il logo col teschio. Credo di non sbagliare se dico che è il miglior batterista che io abbia mai visto suonare e posso garantire che di batteristi bravi io ne ho visti un bel po’.
In quest’ottica le restanti componenti del concerto risultano del tutto marginali, sia quelle positive (su tutte la scaletta aperta da “Back to Hell” e chiusa da “Radio” e conseguente pelle d’oca) che quelle negative (gran parte dei pezzi cantati da far schifo).
Alla fine non ho potuto astenermi dall’acquisto della maglietta, segnale inequivocabile del concerto che piace. L’ha presa anche Ale, uguale, piaceva molto ad entrambi.
E se un giorno la indossassimo contemporaneamente e ci incontrassimo?
Non voglio pensare a quanto potrebbe essere imbarazzante.
Pensare che certa gente questi discorsi li fa sul serio.
Impressionante
* While you’re taking your time with apologies,
I’m making my plans for revenge.

Let’s talk about me

Facendoci caso, è un po’ di tempo che non scrivo se non di concerti.
Sarà che ne sto vedendo molti, ma pare quasi che non ci sia null’altro di cui parlare.
Voglio parlare un po’ di me.
Voglio parlare della mia quotidianità senza però lasciar galoppare il pessimo umore generale che mi porto dietro dall’inizio di questo non proprio entusiasmante anno nuovo.
Vediamo se ci riesco.
In questi giorni sto studiando molto a causa di uno scritto di Chimica Farmaceutica molto anticipato rispetto a quelli che erano i miei programmi. La materia non è affatto male e i problemi attualmente da risolvere non sono di comprensione. Sono assolutamente mnemonici. Si tratta di riuscire a mandare a memoria una serie considerevole di formule di struttura e nomi di principi attivi. Vedremo.
Il lavoro in laboratorio intanto procede, se per “procede” si intende il fatto che continuo a passare le mie giornate al sesto piano di via Temolo n°4 tra cellule, batteri, eltettroforesi, PCR ed enzimi di restrizione. In realtà infatti di progressi non se ne stanno facendo. I saggi sul promotore continuano a non dare mezzo dato utile e questo non è proprio buono visto che il mio progetto verte su quello. Forse nei prossimi giorni riuscirò ad occuparmi di un altro aspetto della faccenda tramite un esperimento piuttosto semplice e relativamente immediato che potrebbe ridarmi un po’ di entusiasmo, oltre a qualche buon dato. Il problema è che per farlo servirebbe un vettore plasmidico che il mio capo pensava di avere e che invece non ha. Vedremo.
Esaminati i principali componenti della mia esistenza attuale non resta molto altro di cui disquisire.
Sto ascoltando un sacco di metal.
Me ne vergogno anche un po’, ma devo ammetterlo.
Ovviamente mi sto occupando prettamente del lato più poser del metal attuale, tutto quel filone metalcore fatto troppo spesso di occhi pittati e smalto alle unghie. Atreyu, Caliban e Bullet for my Valentine sono alcuni esempi di quel che passa il mio iTunes in queste ore. Nulla a che vedere col metal anni ’80 o con quei filoni risibili provenienti dal buio nord Europa, ma pur sempre metal.
Io lo odio il metal.
Non posso negare il fatto che vedere gente makeuppata che canta di sangue, vampiri et similia mi disturbi abbastanza, tuttavia se mi limito a valutare l’aspetto prettamente musicale della cosa ne sono abbastanza affascinato. “The Curse” secondo me è proprio un bel CD.
A mia parziale discolpa posso dire di stare ascoltando anche “Caution” degli Hot Water Music consigliatomi dal bell’uomo. Non mi prende tantissimo, la voce e alcune linee mi ricordano troppo i Grade che però sono un’altra cosa, almeno dal mio punto di vista. Non sto dicendo che sia male, semplicemente non mi entusiasma.
Ieri era S. Valentino.
Io, da bravo alternativo, non ho festeggiato evitando di dare forza a questa opera vuota e commerciale.
D’altronde quando sto con la Bri è sempre festa.
Yeah.

I wish I was queer so I could get chicks

Concerto memorabile.
La Bloodhound Gang ha stile da vendere.
Evento assolutamente da ricordare.
Uniche note negative gli occhiali rotti di Steps e lo smarrimento di alcuni documenti e di 20 euro da parte di Ale.

Silverstein

Eccomi appena giunto dal concerto.
Parlarne è difficile perchè, per certi versi, è stato sicuramente uno dei più brutti che abbia mai visto, tuttavia è da sottolineare che un po’ me la sono andata a cercare.
Sono arrivato alle 20:30 e i ragazzi avevano appena iniziato a suonare “Hear me out”, primo pezzo della scaletta. Cerco di raggiungere una posizione decente sotto il palco. L’operazione è paradossalmente più difficile del solito, poichè lo stuolo di bambine (non lo dico per dire, l’età media sarà stata 15/16 anni) presenti oppone resistenza. Frasi come “Siamo arrivate prima noi”, “Se vai davanti tu noi non vediamo niente” e “Non spingere” mi vengono rivolte per tutto il tempo che impiego a portarmi a ridosso delle transenne, mentre cerco di spiegare che tanto sarei rimasto lì solo per il gruppo spalla e che poi me ne sarei andato.
Arrivato in posizione decente mi ritrovo affianco ad un tizio alto e capellone che salta e si dimena come un pazzo, pogando da solo e rigorosamente a gomiti altissimi.
Forse era meglio stare tra le ragazzine.
Scatto qualche foto e seguo la performance dei Silverstein piuttosto innervosito, oltre che dall’ambiente circostante, anche dal suono che, per quanto ottimale e pulito, non presenta traccia della voce. In tutto suonano otto pezzi, facendo anche un discreto show per essere un gruppo preposto a scaldare gente che non vuole farsi scaldare.
Un po’ deluso dalla scarna esibizione, ma al contempo conscio che avrei dovuto aspettarmelo, mi reco al banchetto del merchandise dove acquisto il nuovo CD nella versione bonus con DVD alla modica cifra di 8 euro.
Onesto.
Sono le 21:05 e potrei benissimo andarmene a casa. Tuttavia decido di provare a sentirmi almeno un po’ del concerto dei Simple Plan, giusto per dare un senso ai 21 euro spesi e alla vasca fattami ber giungere in via Valtellina.
Alle 21:30 il quintetto pop-punk inizia a suonare.
Ebbene, ora posso asserire che i Simple Plan dal vivo non sono malaccio. Occupano benissimo il palco, si divertono, fanno divertire il loro pubblico e non si atteggiano nemmeno tanto. Una buona metà della folla è in delirio. L’altra metà è invece piuttosto annoiata e sconsolata, ma trattandosi di genitori giunti in loco perchè costretti la cosa è comprensibile.
Il cantante è realmente un gran figo, sia esteticamente che come attitudine, e questo fa si che io possa vedere volentieri metà del loro live set senza che la cosa mi pesi troppo.
Intanto faccio due chiacchiere con Josh, chitarrista dei Silverstein passato dall’altra parte delle transenne a godersi una birretta coi pochi fans. Molto simpatico.
Me ne vado intorno alle 22:30, stancato più che dalla musica dei Simple Plan, dai suoni orrendi (echo e alti a volumi improponibili, roba da male ai timpani) e dai continui “grazie/vi amiamo/siete forti/Ok Milano?/Siete molto sexy/…” che il cantante non fa che gridare tra un pezzo e l’altro.
Se dovessi quindi dare una valutazione alla serata direi che non è stata male, poichè vedere gente che suona mi fa sempre molto piacere. Certo il rapporto qualità:prezzo è ai limiti del vergognoso, ma come detto avrei dovuto aspettarmelo e comunque non aver speso i soldi sta sera l’ha reso meno lampante.
Sono contento però che nel 2005 le ragazzine sbavino per gente che quantomeno suona e scrive della musica piuttosto che per fotomodelli capaci solo di balletti imbarazzanti una volta messi su un palcoscenico. Insomma, le boyband di oggi sono nettamente meglio di quelle della mia generazione.
E’ anche vero che quando io avevo 15 anni il CD cult alternativo per definizione era “Smash” e gli Offspring, con tutto il rispetto per i Simple Plan, erano tutta un’altra musica…
Who's Josh?
*Josh & Manq. He’s crazy!