27 Maggio, 2010

In sintesi

Etichette: Web, Lavoro, Riflessioni

Quello postato qui in alto è il link ad un articolo pubblicato qualche giorno fa da Science, una delle più prestigiose ed autorevoli riviste scientifiche esistenti. L’argomento che viene esposto dal professor Venter e dalla sua ampia schiera di collaboratori è, a mio avviso, di ampio rilievo per quel che concerne i dilemmi etici e morali della scienza ed il motivo per cui dico tutto questo è presto spiegato: nei laboratori di San Diego questo gruppo di ricercatori ha generato una cellula artificiale.
Ora cercherò di spiegare il concetto in modo che risulti il più chiaro possibile.
Partiamo da delle definizioni di base. Cos’è una cellula dovrebbero saperlo tutti, oramai, ma è comunque bene ribadirlo. Trattasi della più piccola ed essenziale forma di vita nonchè del “mattone” di cui si compongono tutti gli organismi viventi. Esistono diversi tipi di cellule, come esistono diversi tipi di organismi, ed alcune di queste bastano a se stesse e non necessitano di costituire strutture superiori insieme a loro simili. Questi sono gli organismi unicellulari e l’articolo in questione fa riferimento proprio a loro in quanto tratta di batteri.
Sì, un batterio è una cellula, ma non sta qui lo scoop.
Altro concetto da definire è quello di DNA, anche in questo caso nella speranza di apparire ridondante rispetto alla conoscenza media dell’argomento. Il DNA è la sede delle informazioni necessarie alla cellula per sintetizzare le proteine necessarie alla cellula stessa per poter vivere. Le proteine infatti non solo adempiono a funzione strutturale, ma sono anche essenziali per la vita poichè servono a produrre tutto quello di cui c’è bisogno, ivi compreso altro DNA da donare alle cellule figlie.
Sembra complicato, ma in realtà non lo è.
Cos’hanno fatto quindi questi baldi giovani californiani? Vediamo se riesco a spiegarlo. In sostanza hanno sintetizzato l’intero genoma (sorry, errore mio, Genoma = intero patrimonio genetico di un organismo) del batterio Mycoplasma Mycoide e l’hanno impiantato in una cellula sostituendolo al proprio genoma “biologico”.
Quello che succede, a questo punto, è che da quel momento in poi tutte le proteine sintetizzate dalla cellula “trapiantata” avranno come stampo il DNA sintetico e saranno, per tanto, da considerarsi sintetiche a loro volta. Stesso discorso vale per le cellule figlie che da quella cellula trapiantata si origineranno, poichè tutto quello di cui saranno composte, avendo origine da DNA sintetico, è da considerarsi sintetico a sua volta. La conclusione è quindi che il professor Venter ha generato cellule sintetiche ed è qui che sta lo scoop.
Il meccanismo è il medesimo che si utilizza per la clonazione: si sostituisce un DNA con un altro e quello che si originerà dopo la sostituzione sarà dipendente dal DNA inserito. La cosa nuova è che il DNA utilizzato per il trapianto in questo caso non è preso da un’altra cellula, ma costruito dall’uomo.
Non è quindi corretto dire che sia stata creata la vita, ma sicuramente è stato generato un organismo vivente “non naturale”.
Provo a spiegare tutto questo prima di parlare del problema etico riguardo questa scoperta perchè troppo spesso ci si limita alla superficialità delle cose e ci si schiera sulla base di ideologie o convinzioni senza realmente capire la portata di ciò di cui si discute. E non lo dico solo riferendomi a presumibilissime invettive clericali sull’uomo che gioca a fare Dio, ma anche pensando a coloro che spesso vanno avanti senza porsi alcuna domanda o “limite”, usando la parola con opportune virgolette.
Ora dirò il mio pensiero in merito. In giro leggo molte discussioni in cui ci si focalizza su quanto questa cellula sia realmente sintetica in virtù di disquisire come al solito sulla creazione, sull’uomo e su Dio. Di queste cose a me, sinceramente, importa pochino.
Ciò che importa è che ancora una volta l’uomo ha fatto un passo verso la totale comprensione del mistero della vita. Da scienziato la cosa ovviamente mi fa piacere, ma non posso negare come al tempo stesso mi intimorisca. Non so se il mio “bisogno di ignoto” sia dovuto ad un retaggio culturale o insito nella natura dell’uomo, ma sta di fatto che mi è difficile pensare di abbandonare l’unica certezza che abbiamo, ovvero quella di non avere certezze. Ovviamente non siamo per nulla vicini a svelare tutti i segreti della vita, ma ogni volta che leggo i passi avanti mi pongo questo tipo di dilemma.
Riguardo le implicazioni che scoperte del genere possono avere è indubbio come si parli tanto di risvolti positivi quanto di negativi. Continuo tuttavia a pensare che non è bloccando l’avanzata della conoscenza che si prevengono i risvolti negativi, ma solo vigilando su come questa viene utilizzata.
Insomma, in certi casi prevenire non è affatto meglio che curare.
Se mettessimo in galera alla nascita tutti gli esseri umani non avremmo criminali per strada, ma sarebbe la soluzione più giusta?
Io credo di no.

12:06 pm

7 Maggio, 2010

730 for dummies

Quando oggi ho aperto il blog l’intenzione era quella di riuscire a farmi querelare.
Già perchè l’argomento in principio voleva essere la festa di compleanno di Noemi “Avantiavantic’èposto” Letizia, con tanto di citazioni multiple alla spumeggiante intervista da lei rilasciata nell’occasione. Poi ho pensato che per quanto sarei potuto essere offensivo (e lo sarei stato, cazzo se lo sarei stato), non sarei mai riuscito nell’intento di farmi querelare e così ho deciso di desistere.
Non solo, ho deciso di scrivere un post “di servizio”, qualcosa che possa essere di interesse per il prossimo vista l’imminente dead line che il popolo italiano si appresta ad affrontare: la dichiarazione dei redditi. Potrebbe succedere che un web-surfer qualsiasi si trovasse a passare di qui nel pieno di un conflitto interiore combattuto tra 8×1000, 5×1000, confessioni religiose di ogni sorta ed associazioni di varia natura e tipo. Questa persona, magari, potrebbe trarre del beneficio dal leggere quanto segue.
Partiamo dall’8×1000.
Pur essendo una tassa (non saprei come altro definirla) pagata da tutti, mi sono reso conto che pochi siano realmente informati riguardo le sue dinamiche. Il concetto che passa è che si sceglie a chi devolvere otto millesimi del proprio versamento IRPEF. Nulla di più sbagliato. Ai fini del finanziamento, la preferenza della persona più ricca d’Italia e della più povera pesano uguali. L’8×1000 totale dell’IRPEF versata da tutti viene suddiviso in percentuale rispetto alla scelta dei soli che hanno firmato per devolverlo. Speigo meglio, utilizzando in maniera semplificata i dati del 2000 diffusi dal Ministero e pubblicati su questo sito.
Alla chiesa cattolica vanno il 35% delle preferenze, allo Stato il 4% e a tutte le altre confessioni rispettivamente meno dell’1%.
Il 65% degli Italiani non firma.
Il totale dell’introito viene quindi suddiviso in base alle preferenze espresse e così la chiesa cattolica prende l’87% del totale, lo stato il 10% e le altre confessioni si spartiscono il resto.
Quasi il 90% del totale, che è vicino al miliardo di euro, viene devoluto ad una chiesa che raccoglie il 35% delle firme. Con questo non voglio dire che il meccanismo sia sbagliato, lo trovo di per se molto democratico visto che chi non sceglie non può lamentarsi, tuttavia non so quanto sia noto.
Il mio commento personale a tutto questo è che quindi, per una volta, scegliere sia realmente importante e sprono chiunque sia arrivato a leggere fino a qui perchè si informi e faccia una scelta sua. In tal senso può essere utile sapere che lo Stato non si prende la briga di informare su come la sua parte del bottino venga spesa e che sovente anche questi soldi vengono devoluti in favore della chiesa cattolica perchè utilizzati per la restrutturazione/ricostruzione di luoghi di culto.
Questo, personalmente, lo trovo già meno democratico.
E’ anche buona cosa sapere che, da che leggo in giro, risulta che la chiesa cattolica versi solo l’8% del ricavato alle missioni nel mondo, solitamente il primo motivo che spinge la gente a finanziarla.
Ad ogni modo, dopo attenta analisi e documentazione, da agnostico convinto ho scelto di dare la mia preferenza alla Chiesa Valdese e se mi si chiedesse il perchè risponderei mostrando la pagina che il loro website dedica alla faccenda (sì perchè loro le pubblicità in TV non credo possano permettersele). Investimenti variegati, solidarietà e sociale prioritari, trasparenza e finanziamenti ad associazioni umanitarie e scientifiche laiche. Se proprio devo scegliere a chi devono essere dati i soldi di tutti (ribadisco, non si sceglie per i propri soldi, ma per quelli di tutti) loro mi paiono i migliori pretendenti.
Veniamo ora alla seconda parte della questione: il 5×1000.
Anche in quest’ambito informandosi si scoprono un bel po’ di cose raccapriccianti divertenti riassunte per benino in questo video.

Innanzi tutto, in questo caso, si sceglie a chi dare i propri soldi e se non si esprime preferenza il proprio 5×1000 resta allo Stato. Niente ridistribuzione in base alle preferenze quindi e non può di conseguenza succedere che un’associazione che prende il 30% delle firme riceva il 90% del cash.
Altra cosa che è bene sapere è che lo Stato può riservarsi il diritto non solo di toglierlo, ma anche di mettervi un tetto se le uscite dalle casse nazionali si rivelassero troppo ingenti. Nel 2007 il tetto è stato messo a 400 milioni di euro. Questo significa che qualche italiano, pur avendo scelto a chi dare i propri soldi, non è stato accontentato ed è stato, se vogliamo, derubato.
Informarsi in merito al 5×1000 non è facile, però, almeno per il sottoscritto. Se si opera una ricerca in Google ci si trova di fronte a tonnellate di link di gente che richiede un versamento, ma manco mezzo in cui ne vengono spiegate le dinamiche.
Capita anche di trovarsi di fronte a pagine come quella per il “No alla vivisezione”, con tanto di foto del malcapitato cane.
Leggendo qualche riga si capisce che ancora una volta dalle parti nostre ci sia un profondo bisogno di informazione. Cito: “E’ documentato - e loro stesse lo ammettono - che le seguenti associazioni “per la ricerca”, le più note, usano parte dei fondi raccolti per finanziare esperimenti su animali, cioè vivisezione: AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ANLAIDS - Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS, Telethon, Trenta Ore per la Vita.”. Innanzi tutto fare ricerca sugli animali non significa vivisezione. In secondo luogo forse è bene dire come tutti i farmaci in circolazione, di base, passino per una parte della sperimentazione condotta su cavie animali. Questa è una prassi per la sperimentazione farmaceutica. Probabilmente questa gente quando si ammala si lascia morire, perchè altrimenti non c’è spiegazione. Io capisco e condivido la condanna all’uso sconsiderato delle cavie e lavorando in quest’ambito sono, a differenza di chi lancia certe campagne, quantomeno informato. Vi sono ambiti della ricerca scientifica e sanitaria in cui lavorare sugli animali è essenziale. In questi ambiti esistono serie e restrittive regolamentazioni cui è necessario attenersi per garantire agli animali un trattamento per così dire conforme ai loro diritti. Il problema, perchè esiste un problema, è che l’animale spesso diventa un “reagente” come un altro ed il suo utilizzo tende ad essere esteso anche a campi di ricerca in cui si potrebbe procedere in modi alternativi, seppur magari impiegando più tempo.
Sto divagando.
L’ultimo concetto che mi preme sottolineare è che se si sceglie di dare il 5×1000 alla ricerca lo si dovrebbe fare in maniera intelligente. Un buon modo per farlo è finanziare associazioni private come Telethon. Un pessimo modo è devolverli alle Università Italiane. Il motivo è presto detto: in Italia non solo vengono dati pochi soldi alla ricerca universitaria da parte dello Stato, ma quelli che vengono dati sono spesi malissimo e tengono in piedi un sistema schifoso di raccomandazioni e incompetenza più simile ad un feudo che non ad un ambiente di studio. Nell’ambito medico scientifico le associazioni serie finanziano solo i laboratori seri, quelli che producono scienza e non che campano facendo un cazzo. Tra questi ci sono anche laboratori universitari? Sì, quindi comunque si starà finanziando la ricerca universitaria, solo selezionando quella che funziona.
Il discorso è complesso, ovviamente non penso che l’università italiana non vada finanziata (o, peggio, che vada “privatizzata”) perchè parte del problema deriva anche dal fatto che ci sono pochi soldi, tuttavia credo che prima che finanziata vada riformata come si deve.
Sto divagando di nuovo.
Ad ogni modo il concetto è che io, da studente di dottorato laureato in biotecnologie farmaceutiche, il mio 5×1000 lo do a Telethon.
Chiudo (era ora cazzo, post interminabile) sottolineando come questa infinita sfilza di schifezze sia roba squisitamente Italiana. In Germania se vuoi finanziare la chiesa ti dichiari credente e gli giri cinquanta eurozzi al mese. Se non lo fai però te li tieni in tasca.
Anche la ricerca qui è finanziata dallo Stato senza bisogno di campagne di sensibilizzazione al cittadino.
Questo non per dire che qui sia il paradiso, ma per sottolineare ancora una volta che pur essendo il posto dove vorrei essere adesso, l’Italia è una merda.

10:09 pm

12 Febbraio, 2010

It’s Carnival time!

Etichette: Köln, Polly, Lavoro

Qui a Colonia la gente è matta.
Oggi, primo giorno di Carnevale, ne ho avuto la riprova. Ad essere onesti oggi non è affatto il primo giorno del Carnevale, da queste parti, perchè qui tutto comincia in data 11-11 alle ore 11:11. Non chiedetemi perchè, ma è così. Quel giorno parte ufficialmente la stagione carnevalesca che si protrae, appunto, fino al propriamente detto Carnevale del rito romano, quando il tutto ha la sua conclusione con una maxi celebrazione che parte il Giovedì ed arriva fino al Martedì. Oggi quindi è il primo giorno della fine del Carnevale, per essere chiari e didascalici. Il fatto che qui ci sia un’intera stagione dedicata a questa festa prevede che, durante questo periodo, la gente sia legittimata a girare in maschera. Non deve, ma può. Questo vuol dire che tra Novembre e Febbraio non c’è da scandalizzarsi se si incontra un cowboy al supermarket o un batman in metropolitana. Può sembrare assurdo, ma per uno appena arrivato non è facile stare in coda in banca dietro un pirata pensando non solo che sia normale, ma che anzi non lo si dovrebbe nemmeno considerare bizzarro.
Questo è niente in confronto a quanto accade nella giornata del Giovedì grasso e, presumo, in quelle a seguire fino al Martedì successivo. In questi giorni infatti vestire un costume diventa un dovere da cui non ci si può esimere. Qualunque cosa si faccia. Non ho infatti ancora capito se questi giorni siano ufficialmente di festa o meno, sta di fatto che se si va al lavoro lo si deve fare in maschera. Non farlo sarebbe recarsi nudi in chiesa: tutti ti guarderebbero come fossi pazzo, alcuni si offenderebbero molto e tu finiresti per sentirti a disagio, discriminato e perfino in imbarazzo.
Io di certo così non mi ci volevo sentire, soprattutto in mezzo a persone con cui dovrò passare il prossimo anno.
Per questo, Sabato scorso, io e la Polly ci siamo recati in centro ed abbiamo provveduto ad acquistare due fantastici costumi. Il nostro desiderio era quello di trovare qualcosa “di coppia”, ma non avevamo alcuna idea di base. Almeno fino a quando il sottoscritto non si è innamorato di un costume da lupo, costringendo la Polly ad optare per l’unica cosa che ci si potesse abbinare, ovvero Cappuccetto Rosso. In realtà lei avrebbe potuto anche vestirsi da Dr. House, secondo me, ma sicuramente il legame tra i due costumi sarebbe stato meno evidente, a meno che lei non mi avesse indicato dicendo: “He’s not Lupus”. A quel punto chiunque avrebbe riso dibbrutto.
Questa mattina siamo andati al lavoro come ogni mattina, solo in tenuta carnevalesca. Sapevamo che nell’istituto ci sarebbe stata una colazione in maschera per tutti i ragazzi, quindi volevamo partecipare senza sfigurare. Appena arrivati tuttavia, ci siamo resi conto che prima di tale evento tutti avrebbero lavorato almeno un po’ e così, con il mio bel costumino da lupo, mi sono messo a pesare le poveri per fare le soluzioni. Diapositiva. Finalmente intorno alle 10.30 ci siamo riuniti in una sala comune adeguatamente apparecchiata ed è iniziato l’evento sociale, con tutti i partecipanti agghindati nei costumi più assurdi. Per fare un esempio c’era Casi, il ragazzo che ci fece visita in Italia nel 2008, vestito da cheerleader. E non era il peggio, posso garantire. Come ovvio accada da queste parti sono da subito iniziati a scorrere litri di birra, in modo da mettere a proprio agio anche i più scettici. Per chi non se la sentisse di bere la birra così presto la mattina, perlopiù ragazze, l’organizzazione ha anche pensato ad un’alternativa. Il prosecco. Ed è così che ho capito che ai tedeschi non la si fa, soprattutto quando decidono che si deve bere.
L’evento è andato avanti per un paio d’ore in cui la gente s’è ingurgitata di tutto, dal dolce al salato, in quantità inimmaginabili. Solo dopo sarei arrivato a definire lungimirante quella scelta, da me per altro sottoscritta nell’ignoranza, perchè da quel momento in poi nessuno avrebbe più ingerito nulla che non fosse liquido ed alcholico.
A qualche minuto da mezzogiorno era chiaro a tutti, capo compreso, che di lavorare oggi non ci sarebbe stato verso e così l’allegra combriccola si è riversata dapprima per strada e poi in un simpatico ed angusto locale della Colonia downtown. Se quanto stava accadendo in istituto era peculiare, quello che ho visto per le strade rasenta l’incredibile. Masse inverosimili di persone dai costumi più assurdi ballavano lungo le vie della città al ritmo della musica sparata qua e la da qualche locale, ma soprattutto al ritmo della tradizionale birra Kolsh spillata da sapienti baristi travestiti da amici. C’era di tutto, dai bambini agli anziani, dagli studenti, ai lavoratori, ai pensionati. Nessuno era al lavoro e la città era un’enorme spettacolare festa in maschera.
Siamo arrivati nel pub che sarà stata si e no la una, ma una volta dentro si aveva tutti la sensazione di essere ad un late night party. Gente ammassata, dancefloor con canzoni tipiche del posto in heavy rotation ed allegria collettiva e contagiosa. Siamo stati lì dentro fino alle cinque passate, senza la possibilità di mangiare nulla o di smettere di bere birra che ci veniva continuamente offerta da chiunque capitasse a tiro. Il meccanismo è facile: ognuno, quando prende la birra per se, la offre a chi gli sta vicino e nessuno tiene il conto di chi ha pagato o chi deve ancora farlo. Sembra assurdo, ma funziona, credo anche grazie al fatto che una birra qui costa due euro. Usciti dal locale alla centesima ripetizione dell’intramontabile hit “Viva Colonia” la situazione per la strada era già visibilmente degenerata. La festa continuava, ma già le prime teen agers iniziavano a cadere al suolo, letteralmente, sotto i colpi della birra. Particolare attenzione ha suscitato in me la biondina che si è sdraiata sulle rotaie del tram inciampando nello scendere dal marciapiede e che nessuno s’è guardato anche lontanamente dall’aiutare ad alzarsi. Sembrava carina.
Rientrati in laboratorio io e la Polly abbiamo deciso di preparare parte del lavoro da fare domani, vista e considerata la partenza in serata e gli orari tirati. Gli altri ovviamente si sarebbero invece riversati in qualche altro locale per finire la giornata in grande stile. Alle otto passate però, quando io e Paola siamo usciti per fare rotta verso casa, molti di loro erano ancora in istituto suscitando in me una riflessione che già avevo avuto modo di fare giorni fa e di cui prima o poi credo scriverò.
Non oggi però, perchè oggi è festa.
Concludendo posso dire che, pur non essendo stato a Rio, il delirio che pervade Colonia durante il Carnevale non teme rivali e rende questa festa uno dei main events dell’anno. Di conseguenza, sono molto lieto di averlo vissuto.
Fine.
Ah, quasi dimenticavo, ho prenotato il rientro per Pasqua e di conseguenza urge che venga organizzata una gita di Pasquetta coi controcazzi. Chi ha orecchie per intendere, ha orecchie per intendere.

Nota: aggiornata la sezione “letture”.

12:38 am

11 Gennaio, 2010

Pubblicazione #3

Etichette: Lavoro

7:59 pm

26 Novembre, 2009

Il mio sacco da boxe

La giornata odierna, lavorativamente parlando, è iniziata una merda.
Nell’attesa che tutto quello che avevo fatto ieri e che ho dovuto rifare questa mattina venga pronto e mi consenta di fare tutto quello che avrei dovuto fare oggi e che mi terrà in lab fino a non so che ora, scrivo due righe sul blog e mi sfogo un po’.
Sarà un post di quelli che scrivo di getto, forse anche un filo incazzoso, sicuramente non troppo meditato.
Lo dico perchè dopo l’ultima discussione col BU ormai scrivere qui mi da ansia da prestazione.
Vado per punti, perchè alla fine è il modo migliore di scrivere pagine di questo tipo:

- Aprendo la Repubblica, oggi, la prima notizia che ho letto è stata questa. Niente di nuovo. Niente di inaspettato. Però se nessuno parlasse mai di ciò che non è nuovo o inaspettato in Italia non si parlerebbe più di mafia, corruzione in politica e sconfitte europee dell’Inter. Questo può anche essere l’obbiettivo di molti, ma non certo il mio e quindi qualcosa in merito la dico lo stesso, a costo di risultare noioso. La prima cosa che ho pensato leggendo la notizia è stata: “La solita manovra abbuonisci Vaticano e non pensanti annessi”. Ad essere onesto è la seconda cosa che ho pensato, la prima non si dice. Poi però qualcosa in me dev’essere scattato, anche in virtù di quanto accaduto ultimamente con la storia dei vaccini per l’H1N1, e ho spostato la mia riflessione su un altro piano. La notizia linkata riporta il blocco della messa in commercio della pillola RU 486, di conseguenza immagino che qualche ditta farmaceutica ci perderà un po’ di soldi. Leggendo qua e la in internet quello che sono riuscito a capire è che il farmaco è prodotto da una ditta francese, tal Exelgyn Laboratoires. Sono così, per pura curiosità, andato sul loro sito a guardare chi fosse a distribuirli in Italia e con somma sorpresa ho notato che siamo l’unico paese tra i citati col bollino arancione a non avere un distributore assegnato. Con tutta probabilità gli accordi per distribuire in Italia i prodotti della Exelgyn dipendono molto dalla decisione di poter commerciare o meno questo farmaco, è comprensibile. La domanda è: siamo realmente sicuri che il piano su cui si giochi la partita sia quello etico? Inizio a sentirmi un po’ ingenuo a pensare che la RU 486 sia rea solo di spostare voti. Forse dovrei iniziare a riflettere su quanti soldi potrebbe spostare. Chiunque abbia più di due neuroni e voglia utilizzarli per documentarsi infatti capisce al volo che non c’è nessuna reale questione etica di conflitto del farmaco con la vigente legge 194 e che, soprattutto, anche se ci fossero state delle contraddizioni in termini non è mai stato un problema per chi ci governa e legifera in materia ignorarle. La legge 40, per fare un esempio, con la 194 ci fa proprio a pugni, eppure è ancora lì.

- La seconda notizia che ho letto oggi sfogliando Repubblica è stata questa. Per educazione e rispetto nei confronti di chi legge tralascerò ancora una volta il mio primo pensiero in merito. Potrei anche non aggiungere nulla, avendo dedicato gran parte del mio precedente post a Paolo Brosio e al suo incontro con la Madonna. Evidentemente per ritrovare la fede oggi è necessario pippare o sottoporsi a rettoscopie. Se così è, temo resterò agnostico ancora a lungo.

- Dopo due notizie del genere ho preferito lasciare Repubblica e leggere l’ansa. Nessuno credo ritenesse il Giornale un reale organo di informazione e non serviva certo questa notizia per spostare l’opinione di nessuno. Come per il primo punto però, una riflessione è d’obbligo. Il tipo che si è auto-minacciato è accusato di diversi reati e va bene, ma di questo non mi interesso, mi preme piuttosto sapere se è o meno plausibile che venga radiato dall’ordine dei giornalisti. Perchè se così non fosse credo sarebbe molto, ma molto grave. Per un giornalista esiste colpa più grave dell’inventare le notizie?

- Ne ho anche per la pagina di gossip: il nuovo look di Rihanna è una merda.

A questo punto ho chiuso i giornali e quindi chiudo anche il post. Avrei voluto scrivere un pezzo sulla “nuova moda geek”, argomento che ultimamente è molto in voga nella blogosfera, ma non ero dell’umore adatto.
Forse lo farò nei prossimi giorni.

1:25 pm

5 Ottobre, 2009

First Contact

Questo week-end sono stato a Colonia per l’ormai consueto appuntamento con il Mito-retreat. A differenza dello scorso anno, però, in questa circostanza ho avuto anche la possibilità di tenere un seminario, il mio primo seminario fuori dai confini nazionali.
Figo, a pensarci.
Per mettere un po’ di pepe in più alla cosa, Venerdì mattina ho perso l’aereo che avrebbe dovuto portarmi a in loco.
Questo ha comportato il dover riprenotare un volo per la sera, pagandolo una fortuna, ma non mi ha impedito di fare quello che a mio avviso è stato un buon talk la mattina seguente.
Molte domande, molti feedback ed alcuni complimenti.
Per la precisione anche qualche commento “poco fiducioso” sulla possibile buona riuscita del mio progetto, ma credo faccia parte del gioco.
Ad ogni modo, la tre giorni tedesca mi ha fornito il primo reale assaggio di quello che sarà la mia vita nel prossimo futuro, dandomi modo di riflettere sulla decisione che ho preso e di valutarla un po’ meno in astratto ed un po’ più nell’imminenza.
La Germania ha diversi punti a suo favore.
- In Germania i mezzi pubblici funzionano a meraviglia. Per fare un esempio, Venerdì sera sono dovuto andare da Colonia a Schleiden, un paesino in mezzo al nulla, ed avevo a disposizione l’ultima corsa dei mezzi. Persa quella, sarei dovuto andare a piedi, o in taxi. La distanza da coprire era di 100 km più o meno. Atterato alle 21.30 avrei dovuto prendere un pulman alle 21.39 che mi avrebbe portato alla stazione dei pulman di Bonn alle 22.11. Da lì avrei dovuto raggiungere la stazione dei treni e prendere quello per Euskirchen delle 22.17, arrivandoci alle 22.56. Da lì, il treno per Kall sarebbe poi partito alle 22.59 per portarmi alla stazione della stessa Kall alle 23.19, dove avrei poi dovuto cercare la fermata del pulman per Schleiden e prendere la corsa delle 23.25 in modo da arrivare a destinazione alle 23.40. Ce l’ho fatta. Questo dice tutto.
- Il posto dove andrò a lavorare è decisamente una sorta di “paese di Bengodi”, lavorativamente parlando.
- Alcune delle persone con cui andrò a lavorare e che ho avuto modo di conoscere in questi giorni, sono simpatiche e molto in gamba.
- Al momento del trasferimento in Germania viene chiesto di dichiarare la propria fede religiosa, se se ne possiede una, ed a coloro che si dichiarano fedeli lo stato preleva dalla busta una tassa di 50 euro al mese che viene girata nelle casse della Chiesa selezionata. Per coloro i quali sono atei/agnostici/selfreligious lo stato non prevede trattenute. Mi pare equo lasciare possibilità di scelta a chi non ha intenzione di sovvenzionare la chiesa, perchè in quel caso, essendo soldi che altrimenti ti puoi tenere, diventa realmente una scelta. All’apprendere quella notizia ovviamente, da perfido anticristo quale mi dicono essere, ho subito sancito un ultimatum alla Polly: “O paghi, e a quel punto io mi sento legittimato a fare Sky, o non paghi e a quel punto mi sento legittimato a non reputare più così imprescindibile il tuo attaccamento alla maglia (cosa che avrebbe ragionevoli ripercussioni sul mio linguaggio quotidiano).”. E’ stato un bel momento.
- I voli che utilizzerei per i miei spero frequenti rientri in patria sono assolutamente comodi. Il Venerdì sera sarei in casa per le 20.30 ed il Lunedì mattina ripartirei alle 7.00, godendomi appieno tutto il week-end.
- La vita lì sembra costare un po’ meno.
- Convivere porterebbe notevoli vantaggi alla mia vita domestica.
La presa di coscenza del futuro/prossimo trasferimento ha anche però portato a galla alcune paure che fino ad ora ho preferito ignorare:
- I miei hanno solo me. Ok, non sono anziani bisognosi di assistenza, ma è brutto per me entrare nell’ottica di lasciarli soli. Questo è il motivo per cui salvo incredibili ed assolutamente imprevedibili sviluppi, alla fine di questa esperienza tornerò in questo paese orribile e ci tornerò per restare. Che si inculi la carriera, ho sempre pensato di dover lavorare per vivere e non vivere per lavorare.
- Sembra che a Colonia trovare una casa sia tutto fuorchè facile. Trovarla arredata poi, si dice essere impossibile. Questo rompe il cazzo perchè non era certo preventivato che io dovessi comprare altri fottuti mobili.
- Per quanto io sia una persona socievole, in Germania io e la Polly saremo soli. Soli.
- Stare via un anno incasina non poco i progetti di vita che una persona di quasi trent’anni dovrebbe e nel mio caso vorrebbe iniziare a preventvare.
Ad ogni modo ormai il conto alla rovescia è partito.
Si parla di Gennaio 2010.
Praticamente domani.

10:40 pm

8 Settembre, 2009

“Minchia…”

Etichette: Lavoro, TV

Puntualmente, quando mi ritrovo a riflettere sul mio dottorato e sulla mia carriera, lavorativamente parlando attraverso i momenti peggiori.
Puntualmente questo capita in periodi in cui sono oltretutto oberato di lavoro che non sempre da le soddisfazioni che vorrei.
Puntualmente, infine, quando questo capita io scrivo qualche riga su questo blog per lagnarmene.
Oggi però non voglio farlo.
Oggi parlo di tutt’altro.
Oggi, continuando sul trend dello scorso post, prendo libero spunto dalla famiglia Doni e dedico un post all’ispettore Coliandro.
Il motivo è semplice: mi piace e, almeno quando stacco la sera, voglio dedicarmi alle cose che mi piacciono.
Ora io lo so che mi si accuserà di apprezzare questa serie perchè dipinge il poliziotto come un ignorante fascistoide invasato e convinto di essere Rambo, ma non è così.
Mi piace perchè mostra un poliziotto che, pur essendo un ignorante fascistoide invasato convinto di essere Rambo, sa smentire nei fatti quest’immagine che a parole non manca mai di dare di sè.
Se fossero così, i poliziotti, si starebbe meglio.
Il problema è che solitamente non si smentiscono, anzi.
Qui sarei molto tentato di partire con una divagazione a proposito di quello che ho appreso ultimamente sulle forze di polizia e che è stato raccontato proprio da un poliziotto, ma non lo farò perchè non voglio innervosirmi.
Sta di fatto che il prodotto messo assieme dai Manetti Bros. riesce a divertirmi e questo basta.
Oltretutto la regia e le musiche del tutto “non convenzionali” per la televisione italiana sono un’ottima boccata d’aria fresca nel palinsesto televisivo odierno.
Peccato solo per la recitazione di molte delle comparse e di alcuni dei personaggi a margine, che risultano veramente imbarazzanti.
Ora me ne vado a letto nel tentativo di finire il libro di Dexter, che sconsiglio a chiunque abbia visto la serie, e di riposare un po’.
Chiudo con una citazione proprio da Coliandro:

Ambulante: “Ti prego, aiuta me, compra fazzolettini. Io ho tre figli e mia moglie è incinta…”
Coliandro: “E che te devo dire… Scopa di meno…”

Ecco, per chiarire il personaggio: poi i fazzoletti li compra.

10:36 pm

23 Aprile, 2009

Nights, where post happens

Zapping.
Guardo un video su MTV, a quest’ora c’è Brand New. Il video è figo, parecchio, il pezzo non male.
Alla fine scopro che sono i Floggin Molly e penso: “Cazzo, se il BU scopre che mi piace sono finito.”
Forse è il caso di cambiare canale, ma Orlando-Philadelphia non è ancora iniziata e sullo stesso canale parte il video dei Kings of Leon. Questo è un gran pezzo, quindi aspetto.
“Use Somebody” è il genere di canzone che, in momenti come questo, amplifica le emozioni.
Non ho sonno, anzi ne ho parecchio, ma non voglio andare a letto.
Domani non lavoro, sono ospite ad un matrimonio, e spero di poter usare la mattina per pulire casa.
Casamia attualmente fa schifo.
Finisce anche il pezzo dei Kings of Leon, partono i Prodigy e cambio canale.
Non c’è veramente un cazzo in tele. Non ci sono più neanche le pubblicità zozze, quindi piuttosto che porta a porta, matrix o ancor peggio the club, mi guardo coming soon che è sicuramente il programma migliore del palinsesto.
Oggi ho ufficializzato il mio futuro. Chiunque mi conosce sa di cosa parlo e chi non mi conosce credo vivrà bene anche senza ulteriori precisazioni. Scelta più o meno obbligata, ma pesante ripercussione emotiva già dall’arrivo a casa.
La mia casa.
Alla fine, le tue cose ti possiedono.
Questi sono stati anche i giorni in cui ho piazzato una delle mie classiche uscite, una di quelle che creano scompiglio, malumeore, risentimento, ma intanto risolvono problemi che, altrimenti, sarebbero restati tali per chissà quanto tempo.
Sono abbastanza soddisfatto di come ho gestito la cosa, anche se forse qualche ulteriore precisazione andrebbe fatta di persona a chi di dovere. Se capiterà l’occasione lo farò, ma se ho capito come vanno le cose da queste parti in 28 anni, penso che con tutta probabilità nessuno dirà nulla e si andrà avanti come niente fosse successo.
As usual.
E’ iniziata la partita e dai primi giochi Orlando mi sembra imbarazzante. Al momento è sotto di sei in casa con i 76ers, in una serie che sulla carta avrebbe dovuto dominare. Vediamo come evolverà.
Orlando vs. Philadelphia.
Se tutto va come spero le vedrò entrambe tra qualche mese, ma anche da questo punto di vista non è che arrivino tutte ste buone notizie quindi meglio chiudere qui la parentesi per evitare malumori.
La regione Lombardia oggi ha approvato la legge anti kebab.
Io amo il kebab.
Non mi soffermerò sulla ridicolaggine della cosa, perchè è una legge targata Lega e questo dice già tutto.
Le cose che mi fanno riflettere sono due: la prima è che questa legge fa parte di un pacchetto “sicurezza”, la seconda è che alla lega gli immigrati probabilmente danno in culo sia se non lavorano, sia se lavorano tanto.
E poi rompono il cazzo a me se, guardando una partita, mi accanisco con la madre di Balotelli.
Per carità, non è elegante agurarsi saltellando la morte di un giocatore di pallone, per quanto irritante, ma credo che in quanto a razzismo io abbia ancora veramente tanto da imparare da chi mi governa.
Orlando è sopra di tre.
Vado a guardarmi la partita.
Chissà se questa notte i miei Hornets espugneranno Denver…

12:43 am

3 Marzo, 2009

Genetica

Etichette: Polly, Lavoro

Se io e la Polly avremo mai un figlio c’è un 25% di probabilità che nasca terrone.
Dopo averlo pensato, oggi al lavoro, abbiamo riso ore.
Poi, a casa, ho disegnato gli alberi.

*Sì, “terrone” è un carattere recessivo e sì, sono un deficiente.

2:46 am

26 Febbraio, 2009

Piangina

Etichette: Lavoro

E’ un po’ di tempo che non uso questo diario per lamentarmi della mia vita.
Ad essere onesti, è un po’ di tempo che non lo faccio perchè non ne ho sentito la necessità.
Oggi però, rientrato dal lavoro, sento il bisogno di lagnarmi un po’.
Sono stanco.
Fisicamente sono veramente a tocchi e mentalmente non vado molto lontano dal crollo.
E’ un periodo in cui soffro il lavoro in maniera particolare.
Il problema è che non credo di riuscire a gestire tutto quello che devo fare. Troppe questioni aperte, troppi progetti, troppe cose da fare, da gestire e su cui riflettere. Il mio è un lavoro su cui è importantissimo pensare a ciò che si sta facendo. Gli esperimenti vanno pensati, eseguiti, ma soprattutto valutati. Per fare tutto questo servono calma, lucidità e possibilità di focalizzare l’attenzione su ciò che si sta facendo.
Oggi io questo non riesco più a farlo, salto come una rana da un progetto ad un altro, da un esperimento ad un altro, senza riuscire a soffermarmi su quel che sto facendo e questo è pericoloso nonchè dannoso per chi fa un mestiere come il mio.
Forse avrei bisogno di un aiuto.
Forse dovrei parlare col mio capo.

8:43 pm

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