Qualcosa mi dice che un titolo adatto a questo post non esista

Scrivere non è un cazzo facile.
Mi spiego meglio.
Scrivere non è assolutamente facile per uno come me.
Me ne sto rendendo conto in questi giorni, alle prese con quello che vuole essere il tentativo di raccontare una storia, o forse più di una. Inizio a credere che il mio cervello non sia fatto per queste cose. Tutto nasce dal fatto che, spesso, ho dei flash generati dalla mia testa. Capita che alcuni di questi mi piacciano e, ultimamente, quando questo accade la voglia è di metterli per iscritto. Si tratta spesso di scene, frammenti di un quadro che non conosco per intero e che ciò nonostante riescono ad affascinarmi. Una volta di fronte a monitor e tastiera però, servono delle parole per poterli rappresentare. La routine è quindi iniziare a scrivere, frase dopo frase, nel tentativo di descrivere immagini che persino ai miei occhi sono tutto fuorchè chiare. Di per se questo non dovrebbe essere un problema irrisolvibile. Reputo di avere una discreta fantasia supportata da una più che discreta e fervida immaginazione, il problema è quindi un altro.
Non riesco a seguire il filo dei miei pensieri.
Ogni qualvolta inizio a stendere nero su bianco quella che potrebbe essere una storia, mi trovo presto in balia dei flutti che increspano lo specchio delle mie idee e vado alla deriva, portando il discorso su tutt’altro campo in manira spesso illogica.
Il tutto quindi assume le connotazioni tipiche dei racconti di un ubriaco, privi di inizio e di fine e caratterizzati da un susseguirsi di concetti discreti, consequenziali solo per la mente malata di chi li narra.
Se volessi esemplificare la cosa prenderei ad esempio questo stesso post: aprendo blogger ed iniziando a scrivere, l’idea era di stendere due righe sulle canzoni dell’estate. Nel mio progetto iniziale la riflessione sullo scrivere sarebbe dovuta essere unicamente una parentesi introduttiva.
Con questi presupposti viene da se che scrivere un racconto possa non risultarmi granchè semplice, tuttavia spero di riuscire almeno a finire il primo capitolo.
Il dramma sarà poi doverlo in pratica ribaltare una volta riletto.
Già, perchè un altro dei miei problemi è che quando rileggo un mio scritto sono colto dall’irrefrenabile desiderio di stravolgerlo, in preda ad un fiume di nuove idee.
Ok, è tempo di parlare di canzoni estive.
Fino a ieri il podio delle mie summer hit vedeva sul gradino più basso Tiziano Ferro e al sua canzone sulla Carrà, al secondo posto i Negramaro con “la Finestra” ed in vetta, con incalcolabile distacco sugli altri, Rihanna ed il suo pezzo circa gli ombrelli. Il premio della critica invece l’avrei assegnato a Io, Carlo e la sua “L’Ego”.
Come dicevo, ieri le cose sono cambiate.
Ieri ho visto questo video.
The Syles e J-Ax sfornano un pezzo il cui titolo la dice lunghissima: “+ stile”.
E J-Ax nel video sfoggia pure la maglietta dei Rancid.
Dopo averlo visto, gara chiusa e tutti a casa.
Questo post invece mi ha fatto tirar fuori dal casseto un pezzo vecchio, ma sempre molto estivo: Ash – Girl from Mars.
Chissà se Ciccio si ricorda di avermi passato quel disco.

7 commenti su “Qualcosa mi dice che un titolo adatto a questo post non esista”

  1. Pensa che mi ricordo benissimo Girl from Mars degli Ash e per un caso fortuito del destino ho visto gli Ash 4 volte in concerto!
    Sempre come spalla di qualcun altro (U2, l’altro non mi ricordo) oppure a qualche serata in cui c’era qualche altro gruppo che realmente mi interessava (mi ricordo un “cornetto” dove c’erano i Cure).
    Detto questo, la ragazza di marte è un bel pezzo.
    Anyway, Venerdì 20 a me va bene :)
    Zadrow

  2. Allora, ho sentito il Po’ e mi ha detto che l’ideale sarebbe invece Mercoledì 25. Dovrebbe chiamarti, comunque.
    Gli Ash hanno stile.
    J-Ax ha + stile.

  3. Il video di più stile scommetto che ti è stato segnalato dalla tua consorte, alla quale l’ho segnalato io ;)
    Un testo: una sentenza: siamo solo noi.

  4. Ne ero già a conoscenza, tuttavia mi chiedevo chi l’avesse segnalato a lei quando ieri me l’ha detto…
    Non era farina del suo sacco.

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