Diario dall’isolamento: day 16

Avete presente l’effetto buffet?
È quella sensazione di disagio che si prova di fronte ad una vasta scelta di opzioni. Contemplo le possibilità e cerco di concentrarmi al fine di portare al tavolo un piatto con quello che davvero mi va di mangiare, ma in fondo al mio cervello, fortunatamente in una stanzina chiusa a chiave, c’è un Manq che vorrebbe solamente tirare il piatto, sedersi in terra e urlare.
Un’altra situazione in cui provo la stessa sensazione è quando vado a fare la spesa in un grande supermercato. A me la lista non serve ad evitare dimenticanze, serve a contenere le possibilità. Con una lista in mano ho una mia stabilità, il controllo, e posso permettermi di pescare i fuori lista sulla base dei capricci del momento. Se però la lista è lunga e spazia tra reparti diversi senza un minimo di ordine, è come non averla ed il disagio è anche peggio di quello dei buffet.
Probabilmente siete persone equilibrate e non sapete di cosa stia parlando.

Oggi sono andato a fare la spesa al Gigante. Vado preferibilmente lì perché l’Esselunga organizza i prodotti con una logica del tutto diversa a cui non sono abituato. Non sapere dove siano le cose che cerco mi fa vagare per i corridoi e questo amplifica il mio disagio, che diventa malessere. Io che smascello bestemmie tra i denti perché non concepisco come si possano tenere i pannolini sopra il banco dei freschi è un’immagine perfetta di questo malessere.
Oggi c’era anche un ulteriore motivo per andare al Gigante: sapere dove cercare velocizza il processo e riduce l’esposizione, quindi minimizza i rischi. Avevo con me una corposa lista per noi, più una seconda lista con gli acquisti per mia cognata che non può farsi la spesa da sola. Due liste, entrambe in ordine completamente randomico. Intorno a me solo persone con mascherine. Io cerco di star loro lontano, il Gigante ha degli spazi piuttosto ampi, ma qualcuno si avvicina sempre più del necessario e la cosa mi inizia a dare fastidio. In più continuo a fare avanti e indietro dai reparti, ancora e ancora, cercando i prodotti su una lista e sull’altra. Sento la confusione mentale salire, ma cerco di tenerla a bada. Vorrei avere in tasca una penna per cancellare i prodotti già presi, per ridurre il caos e visualizzare un progresso, un miglioramento, ma non ce l’ho quindi rileggo ogni volta tutto da capo e continuo a vagare per i corridoi. Ho in lista tre tipi di farina, ma non ci sono. Le uova, ma anche quelle mancano. Faccio magari tre corridoi in apnea per arrivare al prodotto che sto puntando, poi raggiungo lo scaffale e non c’è. Lo speaker dice che devo sbrigarmi, fare più in fretta che posso, ma sto di nuovo leggendo quella lista di merda dal principio e c’è una stronza che non può aspettare che mi sposti per venire a prendere la stessa fottuta passata Cirio che sto prendendo io.
Mi manca l’aria.
Sudo freddo e non riesco più a muovere un dito, ho solo l’impellente bisogno di urlare fortissimo.
Penso di impazzire, ho la certezza che se non esco immediatamente da quel maledetto supermercato, ci muoio.
Trenta secondi, forse un minuto.
Sembra l’eternità.
Poi ho ripreso controllo del respiro e del mio corpo, con calma ho concluso la spesa e sono tornato a casa.

Il pezzo di oggi parla di gente che non sta del tutto bene.

3 commenti su “Diario dall’isolamento: day 16”

  1. Beh, non mi strappa il sorriso. Mi fa più tipo preoccupare per tua moglie e i tuoi figli, chiusi in casa con uno chiaramente non in bolla ;)

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