Diario dall’isolamento: day 17

Oggi il cerchio si è stretto ancora un po’ e all’ora di pranzo ho fatto una telefonata che, ad oggi, è il momento più brutto di questi diciassette giorni.
Speriamo lo rimanga.

Giornata pesantissima sotto grossomodo ogni aspetto, chiusasi con il peggior litigio avuto con Giorgio da che è entrato nella mia vita, quindi non ho troppi cazzi di scriverne.
Butto giù al massimo un paio di riflessioni sul tema epidemia, visto che tutto sommato ne scrivo poco qui sopra. Prendeteli per quel che sono, pensieri di uno che non è per niente detto ci veda giusto.
– La politica di testare solo i casi gravi e post ricovero ospedaliero è tremenda per chi la vive e ha evidenti limiti logici nell’ottica di limitare il propagarsi dell’infezione, ma potrebbe avere un razionale. Testando i sintomatici che non richiedono ospedalizzazione genereremmo una popolazione di positivi lasciati in casa, che per lo stato attuale di percezione del problema si sentirebbero abbandonati dallo Stato e lasciati morire, oppure forzerebbero la mano per richiedere un posto letto in ospedale che a loro non serve e di cui c’è conclamata penuria. Ripeto, è terribile, ma se il razionale è questo ed ha delle basi, purtroppo credo sia la scelta migliore.
– Leggo molti dire “meno contagi perchè fanno meno test”. Posto che i criteri per il test sono rimasti gli stessi, ovvero sintomatologia grave che richiede ricovero, meno test vuol dire meno richieste di ospedalizzazione per casi sospetti con sintomatologia grave, che è comunque un segno di miglioramento.
– Il dibattito tra chi vuole continuare a produrre per salvaguardare l’economia e chi vuole chiudere tutto per salvaguardare la vita dei lavoratori per me è tutto su un piano sbagliato. Per quanto ne so, stiamo combattendo un virus che è posibile non contrarre attenendosi a rigide, ma semplici indicazioni di prevenzione. Il dibattito quindi sarebbe dovuto essere dal principio sul far lavorare le persone in sicurezza, salvaguardando così vite ed economia. Visto che non ci facciamo problemi a schierare l’esercito per fermare i runner, forse avremmo potuto ipotizzare di irrigidire i controlli sull’osservanza delle norme di sicurezza sul posto di lavoro e far sentire la gente al sicuro mentre lavora. Cosa che ormai, per la percezione che abbiamo del problema, temo sia impossibile.
– ho paura che a bocce ferme, quando il coinvolgimento emotivo sarà finito e resteranno i freddi numeri da strumentalizzare, qualcuno proverà a dire che il problema è stato anche avere un Sistema Sanitario Nazionale. So che adesso non ha senso neanche pensarlo, ma credo succederà.
– O qualcuno mi spiega il razionale per cui i calciatori vengono testati con parametri diversi da quelli necessari alle persone comuni per accedere al tampone, oppure è davvero il caso di auspicarsi un fallimento del sistema Calcio e la sua conseguente scomparsa.

Oggi la chiudo con un messaggio diretto a COVID-19.

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