Novembre 2020

Diario dall’isolamento 2: day 5

Oggi, per la categoria OK BOOMER trattiamo un argomento che mi sta molto a cuore e che al tempo stesso mi classifica come uno di quei fastidiosi spaccacazzo di cui mi lamento sempre pure io, quelli che devono agitare il ditino e dire “gne gne gne non è divertente”.
Però questa è una questione che mi sta parecchio a cuore e di cui ho scritto altre volte, quindi ci torno su e vi beccate il pistolotto.
Ieri ha iniziato a circolare questo tweet (lo metto come immagine, poi spiego perchè, ma se cliccate c’è il link):

Come facile immaginare, ha iniziato subito a girare parecchio, con tante persone che lo riprendevano e lo commentavano con reazioni che andavano, come sempre, dalla battuta ironica allo sdegno totale. Come spesso accade, mi ci sono infilato pure io, ma fortunatamente senza prendere la cosa sul serio perchè, in ogni caso, come sarebbe stato possibile?
La roba fastidiosa però non è tanto quella, ma la supponenza con cui un tizio pensa di poter fare un’operazione del genere, cambiando il proprio nome, il proprio avatar e scrivendo un tweet privo di qualsiasi indicazione possa trattarsi di una sparata satirica, con l’unico intento di trarre in inganno un certo numero di persone per poi riderne. Un esperimento sociale come possono essere gli scherzi telefonici fatti a tredici anni.
Ci ho ripensato, mi correggo, a farmi rodere il culo non è neanche il tizio in sè. Non lo stimo, penso non solo che non sia divertente, ma che le persone come lui (da quelle che gestiscono account fake di profili pubblici cambiando un’unica lettera e replicando il resto in modo identico, a quelli che circolavano meme tipo questo) siano tra i primi tre problemi che hanno reso internet da possibile mezzo rivoluzionario a discarica tutto sommato socialmente inutile, ma c’è un aspetto della vicenda che è ancora più irritante.
La bolla social.
Sto tipo ha qualcosa come 13K follower. Ieri erano tutti gongolanti intorno a lui a dargli pacchette virtuali sulla spalla e a dirgli quanto fosse stato bravo a “trollare” il prossimo, sulla base del fatto che i restanti 59.987.000 italiani che non lo conoscono e non hanno modo di mettere il tweet in prospettiva, potessero averlo preso sul serio risultando degli stupidi boccaloni. Per fare un esempio, è come se il sindaco di un paese come Gessate andasse in TV a dire “I negri puzzano” per poi darsi di gomito coi compaesani al mercato che lo conoscono e sanno che in realtà non è mica razzista davvero. Che era evidentemente una gag, dai, lo sanno tutti che il sindaco è in prima linea per l’integrazione.
Solo io ammattisco pensando all’idiozia alla base del ragionamento?
Oltretutto, e qui forse è dove faccio il passo più lungo della gamba, io credo che ci siano un posto ed un luogo dove la satira deve stare, un po’ come le moto che dovrebbero correre solo in pista.
Se Giorgio Montanini, su un palco, fa un monologo sullo scoparsi le minorenni (magari disabili) io che lo vedo, anche senza conoscerlo, capisco che sta facendo un certo tipo di cosa nel posto giusto e nel modo giusto, e allora prendo il contenuto e lo processo, magari rido e magari no (io rido, il pezzo linkato per me è CLA-MO-RO-SO), ma posso dargli il giusto peso ed il giusto valore. Insieme al monologo, mi fornisce gli strumenti. Se lo stesso pezzo Montanini lo facesse al bar sotto casa mia sarebbe legittimo prenderla in tutt’altra maniera. Lo stesso identico testo, esposto nello stesso identico modo. Sapere che è Montanini magari aiuterebbe qualcuno a mettere tutto in prospettiva ed evitare di gridargli: “Ma che cazzo dici?”, ma non potrebbe essere la base per legittimare quel gesto, che resterebbe secondo me fuori luogo a prescindere.
L’ho detto, che era un pistolotto da scopa nel culo.

Oggi giornata di lavoro con poco o nulla da segnalare. Si tira dritti col lockdown, si discute online di vaccini che forse arriveranno e forse no, di trattamenti farmacologici che forse aiuteranno a gestire la mancanza di vaccini e via dicendo. Finchè i bimbi vanno a scuola, onestamente, è tutto abbastanza gestibile. Certo, mancano gli affetti, il contatto, lo svago, ma rispetto anche solo a settimana scorsa we’re living in a dream.

Diario dall’isolamento 2: day 4

Giornata strana.
I bimbi sono andati entrambi all’asilo, non capitava da grossomodo un mese, quindi mi sembra di aver fatto mille robe.
Sta mattina ho tenuto un seminario online. Di lavoro mi capita(va) spesso di tenere lezioni/talk durante corsi e conferenze, ma di solito in inglese e di fronte ad un pubblico in carne ed ossa. Farlo in italiano e via web è risultato più complesso del previsto, un po’ perché mi rendo conto che parlare di lavoro in italiano mi è ormai innaturale: penso in inglese e devo tradurre in italiano, una roba aberrante. Un po’ perché parlare ad una platea ti permette di guardare le persone in faccia e renderti conto se sono vive e lottano insieme a te oppure se te le sei perse nei meandri della slide precedente. Se vedi le facce capisci anche solo se stai correndo troppo o se sei soporifero. È un vantaggio non da poco. Online invece parli da solo, fissando uno schermo e non hai la minima idea se quelli dall’altra parte stiano prendendo appunti o siano su Facebook. È molto poco confortevole.
Quindi diciamo che le prime due o tre slides tradivano forse un po’ di tensione, ma poi credo di essere andato bene. Onestamente fare presentazioni penso sia una delle robe che mi riesce meglio nella vita, una delle poche per cui mi sentirei di dire che sono bravo, ed è forse la cosa che preferisco del mio lavoro.
Mercoledì si replica, ma vorrei spingere per farla diventare un’attività costante, visto che dai clienti e ai congressi non si potrà andare per un bel po’.

Mi sa che ho scritto il post meno interessante di sempre, ma va beh.

Diario dall’isolamento 2: day 3

Domenica, terzo giorno del nuovo lockdown e già mi ricordo come fosse difficile scriverci sopra tutti i giorni. Il secondo lockdown è sempre il più difficile nella carriera di un artista.
Oggi però lo spunto è arrivato per posta, grazie alla newsletter di BASTONATE (ci si iscrive qui) e suona come una di quelle robe che si facevano una vita fa sui blog. Io almeno la leggo così e quindi mi accodo volentieri come ho spesso fatto in passato.
Il temino titola Come ascolto cosa (Pandemina Edition) ed è, cito:

una specie di dichiarazione di intenti -tipo “non sono più il tipo di appassionato che ero tre o quattro anni fa” […] aggiornata e molto influenzata dal fatto che i tempi sono un po’ particolari, e come li affronto io.

Per partecipare tengo i titoli dei vari paragrafi e li commento a titolo personale.

QUANTI DISCHI COMPRO
Probabilmente pochi per gli standard di chi si lancia in questi discorsi, ma altrettanto probabilmente più della media della popolazione. Diciamo che ogni anno compro tra i dieci e i trenta dischi, a naso. Non li conto, ma direi che indicativamente la cifra è quella. Compro essenzialmente tre categorie di dischi:
1) roba vecchia che per qualche ragione non mi ero comprato in passato, vuoi perché all’epoca non me la ero cagata o perché all’epoca non mi era piaciuta. Quest’anno, per dire, mi son comprato Full Collapse e i Botch.
2) robe vecchie che compro per una questione di completismo rispetto al fatto che la mia collezione deve in qualche modo rappresentare in modo dettagliato la mia storia musicale. Quest’anno ho investito abbastanza tempo nel recuperare i sei numeri in CD della serie ALBA (Eurodance mid ’90 targata DJ Time) e una compilation di Molella uscita per un programma sempre su Radio DJ che gli avevano messo in mano per qualche mese nel ’94 e che passava la roba se vogliamo più estrema del periodo, in termini di musica dance.
3) roba nuova (non necessariamente appena uscita) con cui entro in contatto magari sui social e che dopo qualche ascolto decido sia imprescindibile. Quel tipo di dischi che poi tra cinque anni manco ricordo di avere. Quest’anno è Speranza o il disco di M83 che hanno usato per la OST del film Suburra, ma forse sarà così anche per RTJ4 e i Dogleg che invece mentre scrivo penso siano i dischi davvero rilevanti di quest’anno.
Per tutti questi dischi di solito compro su Amazon oppure su Discogs se è roba non reperibile su Amazon. Sono servizi comodi. Forse non sono il meglio da un punto di vista etico, ma la giornata ha 24 ore e io tempo per andare a comprare dischi altrove non ne ho. Che poi altrove dove? Un paio di volte ho scritto a Dischivolanti ed entrambe mi ha risposto che per la roba che cercavo era meglio andare su Discogs. Quindi…
C’è in realtà un’altra categoria di dischi che compro e sono quelli di piccoli gruppi indipendenti che “scopro” per qualche motivo e che decido proattivamente di supportare. Quest’anno sono gli Elephant Brain, per esempio. In questi casi mi sbatto un po’ di più per comprare il disco direttamente da loro, magari abbinando la maglia. La mia visione superficiale è che questi siano i casi in cui fare distinguo abbia senso.

QUANTO ASCOLTO IN STREAMING
Tempo fa ho disdetto Sky e con quei soldi mi ci sono pagato l’abbonamento Spotify, Netflix, Disney Plus e League Pass per i Playoff NBA. Probabilmente mi è anche rimasto in tasca qualcosa.
Non credo di poter immaginare una vita senza Spotify Premium. Il ricordo di quando all’idea di dover fare un’ora o più di macchina passavo in rassegna tutti i CD per scegliere quelli che avrei voluto sentire mi causa ancora oggi dolore fisico. In più oggi se mio figlio vuole sentire “Tutti Cantano Cristina” oppure la ost di “Tony Hawk Pro Skater 1+2” in macchina posso accontentarlo ed evitare di guidare in balia delle sue recriminazioni.
Di Spotify apprezzo il catalogo, ovviamente, e la possibilità di farmi delle playlist. Le playlist di Spotify invece le trovo offensive: buttare tutti i pezzi di tutti i dischi di un artista in una lista non è fare una playlist. Fare una playlist è calcolo e sacrificio, un lavoro che richiede moltissimo tempo e di cui devi essere insoddisfstto letteralmente il secondo dopo averla chiusa.
Non so invece esprimermi sull’algoritmo perché essenzialmente non lo uso. Vado e cerco roba, dei suoi consigli faccio volentieri a meno.
C’è un ampio dibattito in merito a quanto sia poco etico Spotify nella sua politica di retribuzione degli artisti, ma ho questa opinione stronza per cui è uno di quei casi in cui si cerca di scaricare le responsabilità sulle persone comuni. Gli artisti continiano a stare su una piattaforma che gli ruba i soldi, ma io dovrei rinunciare a tutta la musica possibile a 10 euro al mese per dar loro una mano. Probabilmente la sto mettendo giù malissimo, ma la percezione è quella.

QUANTO SCARICO
Zero. Non scarico dischi a pagamento perché al massimo li compro su formato fisico e se non escono su formato fisico la prendo come una volontà del gruppo di rinunciare ai miei soldi. Con accesso al catalogo di Spotify e le tariffe a giga illimitati, non scarico più neanche roba illegale. Sono ancora nel giro di alcune agenzie che mandano la preview dei dischi, ma non dovendo più scriverne non scarico mai quello che propongono. I miei download sono zero.

COSA ASCOLTO (PANDEMIA EDITION)
Essenzialmente la stessa roba, sempre. Non ho mai capito come facciano i veri appassionati ad avere migliaia di dischi in casa. Io ne ho meno di 500 e ne ascolto grossomodo rutinariamente una cinquantina abbondante. Forse negli ultimi anni ho iniziato a sentire molta più roba senza le chitarre, prevalentemente rap, ma credo sia perché di roba con le chitarre ne esce davvero poca e quella che esce non mi piace quasi mai. Poi ogni tanto arrivano cose così tanto fuori tempo massimo che in qualche modo mi entrano sotto pelle nonostante razionalmente sia conscio del loro essere prive di qualsiasi dignità. Predi il disco di MGK per esempio, che è un normalissimo e neanche troppo ispirato disco di pop-punk che vent’anni fa non avrei ascoltato neanche pagato e che invece oggi mi risulta molto più tollerabile di uno qualsiasi degli ultimi N dischi dei New Found Glory. Oppure il nuovo BMTH che in pratica è un disco dei Linkin Park fatto di extasy e quindi mi sembra buono nonostante io i BMTH non li abbia mai tollerati. Son comunque tutti diversivi rispetto ai miei ascolti routinari, che sono davvero sempre quelli.

QUANTO ASCOLTO
Meno di prima. Molto meno. Non dover più andare al lavoro mi ha tolto il principale momento della giornata in cui mi mettevo roba in cuffia. Io sono sempre stato uno consapevole di non ascoltare per forza di cose roba che piace al prossimo e quindi ho sempre ascoltato musica da solo, in cuffia appunto. I momenti per farlo in questo periodo storico sono diventati pochissimi e probabilmente mi manca la voglia di ritagliarmene altri. Ascolto musica la notte, a letto.

COME VALUTO LA MUSICA
Come ho sempre fatto: se mi piace, la ascolto. A volte è perché mi comunica qualcosa, altre semplicemente mi fa stare come voglio stare in quel momento (che non vuol per forza dire bene). È essenziale suoni bene, almeno per me, tutto il resto viene dopo. Certamente ormai da anni ho smesso di ritenere l’oggettività parte della questione e, anzi, ormai guardo con sospetto misto a compassione chi ancora cerca di sostenere che questo disco è meglio di quello o questo artista ha più dignità di quest’altro. Certo, ci sono una montagna di fattori, extramusicali e non, per cui è possibile fare dei distinguo e discutere di “valore reale”, ma alla fine della fiera quello che conta è se un pezzo mi piace o no, tutto il resto viene dopo e lascia onestamente il tempo che trova.

QUANTO SONO AGGIORNATO
Per niente. Fortunatamente il mio intorno digitale è abbastanza sul pezzo e quindi ancora oggi riesco ad assorbire qualcosa e non vivere propriamente in una grotta, ma è davvero qualcosa che avviene mio malgrado.

Bon dai, è stato divertente.
Ora vado a farmi un giro in bici coi bimbi, che da quanto ho capito è una roba fattibile se si rimane nel comune di residenza. Almeno prendiamo un po’ d’aria.

Diario dall’isolamento 2: day 2

Alla fine ha vinto Biden e direi che siamo tutti contenti. Un po’ perche Trump è un essere abietto che deve sparire dal dibattito politico mondiale, ma più che altro perché l’insediamento sarà a Gennaio ed è un bel modo per il 2021 di presentarsi al suo pubblico.


Oggi abbiamo smontato la cameretta dei bambini, che poi era composta da un lettino per neonati, un lettino Ikea di quelli media lunghezza e un armadio tre ante che stava nel bilocale della Polly e che ci eravamo portati dietro temporaneamente ormai quasi sei anni fa. Via anche il tappeto-puzzle con le lettere, quello di gommina che credo sia obbligatorio per chiunque ha dei bambini sotto i 4 anni, tipo il dispositivo anti abbandono per i seggiolini auto. Odiavo quel tappeto e farlo sparire mi ha dato gusto quasi quanto mi è piaciuto liberarmi del seggiolone Chicco. Ci sono cose da cui è difficile distaccarsi perché le associ al ricordo dei tuoi bimbi piccoli e un po’ liberartene è ammettere che quel periodo è passato e non tornerá (NEVER), ma per altre, che magari ti hanno fatto smoccolare quotidianamente per anni e per cui hai contato letteralmente i minuti che ti separavano dal disfartene, caricarle in macchina destinazione discarica ti riempie di quella sensazione che portano con loro le vittorie. Calci al passato che ti trasmettono positività per il futuro. Quindi dai, oggi bene.
Adesso dobbiamo spostare un paio di prese, imbiancare e poi montare la cameretta nuova che arriva il 16 Novembre.
Lavorare per obbiettivi, si dice.
Intanto io, dopo sta giornata massacrante, ho dolori ovunque.

Diario dall’isolamento 2: day 1

E quindi niente, da oggi si riparte con il lockdown fino a data da destinarsi, perchè alle scadenze pronosticate non penso qualcuno creda più.
Questa seconda stagione però ha qualche novità rispetto alla prima, perchè a quanto pare almeno gli asili resteranno aperti e io credo sia una soluzione abbastanza intelligente: se non hai altri contatti con l’esterno, stai esponendo al rischio unicamente persone che, dati alla mano, dovrebbero poterla gestire senza problemi.
Di fatto però è un vantaggio molto relativo visto che dal 7 Settembre ad oggi sono riuscito a mandare simultaneamente a scuola sia Giorgio che Olivia una risicata manciata di giorni. La storia di questo anno scolastico è così avvincente che su twitter la sto raccontando coi meme di Game of Thrones. Da sbellicarsi.
Ad ogni modo almeno per i piccoli dovrebbe essere meno traumatica di Marzo e questo è bene, quindi proviamo a guardare al bicchiere mezzo pieno almeno in questa prima puntata.

Secondo diario giornaliero in partenza quindi e quale potrebbe mai essere l’argomento del primo giorno se non le avvincentissime presidenziali americane?
Commentare i risultati non mi interessa granchè, ci sono opinioni assolutamente più autorevoli della mia grossomodo ovunque, online. 
Una cosa però mi ha appassionato nelle dirette CNN che ho seguito in questi giorni, un fenomeno che coinvolge tantissimi media US in modo trasversale: la condanna alle bugie che Trump sta urlando ovunque nel tentativo di invalidare la sua (probabile?) sconfitta.
La CNN sta ripetendo da giorni in maniera ossessiva che non c’è alcuna ragione per dubitare del corretto svolgimento delle operazioni di voto e parla senza mezzi termini di bugie riferendosi alle parole dette e twittate da Trump. Molti network, tra cui MSNBC, hanno troncato la trasmissione in diretta del discorso di quello che è ancora il Presidente degli Stati Uniti perchè il contenuto era ritenuto non solo falso, ma lesivo nei confronti della democrazia del Paese. Persino Fox News, ancora ampiamente filotrumpiana, sta mostrando segni di non voler passare il limite.
Quale limite?
Semplice, quello dell’amor patrio. C’è proprio un discorso di orgoglio nazionale/ista per cui Trump coi suoi proclami e le sue accuse sta mettendo in discussione la Democrazia Americana, quella che ci hanno insegnato essere la migliore del mondo, quella che si sentono legittimati ad esportare altrove. Non solo, Trump sta minando la sacralità e l’inviolabilità della figura del Presidente degli Stati Uniti e quindi del Mondo Libero. E questo ad un americano non va giù tanto facilmente, democratico o repubblicano che sia. Sarcasmo a parte, la fedeltà alle istituzioni di un popolo che ogni mattina saluta la bandiera e canta l’inno nelle scuole è ben oltre la persona e non mi stupirei per nulla se il Trumpismo, a differenza del Berlusconismo, avesse vita molto breve. Quattro anni sono pochi per spostare il culto dal ruolo all’uomo, ovunque, ma soprattutto negli Stati Uniti. Certo Trump ha costruito un’ampia schiera di fedeli che probabilmente sarebbero disposti a scendere in piazza con le armi per tenerlo alla Casa Bianca. Magari lo faranno anche (incitare alla guerra un popolo armato fino ai denti non è la più grande idea del secolo). Però la mia personalissima ed ignorantissima posizione (supportata da alcuni indizi) è che perfino i repubblicani (intesi come classe dirigente del partito) non vedano l’ora di toglierselo dal cazzo e ripartire.
Vedremo.
E’ comunque di grande aiuto vedere come, nonostante gli stessi media USA stiano impiegando tantissime risorse per non far attecchire il messaggio antidemocratico, falso e violento di Trump, in Italia i nostri sempre bravi giornalisti ci tengano a rilanciare ogni farneticazione dell'(Ex)Presidente con virgolettati privi di commento o rettifiche. Un po’ li capisco: sono abituati a cercare sempre e comunque il taglio controverso, che alimenti polemiche e scandali e che quindi generi click e questo caso, secondo loro, non fa differenza. Eppure questo atteggiamento non ha solo la grave colpa di essere completamente privo di etica professionale e quindi disgustoso agli occhi di chiunque cerchi informazione dagli organi di informazione, ma ha soprattutto la colpa, grave e innegabile, di legittimane dare adito a Salvini di fare sparate cospirazioniste pro Trump venendo tutto sommato percepito come credibile.
Se la stampa italiana avesse passato gli ultimi tre giorni a denunciare e censurare le bugie dell'(Ex)Presidente USA, le dichiarazioni di oggi di Salvini sarebbero state per moltissimi italiani semplicemente irricevibili e per lui stesso per lo meno sconvenienti se non deleterie. 
Invece può permettersi di parlare perchè nessuno si prende la briga di smentirlo, qui.
Altrove la questione è un po’ diversa:

Magari, se anche da noi qualcuno si prendesse la briga di fare il mestiere per cui viene pagato, certi mostri farebbero decisamente più fatica a nascere e, soprattutto, prosperare.

Come va?

Qui ormai non si dorme più.
Un po’ mi sento stronzo perché ultimamente mi pare di fare quello che si piange addosso nonostante sia evidente che i cazzi veri, fortunatamente, al momento stiano altrove. Magari scriverlo mi aiuta a ficcarmelo in testa. Il solito discorso delle prospettive.
Boh.
Che non si chiuda occhio resta un fatto.
Un mix di ansia, paura, stress e stanchezza mentale, credo.
Ho di fatto perso la percezione del tempo, mi ritrovo ogni due per tre a dover far mente locale per collocare temporalmente questo o quell’avvenimento e spessissimo sbaglio. Il 2019 é simultaneamente ieri e l’anno in cui sono avvenute cose lontanissime, cose che comunemente definiamo come “successe una vita fa”. Che poi, fondamentalmente, è vero.
Imbruttirsi, un giorno alla volta. Lentamente ed inesorabilmente. Il peso del tempo che scorre con la sensazione (manco troppo sbagliata) di non poterlo sfruttare è insopportabile. Non per tutti magari, ma qui si fa una fatica fottuta.
È vero, non siamo manco in lockdown. Ancora. Però la bolla che ci separa da ‘sto merda di virus continua a stringersi e mostrare qualche crepa. Poi magari tiene eh. Speriamo. Magari andrà davvero tutto bene.
Se vivi costantemente impegnato a non pensare a tutti i possibili scenari orribili che la tua testa lista alla voce: “domani”, una situazione in cui l’incertezza del futuro è il principale argomento di qualsiasi discussione non è propriamente la tua cosa.
Mangio un sacco, a volte anche se non ho fame. Al mattino non mi peso più da un po’, perché riesco simultaneamente a dire: “Vaffanculo, cazzo mi frega? Al massimo mi metto a dieta POI. Ora non è aria.”, ma poi non ho neanche i coglioni di affrontare le conseguenze di ‘sta presa di posizione. Non mi peso e il problema non esiste.
Ho il drammatico bisogno di avere almeno un problema a cui posso scegliere di non pensare.
Più probabilmente avrei bisogno di cacciare la testa in un cuscino, piangere, bestemmiare e sfogarmi almeno un po’. Far uscire cose.
Invece mi sforzo tantissimo di provare ad essere quello che ha tutto sotto controllo, quello che se si spacca una tubatura mentre il figlio è in isolamento cautelare e quindi non si può chiamare un idraulico, la prende a ridere.
Ma cosa ridi cosa, cretino?
E infatti eccomi qui a lagnarmi nel mio posticino segreto, che è sí accessibile letteralmente al mondo intero, ma è invisibile alle tre/quattro persone che davvero mi interessa proteggere dalle mie debolezze. Quindi ‘sticazzi.
Questi. Grandissimi. Cazzi.
Son le due di notte. In cuffia ho la solita roba tristona che mi sparo quando parto per ‘sti post deliranti.
Adesso spengo tutto, la abbraccio e provo a dormire.
Ci sto credendo. Vedo la meta.
Era davvero questione di allentare le valvole e svuotare il serbatoio, forse.
Domani si riparte con il lavoro, l’asilo che non c’è e i meme di Game of Thrones.
Intanto però, quello che dal 2005 é un blog che non legge nessuno, incidentalemte, é anche il salvagente che mi tiene a galla quando serve davvero.