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Musica

Ops… I’ve Spento, again.

L’altro giorno Marco Vez ha mandato una newsletter in cui metteva in fila i pezzi di Dude Ranch.
Non era manco una classifica inaccettabile in toto, ma ho comunque sentito il dovere di fare il matto e mandargli quella giusta.
I know, I’m pathetic.

Grazie mille a Spento per l’ospitalità e la condiscendenza. Iscrivetevi alla newsletter, che quando ci scrivono loro é un piacere da leggere.

Dude Ranch ma è il controranking di Manq by Marco Vezzaro

La musica unisce. Le classifiche no.

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I dischi del 2025

Siccome ‘sta cosa ha funzionato nel 2024, l’ho rifatta nel 2025. In pratica da Gennaio ho raccolto in una bozza wordpress le mie impressioni sui dischi usciti che mi è andato di ascoltare, senza velleità di completismo o pose da musicofilo. Per tenere un po’ il conto, diciamo. Sono 46 dischi, neanche pochissimi.

  • Gue (Tropico del Capricorno): a me Gue non ha mai fatto impazzire, trovo i dischi piuttosto noiosi musicalmente e direi che non sono un tipo che può apprezzarlo per i testi. Questo nuovo però funziona meglio del solito e almeno per due terzi mi ha divertito.
  • Explosions in the Sky (American Primeval OST): ero molto curioso di sentire come avrebbero gestito una OST gli Explosions in the sky, ma devo dire che ne è uscito un disco anonimo come pochi. Giusto per dargli una valutazione propria mi sono guardato anche la serie e con somma sorpresa quello che mi era sembrato l’unico momento buono del disco sostiene alla grande i momenti migliori dello show, quindi forse hanno avuto ragione loro.
  • Jake La Furia (FAME): a me Gue Jake non ha mai fatto impazzire, trovo i dischi piuttosto noiosi musicalmente e direi che non sono un tipo che può apprezzarlo per i testi.
  • L.S. Dunes (Violet): Non ho una bella opinione dei supergruppi, nella mia esperienza hanno tutti prodotto roba che di super ha ben poco. Questo disco non fa eccezione, anche se Paper Tigers è una delle reinterpretazioni di Where’s my mind? meno irritanti cui siamo stati sottoposti negli anni in area emocore.
  • Discomostro (Oh no!): nel 2018 ho sentito i Discomostro e pensato: “Oh, ecco qualcuno che sa fare bene oggi quello che si faceva bene vent’anni fa!”, ma poi ho scoperto che i regaz erano tutti persone che suonavano anche vent’anni fa e mi è un po’ scesa la poesia. Li riprendo in mano adesso per questo nuovo disco e la sensazione è sempre che facciano gran bene quella cosa lí, che poi è punk-hc in italiano, con l’aggiunta del fatto che ‘sto giro alcuni testi mi hanno fatto malissimo.
  • Love Is Noise (To live in a different way): in Friends c’è un episodio in cui Rachel fa la zuppa inglese, ma nel ricettario le pagine sono incollate a quelle dello spezzatino coi piselli, lei non se ne rende conto e alla fine esce un piatto completamente sbagliato fatto di tanti ingredienti che non ha il minimo senso mettere insieme. Poi arriva Joey e se lo mangia. Ecco, io dopo un bel po’ di ascolti non ho ancora capito se sono come Joey.
  • 1,000 UK Artists (Is This What We Want?): ho probabilmente un problema perché mi sono sentito davvero tutto questo disco. Magari non rappresenta il miglior modo di mettere sul radar delle persone il problema del diritto d’autore vs. IA, ma è un problema che infastidisce anche me e trovo comunque l’idea più centrata di tirare un minestrone contro la teca della Gioconda.
  • Silverstein (Antibloom): non avrei voluto manco metterlo in lista, sapevo sarebbe stato terribile ancora prima di sentirlo e sarebbe stato meglio abbandonarsi ai pregiudizi e lasciar perdere. Fa cagare.
  • Coheed & Cambria (The Father of Make Believe): ci sono robe talmente assurde da darci l’illusione di essere geniali. Una di queste è stata scrivere pezzi emo come fossero prog (o viceversa) e i Co&Ca ai tempi riuscirono a vendermela per due dischi pieni, prima che rinsavissi. Per quanto oggi non ci siano possibilità che la loro roba mi possa prendere, questo disco manca anche della cafonaggine necessaria a farmi quantomeno incazzare.
  • Gazebo Penguins (Temporale): alla fine mi sa che io ho un problema coi loro dischi dispari. Questo, per dire, non mi è piaciuto. Nonostante le trombe, che sono sempre una buona idea nell’emo.
  • Underøath (The Place After This One): torno a sentire un disco loro dopo veramente tanto tempo e devo ammettere di non averli trovati bene. Piuttosto che questa roba metto su gli Electric Callboy, che almeno sono onesti.
  • Deafheaven (Lonely People With Power): non credo sia necessariamente un brutto disco, ma io alla terza traccia ne avevo decisamente pieni i coglioni. Mi era piaciuta la svolta shoegaze del disco prima, qui si torna su quella specie di black metal da fuorisalone che è in assoluto meglio del black metal duro e puro, ma che personalmente digerisco a piccolissime dosi. Ci sono un po’ meno blast beat del cazzo, volendo trovarci del buono, ma 12 tracce sono un’infinità e per arrivare in fondo mi sono dovuto fare una certa violenza.
  • I cani (Post Mortem): avevo già abbastanza motivi per detestare il prossimo senza che mi ricordaste che vi piacciono I Cani.
  • Morningviews (Anedonia): se c’è una scena alternative in Italia che sta gran bene, ad occhio, è quella dello screamo e questo disco ne è un fulgido esempio. Solo cuori per l’amico Rob che ci urla dentro.
  • Neffa (Canerandagio – Parte 1): mi sono addormentato alla traccia 3 e non è che quelle che ho sentito mi abbiano proprio messo nel mood di riprovarci. Poi quel “Parte 1” suona un po’ come una minaccia.
  • Propagandhi (At peace): una volta ho visto un tipo che per fare una cacio e pepe si metteva col termometro a fare la fonduta di pecorino. Sicuramente buonissima eh, ma perde completamente il senso di quel che è una cacio e pepe. Ecco, secondo me l’unica caratteristica inderogabile del punk-hc deve essere l’immediatezza e questo è un disco punk-hc come lo suonerebbe la PFM. La fatica ad arrivare in fondo, signora mia.
  • Salmo (RANCH): forse per tanti Salmo ha fatto IL disco, l’opera di riferimento, e magari il problema sono io che dentro questa confezione mega scintillante e ricolma di idee matte e geniali, non sono riuscito a trovarci un cazzo.
  • Histrionic (Architect’s Leap): Make Out Of Tune Emo Great Again. Si ringrazia il Farabegoli per la segnalazione. Bombetta.
  • Mclusky (the world is still here and so are we): “Son tornati i Mclusky!!!” poi senti il disco e capisci perchè non ti eri interessato poi molto al fatto che potessero essere andati via.
  • Arm’s lenght (There’s a Whole World Out There): quello prima l’avevano presentato con un singolo gigantesco, quindi poi il disco era risultato un po’ spompo. ‘Sto giro hanno fatto l’opposto, sono usciti con delle tracce norm-emo fiacchette così poi senti il disco e SBAM! Il banjo.
  • Alien Boy (You Wanna Fade?): nella mia bolla sono un po’ tutti impazziti per questo disco e posso serenamente capirne le ragioni. Io penso sarebbe potuto essere un grandissimo EP di cinque pezzi, invece è un interminabile disco di undici canzoni reali e almeno trenta percepite. Sicuramente il problema sono io. Dovessi dare un riferimento, direi Weezer.
  • Charmer (Downpour): dischi come questo non sono mai piaciuti a troppe persone. Quando hanno iniziato ad uscire se li cagavano in pochi, quando é arrivata la fase dell’hype non erano già più dischi come questo. Forse non mi cambierà la vita, ma che ancora qualcuno abbia voglia di suonare così per me è una bella cosa (e cmq anche per quest’anno la quota cover Brand New l’abbiamo portata a casa).
  • Turnstile (NEVER ENOUGH): il disco precedente aveva diviso. Successo mega trasversale, ma nel giro del punk-hc già in tanti avevano storto il naso. A me era piaciucchiato. Il problema che avevo io coi Turnstile è il loro puntare ad essere la versione Netflix di una band HC mediocre (diciamo i Cancer Bats), più che la musica che fanno. Dico “avevo” perchè invece questo nuovo lavoro fa cagarissimo anche musicalmente, come tra l’altro implica il CAPSLOCK nel titolo.
  • Coez (1998): dice che per scrivere il disco si è ispirato ai Fontaines D.C., ma fortunatamente non è vero. Estate 1998 è un pezzo degli 883, per dire. Per il resto è Coez che torna a fare il Coez pre-COVID e sarà che non lo ascoltavo da quasi dieci anni, ma per me è un dischetto estivo che posso tranquillamente mettermi in cuffia facendo qualsiasi cosa non preveda ascoltare musica come attività principale.
  • Landmvrks (The Darkest Place I’ve Ever Been): questi li ho visti suonare allo Slamdunk senza avere idea di chi fossero e live sono stati clamorosi. Devastanti. Su disco però mi sa che non è più roba per me, se mai lo è davvero stata. Non so se i dischi vecchi siano meglio, ma ho idea che non lo scoprirò mai.
  • Fabri Fibra (Mentre Los Angeles Brucia): a me pare che faccia sempre lo stesso disco e non è un disco che mi piace.
  • Durry (This Movie Sucks): per qualche ragione ignota ero uscito abbastanza di testa per il disco prima di ‘sti qui. L’ho risentito dopo questo e sono ancora convinto avessero azzeccato la ricetta. Questo nuovo prova a rifare la stessa cosa e a tratti annoia perché ci riesce, a tratti indispone perché sbaglia proprio mira. Nel finale recupera qualcosina, ma in generale mi sa che sono sceso una fermata troppo tardi da un treno su cui viaggiavo da solo.
  • Hotline TNT (Raspberry Moon): rispetto ad anni fa, internet non è più un posto in cui mi sia facile incuriosirmi verso nuova musica suggerita da persone degne di fiducia. L’eccezione a questa triste regola, nel 2025, sono questi Hotline TNT (thx to: Vez). Parliamo di un bel disco per chi pensa che i Death Cab for Cutie non ne facciano a sufficienza, oppure per chi sostiene che qui, una volta, fosse tutto 2004. Non necessariamente io, quindi, però è un bel disco.
  • DJ Shocca (60 hz II): sarà che il rap non è prettamente la mia cosa o forse è che ho i gusti di uno che va per i 50, ma ‘sto disco mi pare giochi completamente un altro sport rispetto alla concorrenza. Gran bello.
  • Moving Mountains (Pruning of the Lower Limbs): ascoltando questo disco la sensazione principale è l’incredulità estrema rispetto all’aver potuto campare dieci anni senza nuova musica dei Moving Mountains. In qualità di uno dei pochissimi ad aver apprezzato il loro S/T quando uscì, mentre scrivo credo questo gli sia addirittura superiore. Per me disco fondamentale in questo 2025.
  • VV/AA (Paranoia e Potere Revisited): dovrei smetterla coi tribute album, davvero.
  • Pennwood Rd. (I Won’t a Friend): che bello l’emo. EP meraviglioso, ci sono uscito di testa. Per dare un riferimento: è uscito solo in cassetta e l’ho comprata.
  • Have Mercy (the lonelinets place i’ve ever been): io non lo so come fare a non incazzarmi con dischi del genere. Non è per nulla brutto, ma è un disco dei Jimmy Eat World che non fa niente per sembrare qualsiasi altra cosa. Quando sento sta roba non so mai se siano le prime avvisaglie della musica AI o se sono io che sono troppo vecchio per cascare nel tranello dei cloni wannabe. Credo più la seconda.
  • Hot Mulligan (The Sound a Body Makes When It’s Still): il nuovo disco degli Hot Mulligan è esattamente come ci si aspetta che sia un nuovo disco degli Hot Mulligan. A me piacciono, ma non al punto di aver bisogno di nuove variazioni sul tema ogni due anni. Probabilmente questo è meglio di quello prima, ma sono entrambi largamente peggio di “you’ll be fine”, che resta sempre il disco che metto su quando voglio sentire gli Hot Mulligan. I regaz quest’anno hanno anche inciso un pezzo per un wrestler che non è nel disco, ma che è più interessante di metà di quello che ci è finito dentro.
  • Deftones (private music): a me i Deftones non piacciono, ma questo disco me lo sono comprato. Il candidato tragga le proprie conclusioni.
  • Fine Before You Came (C’è ancora amore): miglior disco dei FBYC dai tempi di SFORTUNA: change my mind.
  • Biffy Clyro (Futique): secondo me si riduce tutto a quanto tempo é passato da quando si sono ascoltati con una certa frequenza i Biffy Clyro:
    – Più di 5 anni: è un disco godibile. Un filo meno moscio degli immediati predecessori e con qualche idea in più.
    – Meno di 5 anni: non scalzerá quello che state già ascoltando.
  • Motion City Soundtrack (The Same Old Wasted Wonderful World): questi sono un gruppo che ai tempi ho provato in più riprese ad approcciare, senza mai trovarci nulla. Questo disco arriva dopo dieci anni di silenzio, ma per me non fa molta differenza. La cosa se vogliamo strana è che mi è piaciuto. Non sarà il disco della mia vita, ok, ma è uno di quei dischi che se li metti in macchina ti fanno sentire come se stessi vivendo dentro a una di quelle serie americane che la gente si vergogna di ammettere di guardare.
  • Thrice (Horizons/West): dopo diversi anni, un disco dei Thrice che mi sono abbastanza goduto. Non aggiunge nè toglie niente alla storia del gruppo, ma centra qualche pezzo e lascia la sensazione abbiano ritrovato un po’ di cazzimma.
  • Elephant Brain (Almeno per ora): continuo a sentirli paragonare ai FASK, ma se anche fosse (e non lo è), per me non c’è un disco dei FASK a livello dei loro. Questo é più un disco tipo L’Esercizio delle Distanze dei Minnie’s e per il sottoscritto è un complimento gigante. Forse sto giro ho sofferto un filino i testi, ma è che son vecchio.
  • Aurevoir Sòfia (SCUOLA SOFIA): magari sbaglio, ma se i Turnstile stessero facendo davvero quello per cui li stiamo incensando, questi riempirebbero i palazzetti. #Einvece. Stando sul disco: quello prima è meglio, ma gli si vuole comunque bene.
  • All-American Rejects (Get this): è una vita che non avevo notizie degli AAR, i pochi pezzi loro che avevo sentito dal 2008 non mi erano piaciuti e fino a quest’anno non avevo idea fossero ancora una band. Poi in estate si sono messi a fare gli house party e mi sono tornati in simpatia, oltre che in testa. Questo EP fa grossomodo la stessa cosa, aiuta a rimetterli sul radar e a ritrovare la voglia di sentirsi i dischi vecchi.
  • Militarie Gun (God Save The Gun): il mio social amico Andrea Orio dice “disco dell’anno!” quindi l’ho ascoltato. Not my cup of tea, ma proprio nel senso che io mi interrogo spesso su come possa esistere gente a cui piace il tè.
  • Scary Monsters (The March of Hope): cazzeggiavo su FB e trovo ‘sto post di uno degli Explosions in the Sky che nel 2000 aveva una band con altri due amici e stavano per fare un disco, ma poi non lo avevano finito e invece ora si sono ritrovati e lo hanno chiuso quindi ascoltatelo se vi va. Ho ascoltato. Ha mille problemi, tra suoni, mix e voce, ma sai che non è male per niente?
  • Stay the Course (Red Flag): suonare un genere più che finito senza annoiare o addirittura indisporre chi ne ha sentito tanto è quasi impossibile, ma un modo c’è e questi Stay the Course l’hanno trovato. Invece di usare un’idea e costruirci attorno un pezzo, ne hanno usate dieci. Il risultato è che tengono alta l’attenzione. Facciamo un po’ di name dropping per darci il tono competente? Ok. Frullate insieme i primi Crime in Stereo, l’esordio dei Pentimento e spruzzateli di qualche breakdown facilone alla ADTR. Ne sapete meno di prima? Esatto.
  • Anxious (Bambi): questo l’ho recuperato dopo averlo visto in tante classifiche di fine anno. Volevo capire. Non ho capito.

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Texas is the reason (sometimes)

Un paio di settimane fa i Brand New hanno annunciato alcuni show nel profondo sud degli Stati Uniti.
Come nulla fosse, come non ci fossero persone che, da quasi dieci anni, vivono corrose dalla faida tra la speranza autolesionista di poterli rivedere su un palco prima o poi e la disillusione autoconservativa del metterci una pietra sopra. The Devil and God Are Raging Inside Me, letteralmente. Facendo parte di questo gruppo di persone e conoscendone altre messe grossomodo come me, l’argomento è stato ampiamente dibattuto e ha portato anche a riesumare robe scritte troppo tempo fa. Non lo so se sia normale, sulla via per i cinquant’anni, sentire così tanto una questione così oggettivamente irrilevante, ma non farei a cambio con chi se la vive diversamente.
Ieri c’è stata la prima di queste date e un tizio ha messo su youtube il video dell’attacco del concerto. I Brand New sono tornati a suonare live dopo otto anni, praticamente senza dire un cazzo a nessuno, e hanno attaccato il set con la più grande canzone mai scritta. Mentre guardavo il video, sentivo crescere la pelle d’oca sulle braccia e sulla schiena e lottavo contro il bisogno di iniziare a cantare in ufficio, ho pensato che, fossi stato lì, sarei probabilmente crepato a “Hello”.


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Sanremo 2025

Ed eccoci qui, cari amici telespettatori, al consueto appuntamento con il listone dei pezzi di Sanremo, ascoltati una volta e valutati in presa diretta dal sottoscritto.
Quest’anno si esce un giorno prima perchè mi pare di capire abbiano già suonato tutti nella serata di apertura e quindi i servizi di streaming dovrebbero già avere disponibile la maxi playlist con tutti i TRENTATRE (vi odio) pezzi in gara. Che diventano 34 se consideriamo pure Emis Killa, autoeliminatosi per questioni che riescono ad interessarmi meno della sua musica.
Le “regole” sono sempre quelle: ascolto il pezzo nella sua versione radio edit, quindi senza considerare la performance artistica sul palco dell’Ariston, e scrivo come mi sembra in presa diretta, con il consueto occhio di riguardo per La Canzone di Sanremo™ (da qui CdS™). La CdS™ è un archetipo che non ha senso di esistere mai, ma che nel contesto del Festival trova la sua collocazione naturale. Potrei provare a spiegarvi in cosa consiste, ma sarebbe più noioso delle canzoni stesse e quindi mi limito a puntare il dito quando la riconosco in scaletta.
Trentaquattro canzoni, io non so perchè mi sottopongo a questa mattanza ogni anno.
Partiamo dai.

Giorgia – LA CURA PER ME
Si parte fortissimo, subito CdS™ e subito titolo in CAPSLOCK perchè, come al mare quando l’acqua è fredda, tuffarsi e provare tutto il dolore insieme è il modo migliore per togliersi il pensiero. Ai 2 minuti entra una drum machine che fa riderissimo. E’ un pezzo che tra una settimana non si ascoltano più manco i parenti stretti di Giorgia e infatti mi dicono che è nella top 5 provvisoria.

Elodie – Dimenticarsi alle 7
La Beyoncé di Quartaccio tenta per l’ennesima volta di mascherare da hit una CdS™ che senza tutte la sovrastrutture portate dai cento autori e produttori coinvolti nel progetto sarebbe un pezzo brutto di Michele Zarrillo. Non credo ci sia riuscita.

Olly – Balorda nostalgia
Anche quest’anno purtroppo Olly non è quello degli Shandon. Terza CdS™  su tre pezzi, vuoi vedere che quella del 2025 è davvero un’edizione reazionaria?

Rose Villain – fuorilegge
Tutto minuscolo, che ribelle. Non ci credo, anche lei con la CdS™. Ma che cazzo succede? Ah, però è nella versione twenties, quella che nel ritornello butta dentro una roba a caso tipo APNEA o TUTA GOLD, che però in confronto sono capisaldi della musica Italiana.

Achille Lauro – Incoscienti Giovani
Sto volando, cinque CdS™ su cinque pezzi manco con Pippo Baudo. Questa super tradizionale però e, ti dirò, MEGLIO. Se devi fare la porcata a sto punto falla tutta, dritta, senza compromessi. Un pezzo di Venditti e VAFFANCULO A TUTTI. Il sax???? Santoddio Achille ha fatto all-in.

Francesca Michielin – Fango in Paradiso
Non so più cosa scrivere. Un’altra CdS™, anche questa ultraclassica e ultratradizionale. La Franci per me gioca un altro sport rispetto alle pari ruolo, ma era ampiamente lecito aspettarsi qualcosa di meglio dai. La chiusa del pezzo però funziona.

Fedez – BATTITO
Lo possiamo detestare eh, ma a conti fatti è il primo fin qui a portare qualcosa di diverso dalla massa. Qualcosa di brutto, ok, ma non è che potessimo aspettarci Imagine.

Tony Effe – DAMME ‘NA MANO
Ma vaffanculo. Questo si presenta biascicando su un jingle da pubblicità del Pampero e ne esce un pezzo più interessante di quasi tutti i precedenti.

Gaia – CHIAMO IO CHIAMI TU
Doveva succedere, doveva arrivare un pezzo orrendo che mi portasse, per un secondo, a rimpiangere le CdS™. Chiamo io chiami tu ma chi ti si incula.

Irama – Lentamente
Me lo merito, è colpa mia. Ho vacillato un secondo per colpa di Gaia e adesso mi becco una CdS™ nei denti. Per il resto continuo a pensare che Irama ambisca ad essere il Massimo Ranieri di una generazione che non ha mai manifestato l’esigenza di avere il proprio Massimo Ranieri. Però forse, forse, tra i pezzi che ho sentito in vita mia di Irama questo è il migliore.

Clara – FEBBRE
“Io nemmeno mi piaccio”. Ma vai a cagare.

Bresh – la tana del granchio
Se c’è una sottocategoria particolarmente odiosa delle CdS™ è quella con le pose da CANTAUTORATO. Cioè questo ambisce ad essere Ultimo, l’iperuranio della sfiga.

Brunori Sas – L’albero delle noci
ChatGPT scrivimi un pezzo di De Gregori.

Shablo – La Mia Parola (feat. Guè, Joshua & Tormento)
2025 l’anno in cui mi tocca apprezzare Gué. Per me grande sì, schiena drittissima e testa alta.

Joan Thiele – Eco
Non ho la minima idea di chi sia, quindi la cerco su Google. Niente, non è roba che mi piace e suona ultra già sentita, ma non è qualcosa che mi faccia particolarmente incazzare.

Rkomi – il ritmo delle cose
Lo sforzo maggiore che posso fare è non scrivere un insulto invertendo le sillabe, non chiedetemi altro.

Coma_Cose – CUORICINI
Io ho un rapporto altalenante coi Coma_Cose perchè alcune cose loro mi sono piaciute, ma non potrò mai perdonargli “Se la piogga fosse transitiva, io ti temporalo”. Questa CUORICINI (in capslock ad uso irritarmi) è un omaggio ai Ricchi e Poveri e, voglio dire, chi sono io per non apprezzare un omaggio ai Ricchi e Poveri?

Lucio Corsi – Volevo essere un duro
Ma sì dai, premio Tananai 2025.

The Kolors – TU CON CHI FAI L’AMORE
Io lo capisco che con Italodisco avete pescato il jolly della vita, ma non è che adesso dovete diventare una tassa da pagare ogni anno. E poi, ve lo ripeto, il cowbell per entrare nel ritornello era la chiave, sostituirlo con altri suoni NON PAGA.

Noemi – Se t’innamori muori
Ritorniamo in pista dai, una CdS™ Noemiana interscambiabile con le altre portate a Sanremo negli anni precedenti e che, se Dio vuole, nessuno si ricorda.

Francesco Gabbani – Viva la vita
Tu quoque Gabbani? Ma che è sta lagna ciellina da Pinguini Tattici Nucleari?

Rocco Hunt – MILLE VOLTE ANCORA
Tolto Speranza non credo di aver mai apprezzato un pezzo in napoletano nella mia vita. Rocco Hunt non ha invertito questo trend.

Simone Cristicchi – Quando sarai piccola
Eh va beh, allora strappami il cuore e buttalo nell’umido già che ci sei. Che botta questa CdS™.

Sarah Toscano – Amarcord
Ho questa teoria. Trattandosi di uno spettacolo televisivo che finisce alle 2 di notte e visto soprattutto da anziani, ogni tot devono infilare un pezzo che svegli i vecchi sul divano. Sperando nessuno infarti per lo spavento.

Willie Peyote – Grazie ma no grazie
Questo immagino faccia il suo, dignitosamente. Io non lo seguo e non sono arrivato in fondo al pezzo con la voglia di cambiare idea.

Serena Brancale – ANEMA E CORE
Pareva strano che Angelina Mango non avesse creato anche lei i suoi mostri. E infatti.

Modà – Non ti dimentico
Se fino a qui non fosse ancora chiaro cosa sia la CdS™, è esattamente questa cosa qui. In tutta la sua disgrazia.

Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore
Un po’ troppo controllato e trattenuto per il suo ruolo di baluardo dello screamo Sanremese.

Marcella Bella – Pelle diamante
In effetti ancora la quota “Anziani con la cassa dritta” non l’avevamo coperta. Da un lato ho sempre la sensazione di assistere ad una circonvenzione di incapace, dall’altra fa sicuramente bene Marcella Bella a sbattersene di diventare un meme e godersi una vampata di pseudo rilevanza mediatica.

SETTEMBRE – VERTEBRE
Ho già 30 canzoni sul groppone, troppe per capire chi sia sto tizio che ha sentito la necessità di mettere un +1 alla lista delle CdS™ superflue.

Vale LP e Lil Jolie – Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore
Sta diventando un calvario arrivare alla fine della lista.

Alex Wyse – Rockstar
“AHHHH CHE MALE FAAAAAAA” Non lo dire a me che devo sentirmi il tuo pezzo, zio.

Maria Tomba – Goodbye (voglio good vibes)
E alla fine, anche quest’anno, abbiamo toccato il fondo.

Prima di chiudere però tocca dare spazio anche alla bonus track, di cui mi ero annotato il commento dieci giorni fa, all’uscita:

Emis Killa – Demoni
Questa la sto sentendo all’uscita, diversi giorni prima dell’uscita degli altri pezzi, quindi non saprei metterla in relazione al resto. E niente, EK aveva deciso di andare a Sanremo con un pezzo di Lazza. Non essendoci andato, non sapremo mai come verrebbe recepita la musica di Lazza portata da uno che non è il genio musicista generazionale che mi dite essere Lazza.


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I dischi dell’anno

Da Gennaio ho raccolto in una bozza wordpress le mie impressioni sui dischi usciti nel 2024 che mi è andato di ascoltare. Non c’era nessuna velleità di stare sul pezzo, non mi sono sforzato di sentire più musica mirando ad un qual si voglia completismo, l’ho fatto perchè di solito arrivati al momento di classificare i miei dischi dell’anno faccio sempre una fatica boia a trovarne almeno cinque da citare. Ho sempre imputato la cosa al non aver ascoltato abbastanza roba, quindi quest’anno ho pensato di contarla e segnarmi tutto.

  • Irma (Del nostro scontento): un disco HC che suona come dovrebbe suonare un disco HC secondo me è già una grande notizia, nel 2024.
  • Club Dogo (S/T): questo disco è Messi che a 40 anni si mette a fare una decina di palleggi di fila col sinistro per il lancio di un nuovo brand di, boh, biscotti e la stampa che, vedendolo, urla: “MINCHIA MESSI E’ ANCORA IL NUMERO UNO, PALLONE D’ORO SUBITO. GOAT!”.
  • Casey (How to disappear): è un bel disco di emo post-rock che si piazza un po’ a cavallo tra i Gates e i Mae (soprattutto per la voce). Ha il problema di farsi dimenticare immediatamente dopo l’ascolto, ma mentre è in cuffia per me godibilissimo.
  • Alkaline trio (Blood, hair, and eyeballs): di loro si dice che non sbaglino mai un disco e credo che sia molto vero se a dirlo è qualcuno che ha ancora voglia di un nuovo disco degli Alkaline Trio. Io posso dire che il disco scorso lo avevo comprato, per poi non sentirlo praticamente mai dal mese successivo all’uscita, mentre questo mi sa che neanche lo compro.
  • Dargen D’Amico (Ciao America): credo che io e Dargen si abbia smesso di essere amici, purtroppo. ‘Sto disco al netto di qualche tentativo divertente di buttarla in caciara è piuttosto palloso, oltre che brutto.
  • J Mascis (What do we do now): boh, non so come facciate.
  • Be safe (Unwell): una bella prova di emo duro e puro, suonato e registrato come si deve e con una voce abbastanza peculiare per il genere. Tutto giusto, tutto bello, ma non mi ha messo particolare voglia di riascoltarlo.
  • TIGER! SHIT! TIGER! TIGER! (Bloom): non riesco a trovare un razionale al fatto che mi sia piaciuto questo disco.
  • Cabrera (Restare intatti): una valanga di cuori, disco clamoroso. Bentornati, raga.
  • Darkest Hour (Perpetual terminal): li avevo persi per strada, li ritrovo esattamente dove stavano quando li ho mollati. Non mi è tornata voglia di loro, ecco.
  • that’s what she said (slowly, but surely): lo strumentale su questo genere mi risulta sempre abbastanza indigesto, ma è un bell’EP.
  • LA SAD (ODIO LA SAD): è ovvio per me sia musicalmente oltre l’orrendo, ma mi sono convinto che la opener sia una sorta di Occhi Puntati 2024 e secondo me non è male qualcuno dia a questa generazione i suoi Punkreas. Se avessero portato questa a Sanremo probabilmente avrei ancora il dubbio possano non essere solo dei poser della minchia.
  • Frail body (Artificial Bouquet): me lo ha consigliato Disappunto in uno dei suoi Q&A su Instagram alla richiesta: “dammi un disco 2024 bello per i miei gusti”. Evidentemente vengo percepito come amante del Coachellacore (termine che spero di aver inventato) o forse mi stava solo trollando, ma non è neanche tremendo come disco.
  • Whores (War.): la noia vera.
  • Nofx (Half album): l’ho sentito sulla base del fatto che a Maggio faranno il loro ultimo live prima di sciogliersi definitivamente, altrimenti avrei saltato. Devo dire che chiarisce abbastanza bene perchè sciogliersi sia una buona idea.
  • Riviera (Sempre): se tutti i dischi italiani di un certo genere escono con questi suoni qui e l’unico a lamentarsene sono io è evidente che il problema sta nella mia testa. E va bene. Purtroppo i pezzi non sono abbastanza buoni da farmici soprassedere.
  • Articolo 31 (PROTOMARANZA): non è solo brutto, è proprio irricevibile. L’esempio più cristallino del famoso meme. Ad una certa c’è un pezzo di discorso di Elly Schlein ad aprire una traccia e credo davvero sia il punto più basso mai toccato dalla sinistra del nostro Paese.
  • Finley (POGO MIXTAPE VOL.1): a me i Finley sono sempre stati sinceramente simpatici, ma un conto è scimmiottare i Blink a 18 anni, un altro è provare a risalire sul carro a 35 facendosi tirare la corsa da gente tipo Naska (brrr…) che di anni ne ha la metà. Poi va beh, sono 14 pezzi con 14 riff rubati paro paro altrove, ma è davvero la cosa meno problematica dell’operazione.
  • The Used (MEDZ): mi piace pensare questo disco mi avrebbe fatto cagare anche nel 2005, ma la realtà è che probabilmente nel 2005 ho ascoltato e comprato dischi anche più brutti di questo qui. Che, ribadisco, fa cagare.
  • Shellac (To All Trains): gli Shellac non sono mai stati la mia cosa e continuano a non esserlo, ma questo è il loro disco che mi è piaciuto di più. Forse l’ultima cosa incredibile di Steve Albini è stata tirarmi dentro la sua musica, perché si può tranquillamente non capire un cazzo come me, ma ascoltando queste dieci tracce poco dopo la sua morte è impossibile uscirne indifferenti.
  • Eminem (The death of Slim Shady): non sono mai stato sul treno di Eminem, ma da profanissimo mi sembra abbia fatto il disco che i Dogo non sono riusciti a fare.
  • Charli xcx (brat): nella mia bolla questo è uno dei dischi imperdibili per il 2024 e quindi eccoci qui. Non posso dire sia brutto, ma neanche mi sento di ringraziare chi me lo ha messo davanti. Onestamente a me questo tentativo di rendere arty ed elegante la cassa dritta fa un po’ l’effetto pizza gourmet. Ecco, una pizza gourmet gusto Ke$ha.
  • Fontaines D.C. (Romance): non me li ero mai cagati fino al disco prima di questo, che mi era piaciuto al punto da considerare per un paio di giorni di andare a vederli suonare. Questo qui mi sembra più noioso, ma posso dire che 1) nel contesto in cui Tony Effe esiste e fa musica non me la sento di avere un problema coi Fontaines D.C. e 2) me lo sono messo in cuffia in una notte di insonnia e sono crollato come un bambino dopo 3 tracce, quindi è cmq un disco a cui si può trovare uni scopo.
  • blink-182 (ONE MORE TIME… PART-2): sono abbastanza sconvolto dal fatto che su Spotify il nome della band sia scritto blink-182. Credo di non averlo mai scritto così in, boh, 28 anni. Andando al sodo: una manciata di pezzi addizionali ad un disco che ne aveva già fin troppi in partenza. Tutto ovviamente trascurabilissimo, ma “If you never left” poteva stare tranquillamente nella prima parte, al posto di tanta altra roba e forse ne sarebbe uscito qualcosa di meglio. Pure “No fun” è carina, ma l’intro plagiatissimo agli All-American Rejects è oggettivamente troppo, persino per questo contesto.
  • Foxing (s/t): anche in questo caso, tante persone che ne capiscono certamente più di me ne hanno detto benissimo. A me un disco così fa solo ricordare quanto mi manchino i Brand New.
  • My Own Private Alaska (All The Lights On): nel lontano 2009 mi ero preso una bella sbandata per questo progetto pianoforte/batteria/urla, ma ovviamente si è rivelato essere una passione solo mia. Dopo quindici anni i MOPA sono tornati alla carica con un nuovo lavoro, più corto e accessibile e per me persino più bello di quello precedente. Continueranno a piacere solo a me, ma che ci posso fare?
  • Touché Amoré (Spiral In A Straight Line): da una quindicina d’anni mi mandano certi dischi in pre-release, premio per quella manciata di recensioni scritte a beneficio di nessuno. Ne avrò sentiti forse tre, in tutto. Uno è questo, ma solo perché son finito a parlarne con amici e volevo flexare il privilegio. Che dire. Loro sono forse la roba più rilevante uscita dall’HC dell’ondata corrente, con buona pace dei Turnstile, ma al disco prima pensavo che avessero finito le robe da dirmi. Non era vero.
  • Balance & Composure (with you in spirit): presente quando da ragazzino c’era una tipina carina e ogni volta che la incontravi la salutavi speranzoso e lei ti guardava con la faccia di: “Scusa, ma tu di preciso chi cazzo sei?” anche se magari la stessa identica cosa era successa 24 ore prima alla stessa fermata dello stesso bus, verso la stessa scuola? Ecco, i Balance & Composure sono il protagonista maschile di questa storia.
  • Offspring (SUPERCHARGED): so che nessuno sarà disposto a prendere questa info sul serio, ma per me è un buon disco nella misura in cui può essere buono, nel 2024, un disco che esce senza nessuna idea e senza un pubblico reale. Cosa cambia da tutto il pattume che hanno fatto uscire dal 2000 in poi? Semplicemente, invece di continuare a clonare loro stessi per 10 pezzi, hanno deciso di plagiare altri. Quindi dentro ‘sto disco ci sono i Pennywise, i Bad Religion, i Blink 182 e persino i Metallica (giuro), oltre a comunque una buona dose di autocitazioni. Basta questo a farlo scorrere via piacevolmente e, trattandosi degli Offspring, non credo qualcuno potesse scommettere di riuscire ad ascoltarlo tutto da inizio a fine.
  • Envy (Eunoia): se non è il loro migliore, sta nei primi due.
  • Karate (Make it fit): altra band per cui ogni volta provo a far scoppiare l’amore senza riuscirci. Non è un brutto disco, non sono loro sono io, etc. etc.
  • Fast Animals Slow Kids (Hotel Esistenza): mai stato sul carro, ma questo è proprio orrendo. Poi che titolo è Hotel Esistenza? Tutto sbagliato.
  • VV/AA (American Football (Covers)): il 2024 è l’anno in cui mi sono messo d’impegno per risolvere il mio personale e non condiviso problema con gli American Football. Sono pure andato a sentirli suonare, perché per dire di averle provate tutte bisogna provarle davvero tutte. Dopo il concerto, rassegnato, ma anche un po’ sollevato, ho sancito definitivamente che gli American Football mi rompono il cazzo. Fine. Andiamo oltre, una buona volta. E invece 4 mesi dopo mi dicono che devo assolutamente ascoltare il disco tributo, che è meraviglioso. Indovinate un po’?
  • VV/AA (The shape of punk to come obliterated): tre domande. Perché mi sono messo ad ascoltare i tribute album? Quanto deve essere difficile prendere un disco bello, farlo suonare ad una manciata di gruppi validi e venir comunque fuori con una roba del tutto inutile? Soprattutto, a chi cazzo può essere mai passato per la testa che mettere New Noise in mano agli Idles potesse essere una buona idea?
  • Bad Astronaut (Untethered): meraviglioso nella sua capacità di prendermi le budella e tirarle in strada.
  • The Cure (Songs Of A Lost World): un disco davvero molto bello che con ogni probabilità non riascolterò mai più.
  • Linkin Park (From Zero): io questi li ho mollati praticamente subito, ma a differenza di tanti quando capita riascolto Hybrid Theory ancora con discreto gusto. Ho seguito marginalmente tutta la querelle legata alla nuova cantante, ma non posso negare che sia l’unico motivo per cui mi sono interessato al disco. Quindi, stando nel merito: non saprei proprio dire quanto questo nuovo corso sia in linea col vecchio, il mio ascolto ignorante mi porterebbe a dire che il disco sarebbe potuto uscire identico con Chester e nessuno avrebbe avuto niente da dire. Una mezz’oretta di Virgin Rock che non dà fastidio, ma va detto che io piuttosto che ascoltare Virgin Radio metterei in cuffia anche il sound dei lavori in corso sull’A4.
  • Common Sage (Closer to;): io lo so che sto sempre a lamentarmi delle stesse cose e che sono un vecchio trombone, ma questo disco qui come faccio a farmelo andare bene? Non c’è un’idea loro (e va beh) ma non si son manco disturbati a dissimulare. Anzi, pare un atto rivendicato con orgoglio tipo il remake hollywoodiano di Old Boy. A me l’arroganza con cui hanno scritto messo insieme questi pezzi fa incazzare tantissimo.
  • English Teacher (This could be Texas): questo finisce in lista all’ultimo momento, grazie alle classifiche di fine anno del previa citato Disappunto. Non credo sia mai successo che un disco consigliato da lui finisse per piacere anche a me, quindi anche solo statisticamente prima o dopo era scritto accadesse. Il famoso orologio fermo che ci azzecca due volte al giorno (il candidato scelga serenamente chi dei due è l’orologio della metafora).
  • Alcest (Les Chants de l’Aurore): recuperato sulla base delle classifiche di fine anno altrui. Niente da dire eh, bel dischetto. Probabilmente l’avrei ascoltato di più se non avessi ascoltato così tanto quello degli Envy che fa la stessa cosa, ma meglio e in giapponese.
  • Marracash (E’ FINITA LA PACE): questo è uscito che avevo già chiuso il post, mannaggia a lui. Fortunatamente c’è poco da commentare: per me sotto gli ultimi due suoi, ma come scrittura onestamente anni avanti a tutti gli altri come sempre.
    “In realtà non sento niente tranne perdita. Non dirmi smettila, con quella faccetta scettica di una che interpreta, cazzo prendimi alla lettera!”. E va beh, tutti a scuola.

Questi sono i dischi usciti nel 2024 che mi sono ascoltato, anche solo una volta. Sono 41, direi che non è un numero basso come avrei immaginato.
Non sono in grado di fare una classifica reale, neanche ha senso farla, ma sicuramente quelli che ho ascoltato di più sono Envy, My Own Private Alaska, Cabrera e Bad Astronaut. Quello inesorabilmente più brutto è quello degli Articolo 31 per sommo distacco.
Poi, come ogni anno, ci sono altre cose che ho ascoltato per la prima volta nell’anno solare e che non possono finire in questa lista. Ne cito due che secondo me ha senso condividere:

    • Between Bodies (Electric Sleep): è essenzialemente un disco degli Alkaline Trio, ma di quelli che gli Alkaline Trio ultimamente fanno fatica a fare. Niente di rivoluzionario, ovviamente, ma l’ho ascoltato un numero insensato di volte e secondo me ha dentro dei pezzi veramente belli. Non sta in lista perchè è uscito nel 2022, ma io l’ho scoperto quest’anno.
    • Thursday (White bikes): i Thursday sono tornati con due pezzi, che non sono un disco e quindi non possono essere in lista, ma che rispondono alla domanda: “Questa roba non ha più niente da dire oppure è solo che nessuno la suona più come si deve?” con un sonoro “Vaffanculo”.

E direi che con questo ci siamo detti tutto.


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Can I scream?

Due paroline sulla terza stagione di The Bear, ma se vogliamo anche la risposta alla secolare domanda:

“E’ forse l’attesa del piacere essa stessa il piacere?”

No, non lo è.
Andiamo però con calma: partiamo dalle basi, diamo un contesto e diciamo anche che proverò a fare un discorso spoiler-free¹.
The Bear è una serie che parla di cucina e di persone che lavorano nella ristorazione, a tutti i livelli. E’ uno show iniziato nel 2022, che quindi ha appena visto mandare in onda la sua terza stagione, e che fino a qui si è distinto per un livello qualitativo semplicemente fuori scala rispetto al panorama attuale.
A livello visivo gode di una regia, una fotografia ed un montaggio che lo rendono semplicemente stupendo, proprio bello da guardare, con tantissimo tempo dedicato alla componente artistica e design del cibo messa in contrasto con il “caos” più o meno razionale e la frenesia di quel che ci sta intorno. Musicalmente poi sta proprio su un altro pianeta, non solo per la selezione degli artisti e dei brani (qui la lista della sola terza stagione, per dare un’idea del livello.), ma per l’uso che fa della musica e l’attenzione che riserva al suo utilizzo. Quando c’è un pezzo te ne accorgi perchè vengono usate solo canzoni monumentali, ma quando non c’è il silenzio ha esattamente il medesimo ruolo che avrebbe la musica e si fa notare con la stessa immediatezza. C’è tutto un episodio meraviglioso nella seconda stagione che con un minuto di Taylor Swift non solo ti fa scoppiare il cuore, ma restituisce al personaggio protagonista uno spessore ed una caratterizzazione che in altre serie non raggiungono neanche con ore di screen time e spiegoni annessi. Quando poi lo stesso personaggio, la stagione successiva, si trova ad un ulteriore passo cardine del suo arco narrativo è naturale ci sia sempre Taylor Swift ad accompagnarlo, ma con un pezzo diverso, perchè un conto è avere classe e un altro è diventare didascalici.
E’ tutto confezionato in maniera sublime, insomma, intorno ad un cast che in ogni singolo secondo spacca lo schermo in due. Non c’è un attore fuori parte, non c’è una scena recitata senza intensità, eppure non si sfocia mai nell’overacting se non nei rari casi in cui serva ad uno scopo preciso.

Insomma, The Bear è una serie che dovreste guardare per farvi un favore e dedicare qualche ora a qualcosa di bello.

Ma.
Questa terza stagione mi ha fatto bestemmiare tantissimo e la causa è una scelta precisa e programmatica degli autori, che hanno portato all’estremo la magistrale creazione del climax narrativo per poi, però, non risolverlo. Una sorta di edging, con la sostanziale differenza che si tratta di ritardare ad oltranza non il proprio piacere, ma quello di altre persone. E magari, tra queste persone, c’è anche chi non apprezza.
E’ un numero che hanno, quelli di The Bear, fin dal principio. Nella prima stagione lo avevano messo in atto in modo molto più sottile, però, solamente con la musica. Per la precisione con New Noise dei Refused. Metto il video, così diventa più semplice argomentare anche coi senzadio che non conoscono il capolavoro in questione.

New Noise, nei primi 67 secondi, ha uno dei più potenti e coinvolgenti climax della storia della musica. Anche al primo ascolto è impossibile non sentire il crescere della tensione, questo riff ricorsivo che pian piano aumenta la sua portata come un’onda che l’ascoltatore sa lo investirà, prima o dopo. E anche i Refused erano bravi in questa cosa del ritardare il piacere, perchè a 46 secondi sembra che di colpo tutto si debba risolvere in niente quando invece

CAN I SCREAM?

Santissimo iddio che roba, ma torniamo al punto.
Nella stagione 1, per ben due volte in episodi diversi, quei figli di buona donna usano i primi 67 secondi per far montare la tensione nello spettatore che assiste al precipitare di alcune situazioni, ma senza dare sfogo al pezzo. E, ve lo garantisco, tagliare quella canzone prima del 68° secondo è peggio che darmi una coltellata. Non riesco proprio ad elaborare la cosa, bestemmio come un fabbro.
Ecco, con la 3° stagione fanno proprio all-in su questa modalità di racconto, costruendo un tot di linee narrative che crescono, crescono, crescono… e non si risolvono in un cazzo di niente².
Dieci episodi alla fine dei quali stai esattamente al punto di partenza, così quando esce la scritta To be continued non puoi fare altro che bestemmiare. Dieci episodi bellissimi, che ti fanno entrare dentro a tutti i personaggi in maniera profondissima e che però alla lunga finiscono per stancare. Non tutti magari, ma me sì. Io ho bisogno di andare a parare da qualche parte.
Gli autori questo lo sanno, sanno che c’è gente come me, e godono nello sbatterci in faccia la loro vittoria.
Mancano 10′ minuti alla fine della stagione e una serie di personaggi sta fissando il cartello “EVERY SECOND COUNTS” che c’è sulla parete della cucina di un ristorante.
E poi lo staccano dal muro.

Maledetti.

1) anche perchè fare spoiler di una stagione in cui non succede niente è davvero complesso.
2) SPOILER, giusto per dare il quadro della situazione elenco le questioni aperte e lasciate pending: carmy/claire, la recensione, Syd e la sua offerta, il bilancio, il matrimonio. Non c’è una questione aperta in questa stagione a cui abbiano dato minima progressione. Devi essere stronzo, dai.


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I Nofx a 100 euro (encore)

“Noi siamo qui per timbrare il biglietto.
Tipo tu c’eri alla morte del rock? Anche io, dai beviamoci una birra.”
(A.P.)

Quando sono uscite le date italiane per il tour di addio dei Nofx avevo scritto un pistolotto infinito, incentrato soprattutto sulla questione prezzi. Oggi, dopo aver presenziato, è giunto il momento di mettere in fila le idee e raccontare cosa sia davvero stato, per me, questo final show.

Ognuno di noi ha una manciata di gruppi la cui strada incrocia quella della propria vita nel momento sbagliato. Alcuni li scopriamo troppo tardi, altri paradossalmente troppo presto, molti semplicemente in un frangente in cui non siamo propensi alla loro proposta. E’ una cosa che capita e con cui tocca fare i conti. Io ho visto suonare larghissima parte dei gruppi che mi piacciono, ma non sono mai riuscito a vedere gli autori del mio disco preferito.
Coi Nofx è successo esattamente il contrario, tra me e loro c’è stato un sincronismo totale, perfetto.
Quando sono stati all’apice della loro grandezza, compositiva e performativa, io ero presente. I loro dischi più importanti li ho vissuti in diretta ed ero un teenager quando li suonavano dal vivo, con tutta la carica e l’energia necessarie (ambo le parti). Stavo sotto al palco, non avevo il minimo problema nel farmi tritare dentro al pit, anzi, era l’unico posto in cui avesse senso stare in quel momento. Se Domenica i Nofx avessero ipoteticamente suonato un set analogo a quelli di fine anni novanta, io non me lo sarei comunque goduto quanto me li godevo allora. Forse quindi, se io non sono più quel ragazzino, dovrei accettare che loro non siano più quella band.
Eppure.
Eppure sono venuto via dal Carroponte con la rabbia che provi dopo essere andato a trovare tua nonna malata di Alzheimer.
La vedi, è lei, eppure non è più lei. Non è una presa di coscienza facile da gestire.

Il problema non è la scaletta.
Se scrivi 40 songs sulla locandina e poi ne suoni la metà (23, se non sbaglio), a me non fai un danno particolare. I Nofx non hanno mai suonato due concerti uguali e se dovessi stilare la mia top 50 delle loro canzoni, sono ragionevolmente sicuro di averle sentite tutte, almeno una volta, dal vivo. Certo, quando erano usciti i dischi che avrebbero dovuto suonare per intero domenica ero piuttosto contento e mi sarei aspettato qualcosa di più di un 5/13 da White Trash e un 8/16 da So Long, soprattutto se lo spazio dedicato al resto lo vai a colmare tutto con roba che non mi ha mai riguardato, uscita quando ormai non c’era più necessità di ascoltarla. Niente da Ribbed, niente da Heavy Petting Zoo, la rivendicazione ultima di Fat Mike a ribadire che tutta la loro carriera ha lo stesso valore. Una presa di posizione che, davvero, non ho problemi ad accettare pur non essendo eufemisticamente d’accordo con lui. Empatizzo volentieri con chi ha bestemmiato per la scaletta, intendiamoci, ma non più di quello. Quello che trovo intollerabile invece è suonare 22 pezzi in 90 minuti (escludendo The Decline dal computo). Quattro minuti a pezzo, se sei i Nofx, vuol dire 2 minuti di musica e 2 minuti di niente, di chiacchiere che non mi interessa stare a sentire. Che nessuno dei presenti ha pagato per sentire, altrimenti in locandina ci avrebbero messo quello come selling point, non le copertine dei dischi.
E no, per come la vedo io questa cosa non è punk, è essere stronzi. Non è la stessa cosa, non ho mai pensato lo fosse.
Poi se volete ci mettiamo anche il fatto che i volumi fossero completamente sbagliati (se cantavo i pezzi sentivo solo la mia voce, una cosa da ufficio inchieste), che la chitarra di Melvin fosse completamente muta (almeno dal mio lato del palco) e la batteria microfonata a caso, ma almeno di quello credo non si debba chieder conto alla band.
Il punto è che il mio ultimo concerto di sempre dei Nofx è stato per ampio distacco il loro peggior concerto di sempre. Senza possibilità di appello.

Nell’immediato post concerto ero davvero arrabbiato.
Come dicevo sopra però, credo questa rabbia abbia più a che fare con l’elaborazione del lutto che non con il concerto, per quanto brutto. Nonna è morta e nonostante in cuor nostro sappiamo sia meglio così, abbiamo comunque una gran voglia di piangere. Forse se avessero suonato il concerto perfetto qualcuno avrebbe potuto recriminare, così quantomeno credo si sia tutti d’accordo nel dire che finirla sia la decisione più giusta. Per tutti.
Da parte mia oggi, smaltito il senso di frustrazione delle prime ore, c’è la consapevolezza del fatto che aver saputo questa fosse l’ultima possibilità di vedere i Nofx su un palco sia stato un regalo enorme. Nessuna aspettativa mancata può anche solo avvicinarsi al rimpianto per non esserci stato.
Per quasi 10 anni della mia vita i Nofx sono stati un caposaldo.
L’ulitmo pezzo che gli ho sentito suonare dal vivo è la cosa migliore che abbiano mai scritto e l’ho cantato tutto insieme ad altre 6000 persone, per diciotto minuti filati.
Dito alzato, groppo in gola e occhi bagnati.
Giusto, giustissimo così.

“So long… and thanks for all the shoes.”


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Sanremo 2024: le canzoni

Io non seguo il Festival di Sanremo inteso come show televisivo perchè non mi interessa vedere John Travolta che balla il ballo del qua qua, ma da qualche anno dopo la seconda serata mi ascolto tutte le canzoni in gara seguendo la playlist Spotify e le commento al primo ascolto. Di solito introduco la cosa con un mini preambolo, ma quest’anno le canzoni sono ben 30 e quindi direi di non stare troppo a cincischiare.
Mi prendo giusto un paio di righe per gioire del fatto che la presenza de LA SAD tra i partecipanti ha paradossalmente annullato l’esigenza (solo mia) di fare punk-checking, ovvero smattare per verificare l’uso improprio del termine associato a qualsiasi “stramberia” arrivasse sul palco dell’Ariston. Paradossalmente infatti, l’anno in cui si palesano individui con la cresta e i capelli colorati è il primo in cui diventa necessario ribadire ogni secondo che NON C’E’ IL PUNK A SANREMO. Per quel che vale, sono d’accordo.
Nota fondamentale, che riprendo pari pari dai post degli anni scorsi: per me Sanremo è La Canzone di Sanremo™ (da qui CdS™), archetipo che non ha senso di esistere mai, ma che in quel contesto trova la sua collocazione naturale. Potrei provare a spiegarvi in cosa consiste, ma sarebbe più noioso delle canzoni stesse e quindi mi limito a puntare il dito quando la riconosco in scaletta.
Cominciamo.

  1. Annalisa – Sinceramente
    Mi piace questa cosa fatta anche da Elodie l’anno scorso (a memoria) di arrivare con un pezzo in linea con la proposta consueta e non con una CdS™ posticcia. Non mi sembra abbia il tiro di Mon Amour quindi forse potrò evitarmi di risentirla alla nausea causa figli e poi gli manca l’elemento essenziale per il tormentone italico, ovvero il cowbell in entrata di ritornello, ma tutto sommato dignitosissima. “Mi sento scossa-ah” chiara omaggio ai Prozac+ e quindi forse il punk quest’anno lo troviamo dentro una cover di Kylie Minogue.
  2. Geolier – I P’ ME, TU P’ TE
    Il pezzo internazionale (gag). A parte il capslock e il fatto che ‘sta roba non sia evidentemente nello spettro dei miei gusti, mi sembra il secondo pezzo su due che ha un suo senso di esistere nel panorama musicale odierno, inteso come tutto ciò che sta fuori dalla bolla Sanremese. Non conosco lui, non saprei dire come sia rispetto al resto della sua produzione, ma piuttosto che approfondire mi strappo le unghie dei piedi, quindi mi fermo al giudizio isolato e approssimativo.
  3. Angelina Mango – La noia
    Ero pronto a fare la gag con il titolo del pezzo, ma invece sai che ci sta? Questo Sanremo versione Festivalbar non mi sta dispiacendo, al momento, anche se io resto pur sempre una vedova della CdS™ e ogni volta che non si presenta un po’ ci resto male. Comunque al momento se una di queste prime tre vincesse potrei quasi starci.
  4. Alessandra Amoroso – Fino a qui
    ECCOLA! Mi prostro e mi dolgo dell’aver dubitato, perchè la CdS™ si presenta subito in tutta la sua maestosità. E chi meglio di Sandrina Amoroso per farle fare il suo ingresso in pompa magna? L’artista giovane a detta dei vecchi spara una CdS™ perfetta in ogni parte, senza la minima sbavatura o licenza poetica, un pezzo immortale nel suo essere identico a mille altri suonati nelle edizioni passate. A cazzo durissimo. Grande Sandrina, non mollare mai!
  5. Mahmood – TUTA GOLD
    Madonna se fa cagare Mahmood. Con un pezzo grossomodo identico (Soldi) ha vinto, spero vivamente valga la regola del “fool me once etc. etc.”
  6. Irama – Tu No
    Io Irama l’ho capito, vuole essere il Massimo Ranieri della sua generazione. Non fosse che la carica screamo di Massimo Ranieri se la sogna e, soprattutto, che la sua generazione non credo abbia la minima voglia di avere un proprio Massimo Ranieri. Per statistica registriamo la seconda CdS™ in gara.
  7. Loredana Bertè – Pazza
    Ma è una cover? La canzone scorre ma io impazzisco se non mi viene in mente da dove cazzo arrivi quel riff ad inizio strofa. Niente, è finita e non mi è venuto in mente.
  8. Gazzelle – Tutto Qui
    Io posso capire se una CdS™ del genere la porta una come Alessandra Amoroso, ma perchè dovrei sciropparmi Gazzelle che fa una porcheria del genere? Perchè? E, soprattutto, perchè Gazzelle in qualche modo gode di uno stret cred superiore a quello dell’onestissima Alessandra Amoroso?
  9. The Kolors – UN RAGAZZO UNA RAGAZZA
    Questi ancora devono capire come cazzo hanno fatto a far funzionare ITALODISCO e quindi provano a replicare paro paro a partire dal capslock. Solo che da bravi babbi cambiano l’unico ingrediente davvero cruciale, ovvero i colpi di cowbell in ingresso al ritornello, mettendoci una roba che per loro “tanto è uguale” e invece li condannerà al fallimento. Oppure a farlo sarà che il pezzo è oltremodo inutile.
  10. Ghali – Casa Mia
    Non so per quale ragione mi ero (auto)convinto questo potesse essere il vincitore a sorpresa. Sentendo il pezzo direi che è poco probabile, anche se non mi sembra terribile. Ho ascoltato il testo proprio il giusto per intuire ci siano dentro anche un po’ di spunti di impegno sociale facilone, che insomma fanno comunque curriculum a Sanremo, ma non mi ci soffermerei. Non la peggiore sentita fino a qui.
  11. Emma – APNEA
    Tu quoque Emma con sto cazzo di capslock. Sono andato a controllare, la volta scorsa aveva puntato sulla CdS™ e non era andata benissimo, quindi a questo giro prova con un pezzo più radiofonico. Secondo me continua a non funzionare qualcosa, ma il risultato non è proprio da buttare. Anche qui il riffettino nel ritornello puzza tantissimo di cover, ma mi diranno essere un omaggio e chi sono io per?
  12. Mr.Rain – DUE ALTALENE
    Io posso capire se una CdS™ del genere la porta una come Alessandra Amoroso, ma perchè dovrei sciropparmi Mr.Rain che fa una porcheria del genere? A differenza di Gazzelle almeno non c’è lo street cred. Ogni anno Sanremo ci ricorda che siamo il Paese a cui non basta Fedez, ci servono addirittura i suoi cloni/emuli.
  13. Alfa – Vai!
    Ah, ma aspetta, abbiamo anche la quota Pinguini Tattici Nucleari. Evviva.
  14. Rose Villain – CLICK BOOM!
    Tocca incazzarsi. La CdS™ non è qualcosa che si può svecchiare o rivisitare. Non me ne fotte un cazzo, non si fa. Piuttosto metti la panna nella carbonara.
  15. Dargen – Onda Alta
    A me Dargen che finisce ad essere schiavo del personaggio fa un po’ tristezza, ma capisco anche che sputare sui soldi venga facile solo se sono i soldi di altri. Probabilmente il testo ha una sua importanza, ma se ne pensassi qualcosa di diverso/meglio rispetto a quanto detto per Ghali sarebbe solo sulla base di un affetto personale e non credo sia giusto.
  16. Diodato – Ti muovi
    Per me è una bella canzone, sinceramente, ma non riesco a levarmi dalla testa il meme che sosteneva fosse, dopo “Fai rumore”, il secondo atto di una trilogia dedicata alla compagna molesta con cui condivide il letto.
  17. LA SAD – AUTODISTRUTTIVO
    Che mega delusione. Non è che mi aspettassi un bel pezzo eh, ma un po’ più di caciara sì. Sanremo doveva essere la cartina di tornasole della poseraggine di ‘sti tre ragazzi e direi che ci siamo levati il dubbio. Son tre ragazzi che sanno benissimo come comportarsi.
  18. Il Tre – FRAGILI
    Una CdS™ brutta. Non in senso generale eh, perchè implicherebbe ne esistano di belle, ma proprio brutta anche per gli standard della CdS™. Siccome sfrangia parecchio i coglioni ho commesso l’errore di andare a guardare quanti pezzi mi mancano e adesso sto pure peggio di quando il mio problema principale era il pezzo de Il Tre.
  19. Negramaro – Ricominciamo tutto
    Fino a trenta secondi fa pensavo non ci potesse essere nulla peggio dei Negramaro, ma sottovalutavo i Negramaro che fanno una CdS™. Santissimo il signore, senti l’epica che ci stanno mettendo. Senti quanto ci credono. “Siamo una canzone di Battisti all’alba” certo, come no. Ma cosa cazzo è il conto alla rovescia in mezzo? MA RITIRO TUTTO, HA APPENA FATTO IL GIRO DIVENTANDO UNA ROBA MAGICA! Non è vero, però quella cosa lì mi ha fomentato.
  20. CLARA – DIAMANTI GREZZI
    Quota “tocca cercarla su google”, ma anche quota “Elodie”. Soprattutto quota “ragazza che biascica”, che in effetti ancora mancava. Boh, mi pare le manchi tutto quello che serve a farne la hit che credo volessero tirare fuori quando l’hanno messa insieme.
  21. bnk44 – GOVERNO PUNK
    Voi dovete andare affanculo. E non parlo dei bnk44 (che comunque, ci andassero, male non farebbero), ma di voi stronzi che continuate a tirare in ballo il punk a Sanremo creando mostri tipo questo. Non ha senso niente. Non ne faccio una questione musicale, magari il problema fosse quello. Il problema è che il ragionamento di sti scappati di casa è stato: “Oh, ogni anno il punk fa notizia a Sanremo. Mettiamolo nel titolo, a caso.”. VOI DOVETE ANDARE AFFANCULO.
  22. sangiovanni – finiscimi
    Ahhhhh, ma questo è quello che usa solo le minuscole! Considerati tutti i capslock del cazzo visti fino a qui è una scelta che continuerò a supportare e stimare. Poi va beh, sta CdS™ è davvero terribilissima, ma non è che possiamo pretendere troppo da sangiovanni, direi. Le minuscole sono già grasso che cola.
  23. Fred De Palma – IL CIELO NON CI VUOLE
    Eh, dagli torto.
  24. BigMama – La rabbia non ti basta
    Secondo me non è malaccio, mi piace il ritornello alla Paola&Chiara. Non sto gridando al miracolo, ma diciamo che tutta la vita un pezzo come questo rispetto a tanta della merda sentita fino a qui. A partire dalla monnezza immediatamente precedente targata Fred De Palma.
  25. SANTI FRANCESI – l’amore in bocca
    Qui vado in cortocircuito perchè il nome del gruppo è in capslock e poi nel titolo sono tutte minuscole. Cosa volete dirmi? Che gioco state giocando? Va beh, una CdS™ con velleità di raffinatezza che farebbe anche incazzare, perchè per quanto assurdo su questi due avevo qualche aspettativa. Va detto che il tipo si chiava Matilda De Angelis e non credo di essere titolato a muovere critiche a uno che chiava la Dua Lipa di Bologna.
  26. Il Volo – Capolavoro
    Chiamare una canzone “Capolavoro” supera in fosbury la sfiga degli artisti emergenti che titolano i loro pezzi con nomi di cantanti di grido votandosi al clickbait. Per il resto CdS™ standard, ma diventa complesso fare finta che il Volo potesse anche solo ipotizzare di presentarsi con qualcos’altro.
  27. Fiorella Mannoia – Mariposa
    Andiamo serenamente oltre perchè non credo abbia senso discutere Fiorella Mannoia che presenta la sua musica nell’unico calderone in cui può stare. Il pezzo non è neanche tremendo.
  28. Ricchi E Poveri – Ma non tutta la vita
    Presente quando qualche pezzo di merda delle poste o della banca fa firmare qualche investimento ventennale a tua nonna novantenne? Ecco, è il manager dei Ricchi E Poveri.
  29. Renga Nek, Francesco Renga, Nek – Pazzo di te
    Giuro che in Spotify è scritto così: Renga Nek, Francesco Renga, Nek. Non fa riderissimo? Vorrei parlarne perchè dopo quasi due minuti del pezzo non ho trovato davvero nient’altro da scrivere. Se l’ultima sera fanno cantare questa canzone a Il Volo e danno a Renga Nek, Francesco Renga, Nek (non riesco a smettere, sorry) “Capolavoro” non se ne accorge nessuno.
  30. Maninni – SPETTACOLARE
    E la chiudiamo giustamente così, con la dodicesima CdS™ di questa edizione, che registra per l’ennesima volta la sconfitta della CdS™ a Sanremo. Mentre andava ho risposto ad una mail di lavoro e adesso che è finita e sto scrivendo non ricordo come facesse. Meglio così.

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I dischi del 2023

Giorni fa leggevo che il wrapped di Spotify, il riepiloghino scopo condivisione con cui la nota app di streaming notifica ai suoi utenti le rispettive statistiche di ascolto per gli 11 mesi precedenti, stia creando nelle persone un certo disagio. Sarebbe facile mettersi qui a fare il Crepet della situazione e lagnarsi di questi giovani d’oggi che non fanno che lagnarsi, ma purtroppo io il meccanismo alla base di questo stress lo capisco benissimo.
La musica è soprattutto posa.
Chi si considera appassionato vive una relazione tossica, in cui si sente per qualche ragione costretto a dimostrarsi all’altezza della propria passione. Con gli altri, ma anche un po’ con se stesso. E’ il meccanismo per cui abbiamo dovuto inventare la definizione di “guilty pleasure” per definire quei dischi/artisti che ci piacciono, ma che non possiamo semplicemente ammettere ci piacciano, oppure il motivo per cui quando su twitter inizia a girare la moda di fare una classifica dei migliori 10 pezzi dei Beatles nessuno ci mette Yesterday, Let it Be o Hey Jude. Ogni appassionato ha la propria barra da tenere dritta, i propri confini da non valicare relativi sì alla bolla di appartenenza a cui tende, ma soprattutto all’idea che ha di se stesso. Per questo motivo nessuno dovrebbe essere costretto a fare i conti con il dato reale, freddo e inappellabile. Per molti è davvero un brusco tuffo nella realtà dei fatti.
Pagherei per vedere il wrapped di Scanzi, per esempio. Probabilmente però è uno di quelli che per sentire quello che gli piace veramente usa l’account della compagna. Che non si sa mai.

Io non uso più Spotify e non ho un wrapped da condividere, quindi non so dire se i dischi che mi sono piaciuti di più in questo 2023 siano anche quelli che ho ascoltato di più. Non ho neanche sentito così tanta roba da poter fare una vera e propria classifica, a voler guardare, quindi forse la cosa migliore è mettervi qui qualche disco con annesse considerazioni. Magari a qualcuno viene voglia di recuperarseli e dirmi cosa ne pensa. Per mero folklore, mi invento delle categorie a caso.

Disco “Grazie al cazzo, è piaciuto a tutti” 2023: The Record – Boygenius
E’ uscito a fine Marzo ed è probabilmente uno degli eventi musicali di questo 2023. Lo hanno presentato con 3 pezzi in anteprima, che poi sono diventati 4, e siamo capitolati grossomodo tutti perchè sono 4 capolavori. True Blue su tutti, anche se al fotofinish. Il resto del disco secondo me non ha tenuto il passo delle aspettative, nonostante Cool About It sia anche lei clamorosa, e adesso che sono passati diversi mesi posso dire che probabilmente avrei apprezzato di più un EP di sei/sette canzoni. Resta comunque un gran bel disco, che merita l’hype che lo circonda. Forse dovrei solo ascoltarlo in shuffle, per evitare di rimetterlo dall’inizio dopo Not Strong Enough.

Disco “Ma questo non è uscito nel” 2023: You’ll be fine – Hot Mulligan
Ad una certa ho scoperto che i vincitori della categoria “Ma questo disco non è uscito nel” 2022 sarebbero venuti a suonare in Europa insieme a tali Hot Mulligan e così ho pensato di recuperare qualcosa. SBAM! Innamorato alla follia. Autocitandomi: arpeggini che rimandano diretti al midwest emo, intrecci vocali serrati e ruvidi e un generale senso di urgenza, simile a quello di chi vuole comprimere un concetto elaborato dentro ad un tweet. A volte non è chiaro da subito, va riletto più volte e non è immediato capire dove voglia andare a parare, ma facendo uno sforzo nella direzione della comprensione si arriva col dar loro ragione. Nel 2023 sono usciti con un disco nuovo, ma questo è meglio. Dal vivo sono i capi del mondo.

Disco “Non invidio la vita di quelli a cui non è piaciuto” 2023: Suicide and Sunshine – Trophy Eyes
Questo è probabilmente il mio disco dell’anno. L’ho comprato e le spese di spedizione dall’Australia mi sono costate circa tre volte il prezzo del CD, fortuna che poi nella confezione il disco non c’era neanche e così ho pagato 30 dollari di UPS per un booklet. Va beh. Volendo stare sul piano musicale, è un disco derivativissimo che pesca a piene mani da tantissime robe anni zero, quindi la cosa interessante sarebbe capire come mai sia riuscito ad entrarmi così tanto sotto pelle a differenza di molti altri, ugualmente derivativi, che invece cestino senza remore finendo al massimo per rimettermi in cuffia le cose cui si ispirano. La risposta che mi sono dato è che questo è un bel disco, gli altri no, e che la discriminante tra un disco bello ed uno brutto non è nel suo essere o meno derivativo.

Disco “Inutile, ma bellissimo” 2023: Suburban Legend – Durry
Gli Imagine Dragons con una spruzzatina di emo. Non saprei come altro definirlo, però mi è piaciuto un sacco.

Disco “Ma non eri morto?” 2023: Glorious Sunset – Hundred Reasons
Ogni anno esce qualche disco di gente che eravamo convinti si fosse data ad altro. In molti casi sarebbe stato largamente meglio se la nostra percezione fosse coincisa con la realtà dei fatti, ma ci sono anche qui alcune eccezioni. Il ritorno degli Hundred Reasons per me è stata una bellissima sorpresa, perchè se ne sono usciti con un disco onestissimo di alt-rock anni zero. Genuino e orgoglioso del suo essere fuori tempo massimo. L’ho ascoltato parecchio.

Disco “Perchè mi fai questo????” 2023: Dove si muore davvero – Quercia
Sono usciti diversi dischi che hanno frustrato parecchio le mie aspettative, quest’anno, ma la botta peggiore probabilmente me l’ha data il disco dei Quercia. Non saprei neanche dire se i pezzi siano brutti perchè il mio problema è proprio che l’hanno registrato tutto sbagliato, con dei suoni tanto orrendi da rendermelo indigeribile. A pensar male si fa peccato etc. etc., ma la brutta sensazione è che si siano ritrovati con una manciata di pezzi troppo simili a quelli del disco precedente e abbiano provato a fare la differenza in fase di mix. Cattiveria gratuita? Mi sa di sì e loro non se la meritano, quindi spero di essere io il problema e che piaccia a tantissime persone.

Disco “Non esco in CD per farti un dispetto” 2023: Higher Lonely Power – Fireworks.
EDIT: Dopo aver passato tutto l’anno a citare questo disco tra i miei preferiti del 2023, al momento di scrivere questo pezzo mi sono autoconvinto non so in base a cosa che fosse un disco dell’anno scorso e quindi non l’ho messo in elenco nella prima stesura di questo pezzo. Va detto che un po’ se lo meritava perchè, appunto, non è uscito in CD.


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Una volta qui erano tutti pezzi d’opinione

A Ladispoli hanno deciso non sia più il caso di far esibire Emis Killa a Capodanno (ref.).
Onestamente dopo questa frase fatico anche ad andare avanti a scrivere perchè basta rileggerla due volte per rendersi conto di quanto si stia effettivamente discutendo del niente più assoluto. Siccome però è molto probabile io adesso parta con un pistolotto infinito tra il filosofico e lo psichedelico, mi sa che ogni tanto la riprenderò per riportare l’implausibile lettore al fatto che stiamo comunque discutendo di Ladispoli che non fa esibire Emis Killa.
Ad ogni modo.
E’ successo che dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin il dibattito relativo al femminicidio e alla violenza sulle donne è tornato, come capita ogni volta, d’attualità. Come capita ogni volta, abbiamo assistito ad ogni genere di volteggio attorno all’argomento nel tentativo di “fare qualcosa in contesto” ed entrare nel dibattito nazionale. Su questa cosa non voglio scrivere altro perchè mi fa troppo disgusto e sono ancora troppo incazzato, perdonatemi.
Torniamo quindi a Ladispoli che “non vuole essere da meno, anche lei il suo vagone da attaccare in fondo al treno” (cit.) e così il sindaco decide che il concerto di Emis Killa previsto per capodanno non si farà. Il rapper, ci spiegano, rischia di veicolare un messaggio sbagliato. Qualcuno in sostanza potrebbe non capire che quella di EK sia una rappresentazione cruda della realtà e non un invito alla violenza di genere. Cliccate sul link che ho messo, vi prego. Anzi, ve lo rimetto qui. Il comunicato dice davvero così.
Un tentativo incredibile di equilibrismo tra il fare qualcosa (a caso) intorno al tema della violenza di genere, tenersi comunque buono l’artista (perchè non è colpa sua eh, è il pubblico che non capisce) e giustificare il fatto che i testi di Emis Killa fossero lì esattamente uguali anche quando l’avevano fatto suonare l’anno precedente. 
Io qui mi devo fermare a respirare, che se no attacco a bestemmiare.

Parliamo di Emis Killa.
Ho appena cancellato un paragrafo infinito in cui riprendevo “esternazioni discutibili” del tipo, perchè di fatto non ha senso stare qui a discutere il personaggio. La cosa su cui però dovremmo ragionare, tutti, è che questo episodio di Ladispoli gli permetterà di continuare la sua crociata verso il “politically correct che non ti fa più dire niente”. Un argomento particolarmente caro all’artista e a tanti suoi colleghi nel genere, stando ai quali esisterebbe una sorta di PC Army che non permette loro di esprimersi liberamente. Un esercito che, immagino, abbia il giorno di riposo ogni volta che Emis Killa dice: “Quelli del politicamente corretto devono succhiarmi il cazzo” su un palco e di fronte a centinaia o migliaia di persone. Perchè è quello il punto. Una fetta nutritissima di rapper sostiene che esista un limite a quello che si può dire nelle canzoni, ma simultaneamente bercia orgoglioso di battersene il cazzo.
E allora che limite è?
Soprattutto: come siamo arrivati a farci convincere che non aderire a quelli che dovrebbero essere diktat del politically correct sia qualcosa di speciale e/o anticonformista? La maggior parte dei rapper si vanta di farlo e stando alle classifiche i loro dischi sono l’unica musica ascoltata nel Paese. Potete dirmi che siano gli artisti ad influenzare le masse, ma io ho sempre pensato che siano le masse ad influenzare gli artisti, soprattutto quelli che hanno la spasmodica necessità di flexare i propri numeri. Non ho il minimo dubbio che Emis Killa creda davvero in quel che dice, ma sono anche sicuro che se le sue idee politiche e sociali togliessero incassi più di quanti ne portano, inizierebbe a tenersele per sè.

“Se il politically correct non esiste, perchè non lo fanno suonare a Ladispoli? EH?”
Il politically correct esiste, ma non ha niente a che fare con una scelta opportunistica ed evidentemente sporadica fatta dal sindaco di Ladispoli.
Il politically correct, se proprio vogliamo chiamarlo così, è un insieme di valori che si sta facendo strada nella nostra società e sta rivoluzionando alcuni aspetti del nostro vivere. Non mi interessa neanche star qui a dire se in modo positivo o negativo, quella è opinione soggettiva, ma di sicuro non è oggi un pensiero dominante o tantomeno una legge inderogabile.

Un’ultima cosa.
Qualche settimana fa Marky Ramone avrebbe dovuto suonare al CSA Baraonda, ma non è salito sul palco perchè era esposta la bandiera palestinese. I ragazzi del CSA si sono rifiutati di toglierla e gli hanno detto che poteva benissimo non suonare.
In questo articolo è inserito un video in cui spiegano al pubblico quello che è successo e, secondo me, hanno fatto molto bene a dirgli di tornarsene a casa.
Io, però, la schiena dritta di Marky Ramone la rispetto. Combatte per delle idee di merda, ma si fa carico delle conseguenze che questa linea gli porta.
La cosa che fa ridere, di tutta la questione Emis Killa, sono le stories in cui fa la vittima. Se davvero sei convinto di lottare contro un pensiero unico e di ribellarti ad un sistema, devi tenere la testa alta.
Altrimenti sei solo uno che grida slogan di comodo per fare il bulletto davanti ai fan.


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