Vai al contenuto

Politica

Anche lui, alla fine, ha fatto pure cose buone…

Tipo morire.
Battute a parte, oggi gira in rete questo filmato di un discorso di Hitler del 1932.

Con questo io non sto facendo un parallelismo tra Grillo e Hitler, nè tra M5S e Partito Nazista.
Il mio punto è solo che certi discorsi, in momenti di crisi e difficoltà, fanno certamente presa ed è facile cavalcare un risentimento popolare diffuso ed eterogeneo per far leva e guadagnare consenso. Bisogna fare attenzione, da ambo i lati. Chi si propone con questo atteggiamento deve in primis stare attento a non eccedere nel delirio di onnipotenza, nel totalitarismo (di cui il voler per forza governare da soli è un brutto sintomo) e trasformarsi in qualcosa che, ne sono sicuro, non è quello per cui si è iniziato a far politica. A tenere gli occhi aperti, però, deve essere soprattutto il popolo che segue questo tipo di leader carismatico. Sono i seguaci che danno il potere, gli elettori, e quindi sono loro i primi in obbligo di tirare il freno.
PS: Ma ci sono i discorsi di Hitler su youtube? E’ normale?

Italia, un Paese buono per i test nucleari

La vignetta, profetica, del sempre geniale Makkox qui a lato è un po’ la base di questo post, fatto essenzialmente di commenti che inevitabilmente per molti odoreranno di senno del poi. Ad onor del vero però, io non credo che Bersani questa volta possa far sua la classica giustificazione del “dopo son buoni tutti”, perchè, se avesse ascoltato bene, che le cose stessero andando maluccio qualcuno aveva iniziato a dirglielo ben prima di ieri. Si potrebbero fare molti esempi, ma credo che tutti possano essere raccolti dall’appello di Crozza a Ballarò e quel suo: “avete ancora un mese per riuscire a perdere le elezioni, pensate di farcela?“.
Sì.
Ad ogni modo, questo post non vuole parlare del PD nè delle cause della sua sconfitta. Una bella analisi sul voto io questa mattina l’ho letta ed è quella pubblicata su I hate Milano. Mi preoccupa di più parlare di ciò che viene adesso. Sostanziale parità PD-PDL, ingovernabilità di fatto, M5S primo partito con tutte le implicazioni del caso. Che si fa? Ecco, gli scenari che vedo sono essenzialmente due:
1- Il PD propone accordo a Grillo, che non essendo scemo rifiuta. Motivo: a parte che tutta la campagna grillina si basa sull’essere altro e quindi difficilmente si assisterà ad un alleanza formale, il M5S non ha alcun interesse nel fare parte di un governo ora. Ha ottenuto ciò che voleva, ovvero la morte della “vecchia politica” che, oggi, non è in grado di gorvernae il Paese. Si nascondono dietro il “voteremo le idee” senza dire (o in alcuni casi senza sapere, secondo me) che per avere delle idee da votare serve un governo e che per avere un governo servono i numeri. Che non ci sono. Quindi prima di poter votare le idee serve che qualcuno formi un governo, cosa che senza di loro, apre all’unica possibilità del punto 2.
2- L’asse PD-PdL. Leggi anche il chiodo che manca per chiudere la bara. Io già le sento circolare queste voci, al grido di responsabilità e bene del Paese. In realtà l’intento, ormai davvero impossibile da non vedere, è l’autoconservazione. Cercare in tutti i modi e con tutte le forze di non darla vinta a Grillo, il quale, lungimirante e per nulla fesso, auspica proprio uno scenario di questo tipo che, di fatto, gli consegnerebbe l’Italia. Un maxigoverno oggi, oltre a privare Pd e PdL di qual si voglia credibilità (Ok, solo il PD, perchè il PdL ha dimostrato di poter sopravvivere a tutto), avrebbe durata molto molto limitata se non a patto di restare nell’immobilismo che condurrà senza se e senza ma alla deriva.
Comunque vada, insomma, Grillo vince.
Il punto quindi è decidere come. Leggevo su Twitter una proposta di Civati (di cui ho già avuto modo di dire male in passato, ma che riconosco essere una delle personalità più avanti, oggi, nel PD) di un governo di minoranza PD, concetto che onestamente mi è poco chiaro, che possa traghettare l’Italia al voto previa riformulazione della legge elettorale e altre cose. Volendo ancora una volta credere all’intenzione seria di riformare una legge elettorale che dal 2006 è sopravvissuta a qualunque tipo di maggioranza, io penso che la soluzione sia davvero in quella direzione. Un governo ad interim, a questo punto con grossa partecipazione M5S, che si prefissi l’attuazione di due o tre punti in un anno, uno dei quali dovrebbe proprio essere la riformulazione della legge elettorale. Questa, pensandoci, è la cosa più vicina al votare le idee. Ci si accorda a tempo determinato per fare qualcosa che possa portare l’Italia a votare in condizioni decenti tra un anno. Alla fine, rifare la legge elettorale e tagliare i parlamentari sono proposte centrali del progetto di Grillo, quindi non vedo perchè dire di no. A meno che l’intenzione non sia fare il bene della nazione, ma solo il proprio tornaconto, cosa che poi andrebbe comunque spiegata ai propri elettori. Mi spiego: se ci fosse la possibilità di attuare due punti del programma, una risposta del tipo: “Non lo facciamo perchè vogliamo farlo solo se possiamo farlo da soli, senza allearci con nessuno” a me elettore di Grillo non andrebbe giù. Poi oh, io Grillo non lo voto quindi posso anche sbagliare.
Insomma, la questione adesso è aperta e nel mio piccolo voglio sperare che l’intento di tutti gli aventi diritto sia arrivare ad avere un governo che faccia qualcosa, perchè dopo vent’anni di immobilismo è anche ora di dire basta. In quest’ottica io sarei disposto anche a dare a Grillo una chances di dimostrare sappia davvero ciò che fa e non sia solo uno strillone.
Chiudo il post con la considerazione da cui tutto è partito, titolo compreso. Io ieri, quando ho visto i sondaggi attribuire il 37% al PD ero comunque basito per il 30% di Berlusconi. Trentapercento. Io posso accettare tutto, ma c’è una soglia oltre cui non si può andare. Ora potrei anche star qui ad elencare tutti i motivi per cui rivotare Berlusconi nel 2013 vuol dire avere la merda nella scatola cranica, senza se, senza ma e con un sonoro fanculo a chi ritiene questa esternazione poco democratica, ma non ne vedo davvero più l’utilità.
Settimana scorsa Bastonate si preparava alle elezioni con la settimana grindcore e io ho voluto dare il mio contributo con un video.
Le mie indicazioni di voto.
Dai, provate a dirmi che avevo torto.

Indicazioni di voto

Mi si segnala questo test facile e veloce che dovrebbe più o meno indicare da che parte ci si trova, in termini programmatici, rispetto ai partiti che si presentano alle prossime elezioni politiche. L’ho trovato interessante e quindi ve ne parlo.
Poi magari nei prossimi giorni scrivo un post sulle mie intenzioni di voto, ma magari no.
Sicuramente scriverò un post su Fringe e sul suo avermi privato di qual si volgia tempo libero.

THX to: Voi Siete Qui.

Poi cambio discorso, giuro

Ieri si sono concluse le primarie del centrosinistra.
Sappiamo chi ha vinto e sappiamo chi ha perso.
Avrei potuto mettere link diversi ai due “chi” della frase precedente, due rimandi a chi secondo me ha davvero vinto e chi ha davvero perso, ma dopo il bellissimo discorso condiviso in seguito al risultato, sarebbe stata una caduta di stile.
Non tutti però hanno la mia stessa idea di caduta di stile.
Oggi infatti, grazie alla segnalazione puntuale di @pacca8, mi sono imbattuto in un paio di scritti che credo valga la pena leggere.
Il primo l’ha postato Luigi Zingales via facebook e lo si può leggere qui.
Il secondo è di Oscar Giannetto Giannino e lo si può leggere qui.
Dalla sconfitta di Renzi sono passate, più o meno, 24 ore.
Ecco cosa penso in merito alla questione. Questi due pezzi, come tutti quelli che seguiranno nei prossimi giorni sostenendo la stessa cosa, mi fanno schifo. E lo dico partendo dal presupposto, spero fondato, per cui Renzi sia totalmente estraneo alla faccenda, perchè così non fosse “schifo” sarebbe davvero troppo poco. Ad ogni modo, ritengo sia bene argomentare.
Renzi ha condotto una bella battaglia nel tentativo di cambiare il PD e la sua politica, o quantomeno rivederne alcune basi. Ha perso, vero, ma ha convinto il 40% degli elettori di centrosinistra. Ok, in realtà ha convinto il 40% dei votanti alle primarie che è cosa diversa, ma il succo è che una quota importante degli elettori di centrosinistra si ritrova nel programma sostenuto dal sindaco di Firenze. In un partito DEMOCRATICO questa cosa deve avere un peso. Perchè ce l’abbia serve che chi ha combattuto per tirar fuori questa nuova anima del partito, continui a farlo dall’interno. Non è vero che il cambiamento non c’è stato. Non è stato immediato e radicale come avremmo voluto, ma il meccanismo è stato innescato e non deve fermarsi certo ora. Non si scappa.
Però devi tenere a mente che hai perso. Se perse le primarie lasci il partito che non ti ha capito per farne uno tuo, quando perderai le politiche cosa farai? Lascerai il paese per trovarne uno disposto ad ascoltarti? Non funziona così, non in democrazia.
Questa è solo una mossa per cavalcare il fenomeno, per strumentalizzare un voto. Ci vedo tanta caccia alla poltrona, piuttosto che reale volontà di portare avanti un programma. Perchè è inutile dire che “Fermare il declino” non ha una sola possibilità di governare, mentre il PD ce l’ha. Ed è vero che non sarà facile farsi ascoltare, ma meglio essere nella posizione di poterlo fare piuttosto che auto tagliarsi fuori a prescindere solo per non dover essere minoranza. Le scissioni sono l’emblema della vecchia politica. La corsa ad avere ognuno il suo simbolo così da avere ognuno il proprio posticino, per quanto inutile e privo di peso.
Ci si deve quantomeno provare.
Non pretendo una scelta di vita immutabile, ma voglio vedere almeno un tentativo di far funzionare un sistema che, aderendo alle primarie, avete accettato di costruire. Altrimenti è una pagliacciata.
Mi rendo conto che questo post è orrendo. Ci sto lavorando da ore e non ne viene fuori una versione che funzioni.
Ho anche meditato di piantare lì e cancellare tutto, ma poi ho deciso di no.
Spero almeno si capisca il mio punto sulla questione.
Che è di schifo, per chi non avesse colto.

Il post in cui Manq rivaluta Matteo Renzi

E’ giunto il momento di parlare come si deve delle primarie del Partito Democratico e, per farlo, non posso partire che da una premessa. Scrivo questo blog da quasi otto anni. In questo lungo lasso di tempo ho attraversato diverse stagioni politiche e ideologiche, ognuna delle quali ha avuto radici e motivazioni che se anche non ho saputo chiarire qui sopra, per me avevano in quel momento tutto il senso del mondo.
Mi reputo, da sempre, “di sinistra”.
L’ultima versione del Manq soggetto politico tuttavia incarnava una radicata e non certo sopita vena di disgusto per la classe dirigente del suo Paese. In toto. No, niente antipolitica. L’antipolitica è una mistificazione, l’ennesimo tentativo di scaricare le responsabilità da parte del reale oggetto delle imputazioni. Non c’è una guerra alla politica, ma a CHI l’ha mal praticata e non c’è nulla di meno antipolitico che combattere questa guerra. Il nodo della questione è capire come.
Nel recente passato la mia posizione era l’annullamento della scheda, unico modo che mi consentisse di far presente l’assenza di una rappresentanza che sentissi eleggibile. Pur non rinnegando nulla, oggi la mia posizione potrebbe cambiare e tornare ad essere quella di un soggetto votante. Fortissima discriminante in questo percorso sarà l’esito delle primarie del PD perchè, poco ma sicuro, tornerò ad esprimere una preferenza se sarò nelle condizioni di esprimere un voto PER qualcuno e non CONTRO qualcun altro.
Ieri quindi mi sono registrato alle liste per le primarie e oggi provo a spiegare perchè Domenica 25 Novembre voterò per Matteo Renzi.
Prima di iniziare però, è bene che chi si appresti a leggere quanto segue sia a conoscenza del programma su cui tutto si fonda. Qui infatti non si tratta di quanto bene io vi venda le mie motivazioni, ma della base sulla quale ho deciso di fondarle.
Dopo vent’anni di Berlusconismo è impossible, purtroppo, approcciarsi alla politica senza partire dall’uomo, ovvero dal soggetto che rappresenta ed incarna il progetto che espone. Io ne farei volentieri a meno, forte dell’idea per cui le persone cambiano, ma il progetto deve andare avanti, però a quanto pare non si può discutere di politica nel nostro paese senza dare una valutazione personale dei candidati. Io, paradossalmente, ho più simpatia per Renzi che non per l’interezza del suo programma di eventuale governo. Il punto chiave, tuttavia, è che non sarà per questo che lo voterò.
E’ ovvio che quanto scritto possa apparire insensato o confuso, quindi adesso cercherò di spiegarmi. Ho letto con attenzione il programma che ho linkato qui sopra e ho anche avuto modo di sentire alcuni interventi di Renzi in tv, non ultimo quello dell’ormai famoso confronto a cinque. Per come sono fatto io e per le mie radici ideologiche è difficile sposare in toto il progetto Renzi e poi illustrerò magari le cose di cui sono poco convinto. Prima però è necessario chiarire cosa mi ha convinto.
In primo luogo è vitale sostenere Renzi alle primarie, paradossalmente ancor più che alle politiche, perchè se vogliamo credere ancora alla possibilità che il PD possa dare qualcosa all’Italia è mandatorio dare un segnale netto, definitivo ed incontrovertibile che tutto quello che è stato fatto fino ad ora NON VA BENE. E consegnare le primarie a Renzi è quel segno. Il concetto lo spiega bene Enrico Sola in questo post, ma mi piace riprenderlo. E’ ora di dire basta a chi ha come primo obbiettivo vincere le elezioni e dare spazio a chi vuole provare a guidare un paese. Sembra una frase fatta, ma è realmente lo specchio della questione. Cercare di vincere tirando dentro alleanze che a priori si sa non potranno convivere è rifiutarsi di puntare a governare. E io voglio provare l’ebrezza di vedere il mio voto sopravvivere ad una legislatura intera.
Quindi bene l’approccio, ma vediamo i contenuti. Del programma di Renzi mi piace molto la visione europeista, vera chiave contro le derive nazionaliste che stanno cavalcando un po’ tutti i paesi investiti dalla crisi. Si fa un gran parlare degli Stati Uniti, cercando di imitarli in tutto quello che di pessimo possono offrire, senza mai riflettere sul fatto che sono, appunto, Stati UNITI e che in quello, forse, c’è da ricercare parte del loro successo.
Mi piace molto, moltissimo, come suona il progetto di una ricerca finanziata per merito, con non solo più investimenti, ma soprattutto target più meritevoli per i suddetti e per quanto possa aver capito io della cosa, mi piace anche l’idea che c’è alla base di una riforma sanitaria volta all’eccellenza.
Ritengo enormemente importanti i punti riguardo la fecondazione assistita e le civil partnership.
Da ignorante trovo buoni anche i punti in termini di giustizia e lotta all’evasione.
E allora perchè all’inizio ho detto che non ho completa simpatia per il progetto Renzi? E’ semplice, perchè io vorrei di più. Io vorrei ad esempio che per le coppie omosessuali si potesse parlare di matrimonio e di figli. Vorrei una politica del lavoro che non debba scegliere chi inculare tra giovani e meno giovani. Vorrei un rapporto diverso tra Stato e confindustria (o anche solo tra stato e Fiat). Vorrei che non si pensasse mai alle banche come strumento per garantire un’istruzione elitaria a chi non ha i mezzi economici per farcela da solo. Vorrei una riforma della politica che non privi “i ricchi” della possibilità di entrarci, ma che garantisca ai “non ricchi” di poter fare altrettanto (e questa era l’obbiezione di Vendola durante il confronto TV cui tu, caro Matteo, non hai risposto se non rigirando la questione).
Poco più di un anno fa scrivevo questo post.
Evidentemente ho cambiato idea, anche se poi entrando nel merito neanche più di tanto.
Oggi però ho in mano un programma e, leggendolo, mi son trovato costretto ad ammettere di condividerne buona parte.
Per il Manq di oggi è evidentemente abbastanza. Renzi non è il mio candidato ideale quanto l’Italia non è il mio paese ideale. Però è qui che vivo e forse Renzi può far fare al Paese mezzo passo in avanti.
Io di rinunciarci sulla base del fatto che è troppo poco non me la sento.

Toc!

“Se ci sei, batti un colpo!” è un modo di dire che non ho bene idea da dove nasca. So che è diffuso, però, e quindi è da lì che voglio cominciare.
Questo post, col suo titolo onomatopeico, è il mio tentativo di dare un segnale di presenza on-line che vada oltre le tonnellate di cazzate che quotidianamente riverso su Twitter o su Facebook. I social network. Strumenti del demonio che con la loro semplicità e immediatezza ti spolpano della voglia di argomentare. La vita ridotta ad una serie di battute flash, istintive, immediate. Zero spazio per fermarsi a riflettere e costruire un discorso, per mettere in piedi un concetto che abbia non solo un senso, ma una struttura. Non c’è tempo, nè per chi scrive, nè per chi legge. E’ il 2.0 che avanza ed io, che ultimamente (eufemismo) mi percepisco oltremodo vecchio, lo soffro. Perchè è vero che “non è la pistola che uccide, ma chi spara”, però è difficile resistere ad un meccanismo di semplicità così ammiccante, perlomeno per il sottoscritto, e così ogni volta mi ci ritrovo schiacciato, complice la mia proverbiale pigrizia.
Esempio.
Settimana scorsa ci sono state le presidenziali americane. Obama, Romney, l’health care, l’alternanza, i tentativi di boicottaggio del voto, la situazione politica americana fatta essenzialmente di due fazioni quasi perfettamente sovrapponibili, l’aberrante concetto “Non importa per chi voti, l’importante è votare”, la riconferma a mio avviso quasi scontata, il reale peso del presidente più potente del mondo sulla gestione dello stato che presiede, l’interesse di tutto il mondo, le reazioni discutibili nel nostro paese. Questi sono alcuni dei punti che comporterebbe trattare volendo parlare dell’argomento. Invece no, usiamo 140 caratteri, e quel che ne esce non può che essere un’opinione sciapa, incompleta, vuota.
Fine esempio.
Oggi, mentre mi districavo sapientemente nella selva di inutilità proposta dai SN, mi sono imbattuto in un post di Luca riguardo la mobilitazione europea, gli scontri, la chiave di lettura degli eventi e il concetto di protesta ai giorni nostri. Il pezzo, questo qui, oltre che ben scritto e interessante presenta un’analisi che gioco forza necessita di argomentazioni, di parole, di spazio e tempo. Ed è questo ciò di cui c’è bisogno. Condivisibile o meno l’analisi, sottoscrivibile o meno il messaggio, è il caso di riprendere a riflettere sulle cose. La società sta cambiando e la stiamo costruendo sulla superficialità, sulle prime impressioni, sulle scelte d’istinto.
Ci stiamo svuotando.
E questa cosa si vede anche e soprtattutto in situazioni estreme come quelle degli scontri. E’ bellissimo il paragone che Luca fa con l’assedio medioevale, davvero bello, ma a differenza sua io più che valutare gli effetti di questo fenomeno, mi preoccupo delle cause. Gli scontri tra polizia e manifestanti da “effetto collaterale” sono diventati il target della cura. Ed è tremendo perchè c’è chi è disposto a prendere un sacco di botte per uno scopo che ha completamente perso di vista.
Uscendo di casa, prima della piazza, qualcuno si pone la domanda “Ok, se la polizia non dovesse bloccarci e caricarci, se semplicemente si facesse da parte o, ancora meglio, non si presentasse proprio, noi cosa faremmo?”? Che foto girerebbero su FB o Twitter il giorno dopo? Certo, qualcuno magari prenderebbe a sassate qualche vetrina e darebbe fuoco a qualche macchina comunque, ma gli altri?
Avere un blog è questo: fermarsi e riflettere sulle cose. E io perdo sempre più l’occasione di farlo buttando alle ortiche un’opportunità gigantesca. Non che non ne senta la necessità eh, perchè mi basta niente per sfogare il mio malcelato bisogno di analisi. Non fosse così, non si spiegherebbero fenomeni come il tirare 200 commenti su Serialmente trasformando una recensione sugli zombie in una discussione sulle società civili. E’ che scrivere non è facile. Quando ti ci metti non puoi poi distogliere lo sguardo se quel che vedi non ti piace. Non puoi far finta di niente, smettere di ascoltare o iniziare a pensare ai cazzi tuoi. O meglio puoi farlo, ma a quel punto il pezzo diventa una bozza abbandonata che non riprenderai in mano mai più e che sarà, inevitabilmente, un’altra occasione persa per chiarirti le idee.
E se tutto questo non vale per voi, beh, vale per me.
Ci ho messo diverse ore a scrivere questo post e l’ho fatto nei ritagli di tempo al lavoro. Dovrei rileggerlo, perchè sono del tutto sicuro sia sconnesso e poco lineare, ma correrò il rischio di farlo dopo la pubblicazione.
Come sempre, è stato un processo utile.
Forse dovrei rifarlo, nel breve.
Magari costringendomi a scrivere delle primarie del PD.
Di “Papa Giovanni
No ecco, di quello è meglio non scrivere.

PS: Sì, la sensazione che io abbia usato questo post anche come maxi riassunto di tutti i post che non ho scritto di recente è legittima.

La volta che ho bevuto una birretta con Pippo Civati

E’ un po’ che non aggiorno il mio blog e il motivo è che aspettavo di poter raccontare questa storia per intero. Oltre al fatto che non avessi in realtà molto altro di cui scrivere, ovviamente.
Tutto inizia più o meno dieci giorni fa, quando girando per i vari social network mi imbatto in un post intitolato “Occupy Civati” che racconta come Pippo Civati, giovane esponente del PD categoria “nuovo che avanza”, abbia anche lui qualche cosina di cui rispondere. Nella fattispecie gli viene contestata la scelta di sottoscrivere una proposta di legge dal titolo: “NORME PER LO SVILUPPO DI METODI SCIENTIFICI INNOVATIVI E TECNOLOGICAMENTE AVANZATI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA RICERCA BIOMEDICA E LA SOSTITUZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE”.
Incuriosito, ho deciso di leggermi cosa potesse avere di tanto sbagliato una proposta di legge con un titolo così promettente (no sarcasmo, giuro). Ora, assunto che le quattro persone che leggono questo blog ormai sappiano la mia posizione in materia, ho pensato che prima di criticare fosse il caso di chiedere all’interessato il motivo che lo avesse spinto a firmare una proposta come quella e così ho deciso di scrivergli questa email:

Buongiorno
Mi chiamo Manq [NdM: No, c’era scritto il mio nome] e sono, da qualche anno, un ex elettore PD. Non mi dilungherò nello spiegare i motivi che mi hanno portato a essere un ex elettore, tuttavia vedo nelle imminenti primarie un buon momento per provare a ricucire il mio rapporto con il PD e la politica.
Per farlo però, ho deciso di informarmi un po’ riguardo ai candidati.
La presente quindi è una mail volta a chiedere chiarimenti riguardo alla tua (mi permetto di darti del tu) sottoscrizione al progetto di legge PdL n° 151, quello titolato: “NORME PER LO SVILUPPO DI METODI SCIENTIFICI INNOVATIVI E TECNOLOGICAMENTE AVANZATI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA RICERCA BIOMEDICA E LA SOSTITUZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE”.
Io sono un biotecnologo con un PhD in medicina molecolare e traslazionale e per anni ho lavorato in laboratori in cui la sperimentazione animale era parte fondamentale dell’attività di ricerca. Da sempre, tuttavia, ho sviluppato una certa sensibilità alla questione dell’utilizzo di cavie in laboratorio.
L’idea di un progetto di legge volto alla ricerca e allo sviluppo di metodologie alternative alla sperimentazione animale, o quantomeno ad alcune delle sue applicazioni, è a mio avviso lodevole in linea di principio. Leggendolo, tuttavia, mi è parso scritto con i presupposti più sbagliati.
Non starò a dilungarmi in considerazioni scientifiche lunghe e noiose, però vorrei sottolineare un punto, tra i tanti, per esemplificare i miei dubbi in merito (cito dalla parte riguardante l’embriotossicità):
“Saggi alternativi:
Sono stati sviluppati e validati metodi che consentono di individuare possibili effetti nocivi sull’embrione. Tra questi, un saggio che sostituisce completamente l’uso degli animali è quello chiamato EST (embryonic stem cell test), che si basa sull’uso di cellule staminali (ECVAM, 2002).
(fonte: http://www.enpa.it/it/uffici/ducumenti_av/VIV-Sistemi_alt_IPAM.pdf:
SISTEMI ALTERNATIVI alla SPERIMENTAZIONE ANIMALE Annalaura Stammati
Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma).”
Mi pare lecito chiedermi, a questo punto, di che cellule staminali embrionali parliamo. Umane? No, perché per lo Stato l’embrione è vita e quindi non lo si può toccare. Animali? No, perché per lo Stato l’embrione è vita e questa è una proposta di legge volta a sostituire la ricerca sugli animali. E allora di che cellule si parla?
Questo per dire che mi pare la questione sia stata affrontata con un po’ di superficialità (avrei davvero molti altri esempi), superficialità che a mio avviso nuoce alla questione.
Io non dubito assolutamente della buona fede e degli ideali su cui si basano progetti di questo tipo. Il punto è che tutto, nel nostro Paese, viene affrontato un po’ come fosse tifo (quanto aveva ragione Churchill ) e si creano facilmente fazioni opposte brandenti una sorta di integralismo che poco riscontro ha, effettivamente, con la realtà dei fatti. Siti come quello più volte citato nel progetto di legge (www.novivisezione.org) seppur mossi da sentimenti assolutamente non deprecabili, hanno in genere ben pochi riscontri scientifici e quei pochi che utilizzano, spesso decontestualizzati e a sproposito, servono più che altro ad imbonire. Di contro, chi sostiene la ricerca scientifica sugli animali, spesso esagera dall’altro lato e si barrica dietro la sua essenzialità, almeno oggi e almeno in certi campi, per celarne le problematiche innegabili.
Partendo dal presupposto che un progetto di questo tipo sia volto a tutelare gli animali e non a far propria quella fetta di elettorato “green-like” che c’è in tutti gli schieramenti, vorrei una tua opinione sulla questione “Sperimentazione animale”. Più importante, mi piacerebbe sapere se per sottoscrivere una proposta come la 151 tu ti sia affidato a qualche tipo di consulenza esterna e, nella fattispecie, a quali.
In qualità di elettore ritengo questa questione abbastanza importante e, onestamente, una richiesta diretta è credo uno dei pochi modi per sentire parlare dell’argomento.
Immagino che tu non possa rispondere a tutti i possibili elettori che ti scrivono facendoti delle domande, ma spero tu possa fare un’eccezione.
Grazie in anticipo per l’attenzione e la disponibilità.
In bocca al lupo per la tua corsa.

La risposta, effettivamente, è arrivata ed è stata di vedersi per discutere della faccenda a quattr’occhi. Ieri sera quindi sono andato in Regione a trovarlo e dopo averne parlato ci siamo bevuti una birretta insieme. Le impressioni che ho avuto sono varie e adesso cercherò di riassumerle, anche perché scriverle mi aiuterà a rifletterci sopra.
Partiamo dalle cose positive. E’ sicuramente apprezzabile che Civati si sia dimostrato interessato alle mie obbiezioni e abbia voluto ascoltarle. Per molti dei punti da me sollevati, che poi son sempre i soliti, mi è parso ci fosse sintonia. E’ venuto fuori che il tutto è nato sull’onda del caso Green Hill, cosa che potevo ampiamente immaginare, e che l’idea fosse fare qualcosa prima che venisse fatto qualcosa di “sbagliato” da altri. Da che ho capito, la proposta è stata presentata senza un particolare studio dell’argomento (quantomeno non da parte di Civati) nell’idea che il tutto sarebbe servito solo a porre una questione, nell’ottica del fatto che si sarebbe ampiamente potuto migliorare il testo in seguito.
Mia nonna mi diceva che a far le cose bene al primo colpo ci si guadagna tutti, ma mia nonna non faceva politica quindi ci sta. Consequenzialmente io ai miei nipoti probabilmente insegnerò che fare qualcosa solo per non farla fare agli altri è poco furbo, ma ho come l’idea che neanche io farò mai politica.
Anyway, la disponibilità ad ascoltare eventuali suggerimenti c’è e questo è indubbiamente positivo. Più o meno implicitamente ci siamo oltretutto ritrovati a riconoscere come una normativa sensata in tema di sperimentazione scientifica non potrà mai essere regionale (io continuo ad avere dubbi anche in chiave nazionale, ma tant’è) e di conseguenza, a mente fredda, ho l’impressione si sia piacevolmente discorso riguardo una proposta che probabilmente morirà in regione, la cui portata è pressochè nulla e che altro non era che figlia di un momento in cui i beagle chiedevano giustizia, anche sommaria.
Mentre scrivo mi sento pure un po’ coglioncello ad averla presa tanto sul serio, sta proposta, ma questo non mi impedirà di continuare a cercare di renderla, a mio modo di vedere, migliore.
Ad ogni modo, finita la discussione in merito alla proposta di legge n° 0151, io e Pippo Civati siamo andati a berci una birretta in un bar zona Pirellone e abbiamo fatto due chiacchiere riguardo al PD, ai suoi esponenti, al nostro Paese e, soprattutto, all’identità politica di Pippo Civati. Son venute fuori tante cose interessanti, diverse idee condivisibili e un quadro complessivo in cui il PD non è ritratto benissimo.
Tutto l’incontro però mi ha ricordato una situazione vissuta in gioventù quando, lasciato l’oratorio, avevo incontrato il mio prete per strada.
“Non ti fai più vedere in oratorio.”
“E’ vero, DonGa, ma ho rivisto un attimo le mie prospettive.”
“Ok. Perchè non vieni su da me che facciamo due chiacchiere?”
“Va bene.”
Quando sono salito però, invece che sederci e discutere, mi ha confessato.

In tutto questo, ringrazio pubblicamente Civati per la disponibilità, la chiacchierata, il libro che leggerò con molta attenzione e la birra che ha insistito per pagare, precisando non ne avrebbe chiesto il rimborso.

E noi abbiamo Cassano

Oggi, tramite l’ormai indispensabile strumento che è Twitter, sono venuto a conoscenza di una notizia riportata da il Post.it. La storia, riassunta in breve, scaturisce da una risposta del delegato democratico del Maryland Emmet C. Burns Jr. alle esternazioni del giocatore dei Baltimora Ravens Brendon Ayanbadejo in materia di matrimoni gay. Nella fattispecie Ayanbadejo pare essersi pubblicamente schierato, più volte, in favore della concessione di questo diritto alle coppe omosessuali.
La presa di posizione di Burns nei confronti delle esternazioni del giocatore è stata espressa sotto forma di lettera, direttamente alla dirigenza dei Ravens. Questo il testo:

Molti dei miei elettori e molti dei vostri tifosi sono inorriditi e sbalorditi dal fatto che un membro di una squadra di football possa esprimersi in merito a una questione così controversa e cercare di influenzare l’opinione pubblica in un senso o nell’altro. Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con le sue posizioni e pensano che non debbano avere posto nello sport, che è fatto per il tifo, l’intrattenimento e l’entusiasmo. Penso che Ayanbadejo dovrebbe concentrarsi sul football ed evitare di dividere i suoi tifosi.
Richiedo pertanto che lei prenda i necessari provvedimenti, come proprietario della squadra, per impedire altre dichiarazioni di questo tipo da parte dei suoi dipendenti, e che ordini a Ayanbadejo di smetterla con questo comportamento ingiurioso. Non sono a conoscenza di altri giocatori che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo.

(La versione originale della lettera del delegato Burns è visibile qui)
Questa lettera, che effettivamente si commenta da sola, ha tuttavia suscitato la reazione di un altro giocatore della NFL, Chris Kluwe dei Minnesota Vikings, che ha deciso di dire la sua scrivendo una lettera di risposta direttamente al delegato. Il testo della contro replica è decisamente degno di segnalazione, tanto per il contenuto, quanto per lo stile diciamo non propriamente elegante. Stando a quanto sostiene Kluwe, infatti, l’utilizzo di espressioni colorite e forti non solo faciliterebbe l’arrivo del messaggio, ma dovrebbe anche fungere da “cartina tornasole per quelli che sanno vedere il contenuto di verità di un messaggio invece che fermarsi a guardare la confezione con cui quel messaggio è consegnato”.
Di seguito riporto la versione tradotta e “ripulita” del testo. Non perchè mi siano particolarmente indigeste le volgarità, quanto perchè è l’unica traduzione che ho trovato senza dovermela fare da solo. Qui, tuttavia, la versione originale del documento:

Caro Emmett C. Burns Jr.,
Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.
Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):
1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.
Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.
2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta. E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).
3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).
Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?
In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.
Cordialmente,
Chris Kluwe
P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi.
Stronzo.

A me, tutta questa faccenda, ha chiaramente ricordato le esternazioni di Cassano all’Europeo.
Il punto però non è tanto che ci siano omofobi in Serie A, perchè nella NFL ce ne sono sicuramente di più. La questione è: quando, in Italia, un calciatore proverà ad usare la notorietà per combattere delle battaglie sociali?

Leggere prima di firmare è buona norma

Chi scrive è notoriamente favorevole e legato al mezzo referendario. Da sempre, tanto da considerarlo spesso l’unica vera arma rimasta al cittadino italiano per esercitare il suo ruolo democratico.
In questi giorni si legge in giro di una raccolta firme volta a promuovere un referendum in grado di abrogare la diaria per gli stipendi dei parlamentari. Lo si sta chiamando in vari modi, da “referendum anti-casta” a “taglia privilegi”, e la campagna portata avanti è spesso legata ai mezzi di informazione alternativi quali blog e social network. Come sempre accade in Italia però nessuno ne parla, non si da modo al cittadino di capirne i contenuti o venirne a conoscenza se questi non è particolarmente volenteroso o motivato, e si tende a portare avanti il tutto unicamente a colpi di slogan.
Io, scoperta la raccolta firme in questione, sono andato in comune a sottoscriverla insieme alla Polly. A Gessate eravamo i numeri 24 e 25, se non erro.
Oggi però, ascoltando “Tutto esaurito” ho realizzato di aver firmato senza le adeguate basi conoscitive, rischiando nel migliore dei casi di aver firmato un foglio senza utilità.
Innanzi tutto ho scoperto che le raccolte sono in realtà due, distinte. La prima, promossa dal Partito dell’Unione Popolare e la seconda invece promossa dal Comitato del Sole. Ho così deciso di andare un po’ più a fondo nella questione.
Per prima cosa, io non ho idea di quale delle due raccolte abbia sottoscritto. Già questo è sufficiente a farmi girare non poco le balle. In questo articolo infatti si spiega come i due referendum pongano richieste molto diverse. Stando ai dati riportati e a quanto diceva questa mattina in radio un esponente del Movimento 5 Stelle, il referendum proposto dall’Unione Popolare chiede unicamente l’abolizione della diaria, portando ad un risparmio generale neanche sufficiente a coprire le spese per il referendum stesso (credo, a logica, basandosi sul risparmio per l’anno in corso e non considerando comunque l’impatto degli anni a venire, ma comunque la cosa fa riflettere). I punti del Comitato del Sole invece sembrerebbero molteplici e meglio studiati, portando ad un risparmio decisamente più alto.
Altra faccenda importante, se non cruciale, è la “scadenza” della raccolta firme e la sua presentazione. Se nel caso del Comitato non risulterebbero vincoli temporali di sorta, la sottoscrizione dell’Unione reca limiti precisi, anche se non facili da reperire in giro con chiarezza, e questo forzerebbe la presentazione del quesito referendario per l’anno venturo, il 2013, annullandone immediatamente la messa in essere pechè impossibile effettuare referendum nell’anno delle elezioni politiche. La norma è spiegata per bene nell’articolo citato prima, non sto a riportarne il contenuto.
Pare quindi che questa raccolta firme sia, a tutti gli effetti, una grossa perdita di tempo.
Per finire, giusto per riportare in comletezza tutti i dubbi e le questioni che ho reperito in ambito, sulle liste dell’Unione Popolare c’è chi sospetta addirittura il tentativo di truffa. L’inammissibilità di quella raccolta firme, dovuta ai problemi già visti, non sarebbe infatti dovuta sfuggire a chi si prefige di ottenere un risultato usando il referendum e questa cosa presterebbe il fianco al sospetto che in realtà il vero fine di queste firme sia avere del materiale buono da copiare e riciclare per la presentazione delle future liste elettorali, alimentando i casi tristemente noti di firme false come ad esempio quello che vede imputato il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni.
Se anche quest’ultimo dubbio fosse eccessivamente complottista, almeno a mio parere e nonostante quanto di peggio abbia già messo in mostra il nostro Paese in certe circostanze, resta la certezza di una scarsissima informazione riguardo una raccolta firme fondata su un insindacabile risentimento popolare nei confronti dei politici (che la si finisca di dire antipolitica. Il problema sono gli uomini.), che però rischia di veder disperse le energie lasciando ancora una volta i cittadini con l’amaro in bocca.
Come detto io ho firmato.
Non sapere cosa nè con che utilità l’ho fatto mi fa sentire male e questo post spera di poter essere utile a chi ancora sta decidendo se fare altrettanto o meno.