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Politica

La mattonata ideologica

E così, come tutte le tradizioni, anche quella di andare a votare si appresta a fare capolino in questo 2014. Io, dopo la mossa ormai nota ai più come LO SBAGLIO, mi ero ripromesso di buttare la scheda elettorale e così farò. Nel senso che questo non è il classico post in cui mi rimangio tutto quello che ho detto nei mesi scorsi e spiego perché ancora una volta farò buon viso a cattivo gioco e andrò comunque alle urne.
Io le europee non le voto, mi rifiuto.
Però voterò per il sindaco perché quella secondo me è una cosa importante da fare. Mi sto quindi informando sulla situazione gessatese e alla fine propenderò per votare la lista Gessate Bene Comune che, da quel che ho visto, letto e sentito, mi sembra formata da gente per bene.
Immagino tuttavia che di questo preambolo non freghi nulla a nessuno, ma a mia discolpa il post non era volto a parlare di quello.
Ogni volta che si prospettano delle elezioni all’orizzonte io mi interrogo e, visto come tutto viene impostato nel nostro paese, la domanda principale che mi faccio è se io sia o meno di sinistra.
Nel senso, se qualcuno mi facesse la domanda non avrei esitazioni nel rispondere sì, ma poi pensandoci a fondo e andando dietro a tutte le varie questioni dell’essere DAVVERO di sinistra, qualche dubbio mi viene. Per questo ho pensato che potesse essere utile stilare una lista di argomenti a cui associare la mia posizione in merito e vedere se tra le anime pie che ancora leggono queste righe ci sia qualcuno che sappia darmi risposta.
1) DIRITTI CIVILI E SOCIALI
Parto da qui perché per me è sempre stato il punto principale dell’essere di sinistra. E’ una scelta un po’ paracula perché quando si parla di queste cose difficilmente ho dubbi sul mio essere di sinistra, ma questo conta poco. Io sono assolutamente favorevole a formalizzare le unioni tra persone di qualsiasi sesso, estrazione sociale e religione. Non credo sia giusto arrogarsi il diritto di definire a priori con chi il prossimo debba legarsi per la vita. A corollario, cosa non meno importante, ritengo che ogni unione sia una famiglia e come tale possa avere diritto ad allevare dei figli. Questo sia perché credo fermamente che il ruolo di genitore sia difficile indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi lo ricopre, ma anche perché ritengo ci siano molti bambini che con un nucleo famigliare attorno, per quanto atipico, potrebbero sicuramente stare meglio di come vivono ora che non ce l’hanno. Superfluo dire che la cosa vada finemente regolamentata perché, qualora venisse istituzionalizzata, lo sarebbe per forza di cose.
2) ETICA MEDICA
Qui siamo un po’ nella stessa categoria di prima, ma meglio separare le cose per essere chiari. Io sono assolutamente favorevole al testamento biologico, perchè è giusto che le persone scelgano come disporre della propria vita in condizioni in cui vita è da virgolettare. Di mio non so se ne sarei capace e, oggi, non so se preferirei morire piuttosto che vivere aggrappato ad una speranza con strenua ostinazione. Però non vedo perché chi ha le idee più chiare delle mie non debba poterle esprimere. Altra cosa su cui sono assolutamente favorevole è dare la possibilità di abortire, perché anche qui la scelta è drammatica e difficile e quindi chi la compie è perché non ha davvero alternativa. In realtà c’è anche chi abortisce a cuor leggero, ma sono persone che, sinceramente, non credo sarebbe un bene allevassero dei figli. Resto favorevole. Sono fortemente contrario all’obbiezione di coscienza per come è strutturata la cosa nel nostro Paese. Se scegli una professione ne conosci le implicazioni e la porti avanti in tutte le forme che richiede. Nessuno obbliga a fare il ginecologo, non è il militare. Se sei contrario a certe cose, legittimamente, fai un altro mestiere. Sono infine favorevole alla sperimentazione animale e contrario alla medicina omeopatica (ossimoro) per come è regolamentata in Italia. I motivi non sto a ripeterli, ne ho parlato spesso. Su questi ultimi due punti è già più facile che, quando ne parlo, la gente mi dica che non sono di sinistra.
3) POLITICHE PER L’IMMIGRAZIONE
Qui la cosa diventa complicata perché, sulla questione, mi pare che l’ideologia sia tagliata con la scure a differenza poi di un opinione popolare fatta di moltissime sfumature. Personalmente, la commistione tra i popoli è una cosa che mi affascina e quindi sono contento che questo avvenga. Non credo che aprire a nuove culture porti alla morte delle nostre tradizioni visto che noi saremo sempre liberi di poterle portare avanti e non sono ovviamente di quelli per cui: “Ok l’immigrato se abbraccia la nostra cultura e i nostri valori” perché altrimenti che commistione sarebbe? E’ però evidentemente limitato negare l’esistenza di alcune popolazioni che più che emigrare, colonizzano. Ora, che il fenomeno sia complicato da trattare siamo d’accordo, ma se essere di sinistra vuol dire negare questo tipo di allarmi, allora ecco io faccio più fatica. Non sono nemmeno di quelli per cui l’immigrato per venire in Italia deve avere un lavoro. Ci sono moltissime situazioni nel mondo in cui la gente sta male ed è sacrosanto dare a queste persone la possibilità di uscirne. Però, facendo un esempio, chi darebbe un neonato in affidamento ad una famiglia che non riesce già a mantenere i propri figli? Nessuno. Non è un discorso di “noi prima di loro”, ma proprio una questione di risorse. Io penso che da noi le risorse ci siano e vadano semplicemente amministrate meglio, ma questo non toglie che al momento ci sia una notevole quantità di persone che non lavora e non ha da mangiare. Se me lo chiedete, io mi libererei di tutti quelli che non lavorano perchè non hanno voglia o preferiscono delinquere, indipendentemente dal Paese d’origine, ma anche qui non so se sia proprio una cosa di sinistra. Una cosa che sicuramente non è di sinistra è constatare che una popolazione nomade che vive senza documenti e procurandosi soldi in modo illegale vada duramente contrastata. Però ecco, io credo sia giusto farlo.
4) QUESTIONE LAVORO E POLITICHE ECONOMICHE
Anche qui, la cosa è difficile da affrontare. Io di ste cose ne capisco il giusto, quanto basta per parlare con l’80% delle persone che mi circondano (quindi poco, in tutta onestà). E’ chiaro che se mi si chiede un parere filosofico, la deriva economica degli ultimi, boh, 150 anni è una roba vomitevole. Che il capitalismo si basi sulla povertà di tanti per la ricchezza di pochi non mi pare appellabile, come concetto, ma non è nemmeno tutta questa innovazione. In millenni di storia non è che i rapporti di potere siano mai stati diversi. E’ ovvio che siano cose eticamente sbagliate e da contrastare, ma credo di non essere eccessivamente arrendevole se dico che i comunisti del nostro Paese (tutti e 27) difficilmente rovesceranno la situazione. Le regole sono queste ed è con queste che bisogna giocare, cercando nel piccolo di fare il possibile per appianare le disuguaglianze e cercare di dare una mano a tutti. Poi certo, nella nostra bella Italia ci sono eccessi che sarebbe il caso di limare (la ridicola sproporzione degli stipendi tra dirigenti e dipendenti, gli eccessivi privilegi della classe politica, la mancanza di tutela per certe categorie di lavoratori), ma finché il punto di partenza è espropriare la proprietà privata secondo me c’è poco margine di discussione. Una cosa per cui non sono di sinistra, è che secondo me i sindacati negli ultimi 50 anni siano diventati un cancro di questo Paese. Non che io ci abbia mai avuto a che fare, in otto anni di precarietà nella ricerca nessuno s’è mai sentito in dovere di portare avanti i miei interessi (anzi, era bello quando al Besta arrivava il tipo del sindacato [visto una volta in 5 anni] ed elencava le cose che aveva ottenuto per i ricercatori assunti, ovvero l’1% dell’audience), quindi se ne parlo così è per quello che m’hanno detto i miei genitori. Loro con i sindacati hanno convissuto per tutta la carriera lavorativa, tesserati entrambi per gran parte della loro vita ed entrambi, in momenti diversi, trovatisi a disdire (mia madre a stracciare, per l’esattezza) la tessera. Io sono quindi per la tutela dei diritti e doveri del lavoratore, che pare una cosa normale, e invece c’è da precisarlo sempre perché da una parte parlano solo di diritti e dall’altra solo di doveri. Poi dici una cosa così, la rileggi, e invece di pensare che sia ovvia, pensi che sia populista. Anche quello è parte del problema.
5) ISTRUZIONE E RICERCA
Io sono per una scuola pubblica di livello che garantisca istruzione a tutti. Sono quindi contrario alla sovvenzione statale alle scuole private, sebbene io riconosca che le cosiddette paritarie aiutino lo Stato a fornire istruzione a tutti, cosa che probabilmente senza quelle scuole non sarebbe possibile. Non credo sia un male, tuttavia, se chi può permetterselo paghi, soprattutto in una realtà in cui la maggior parte delle scuole private hanno natura ideologica e vengono scelte esclusivamente per quello. Un’istruzione che funziona, per me, offre la possibilità a chi non può permetterselo di frequentare qualunque corso di studi purché pubblico, mentre lascia scelta al privato che può permetterselo di andare dove gli pare senza gravare sulle casse dello stato. Se sei povero e dotato, borsa di studio. Se sei ricco e dotato, vai avanti da solo. Se sei povero e scemo, paghi. Dei tre casi, l’unico vero al momento è il terzo. Riguardo la ricerca, la situazione italiana è vergognosa perché i soldi sono pochi (vero), ma soprattutto perché vengono usati malissimo. Una vera riforma, per me, sarebbe chiudere i rubinetti Statali per, diciamo, 5 anni. Niente a nessuno. Dopo cinque anni, i laboratori che sono rimasti in piedi sono quelli che lavorano, pubblicano e prendono grant da fondazioni e istituzioni mondiali. Scremata la feccia, ci sarebbero soldi più che a sufficienza per strutturare chi è rimasto. Il discorso è estremo e totalmente spannometrico, ma serve a rendere l’idea che se è di sinistra dire “più soldi alla ricerca”, tout court, allora non sono d’accordo.
6) EUROPA
Sono fortemente europeista perché ritengo che, soprattutto nei momenti di difficoltà, unire sia più utile che dividere. Inoltre non ho più molta fiducia nelle istituzioni italiane e quindi, secondo me, centralizzando qui potrebbero fare molti meno danni. Lo so, queste dichiarazioni sembrano fare a pugni con il non voler votare alle europee, ma non è così. Almeno per me. Al momento a mio avviso la macchina europea è molto poco utile e di conseguenza lo è anche votare per chi debba salirci. Cambino le cose, vadano nella direzione che spero, e tornerò a votare per quello.
7) GIUSTIZIA
In italia la giustizia non funziona e va riformata. Non perché lo dice Berlusconi, ma perché è vero. Indulti e decreti svuota carceri a mio avviso non vanno nella direzione giusta, così come i condoni dall’altro lato, perché è tutto un depenalizzare. La certezza della pena non sarà un concetto di sinistra, ma io lo sposo pienamente.
8) POLITICHE ECOLOGICHE
In Italia, solitamente, l’ecologia e l’animalismo sono mode. E’ ovvio che non si può essere contrari a politiche attente al verde, alle energie rinnovabili e alla tutela degli animali, ma qui da noi chi usa questi concetti lo fa per raccattare consensi, senza una mezza idea precisa. Quindi sì, sono favorevole a questi principi, ma ne riparleremo quando qualcuno proverà a fare qualcosa di serio in merito.

Ecco, questo è il succo del discorso (1900 parole, alla faccia del succo). Capisco da solo che trovare un partito o un rappresentante che sposi tutte queste idee esattamente come le sposo io sia complicato. Quindi faccio delle scelte, in base a quelle che sono per me le cose più importanti e chi mi pare più idoneo a portarle avanti. Trovo quindi utile un sistema come quello di VOI SIETE QUI, che a seconda delle posizioni sui vari temi ti colloca in una certa area elettorale. Credo sia una cosa che dovrebbero fare tutti, prima di votare.
Detto questo, a me resta il dubbio di essere o meno di sinistra.
La cosa bella è che dormo comunque sereno.

Lo sbaglio

Quella che sta succedendo in queste ore, a parer mio, è una cosa brutta. Per il Paese, dico. Le ragioni politiche alla base della mia affermazione in questo momento mi risultano ovvie e non ho voglia di stare a parlarne. Poi magari con l’andare del post verranno pure fuori, non posso garantire. Tanto qui ognuno fa quel cazzo che gli pare quando gli pare. Sta a vedere che devo essere io a mantenere coerenza in un blog che nessuno legge e che io stesso ormai ignoro spesso e volentieri.
Qui vorrei parlare di perché sia una cosa brutta per me.
In primo luogo mi sento tradito ed è una cosa che non fa mai piacere. Mai. Però ci sono delle sfumature.
C’è la tipa con cui non avresti mai pensato di uscire e che, invece, decide di accettare di stare con te. Per un po’, fino a quando non rinsavisce e ti pianta per uno meglio. In quel caso è ovvio che tiri il culo, ma a pensarci, sarebbe buona cosa ringraziare per quel che s’è avuto e tirare avanti.
Non è questo il caso.
Qui è proprio tutto un altro scenario.
Sei stato tradito da quella con cui ti sei messo essenzialmente per non stare più da solo. Manco ti piaceva davvero, non del tutto intendo, ma vedevi in lei la possibilità di cambiamento che la tua vita attendeva da un po’. Non sarebbe stato per sempre, ma pensavi saresti stato tu a decidere per quanto. Cazzo, era lei ad aver bisogno di te, porca puttana, non il contrario. Bam. Cornuto e maziato da una per cui, a dirla tutta, i tuoi amici ti pigliavano pure per il culo.
Parentesi.
Tutti bravissimi, tutti che l’avevano detto, tutti che sapevano tutto. Però ecco, sono anche sempre un po’ quelli che parlano male di qualunque tua morosa: la scassacazzi, la bruttina, la puttanella, l’antipatica. Che prima o poi ci prendano, se vogliamo, è statistica.
Chiusa parentesi.
E chiusa pure la metafora, direi.
Io quel che sta facendo Matteo Renzi non lo capisco. Una delle ragioni per cui gli avevo creduto, e ci avevo creduto, era che fosse l’unico in grado di dare un taglio alla vecchia concezione politica del PD. Sia come establishment, che pure come vocazione autolesionista.
E invece eccolo pronto ad inchiodare il coperchio della bara. Da dentro, però, una roba che manco Houdini.
La cosa che mi fa incazzare più di tutto, però, è che l’uomo che mi aveva rimesso voglia di andare a votare PD poi non me lo faccia fare. Cristo, se ci penso do davvero di matto.
DOVEVI ESSERE QUELLO CHE, FINALMENTE, VOTAVO CONTENTO. CONVINTO.
Votare per e non contro.
Te lo ricordi il programma?
Vincere. Governare. Cambiare le cose.
In quest’ordine.
Vabbè, non c’è molto altro da dire. Come capitatomi già mille altre volte, eccomi al momento in cui “basta, mi avete rotto il cazzo. Andatevene affanculo e non venite più a chiedermi il voto, merde!”. In questo momento, come ovvio, mi pare che la frattura tra me e il PD (e di conseguenza tra me e il Paese) sia incurabile. Le cose potrebbero cambiare, in futuro, ma anche no. Non saprei. Di certo, io, se per un qualche errore di calcolo il governo Renzi non avesse i numeri e cadesse dopodomani, a votare non ci andrei.
Manco se mi venissero a prendere a casa.
Poi oh, magari governa tre anni e fa un sacco di cose fighissime.
Però dubito, perchè è una maggioranza del cazzo, composta da gente del cazzo, che inchioderà di nuovo il Paese all’immobilismo fino al 2018, quando potremo finalmente avere una sana campagna elettorale con protagonista Berlusconi, per allora ormai fuori dai problemi giudiziari e libero di ricatapultarci per l’ennesima volta nello stesso squallido teatrino. Che noi a certe cose ci teniamo, sia mai.
Matteo, vacca troia, potevamo farcela.
E invece te ne esci a ridefinire LO SBAGLIO.
Dio, che nervi.

Lo so che qualcuno leggendo il parallelismo di cui sopra potrebbe pensare cose tipo: “Si vabbè, ma che tristezza. Che mancanza di autostima. Chi si infilerebbe in relazioni di quel tipo?”.
Tutti.
Pure tu.
Fattene una ragione, è molto più onesto.
Così non fosse, come riconosceremmo le relazioni buone?

Storia di un tweet

In questi giorni mi è successa una cosa strana.
Come credo chiunque legga queste pagine ormai saprà, da qualche anno sono un utente attivo nel magico mondo di twitter. Lo uso molto, mi piace, ed è il motivo principale per cui ormai sul blog scrivo sempre meno.
Non ho molti followers. Le persone che mi seguono sono circa 150 e per la maggior parte si tratta di amici, utenti fake e gente che ho conosciuto, non necessariamente di persona, tramite qualche giro giusto dell’internet. Penso ai blog che seguo e alle iniziative loro correlate, per dire.
Quelli che hanno iniziato a seguirmi solo sulla base di quel che scrivo e che sono rimasti nonostante il mancato follow back sono pochi ed è importante precisarlo qui per dare un quadro della situazione, oltre che per ringraziarli della stima.
Ho la presunzione di pensare che di tanto in tanto io usi twitter per dire cose intelligenti, almeno quando non sono impegnato a fare live tweeting di qualche evento televisivo a caso. Se non pensassi di dire cose sensate probabilmente non lo userei, come non scriverei un blog, ma in questo caso nonostante la mia insicurezza cronica sono abbastanza self confident da ritenere che il mio numero di follower sottostimi la qualità del mio profilo.
Bum!
Lo so, suona fastidiosamente arrogante, ma andava detto per chiudere questo cappellone introduttivo a presentazione dell’aneddoto che mi appresto a raccontare.
Venerdì sera stavo girando su FB e sul wall di un mio amico vedo una di quelle vignette che non fanno ridere e che usano una scusa qualsiasi per picchiarti in faccia foto di belle ragazze poco vestite (RESPECT, in ogni caso, per le foto di belle ragazze poco vestite.). Nella fattispecie, a corredo dell’immagine di due modelle avvinghiate su un letto, venivano espressi (imho male) punti di vista interessanti rispetto alla questione omofobia e all’incoerenza di quella che è un po’ la regina delle obiezioni.
Il concetto mi piace, così lo rielaboro in una forma che reputo immediata, diretta e divertente, e lo butto su twitter. Non essendo Luttazzi, preciso anche che la battuta non è mia seppur io l’abbia riarrangiata.

Inaspettatamente, questo tweet fa il botto.
Inizia a generarsi un’ondata di RT che io in precedenza non avevo mai sperimentato. Quando mi andava di lusso, gongolavo per essere arrivato a una ventina di stellinamenti (che vita triste eh) e mi pareva già di essermi aperto al mondo.
#Einvece la cosa a questo giro pare un fiume inarrestabile che si autoalimenta. Io un po’ sono contento, ma un po’ di più mi tira il culo perchè, cazzo, il concetto twittato non è manco mio. Tipo quei gruppi che provano a fare musica loro una vita e non succede niente, ma poi sbancano con una cover fatta per caso.
Con quel tweet ho guadagnato tipo 30 nuovi follower, che per me son numeri GROSSI, e non posso fare a meno di chiedermi se riuscirò a mantenerli col mio twittare standard. Son problemi eh, lo so.
Ovviamente, con l’andare della propagazione del tweet (a mia analisi, dopo il 70° RT), hanno iniziato ad arrivarmi risposte di gente che non aveva capito la battuta. C’era chi mi diceva di lasciare stare Gesù, come chi diceva “eh, ho capito non discriminare, ma da lì a dire che è naturale ne passa!”.
Alcuni sono riusciti nell’impresa di RT la battuta, followarmi, rispondermi con una critica dovuta al loro non aver capito il punto, offendersi per la mia controrisposta, defollowarmi e togliere il RT. Tipo in dieci minuti.
Io, dalla mia, ho cercato di rispondere a chiunque mi scrivesse in merito. Cerco di farlo sempre perchè 1) mi pare il senso ultimo del mezzo e 2) di norma i numeri sono tali da non costituire un impegno in termini di tempo.
Il succo della questione è che da Venerdì ho il cellulare in vibrazione costante, cosa che ha decisamente cagato il cazzo a mia moglie (lei, per dire, di notte si sveglia se lo sente. Io no.) almeno quanto ha alimentato il mio ego.
Ed era una storia che volevo raccontare.
Chiudo per ringraziare Malika Ayane. Non ho controllato (giuro), ma è l’unica celebrità che mi è saltato all’occhio abbia stellinato il tweet.
L’unica persona famosa che, prima di oggi, avesse preferito un mio tweet è Selvaggia Lucarelli.
Prima che mi bloccasse, ma quella è un’altra storia.

O Megan Fox o niente.

Le primarie PD sono il meccanismo partecipativo migliore messo in atto dalla politica italiana e quindi quando le fanno io cerco sempre di presenziare.
Essendo intenzionato ad andarci, mi prendo qualche minuto per riflettere su cosa voterò ed illustrare eventuali le ragioni della scelta.
Io alle primarie del prossimo week-end dovrei votare Civati.
Ho letto i programmi, ho ascoltato i candidati e analizzato le loro posizioni. Ho anche visto il confronto televisivo su Sky che, nota a margine, ha mostrato come si fa un programma di politica in modo serio e con dei contenuti. Il meccanismo del fact checking, per dire, dovrebbe diventare obbligatorio.
Ora, che alla luce di quanto detto e scritto Civati sia il candidato più vicino alle mie posizioni politiche credo non sia nemmeno da mettere in discussione. Non è il segretario perfetto, che non esiste, e in passato ho avuto molte volte di che lamentarmi del suo modus operandi, vedi caso Cancellieri per fare l’esempio più recente, ma mi pare chiaro che se mi si chiede di scegliere l’uomo che dovrà dare la linea al PD, d’istinto verrebbe da indicare quello che più mi somiglia.
Il problema però è che, temo, la riflessione debba essere più ampia di così se si vuole arrivare da qualche parte.
Cuperlo è impresentabile. Non dico sia una cattiva persona, però dai, a certe figure e, soprattutto, a una certa idea di politica e di partito bisogna dire basta.
Renzi è sempre Renzi. Slogan, quel tantinello di polpulismo, forte tendenza al centro. Tutte cose che non ho mai negato, nemmeno quando l’ho votato l’ultima volta. Però Renzi è quello dei tre che può avere i numeri per governare. Fermi tutti, lo so bene che si parla di segreteria di partito e non di governo del Paese, ma vogliamo davvero bendarci e non riflettere sul fatto che le due cose siano chiaramente legate e che, sbagliando queste primarie, si rischi di compromettere drasticamente il risultato delle prossime politiche?
Ecco, il punto sta proprio lì ed è lo stesso di sempre. Io ragiono a ritroso. Renzi è l’unico candidato che, raccogliendo voti anche fuori dal PD, può governare questo Paese per cinque anni e avere il tempo e i numeri per fare qualcosa. Non tutto quel che vorrei, ma qualcosa. Su questa base è bene che si arrivi alle elezioni politiche con un partito forte che supporta la linea politica del suo candidato vincente. La cosa più sbagliata sarebbe assistere per tutto il prossimo anno a continui battibecchi tra Renzi e il segretario del suo partito. Con queste primarie si inizia ufficialmente la campagna elettorale e il percorso al prossimo esecutivo. Serve un discorso di prospettiva, a mio avviso. L’unica cosa che mi piace poco è il meccanismo di accentramento personale che si sta compiendo e che porta Renzi a candidarsi come segretario prima e come premier poi. Sarebbe stato molto meglio avere come candidato segretario uno degli uomini del sindaco, uno Scalfarotto per dire, che avrebbe goduto dell’appoggio della corrente renziana senza però quel meccanismo tutto berlusconiano dell’uomo al centro di tutto. Questo idealmente eh, perchè per arrivare alla segreteria bisogna far fuori la vecchia dirigenza e per farlo serve aprire l’elezione del segretario a tutti. E se votano tutti, il metodo berlusconiano paga. Questo è il mio unico rammarico, anche se vorrei comunque ricordare che Bersani si è candidato a premier da segretario, come Veltroni prima di lui, e che quindi il meccanismo nel PD non è nuovo.
In soldoni, per me sarebbe buona cosa che queste primarie le vincesse Matteo Renzi nonostante il candidato per me più rappresentativo sia Civati.
E per me la cosa ha un suo senso.
Non è accontentarsi, è avere percezione dei propri mezzi e limiti.
Votare Civati sarebbe come gridare “O Megan Fox o niente!”.

EDIT: dopo aver scritto questo post in Facebook ho visto circolare il video del Terzo Segreto di Satira riguardo le primarie. Su Cristina Quaranta sono morto, anche perchè in sostanza per dire cose completamente diverse abbiamo usato la stessa metafora. Il video è comunque geniale.

Decadenza

Premessa: l’avvenuta decadenza di Berlusconi da parlamentare è un evento storico che verrà ricordato per sempre, ma è soprattutto una cosa BELLISSIMA di cui essere felici.
Detto questo, resto perplesso riguardo le speranze di un Paese che senza questa sentenza avrebbe continuato a regalargli diciamo il 30% delle preferenze. Perchè non stiamo celebrando la bella cosa per cui in Italia nessuno è intoccabile se infrange la legge, ma invece l’aver impedito a gente che non si fa problemi a votare un corrotto e corruttore che va con le minorenni, di poterlo fare.
Che è giusto eh, ma non è una vittoria.
Del Paese intendo.
Perchè quella gente lì è ancora in giro e continuerà a votare. E il problema dell’Italia sta in quello, oltre che nella persona che riesce a carpire quei voti e approfittarsene come ha fatto Berlusconi per vent’anni.
E’ come se oggi avessimo fatto una liposuzione.
Ora siamo più belli e magri, ma non abbiamo risolto il problema e se continueremo a mangiare merda ci troveremo presto nella stessa condizione.
Da lì il mio diciamo scarso entusiasmo in riferimento alla notizia che, in ogni caso, restituisce un Italia politica migliore di quella di questa mattina, con un comprovato criminale in meno tra i banchi delle Camere.
Chiarito, spero, il mio punto di vista sulla questione mi prendo un’ultima riga per omaggiare la lungimiranza di Alessandra Mussolini.

Rientro

Rientrato da una settimana, questo sarebbe il tempo di scrivere due righe sul viaggio da poco concluso, ma non ne ho tanta voglia.
Ho fatto il classico reportino del tour di Maui, che sta come tutti gli altri nella sezione itinerari. Ci sono anche delle foto, ma fanno cagare. Manq che fotografa le Hawaii è un fail clamoroso. Tipo quelli che hanno vestito Bar Rafaeli a Sanremo e l’han fatta sembrare un cesso.
Con le foto di NYC è andata un po’ meglio, ma credo sia anche e soprattutto perchè ho optato per la tecnica Jay Z, ovvero il bianco e nero. Il punto era che a New York ero già stato e le cose che mi erano piaciute le avevo tutte già fotografate. Sto giro le ho ovviamente fotografate di nuovo, ma ripubblicare gli scatti mi faceva tristezza.
E basta, non c’è molto altro da dire. Ho ascoltato i dischi che mi avevano consigliato, apprezzandone ben pochi. Jets to Brazil bello, Halestorm divertente nella misura in cui può esserlo un disco di Pink suonato da dei metallari (quindi a volte tanto), Godspeed you, Black Emperor! a tratti interessanti, Mogwai quasi sempre noioserrimi, Thee Silver Mt. Zion ecc… mi son sembrati una roba vicinissima a certi Brand New in certi punti e lì li ho apprezzati, Mikal Cronin carino. Il resto semplicemente non mi ha convinto o non mi è piaciuto o non fa per me (come se fossero tre cose differenti). Potrei non aver ascoltato tutto, ad onor del vero, ma se ho saltato qualcosa non è molto.
That’s it.
Ah no, dimenticavo.
Sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Forse non era la nipote di Mubarak.

Tutto quello che vi stanno nascondendo dell’inciucio PD-PdL

Sento crescere forte è chiara la necessità del web di conoscere la mia posizione in merito al nuovo governo Letta, quello che i più accaniti antagonisti del superlativo assoluto definiscono “governissimo”. Conscio di questa richiesta e spinto dal mio proverbiale senso del dovere, ho deciso di scriverci due righe sopra.
Il titolo che ho scelto mi è stato suggerito da diversi esperti di marketing e scie chimiche e dovrebbe garantire al post incalcolabili visualizzazioni. Io tuttavia sento il bisogno di scusarmene, anche se devo riconoscere abbia centrato in pieno il nocciolo della questione.
E’ infatti impossibile parlare del neonato governo Letta senza partire dall’alleanza PD-PdL su cui questo si fonda e che verrà tramandata ai posteri col termine tecnico di inciucione. Se la domanda fosse: “Sei favorevole all’accordo?”, la risposta, ça va sans dire, sarebbe “NO!”. Credo tuttavia ci siano un sacco di elementi che andrebbero considerati nel valutare questa cosa e non tutti sono, a mio modo di vedere, completamente negativi.
Partiamo dal principio, ovvero dal risultato elettorale. “Previously on Italian politics…”, per dirla alla HBO, abbiamo assistito all’arrivo appaiato di tre forze politiche equidistanti tra loro. Nessuna delle tre aveva i numeri per governare da sola e nessuna combinazione mostrava più punti in comune che punti di forte dissenso. Al PD, primo al fotofinish, il non facile compito di tirar fuori qualcosa dalla situazione. Ci ha provato e, come ovvio, ha cappellato.
I temi condivisi col M5S imponevano di provare a partire da lì, ma l’attaccamento di una parte del patito allo status quo unito all’atteggiamento autistico del MoVimento hanno reso di fatto impossibile la cosa. Grida assoluta vendetta la questione Prodi coi suoi 101 franchi tiratori, ma analizzandola a livello politico, anche in caso di successo dell’operazione, si sarebbe trattato di un gesto il cui unico risultato sarebbe stato scavare un solco con le altre due forze politiche, rendendo di fatto impossibile qual si voglia opzione di governo.
Si sarebbe dovuto quindi andare a votare, dopo pochi mesi, sperando in un radicale cambio dei risultati (tutto da dimostrare, a meno che ci sia ancora chi crede ai sondaggisti), ma costringendo il Paese ad allungare la sua fase di immobilismo, in un periodo che, insomma, non consente troppo margine d’attesa. Lo so, sta cosa la dice Renzi di continuo tipo disco e suona retorica, ma lui sostiene la linea “Governo oppure voto”, mentre qui sto dicendo che il voto non sarebbe andato bene. Leggete prima di cagare il cazzo. Grazie.
Io quindi tifavo, e tifo tutt’ora, per un governo che possa fare qualcosa subito. Avrei preferito un governo ad interim PD-M5S, come detto svariate volte in passato, ma non s’è fatto. Che alternativa resta, quindi? Quella più orribile e schifosa, ideologicamente parlando. Mi fa incazzare la premeditazione di una parte consistente del PD verso questa soluzione? Di brutto. Ha pesato così tanto? Secondo me no, perchè con Grillo non ci sono mai stati presupposti concreti. Quindi io sono assolutamente favorevole a Civati quando dice che i 101 devono venire fuori, perchè il loro comportamento è inqualificabile, ma ritengo gli si stiano dando colpe/meriti di cui, in tutta franchezza, non sono responsabili se non in parte.
Analizzate le premesse, eccoci quindi giunti alla disamina della situazione attuale.
SeL, stabilita l’alleanza col PdL, ha immediatamente mollato la coalizione schierandosi all’opposizione. Ci sta, per carità, dopo una campagna elettorale il cui unico punto è stato “mai col PdL”. Ora però mi aspetto che la cosa si concretizzi in un’opposizione per una volta sensata. Il PD aveva un programma (giuro, a cercarlo bene lo si trovava in giro) ed è lecito aspettarsi che Letta porti avanti alcuni di questi punti col suo nuovo esecutivo. Ecco, su queste questioni il NO ideologico mi farebbe ampiamente girare il cazzo, per dirla con un francesismo. Idem per quanto riguarda le frange “dissidenti” interne al PD, anche se non mi pare molto coerente additare chi non vota Prodi e poi non appoggiare un Governo che il partito, a maggioranza, ha scelto di appoggiare. C’è una differenza in termini di trasparenza che va riconosciuta, ma all’atto pratico non cambia un cazzo.
Ad essere onesto e maligno ci vedo pure un filino di dolo, o quantomeno di “messaggio auto-promozionale”, nel distaccarsi da una linea che sta evidentemente scontentando la base (vedi #occupyPD) e continuare a sbandierarlo ai quattro venti. Prendo sempre d’esempio Civati. La contrarietà all’inciucio era nota e la si è ribadita. Io, Manq, avrei apprezzato molto di più un NO secco e reiterato a questo tipo di politica, ma, una volta presa coscienza della decisione del partito, la sottoscrizione della stessa pur nell’esplicito disaccordo. Invece mi è parso di vedere un po’ troppo senno del poi nelle disamine del buon Pippo, condito da quel prendere sempre le distanze da qual si voglia responsabilità, e questa cosa non l’ho particolarmente gradita.
Poi oh (e chiudo la polemica giuro), Civati quando dice “per quanto mi riguarda, cancellare l’Imu ai benestanti, in questo momento, è più o meno folle” dovrebbe anche spiegare chi siano per lui i benestanti. Perchè se ne può discutere, certo, ma visto che l’ultima volta che gli ho parlato i suoi cinquemila euro di stipendio (al netto di duemila di spese di lavoro a quanto pare non rimborsabili e altri duemila devoluti al partito) non erano poi “sta cifra esorbitante”, forse c’è un gap di comunicazione che mi impedisce di capire a chi faccia riferimento.
Comunque sia, il risultato è che abbiamo un Governo (fiducia del Senato confermata poco fa), che è cosa a mio parere buona.
Ci sono facce che mi piacciono e facce che non mi piacciono, ruoli centrati e ruoli sulla carta affidati più o meno a caso (fa molto ridere in tal senso la vignetta che gira su FB in cui ci si chiede in quale Paese serva una laurea per fare l’infermiere, ma non per fare il Ministro della Sanità).
Viste le premesse, però, prima di giudicarlo aspetterò di vedere cosa farà e come.
Nel frattempo, sto seriamente meditando di iscrivermi al PD. Lo so, il momento pare dei peggiori perchè dopo tutto quel che han fatto supportarli è da folli. Innegabile. Però credo, anzi spero, che questi mesi di governo Letta saranno il tempo in cui il PD verrà ricostruito. C’è una base forte e cosciente, mi par di capire, pronta a cambiare le cose ed giusto provare a farne parte, in piccolissimo, nell’ottica di dare se possibile un contributo.
Poi magari mi passa eh.

Manq vota il suo presidente

Ormai apro il blog solo per scrivere di politica, o meglio delle mie impressioni in merito alla questione politica. La cosa è buffa, per diversi motivi, ma stare ad elencarli potrebbe chiaramente distrarmi dal focus di questo pezzo e non interesserebbe comunque nessuno, quindi tanto vale tagliar corto e passare al nocciolo della questione.
Visto che tutti hanno nomi da snocciolare per la candidatura al Colle, anche io dico il mio che è…
ROBERTO BAGGIO.
Applausi, urla di giubilo, ola che parte e via di seguito.
Però sono serio. O meglio, se proprio dobbiamo pescare tra illustri personalità italiane, che non abbiano connessione alcuna con la “kasta”, che possano vantare una rilevanza mondiale per meriti legati al loro mestiere, ma anche in campo umanitario e sociale, che rappresentino l’Italia intera sia per gli italiani, che per gli stranieri e che non siano troppo vecchi, com’è possibile che nessuno ci abbia pensato?
Ok, mentre scrivo mi comunicano che qualcuno ci aveva effettivamente pensato, ma si tratta in ogni casi di troppe poche persone.
Cioè, ROBERTO BAGGIO.
Non ci sarebbe nemmeno da stare a discuterne e si potrebbe lasciare gente comunque meritevole, ma che ancora è utile nel proprio ambito professionale, libera di continuare a svolgere la propria professione. La Gabanelli, per dire. Penso si sia tutti d’accordo (toh, forse eccetto Alemanno) che Milena Gabanelli sia umanamente più che meritevole di ricoprire quel ruolo, risultando essere uno dei pochissimi esempi rimasti in Italia di giornalismo. Ed è proprio lì il punto. Abbiamo una giornalista buona, nel Paese, e la sacrifichiamo a fare altro? Non mi pare una mossa così geniale, specie se a proporla è un movimento che da molto ripete in continuo come il giornalismo di casa nostra sia morto e sepolto. E’ brava e sta facendo bene, lasciamola lavorare.
Idem per quanto riguarda Gino Strada. Perchè privarci della sua attività sul campo e relegarlo dietro ad un ruolo istituzionale sicuramente importante, ma non così “utile” al genere umano tutto come quello che attualmente svolge? Nonsense.
Invece Baggio sarebbe perfetto. Scusate, ROBERTO BAGGIO.
Massì, che poi cosa ce ne frega? Tanto siamo così impegnati a tacciare il MoVimento di chiusura, autismo e sindrome del NO! che nessuno ha pensato di starli a sentire. Molto meglio interagire con quegli altri, quelli che ci stanno sul cazzo, ma senza i quali non avremmo un gioco a cui giocare.
Io pensavo che l’autolesionismo del PD potesse arrestarsi, come sempre, una volta conclusa la campagna elettorale. Invece sto giro pare vogliano fare proprio le cose per bene e distruggere tutto alla base.
D’Alema. Amato.
Ma chi vi rivota tra cinque mesi… aspetta. Ho capito. Siamo ANCORA in campagna elettorale, ecco perchè il PD sta facendo tutte queste uscite di merda, con Renzi che ogni volta che apre bocca mi fa domandare con che coraggio io possa supportarlo. Stanno gettando le basi per perdere ancora e peggio.
Pirla io che non avevo capito.
Ecco perchè il tentativo di Barca di dare una svegliata a tutti è passato così in sordina. Rischiava di far guadagnare consensi.
Bon, la mia l’ho detta. Ognuno la veda come vuole, ma, alla cieca, scommetto qualunque cosa che il prossimo presidente della Repubblica, chiunque egli sia, non sarà mai equiparabile a ROBERTO BAGGIO.

Governo a cinque stelle

Sta mattina, guidando per venire al lavoro, riflettevo sulla necessità di aggiornare il blog, anche solo per togliermi dalla vista il video del post precedente (sì, l’ho postato io, ma mi da fastidio comunque.). Ero quindi lì che pensavo di scrivere un po’ di musica, che da quando ho smesso di collaborare con groovebox.it non ne ho più avuto il tempo, ma poi son partite le consultazioni per il nuovo Governo e ho deciso che per parlare di musica ci sarà tempo più avanti.
Senza girarci intorno: Grillo ha chiesto l’incarico.
Tutto sommato, la richiesta non è nemmeno così assurda. Il MoVimento 5 Stelle, dopo le ultime elezioni, è il primo partito d’Italia. Io qui sopra credo d’aver ampiamente spiegato cosa penso di Grillo, del suo partito, di parte del suo elettorato e dell’attuale situazione politica. A voler essere onesto e per una volta autocelebrativo (che poi, vabbè…) nell’immediato post elezioni sono pure stato uno dei primi a parlare del possibile governo PD a progetto, quello che poi è diventato un po’ per tutti “gli otto punti di Bersani”. Ecco, io sono ancora convinto che quella fosse la migliore tra le opzioni possibili, ma evidentemente dall’altra parte, quella del MoVimento, non è mai balenata manco l’ipotesi di potersi muovere così. E allora io, fossi il signor PD, cambierei strategia.
Grillo vuole fare il governo? Che lo faccia. Gli otto punti dimostrano che c’è una base comune tra i programmi delle due forze politiche in questione, quindi come il M5S avrebbe potuto dare fiducia ad un governo PD su quei temi, è possibilissimo fare il contrario.
Facciamogli formare un esecutivo e vediamo cosa succede. E non lo dico col tono di sfida tipo: “vediamo se ne sono capaci”, perchè pure essendo convinto non ne siano in grado, sarei seriamente contento di essere smentito. L’Italia ha bisogno di andare avanti, di essere governata, e bisognerebbe davvero fare di tutto per andare in questa direzione. Questa sì sarebbe una scelta responsabile, altro che governissimo. Ok, l’atteggiamento ricattatorio del M5S non è una bella cosa, ma alla fine sfido chiunque di voi a non aver mai ceduto al “O gioco, o porto via la palla!”. Facciamoli giocare. Che poi, vuoi mettere fare una cosa buona nell’interesse del Paese e contemporaneamente potersi auto-celebrare come quelli che sono maturi e vanno oltre i ricatti infantili? Eddai, questo auto-elevarsi è l’anima di noi gente di sinistra. Io ne trarrei tantissimo godimento, per dire.
Fai la cosa giusta e in più ti dimostri superiore. Epic win.
Oltretutto io credo davvero che una dose massiccia di responsabilizzazione possa fare bene al M5S.
Io spero che il PD appoggi un governo a cinque stelle e che lo faccia come si deve, ovvero votando i provvedimenti comuni ed eventualmente togliendo la fiducia in caso partissero per la tangente. Senza ostruzionismo però, senza arroccarsi subito su posizioni sterili nell’ottica di farli cadere in fretta e poi dire all’Italia che Grillo non sa governare.
Bersani deve trovare la forza di riconoscere che, pur avendo di fatto vinto le elezioni in termini numerici, oggi non è in grado di governare. Soprattutto, deve evitare di giocare a chi, avendo preso mezzo voto in più, cerca di arraffare tutto l’arraffabile.
Vogliamo andare avanti? Proviamoci. Non importa chi guida, importa dove va la macchina.
Soprattutto se si può stare nella posizione di chi tira il freno.