28 ottobre, 2014

Una su X Factor 8

Poco fa @disappunto ha linkato su twitter un pezzo del Fatto* a tema X Factor 8 dicendone essenzialmente male. Io ho letto l’articolo e ne condivido larga parte. Non riuscendo per una volta a spiegare i miei motivi via tweet mi prendo qualche minuto per scriverne qui, conscio che il pezzo uscirà con tempi inconciliabili a qualunque tipo di discussione online caratterizzi l’epoca contemporanea, vale a dire più o meno due ore. Tempo fa ho steso la bozza di un post a tema “i tempi del web” che non ho mai concluso perchè io stesso a metà pezzo mi ero ritrovato ormai privo di interesse per la cosa.
Tornando in tema, l’articolo del Fatto* è questo qui e se si esclude l’ultimo paragrafo e la sua deriva sui problemi della discografia a me pare un pezzo piuttosto centrato su questioni in merito alle quali a sto punto dirò anche io la mia. Una cosa certamente vera è che a X Factor si ripete come un mantra la questione centrale dell’essere vendibile. Anche gli scorsi anni eh, ma in questa edizione è tutto ancora più marcato, con Fedez che sente particolarmente suo questo metro di valutazione. A rifletterci, la contraddizione in termini è evidente e se per qualcuno tirarla fuori dopo otto anni è un nonsense, per me è semplicemente basarsi su una robusta casistica. Vado ad elencare i motivi per cui “la contraddizione in termini è evidente” (cit.). Innanzi tutto, nessuno dei vincitori di X Factor vende. Non è del tutto vero, ci sarebbe Mengoni, ma proprio grazie all’ampia casistica a disposizione si può concludere che Mengoni sia un caso. Quindi il punto è che o consideriamo il format come uno dei più fallimentari della storia della televisione, ciclicamente incapace di raggiungere l’obbiettivo per cui parte, oppure il punto della vendibilità come criterio di valutazione è una cazzata. Io propendo comunque per la prima ipotesi: i giudici di X Factor puntano davvero a trovare un soggetto vendibile, ma non ne sono capaci. In più, il format non li aiuta. Sempre volendo puntare i miei due centesimi, gli autori questo lo sanno benissimo, ma nessuno di loro va in TV a dire che l’obbiettivo della trasmissione è “Trovare un talento vendibile” piuttosto, se glielo chiedessero, “portare a casa un’altra stagione di buona televisione”. Ora, volendo dare per buono il concetto per cui oggi esista qualcuno in grado di sapere come fare a far vendere i dischi ad un artista, di certo questo qualcuno non sta al tavolo dei giudici del programma. Non c’è quest’anno come non c’era gli anni scorsi, ma è di questa edizione che si parla e quindi è questa che analizzo.
E’ facile dire che Victoria non sappia cosa serve per vendere i dischi. Non è il suo mestiere. E’ più simpatica della Ventura (grazie al cazzo), ma la portata è la stessa. Il secondo in ordine di inutilità però è proprio l’osannatissimo ed autocompiaciutissimo Morgan, che a conti fatti non è mai stato buono di vendere manco i suoi, di dischi. Qui si capisce la netta separazione di intenti tra autori e programma. Morgan è fondamentale per lo show perchè è l’equivalente di Benigni che legge la Divina Commedia, solo che nessuno si azzarderebbe ad andare in giro a dire che il secondo punti a far vendere più copie di Dante. E’ ovvio anche alle mie pantofole che chi guarda X Factor non è chi compra i dischi. Fine. Così non fosse, non ci sarebbe una crisi della discografia comunemente detta. Morgan, all’atto pratico, è il fallimento più grande dell’X Factor che punta ad invadere il mercato. Restano gli altri due giudici, che quantomeno hanno un’idea di cosa voglia dire vendere dei dischi, anche se ho già detto della profonda differenza tra vendere e far vendere.
A farmi riflettere più di tutti c’è Fedez, ragazzo che stimo essenzialmente sulla base della musica che ascolta e della maggior parte delle cose che gli ho sentito dire. Valutassi la musica che fa avrei un parere diverso, ma non è questo il punto. Il meccanismo legato al “successo” di Fedez è talmente all’antitesi di una cosa come X Factor che infilarcelo dentro a fare il giudice/coach risulta una scelta assurda da qualunque direzione la si guardi. Penso si sia tutti d’accordo sul suo non essere personaggio televisivo, non ha i tempi né il mestiere e una sua performance alla Arisa credo non sia nemmeno quotata dalla SNAI. Non credo nemmeno sia da prendere in considerazione per l’aspetto tecnico/teorico della faccenda. Non è uno che sa come si fa bene la musica. Non parlo di gusti eh, parlo proprio di sapere quello che si sta facendo, di “preparazione”. Potrò non essere sul pezzo per valutare le sue conoscenze del RAP o dell’Hip-Hop, ma quelle volte che prova ad uscire dal suo per entrare nel mio, che non sappia quello che sta facendo o quantomeno come fare a farlo bene è evidente. Fedez fa la sua cosa credendoci il giusto e divertendosi di conseguenza. E fa benissimo. Però da lì a poter spiegare agli altri come fare altrettanto secondo me il passo è lungo. Usando una metafora che credo gli piacerebbe, è come far fare l’allenatore in Serie A ad uno solo perchè è forte a Pro Evolution Soccer. Che poi, giusto per aprire un’altra parentesi nel discorso, che cazzo di senso ha continuare a puntare su questo discorso della qualità, del fare buona musica, delle armonizzazioni, dell’intonazione e via dicendo? Ci rendiamo conto di chi “vende i dischi” in casa nostra o no?
Per quanto mi riguarda quindi, X Factor è un programma che con il vendere i dischi c’entra relativamente poco. Meno di Amici, per dire, che trovo decisamente più onesto nel suo invertire gli addendi e lavorare sulla costruzione di un pubblico che ami quello che propone invece che sul costruire qualcuno perchè piaccia ad un generalissimo pubblico senza volto. Ed infatti ad Amici non si parla mai di “cercare uno che possa vendere”, pur avendo tirato fuori più gente con i numeri in classifica del rivale con la X.
Quindi? Quindi sono d’accordo con il pezzo del Fatto* in quasi tutte le sue parti, pure quando fa una critica alla prima puntata ed ai suoi contenuti artistici. Due ore e passa di bello spettacolo: curato, ben fatto e ben diretto, dove però sotto questi chili di sovrastrutture produttive non resta nulla di cui valga la pena parlare. Nessuna voce che spicca. Nessun personaggio che spicca. Nessuna interpretazione che spicca. Tantissima insipienza su cui è stato costruito dell’ottimo intrattenimento. E va bene così, perchè io guardo X Factor per lo show, non certo perchè comprerò i dischi che ne escono. A me piace vedere l’assegnazione dei pezzi, gli arrangiamenti, i costumi e, quando va di lusso, grassa polemica sterile su questioni completamente risibili fatta da gente che è lì a fare un lavoro che non sa fare.
Ho questa idea che stare dentro a X Factor per i giudici sia tipo il Truman Show.

*Abbiamo un quotidiano comunemente chiamato IL FATTO a cui tutti si riferiscono dicendo: “Hai letto cosa ha scritto IL FATTO?” ed è bellissimo.

8:13 pm

25 agosto, 2014

Cose che potrebbero anche interessare qualcuno (#esticazzi)

Non mentirò, questo post ha come scopo principale il non far girare a vuoto questo Agosto 2014, fino a poco fa candidato serissimo a primo mese senza post da Gennaio 2005, ovvero da che questo blog è stato aperto.
#esticazzi.
Siccome non ho voglia di scrivere niente di approfondito, interessante o anche solo lungo abbastanza per dare al post una vaga credibilità e non farlo apparire come mera tacca sull’ipotetico muro del mio essere ossessivo/compulsivo, farò un listone di robe.

1) Ho appena visto il finale di True Blood. Per un tot di motivi che ho già ripetuto ad oltranza, in parte anche qui sopra, lo ritengo una delle serie più significative di sempre. Quella che si è chiusa è forse la stagione meno brillante ed io ero così carico di aspettative che rimanere soddisfatto non sarebbe mai stato possibile. Quindi non mi sono nemmeno goduto gli ultimi metaforoni buttati dentro a forza, tra eutanasia e matrimoni non riconosciuti dalla legge che però se c’è l’amore vaffanculo a tutti, e ho seguito il tutto come un conto alla rovescia verso il finale. Verso l’incombente dissolvenza in nero. Mentre sullo schermo Jason diceva a Hoyt che la morte non può spaventare se si vive il presente al meglio io lo ascoltavo, ma avevo chiaramente la testa al fatto che forse sarebbe stato l’ultimo discorso contorto dello sceriffo Steakhouse. Un momento così magicamente “meta” da essere suo modo bellissimo. E’ una serie che mi mancherà e a cui sarò per sempre legato. Probabilmente gioca un ruolo importante l’averla sempre letta come la cosa più intelligente girasse in TV, soprattutto perchè non lo era per nessuno e questo mi lasciava modo di pensare che, semplicemente, LA GENTE non ci arrivasse mentre io sì. E poi era tremendamente divertente. E poi mentre scrivo sto sentendo un disco (SPOILER: ne parlo dopo) che mi prende malissimo e ho una tristezza pesa addosso che non so se dipenda dal fatto che, come ogni lutto che si rispetti, ci sia voluto un minimo a metabolizzarlo oppure se sia il disco. Oppure magari sono io e basta.

2) Su RockIt ci sono in anteprima streaming 6 tracce del disco dei And So Your Life Is Ruined. Sei tracce che per quello che ne so potrebbero essere anche tutto il disco. Il link è questo. Stando su RockIt probabilmente l’hanno già sentito tutti ad oltranza da mesi, io però vivo sotto le pietre come le lucertole e per arrivarci me lo sono dovuto trovare sbattuto in faccia dalla bacheca Facebook. E’ un disco che mentre lo ascolti pensi abbia tutti i suoni sbagliati e invece poi capisci che sono giusti così. E ci sono degli arpeggi di chitarra che sono fatti apposta per dirti cose come “Raccontami le tue paure // son sicuro che metà sono le mie” e che con me hanno veramente vita facilissima. Prima, mentre ascoltavo una delle parti strumentali stavo navigando e accidentalmente è partito un filmato sul sito della Gazzetta che parlava della partenza di Balotelli. C’era sta melodia dolce e triste sullo sfondo e Mario che parlava di addii ed era un connubio tremendamente suggestivo. Ora, come cazzo parla Balotelli, l’accento che ha e le cose che dice, per renderle parte di una cosa anche vagamente nostalgica e/o emozionante vuol dire che la parte musicale deve avere i contro coglioni. Oppure che chi ascolta debba essere in quel mood lì, magari per via del telefilm appena concluso (SPOILER: ne ho parlato prima). E’ stata una cosa di un secondo o due, ma è stato bello. Il disco è bello. Ultimamente vengono fuori cose che mi spingono a rivalutare l’impatto che la svolta in italiano dei Fine Before You Came ha avuto sulla musica di casa nostra. Bene così.

3) Pensavo che avrei scritto qualcosa sull’#IceBucketChallenge, ma anche no. Mi prendo giusto un secondo per un cinque altissimo a quelli di Fondazione Telethon che oggi hanno retwittato la mia idiozia, dimostrandosi avanti anni luce.

E anche ad agosto qualcosa alla fine ho pubblicato.
Blog’s not dead.

#esticazzi.

10:42 pm

17 maggio, 2014

La mattonata ideologica

E così, come tutte le tradizioni, anche quella di andare a votare si appresta a fare capolino in questo 2014. Io, dopo la mossa ormai nota ai più come LO SBAGLIO, mi ero ripromesso di buttare la scheda elettorale e così farò. Nel senso che questo non è il classico post in cui mi rimangio tutto quello che ho detto nei mesi scorsi e spiego perché ancora una volta farò buon viso a cattivo gioco e andrò comunque alle urne.
Io le europee non le voto, mi rifiuto.
Però voterò per il sindaco perché quella secondo me è una cosa importante da fare. Mi sto quindi informando sulla situazione gessatese e alla fine propenderò per votare la lista Gessate Bene Comune che, da quel che ho visto, letto e sentito, mi sembra formata da gente per bene.
Immagino tuttavia che di questo preambolo non freghi nulla a nessuno, ma a mia discolpa il post non era volto a parlare di quello.
Ogni volta che si prospettano delle elezioni all’orizzonte io mi interrogo e, visto come tutto viene impostato nel nostro paese, la domanda principale che mi faccio è se io sia o meno di sinistra.
Nel senso, se qualcuno mi facesse la domanda non avrei esitazioni nel rispondere sì, ma poi pensandoci a fondo e andando dietro a tutte le varie questioni dell’essere DAVVERO di sinistra, qualche dubbio mi viene. Per questo ho pensato che potesse essere utile stilare una lista di argomenti a cui associare la mia posizione in merito e vedere se tra le anime pie che ancora leggono queste righe ci sia qualcuno che sappia darmi risposta.
1) DIRITTI CIVILI E SOCIALI
Parto da qui perché per me è sempre stato il punto principale dell’essere di sinistra. E’ una scelta un po’ paracula perché quando si parla di queste cose difficilmente ho dubbi sul mio essere di sinistra, ma questo conta poco. Io sono assolutamente favorevole a formalizzare le unioni tra persone di qualsiasi sesso, estrazione sociale e religione. Non credo sia giusto arrogarsi il diritto di definire a priori con chi il prossimo debba legarsi per la vita. A corollario, cosa non meno importante, ritengo che ogni unione sia una famiglia e come tale possa avere diritto ad allevare dei figli. Questo sia perché credo fermamente che il ruolo di genitore sia difficile indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi lo ricopre, ma anche perché ritengo ci siano molti bambini che con un nucleo famigliare attorno, per quanto atipico, potrebbero sicuramente stare meglio di come vivono ora che non ce l’hanno. Superfluo dire che la cosa vada finemente regolamentata perché, qualora venisse istituzionalizzata, lo sarebbe per forza di cose.
2) ETICA MEDICA
Qui siamo un po’ nella stessa categoria di prima, ma meglio separare le cose per essere chiari. Io sono assolutamente favorevole al testamento biologico, perchè è giusto che le persone scelgano come disporre della propria vita in condizioni in cui vita è da virgolettare. Di mio non so se ne sarei capace e, oggi, non so se preferirei morire piuttosto che vivere aggrappato ad una speranza con strenua ostinazione. Però non vedo perché chi ha le idee più chiare delle mie non debba poterle esprimere. Altra cosa su cui sono assolutamente favorevole è dare la possibilità di abortire, perché anche qui la scelta è drammatica e difficile e quindi chi la compie è perché non ha davvero alternativa. In realtà c’è anche chi abortisce a cuor leggero, ma sono persone che, sinceramente, non credo sarebbe un bene allevassero dei figli. Resto favorevole. Sono fortemente contrario all’obbiezione di coscienza per come è strutturata la cosa nel nostro Paese. Se scegli una professione ne conosci le implicazioni e la porti avanti in tutte le forme che richiede. Nessuno obbliga a fare il ginecologo, non è il militare. Se sei contrario a certe cose, legittimamente, fai un altro mestiere. Sono infine favorevole alla sperimentazione animale e contrario alla medicina omeopatica (ossimoro) per come è regolamentata in Italia. I motivi non sto a ripeterli, ne ho parlato spesso. Su questi ultimi due punti è già più facile che, quando ne parlo, la gente mi dica che non sono di sinistra.
3) POLITICHE PER L’IMMIGRAZIONE
Qui la cosa diventa complicata perché, sulla questione, mi pare che l’ideologia sia tagliata con la scure a differenza poi di un opinione popolare fatta di moltissime sfumature. Personalmente, la commistione tra i popoli è una cosa che mi affascina e quindi sono contento che questo avvenga. Non credo che aprire a nuove culture porti alla morte delle nostre tradizioni visto che noi saremo sempre liberi di poterle portare avanti e non sono ovviamente di quelli per cui: “Ok l’immigrato se abbraccia la nostra cultura e i nostri valori” perché altrimenti che commistione sarebbe? E’ però evidentemente limitato negare l’esistenza di alcune popolazioni che più che emigrare, colonizzano. Ora, che il fenomeno sia complicato da trattare siamo d’accordo, ma se essere di sinistra vuol dire negare questo tipo di allarmi, allora ecco io faccio più fatica. Non sono nemmeno di quelli per cui l’immigrato per venire in Italia deve avere un lavoro. Ci sono moltissime situazioni nel mondo in cui la gente sta male ed è sacrosanto dare a queste persone la possibilità di uscirne. Però, facendo un esempio, chi darebbe un neonato in affidamento ad una famiglia che non riesce già a mantenere i propri figli? Nessuno. Non è un discorso di “noi prima di loro”, ma proprio una questione di risorse. Io penso che da noi le risorse ci siano e vadano semplicemente amministrate meglio, ma questo non toglie che al momento ci sia una notevole quantità di persone che non lavora e non ha da mangiare. Se me lo chiedete, io mi libererei di tutti quelli che non lavorano perchè non hanno voglia o preferiscono delinquere, indipendentemente dal Paese d’origine, ma anche qui non so se sia proprio una cosa di sinistra. Una cosa che sicuramente non è di sinistra è constatare che una popolazione nomade che vive senza documenti e procurandosi soldi in modo illegale vada duramente contrastata. Però ecco, io credo sia giusto farlo.
4) QUESTIONE LAVORO E POLITICHE ECONOMICHE
Anche qui, la cosa è difficile da affrontare. Io di ste cose ne capisco il giusto, quanto basta per parlare con l’80% delle persone che mi circondano (quindi poco, in tutta onestà). E’ chiaro che se mi si chiede un parere filosofico, la deriva economica degli ultimi, boh, 150 anni è una roba vomitevole. Che il capitalismo si basi sulla povertà di tanti per la ricchezza di pochi non mi pare appellabile, come concetto, ma non è nemmeno tutta questa innovazione. In millenni di storia non è che i rapporti di potere siano mai stati diversi. E’ ovvio che siano cose eticamente sbagliate e da contrastare, ma credo di non essere eccessivamente arrendevole se dico che i comunisti del nostro Paese (tutti e 27) difficilmente rovesceranno la situazione. Le regole sono queste ed è con queste che bisogna giocare, cercando nel piccolo di fare il possibile per appianare le disuguaglianze e cercare di dare una mano a tutti. Poi certo, nella nostra bella Italia ci sono eccessi che sarebbe il caso di limare (la ridicola sproporzione degli stipendi tra dirigenti e dipendenti, gli eccessivi privilegi della classe politica, la mancanza di tutela per certe categorie di lavoratori), ma finché il punto di partenza è espropriare la proprietà privata secondo me c’è poco margine di discussione. Una cosa per cui non sono di sinistra, è che secondo me i sindacati negli ultimi 50 anni siano diventati un cancro di questo Paese. Non che io ci abbia mai avuto a che fare, in otto anni di precarietà nella ricerca nessuno s’è mai sentito in dovere di portare avanti i miei interessi (anzi, era bello quando al Besta arrivava il tipo del sindacato [visto una volta in 5 anni] ed elencava le cose che aveva ottenuto per i ricercatori assunti, ovvero l’1% dell’audience), quindi se ne parlo così è per quello che m’hanno detto i miei genitori. Loro con i sindacati hanno convissuto per tutta la carriera lavorativa, tesserati entrambi per gran parte della loro vita ed entrambi, in momenti diversi, trovatisi a disdire (mia madre a stracciare, per l’esattezza) la tessera. Io sono quindi per la tutela dei diritti e doveri del lavoratore, che pare una cosa normale, e invece c’è da precisarlo sempre perché da una parte parlano solo di diritti e dall’altra solo di doveri. Poi dici una cosa così, la rileggi, e invece di pensare che sia ovvia, pensi che sia populista. Anche quello è parte del problema.
5) ISTRUZIONE E RICERCA
Io sono per una scuola pubblica di livello che garantisca istruzione a tutti. Sono quindi contrario alla sovvenzione statale alle scuole private, sebbene io riconosca che le cosiddette paritarie aiutino lo Stato a fornire istruzione a tutti, cosa che probabilmente senza quelle scuole non sarebbe possibile. Non credo sia un male, tuttavia, se chi può permetterselo paghi, soprattutto in una realtà in cui la maggior parte delle scuole private hanno natura ideologica e vengono scelte esclusivamente per quello. Un’istruzione che funziona, per me, offre la possibilità a chi non può permetterselo di frequentare qualunque corso di studi purché pubblico, mentre lascia scelta al privato che può permetterselo di andare dove gli pare senza gravare sulle casse dello stato. Se sei povero e dotato, borsa di studio. Se sei ricco e dotato, vai avanti da solo. Se sei povero e scemo, paghi. Dei tre casi, l’unico vero al momento è il terzo. Riguardo la ricerca, la situazione italiana è vergognosa perché i soldi sono pochi (vero), ma soprattutto perché vengono usati malissimo. Una vera riforma, per me, sarebbe chiudere i rubinetti Statali per, diciamo, 5 anni. Niente a nessuno. Dopo cinque anni, i laboratori che sono rimasti in piedi sono quelli che lavorano, pubblicano e prendono grant da fondazioni e istituzioni mondiali. Scremata la feccia, ci sarebbero soldi più che a sufficienza per strutturare chi è rimasto. Il discorso è estremo e totalmente spannometrico, ma serve a rendere l’idea che se è di sinistra dire “più soldi alla ricerca”, tout court, allora non sono d’accordo.
6) EUROPA
Sono fortemente europeista perché ritengo che, soprattutto nei momenti di difficoltà, unire sia più utile che dividere. Inoltre non ho più molta fiducia nelle istituzioni italiane e quindi, secondo me, centralizzando qui potrebbero fare molti meno danni. Lo so, queste dichiarazioni sembrano fare a pugni con il non voler votare alle europee, ma non è così. Almeno per me. Al momento a mio avviso la macchina europea è molto poco utile e di conseguenza lo è anche votare per chi debba salirci. Cambino le cose, vadano nella direzione che spero, e tornerò a votare per quello.
7) GIUSTIZIA
In italia la giustizia non funziona e va riformata. Non perché lo dice Berlusconi, ma perché è vero. Indulti e decreti svuota carceri a mio avviso non vanno nella direzione giusta, così come i condoni dall’altro lato, perché è tutto un depenalizzare. La certezza della pena non sarà un concetto di sinistra, ma io lo sposo pienamente.
8) POLITICHE ECOLOGICHE
In Italia, solitamente, l’ecologia e l’animalismo sono mode. E’ ovvio che non si può essere contrari a politiche attente al verde, alle energie rinnovabili e alla tutela degli animali, ma qui da noi chi usa questi concetti lo fa per raccattare consensi, senza una mezza idea precisa. Quindi sì, sono favorevole a questi principi, ma ne riparleremo quando qualcuno proverà a fare qualcosa di serio in merito.

Ecco, questo è il succo del discorso (1900 parole, alla faccia del succo). Capisco da solo che trovare un partito o un rappresentante che sposi tutte queste idee esattamente come le sposo io sia complicato. Quindi faccio delle scelte, in base a quelle che sono per me le cose più importanti e chi mi pare più idoneo a portarle avanti. Trovo quindi utile un sistema come quello di VOI SIETE QUI, che a seconda delle posizioni sui vari temi ti colloca in una certa area elettorale. Credo sia una cosa che dovrebbero fare tutti, prima di votare.
Detto questo, a me resta il dubbio di essere o meno di sinistra.
La cosa bella è che dormo comunque sereno.

2:45 pm

28 febbraio, 2014

A manq piace

A manq piace la figa.
Il titolo voleva essere questo, ma mi sembrava un po’ forte e questo è comunque un blog moderato (come vuole il nuovo governo), quindi ecco il perché del taglio.
“A manq piace la figa” non è però uno statement volto a precisare o a prendere le distanze. Non ha lo scopo con cui lo userebbe Bossi, per dire, ma getta unicamente le basi a quanto segue.
Da quasi due mesi ormai viaggio in metropolitana per due ore al giorno. Nella tratta che va da Gessate a Lodi Tibb mi trovo a contatto con un’ampia gamma di modelli di fanciulla che coprono più o meno tutte le tipologie che siete soliti trovare nei porno (maiali!). Si va dalle teens che scendono in zona licei, alle young che vanno in università, fino alle milfone da combattimento che vanno in ufficio. Un ampio campionario di analisi da cui nasce l’esigenza di scrivere un post.
Già perché, dopo anni di solitarie traversate in macchina, essere inserito in questo contesto mi da l’opportunità di fare uno studio sociologico e di costume a riguardo. In giro ci sono molte più belle ragazze di quel che si pensi. Se la cosa non emerge è perché in molti casi sono totalmente incapaci di vestirsi.
Ecco, sta manfrina per dire che adesso metto giù le cose che vanno e quelle che non vanno della moda donna early 2014.
1) I leggins. Come non partire dai leggins, a conti fatti la migliore invenzione dopo la ruota. Su un campione statistico importante come quello a mia disposizione, questo indumento vince la sua scommessa e supera i dubbi dei detrattori grazie anche ad un comune senso del pudore che ne impedisce l’utilizzo “fuori contesto”. Fortuna che, ad esempio, il jeans a vita bassa non ha mai avuto.
2) Le scarpe. Qui invece la donna non conosce vergogna. Ci sono essenzialmente due tipi di problemi: le scarpe brutte e le scarpe che rendono brutte. Il primo caso è semplice da descrivere, soprattutto di questi tempi. Avete presente tutti quegli stivali bassi con la punta tonda, la fibia e le borchie? Ecco, io vorrei sapere cosa cazzo vi dice il cervello. Oppure le allstar (uoo-u-uo-u-ua) col pelo dentro. E magari, per non farci mancare nulla, altre borchie. Va beh. La seconda categoria invece è piu ampia e concettuale e scatenerà le classiche accuse di sessismo, ma non posso tacere rispetto alle scarpe basse. Di ogni tipo, dalle ballerine (che in un mondo ideale sarebbero illegali), agli stivali senza tacco, corrispettivo della birra senz’alchol. Se siete sotto l’1,75 e vi mettete quelle robe ai piedi l’effetto è subito “bassa e tozza”. È inutile che a pranzo mangiate una carota per “perdere un paio di chili proprio lì”, mettetevi 5 cm di tacco e avrete già risolto il problema. Mica servono I trampoli, perdio, basta qualche centimetro. “Eh ma sono scomoda al lavoro!”. A parte che nel 90% dei casi state poi sedute tutto il giorno, ma il problema è proprio concettuale. Perché non uscite in pantofole allora? No perché l’uomo invece gode a mettere giacca e cravatta da maggio a settembre, con fuori l’asfalto che liquefa. Eddai su. Ultima nota: ai miei tempi le ragazzine mettevano le Buffalo, oggi mettono le Vans. C’è speranza per un domani migliore.
3) Gli occhiali grossi. Oh, non so che dire, a me l’occhiale è sempre piaciuto sulle donne, però un po’ state esagerando. C’è stato un momento preciso, qualche mese fa, in cui l’equilibrio si è spostato da pornosegretarie a Steve Urkel e questo non funziona. Serve moderazione. Però come dicevo, per me l’occhiale è sempre più sì che no e quindi lo promuovo.
4) I pantaloni corti sulla caviglia. Ecco, no. Ma proprio no perché, oltretutto, li abbinate alle scarpe di cui sopra e l’effetto ridicolo è dietro l’angolo.
Quindi questo è quanto, e ve lo dico perché in molti casi è davvero un peccato vedervi conciate in quella maniera. Dovreste puntare di più sul look quotidiano. Siete tutte brave a tirarvi fighe il sabato sera, ma la sfida vera è il martedì mattina. Le belle ragazze della MM2 difficilmente non lo saranno anche il fine settimana. Il contrario invece, lo sappiamo tutti, non è per nulla scontato.
E, soprattutto, piantatela di leggere i fashion-blog, che di solito son scritti da gente che starebbe bene pure vestita di rifiuti umidi. Ascoltate me.

Questo post, tutto sommato inutile, l’ho scritto col telefono per testare il nuovo wordpress.
Nei prossimi giorni cercherò di parlare di qualche disco, ma GTA5 non mi sta lasciando molto tempo libero.

8:41 am

3 dicembre, 2013

O Megan Fox o niente.

Le primarie PD sono il meccanismo partecipativo migliore messo in atto dalla politica italiana e quindi quando le fanno io cerco sempre di presenziare.
Essendo intenzionato ad andarci, mi prendo qualche minuto per riflettere su cosa voterò ed illustrare eventuali le ragioni della scelta.
Io alle primarie del prossimo week-end dovrei votare Civati.
Ho letto i programmi, ho ascoltato i candidati e analizzato le loro posizioni. Ho anche visto il confronto televisivo su Sky che, nota a margine, ha mostrato come si fa un programma di politica in modo serio e con dei contenuti. Il meccanismo del fact checking, per dire, dovrebbe diventare obbligatorio.
Ora, che alla luce di quanto detto e scritto Civati sia il candidato più vicino alle mie posizioni politiche credo non sia nemmeno da mettere in discussione. Non è il segretario perfetto, che non esiste, e in passato ho avuto molte volte di che lamentarmi del suo modus operandi, vedi caso Cancellieri per fare l’esempio più recente, ma mi pare chiaro che se mi si chiede di scegliere l’uomo che dovrà dare la linea al PD, d’istinto verrebbe da indicare quello che più mi somiglia.
Il problema però è che, temo, la riflessione debba essere più ampia di così se si vuole arrivare da qualche parte.
Cuperlo è impresentabile. Non dico sia una cattiva persona, però dai, a certe figure e, soprattutto, a una certa idea di politica e di partito bisogna dire basta.
Renzi è sempre Renzi. Slogan, quel tantinello di polpulismo, forte tendenza al centro. Tutte cose che non ho mai negato, nemmeno quando l’ho votato l’ultima volta. Però Renzi è quello dei tre che può avere i numeri per governare. Fermi tutti, lo so bene che si parla di segreteria di partito e non di governo del Paese, ma vogliamo davvero bendarci e non riflettere sul fatto che le due cose siano chiaramente legate e che, sbagliando queste primarie, si rischi di compromettere drasticamente il risultato delle prossime politiche?
Ecco, il punto sta proprio lì ed è lo stesso di sempre. Io ragiono a ritroso. Renzi è l’unico candidato che, raccogliendo voti anche fuori dal PD, può governare questo Paese per cinque anni e avere il tempo e i numeri per fare qualcosa. Non tutto quel che vorrei, ma qualcosa. Su questa base è bene che si arrivi alle elezioni politiche con un partito forte che supporta la linea politica del suo candidato vincente. La cosa più sbagliata sarebbe assistere per tutto il prossimo anno a continui battibecchi tra Renzi e il segretario del suo partito. Con queste primarie si inizia ufficialmente la campagna elettorale e il percorso al prossimo esecutivo. Serve un discorso di prospettiva, a mio avviso. L’unica cosa che mi piace poco è il meccanismo di accentramento personale che si sta compiendo e che porta Renzi a candidarsi come segretario prima e come premier poi. Sarebbe stato molto meglio avere come candidato segretario uno degli uomini del sindaco, uno Scalfarotto per dire, che avrebbe goduto dell’appoggio della corrente renziana senza però quel meccanismo tutto berlusconiano dell’uomo al centro di tutto. Questo idealmente eh, perchè per arrivare alla segreteria bisogna far fuori la vecchia dirigenza e per farlo serve aprire l’elezione del segretario a tutti. E se votano tutti, il metodo berlusconiano paga. Questo è il mio unico rammarico, anche se vorrei comunque ricordare che Bersani si è candidato a premier da segretario, come Veltroni prima di lui, e che quindi il meccanismo nel PD non è nuovo.
In soldoni, per me sarebbe buona cosa che queste primarie le vincesse Matteo Renzi nonostante il candidato per me più rappresentativo sia Civati.
E per me la cosa ha un suo senso.
Non è accontentarsi, è avere percezione dei propri mezzi e limiti.
Votare Civati sarebbe come gridare “O Megan Fox o niente!”.

EDIT: dopo aver scritto questo post in Facebook ho visto circolare il video del Terzo Segreto di Satira riguardo le primarie. Su Cristina Quaranta sono morto, anche perchè in sostanza per dire cose completamente diverse abbiamo usato la stessa metafora. Il video è comunque geniale.

3:38 pm

24 giugno, 2013

Rientro

Rientrato da una settimana, questo sarebbe il tempo di scrivere due righe sul viaggio da poco concluso, ma non ne ho tanta voglia.
Ho fatto il classico reportino del tour di Maui, che sta come tutti gli altri nella sezione itinerari. Ci sono anche delle foto, ma fanno cagare. Manq che fotografa le Hawaii è un fail clamoroso. Tipo quelli che hanno vestito Bar Rafaeli a Sanremo e l’han fatta sembrare un cesso.
Con le foto di NYC è andata un po’ meglio, ma credo sia anche e soprattutto perchè ho optato per la tecnica Jay Z, ovvero il bianco e nero. Il punto era che a New York ero già stato e le cose che mi erano piaciute le avevo tutte già fotografate. Sto giro le ho ovviamente fotografate di nuovo, ma ripubblicare gli scatti mi faceva tristezza.
E basta, non c’è molto altro da dire. Ho ascoltato i dischi che mi avevano consigliato, apprezzandone ben pochi. Jets to Brazil bello, Halestorm divertente nella misura in cui può esserlo un disco di Pink suonato da dei metallari (quindi a volte tanto), Godspeed you, Black Emperor! a tratti interessanti, Mogwai quasi sempre noioserrimi, Thee Silver Mt. Zion ecc… mi son sembrati una roba vicinissima a certi Brand New in certi punti e lì li ho apprezzati, Mikal Cronin carino. Il resto semplicemente non mi ha convinto o non mi è piaciuto o non fa per me (come se fossero tre cose differenti). Potrei non aver ascoltato tutto, ad onor del vero, ma se ho saltato qualcosa non è molto.
That’s it.
Ah no, dimenticavo.
Sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Forse non era la nipote di Mubarak.

6:06 pm

30 aprile, 2013

Tutto quello che vi stanno nascondendo dell’inciucio PD-PdL

Sento crescere forte è chiara la necessità del web di conoscere la mia posizione in merito al nuovo governo Letta, quello che i più accaniti antagonisti del superlativo assoluto definiscono “governissimo”. Conscio di questa richiesta e spinto dal mio proverbiale senso del dovere, ho deciso di scriverci due righe sopra.
Il titolo che ho scelto mi è stato suggerito da diversi esperti di marketing e scie chimiche e dovrebbe garantire al post incalcolabili visualizzazioni. Io tuttavia sento il bisogno di scusarmene, anche se devo riconoscere abbia centrato in pieno il nocciolo della questione.
E’ infatti impossibile parlare del neonato governo Letta senza partire dall’alleanza PD-PdL su cui questo si fonda e che verrà tramandata ai posteri col termine tecnico di inciucione. Se la domanda fosse: “Sei favorevole all’accordo?”, la risposta, ça va sans dire, sarebbe “NO!”. Credo tuttavia ci siano un sacco di elementi che andrebbero considerati nel valutare questa cosa e non tutti sono, a mio modo di vedere, completamente negativi.
Partiamo dal principio, ovvero dal risultato elettorale. “Previously on Italian politics…”, per dirla alla HBO, abbiamo assistito all’arrivo appaiato di tre forze politiche equidistanti tra loro. Nessuna delle tre aveva i numeri per governare da sola e nessuna combinazione mostrava più punti in comune che punti di forte dissenso. Al PD, primo al fotofinish, il non facile compito di tirar fuori qualcosa dalla situazione. Ci ha provato e, come ovvio, ha cappellato.
I temi condivisi col M5S imponevano di provare a partire da lì, ma l’attaccamento di una parte del patito allo status quo unito all’atteggiamento autistico del MoVimento hanno reso di fatto impossibile la cosa. Grida assoluta vendetta la questione Prodi coi suoi 101 franchi tiratori, ma analizzandola a livello politico, anche in caso di successo dell’operazione, si sarebbe trattato di un gesto il cui unico risultato sarebbe stato scavare un solco con le altre due forze politiche, rendendo di fatto impossibile qual si voglia opzione di governo.
Si sarebbe dovuto quindi andare a votare, dopo pochi mesi, sperando in un radicale cambio dei risultati (tutto da dimostrare, a meno che ci sia ancora chi crede ai sondaggisti), ma costringendo il Paese ad allungare la sua fase di immobilismo, in un periodo che, insomma, non consente troppo margine d’attesa. Lo so, sta cosa la dice Renzi di continuo tipo disco e suona retorica, ma lui sostiene la linea “Governo oppure voto”, mentre qui sto dicendo che il voto non sarebbe andato bene. Leggete prima di cagare il cazzo. Grazie.
Io quindi tifavo, e tifo tutt’ora, per un governo che possa fare qualcosa subito. Avrei preferito un governo ad interim PD-M5S, come detto svariate volte in passato, ma non s’è fatto. Che alternativa resta, quindi? Quella più orribile e schifosa, ideologicamente parlando. Mi fa incazzare la premeditazione di una parte consistente del PD verso questa soluzione? Di brutto. Ha pesato così tanto? Secondo me no, perchè con Grillo non ci sono mai stati presupposti concreti. Quindi io sono assolutamente favorevole a Civati quando dice che i 101 devono venire fuori, perchè il loro comportamento è inqualificabile, ma ritengo gli si stiano dando colpe/meriti di cui, in tutta franchezza, non sono responsabili se non in parte.
Analizzate le premesse, eccoci quindi giunti alla disamina della situazione attuale.
SeL, stabilita l’alleanza col PdL, ha immediatamente mollato la coalizione schierandosi all’opposizione. Ci sta, per carità, dopo una campagna elettorale il cui unico punto è stato “mai col PdL”. Ora però mi aspetto che la cosa si concretizzi in un’opposizione per una volta sensata. Il PD aveva un programma (giuro, a cercarlo bene lo si trovava in giro) ed è lecito aspettarsi che Letta porti avanti alcuni di questi punti col suo nuovo esecutivo. Ecco, su queste questioni il NO ideologico mi farebbe ampiamente girare il cazzo, per dirla con un francesismo. Idem per quanto riguarda le frange “dissidenti” interne al PD, anche se non mi pare molto coerente additare chi non vota Prodi e poi non appoggiare un Governo che il partito, a maggioranza, ha scelto di appoggiare. C’è una differenza in termini di trasparenza che va riconosciuta, ma all’atto pratico non cambia un cazzo.
Ad essere onesto e maligno ci vedo pure un filino di dolo, o quantomeno di “messaggio auto-promozionale”, nel distaccarsi da una linea che sta evidentemente scontentando la base (vedi #occupyPD) e continuare a sbandierarlo ai quattro venti. Prendo sempre d’esempio Civati. La contrarietà all’inciucio era nota e la si è ribadita. Io, Manq, avrei apprezzato molto di più un NO secco e reiterato a questo tipo di politica, ma, una volta presa coscienza della decisione del partito, la sottoscrizione della stessa pur nell’esplicito disaccordo. Invece mi è parso di vedere un po’ troppo senno del poi nelle disamine del buon Pippo, condito da quel prendere sempre le distanze da qual si voglia responsabilità, e questa cosa non l’ho particolarmente gradita.
Poi oh (e chiudo la polemica giuro), Civati quando dice “per quanto mi riguarda, cancellare l’Imu ai benestanti, in questo momento, è più o meno folle” dovrebbe anche spiegare chi siano per lui i benestanti. Perchè se ne può discutere, certo, ma visto che l’ultima volta che gli ho parlato i suoi cinquemila euro di stipendio (al netto di duemila di spese di lavoro a quanto pare non rimborsabili e altri duemila devoluti al partito) non erano poi “sta cifra esorbitante”, forse c’è un gap di comunicazione che mi impedisce di capire a chi faccia riferimento.
Comunque sia, il risultato è che abbiamo un Governo (fiducia del Senato confermata poco fa), che è cosa a mio parere buona.
Ci sono facce che mi piacciono e facce che non mi piacciono, ruoli centrati e ruoli sulla carta affidati più o meno a caso (fa molto ridere in tal senso la vignetta che gira su FB in cui ci si chiede in quale Paese serva una laurea per fare l’infermiere, ma non per fare il Ministro della Sanità).
Viste le premesse, però, prima di giudicarlo aspetterò di vedere cosa farà e come.
Nel frattempo, sto seriamente meditando di iscrivermi al PD. Lo so, il momento pare dei peggiori perchè dopo tutto quel che han fatto supportarli è da folli. Innegabile. Però credo, anzi spero, che questi mesi di governo Letta saranno il tempo in cui il PD verrà ricostruito. C’è una base forte e cosciente, mi par di capire, pronta a cambiare le cose ed giusto provare a farne parte, in piccolissimo, nell’ottica di dare se possibile un contributo.
Poi magari mi passa eh.

1:29 pm

17 aprile, 2013

Manq vota il suo presidente

Ormai apro il blog solo per scrivere di politica, o meglio delle mie impressioni in merito alla questione politica. La cosa è buffa, per diversi motivi, ma stare ad elencarli potrebbe chiaramente distrarmi dal focus di questo pezzo e non interesserebbe comunque nessuno, quindi tanto vale tagliar corto e passare al nocciolo della questione.
Visto che tutti hanno nomi da snocciolare per la candidatura al Colle, anche io dico il mio che è…
ROBERTO BAGGIO.
Applausi, urla di giubilo, ola che parte e via di seguito.
Però sono serio. O meglio, se proprio dobbiamo pescare tra illustri personalità italiane, che non abbiano connessione alcuna con la “kasta”, che possano vantare una rilevanza mondiale per meriti legati al loro mestiere, ma anche in campo umanitario e sociale, che rappresentino l’Italia intera sia per gli italiani, che per gli stranieri e che non siano troppo vecchi, com’è possibile che nessuno ci abbia pensato?
Ok, mentre scrivo mi comunicano che qualcuno ci aveva effettivamente pensato, ma si tratta in ogni casi di troppe poche persone.
Cioè, ROBERTO BAGGIO.
Non ci sarebbe nemmeno da stare a discuterne e si potrebbe lasciare gente comunque meritevole, ma che ancora è utile nel proprio ambito professionale, libera di continuare a svolgere la propria professione. La Gabanelli, per dire. Penso si sia tutti d’accordo (toh, forse eccetto Alemanno) che Milena Gabanelli sia umanamente più che meritevole di ricoprire quel ruolo, risultando essere uno dei pochissimi esempi rimasti in Italia di giornalismo. Ed è proprio lì il punto. Abbiamo una giornalista buona, nel Paese, e la sacrifichiamo a fare altro? Non mi pare una mossa così geniale, specie se a proporla è un movimento che da molto ripete in continuo come il giornalismo di casa nostra sia morto e sepolto. E’ brava e sta facendo bene, lasciamola lavorare.
Idem per quanto riguarda Gino Strada. Perchè privarci della sua attività sul campo e relegarlo dietro ad un ruolo istituzionale sicuramente importante, ma non così “utile” al genere umano tutto come quello che attualmente svolge? Nonsense.
Invece Baggio sarebbe perfetto. Scusate, ROBERTO BAGGIO.
Massì, che poi cosa ce ne frega? Tanto siamo così impegnati a tacciare il MoVimento di chiusura, autismo e sindrome del NO! che nessuno ha pensato di starli a sentire. Molto meglio interagire con quegli altri, quelli che ci stanno sul cazzo, ma senza i quali non avremmo un gioco a cui giocare.
Io pensavo che l’autolesionismo del PD potesse arrestarsi, come sempre, una volta conclusa la campagna elettorale. Invece sto giro pare vogliano fare proprio le cose per bene e distruggere tutto alla base.
D’Alema. Amato.
Ma chi vi rivota tra cinque mesi… aspetta. Ho capito. Siamo ANCORA in campagna elettorale, ecco perchè il PD sta facendo tutte queste uscite di merda, con Renzi che ogni volta che apre bocca mi fa domandare con che coraggio io possa supportarlo. Stanno gettando le basi per perdere ancora e peggio.
Pirla io che non avevo capito.
Ecco perchè il tentativo di Barca di dare una svegliata a tutti è passato così in sordina. Rischiava di far guadagnare consensi.
Bon, la mia l’ho detta. Ognuno la veda come vuole, ma, alla cieca, scommetto qualunque cosa che il prossimo presidente della Repubblica, chiunque egli sia, non sarà mai equiparabile a ROBERTO BAGGIO.

5:13 pm

2 dicembre, 2012

Abbiamo perso.

11:46 pm

20 novembre, 2012

Il post in cui Manq rivaluta Matteo Renzi

E’ giunto il momento di parlare come si deve delle primarie del Partito Democratico e, per farlo, non posso partire che da una premessa. Scrivo questo blog da quasi otto anni. In questo lungo lasso di tempo ho attraversato diverse stagioni politiche e ideologiche, ognuna delle quali ha avuto radici e motivazioni che se anche non ho saputo chiarire qui sopra, per me avevano in quel momento tutto il senso del mondo.
Mi reputo, da sempre, “di sinistra”.
L’ultima versione del Manq soggetto politico tuttavia incarnava una radicata e non certo sopita vena di disgusto per la classe dirigente del suo Paese. In toto. No, niente antipolitica. L’antipolitica è una mistificazione, l’ennesimo tentativo di scaricare le responsabilità da parte del reale oggetto delle imputazioni. Non c’è una guerra alla politica, ma a CHI l’ha mal praticata e non c’è nulla di meno antipolitico che combattere questa guerra. Il nodo della questione è capire come.
Nel recente passato la mia posizione era l’annullamento della scheda, unico modo che mi consentisse di far presente l’assenza di una rappresentanza che sentissi eleggibile. Pur non rinnegando nulla, oggi la mia posizione potrebbe cambiare e tornare ad essere quella di un soggetto votante. Fortissima discriminante in questo percorso sarà l’esito delle primarie del PD perchè, poco ma sicuro, tornerò ad esprimere una preferenza se sarò nelle condizioni di esprimere un voto PER qualcuno e non CONTRO qualcun altro.
Ieri quindi mi sono registrato alle liste per le primarie e oggi provo a spiegare perchè Domenica 25 Novembre voterò per Matteo Renzi.
Prima di iniziare però, è bene che chi si appresti a leggere quanto segue sia a conoscenza del programma su cui tutto si fonda. Qui infatti non si tratta di quanto bene io vi venda le mie motivazioni, ma della base sulla quale ho deciso di fondarle.
Dopo vent’anni di Berlusconismo è impossible, purtroppo, approcciarsi alla politica senza partire dall’uomo, ovvero dal soggetto che rappresenta ed incarna il progetto che espone. Io ne farei volentieri a meno, forte dell’idea per cui le persone cambiano, ma il progetto deve andare avanti, però a quanto pare non si può discutere di politica nel nostro paese senza dare una valutazione personale dei candidati. Io, paradossalmente, ho più simpatia per Renzi che non per l’interezza del suo programma di eventuale governo. Il punto chiave, tuttavia, è che non sarà per questo che lo voterò.
E’ ovvio che quanto scritto possa apparire insensato o confuso, quindi adesso cercherò di spiegarmi. Ho letto con attenzione il programma che ho linkato qui sopra e ho anche avuto modo di sentire alcuni interventi di Renzi in tv, non ultimo quello dell’ormai famoso confronto a cinque. Per come sono fatto io e per le mie radici ideologiche è difficile sposare in toto il progetto Renzi e poi illustrerò magari le cose di cui sono poco convinto. Prima però è necessario chiarire cosa mi ha convinto.
In primo luogo è vitale sostenere Renzi alle primarie, paradossalmente ancor più che alle politiche, perchè se vogliamo credere ancora alla possibilità che il PD possa dare qualcosa all’Italia è mandatorio dare un segnale netto, definitivo ed incontrovertibile che tutto quello che è stato fatto fino ad ora NON VA BENE. E consegnare le primarie a Renzi è quel segno. Il concetto lo spiega bene Enrico Sola in questo post, ma mi piace riprenderlo. E’ ora di dire basta a chi ha come primo obbiettivo vincere le elezioni e dare spazio a chi vuole provare a guidare un paese. Sembra una frase fatta, ma è realmente lo specchio della questione. Cercare di vincere tirando dentro alleanze che a priori si sa non potranno convivere è rifiutarsi di puntare a governare. E io voglio provare l’ebrezza di vedere il mio voto sopravvivere ad una legislatura intera.
Quindi bene l’approccio, ma vediamo i contenuti. Del programma di Renzi mi piace molto la visione europeista, vera chiave contro le derive nazionaliste che stanno cavalcando un po’ tutti i paesi investiti dalla crisi. Si fa un gran parlare degli Stati Uniti, cercando di imitarli in tutto quello che di pessimo possono offrire, senza mai riflettere sul fatto che sono, appunto, Stati UNITI e che in quello, forse, c’è da ricercare parte del loro successo.
Mi piace molto, moltissimo, come suona il progetto di una ricerca finanziata per merito, con non solo più investimenti, ma soprattutto target più meritevoli per i suddetti e per quanto possa aver capito io della cosa, mi piace anche l’idea che c’è alla base di una riforma sanitaria volta all’eccellenza.
Ritengo enormemente importanti i punti riguardo la fecondazione assistita e le civil partnership.
Da ignorante trovo buoni anche i punti in termini di giustizia e lotta all’evasione.
E allora perchè all’inizio ho detto che non ho completa simpatia per il progetto Renzi? E’ semplice, perchè io vorrei di più. Io vorrei ad esempio che per le coppie omosessuali si potesse parlare di matrimonio e di figli. Vorrei una politica del lavoro che non debba scegliere chi inculare tra giovani e meno giovani. Vorrei un rapporto diverso tra Stato e confindustria (o anche solo tra stato e Fiat). Vorrei che non si pensasse mai alle banche come strumento per garantire un’istruzione elitaria a chi non ha i mezzi economici per farcela da solo. Vorrei una riforma della politica che non privi “i ricchi” della possibilità di entrarci, ma che garantisca ai “non ricchi” di poter fare altrettanto (e questa era l’obbiezione di Vendola durante il confronto TV cui tu, caro Matteo, non hai risposto se non rigirando la questione).
Poco più di un anno fa scrivevo questo post.
Evidentemente ho cambiato idea, anche se poi entrando nel merito neanche più di tanto.
Oggi però ho in mano un programma e, leggendolo, mi son trovato costretto ad ammettere di condividerne buona parte.
Per il Manq di oggi è evidentemente abbastanza. Renzi non è il mio candidato ideale quanto l’Italia non è il mio paese ideale. Però è qui che vivo e forse Renzi può far fare al Paese mezzo passo in avanti.
Io di rinunciarci sulla base del fatto che è troppo poco non me la sento.

6:25 pm

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