28 febbraio, 2014

A manq piace

A manq piace la figa.
Il titolo voleva essere questo, ma mi sembrava un po’ forte e questo è comunque un blog moderato (come vuole il nuovo governo), quindi ecco il perché del taglio.
“A manq piace la figa” non è però uno statement volto a precisare o a prendere le distanze. Non ha lo scopo con cui lo userebbe Bossi, per dire, ma getta unicamente le basi a quanto segue.
Da quasi due mesi ormai viaggio in metropolitana per due ore al giorno. Nella tratta che va da Gessate a Lodi Tibb mi trovo a contatto con un’ampia gamma di modelli di fanciulla che coprono più o meno tutte le tipologie che siete soliti trovare nei porno (maiali!). Si va dalle teens che scendono in zona licei, alle young che vanno in università, fino alle milfone da combattimento che vanno in ufficio. Un ampio campionario di analisi da cui nasce l’esigenza di scrivere un post.
Già perché, dopo anni di solitarie traversate in macchina, essere inserito in questo contesto mi da l’opportunità di fare uno studio sociologico e di costume a riguardo. In giro ci sono molte più belle ragazze di quel che si pensi. Se la cosa non emerge è perché in molti casi sono totalmente incapaci di vestirsi.
Ecco, sta manfrina per dire che adesso metto giù le cose che vanno e quelle che non vanno della moda donna early 2014.
1) I leggins. Come non partire dai leggins, a conti fatti la migliore invenzione dopo la ruota. Su un campione statistico importante come quello a mia disposizione, questo indumento vince la sua scommessa e supera i dubbi dei detrattori grazie anche ad un comune senso del pudore che ne impedisce l’utilizzo “fuori contesto”. Fortuna che, ad esempio, il jeans a vita bassa non ha mai avuto.
2) Le scarpe. Qui invece la donna non conosce vergogna. Ci sono essenzialmente due tipi di problemi: le scarpe brutte e le scarpe che rendono brutte. Il primo caso è semplice da descrivere, soprattutto di questi tempi. Avete presente tutti quegli stivali bassi con la punta tonda, la fibia e le borchie? Ecco, io vorrei sapere cosa cazzo vi dice il cervello. Oppure le allstar (uoo-u-uo-u-ua) col pelo dentro. E magari, per non farci mancare nulla, altre borchie. Va beh. La seconda categoria invece è piu ampia e concettuale e scatenerà le classiche accuse di sessismo, ma non posso tacere rispetto alle scarpe basse. Di ogni tipo, dalle ballerine (che in un mondo ideale sarebbero illegali), agli stivali senza tacco, corrispettivo della birra senz’alchol. Se siete sotto l’1,75 e vi mettete quelle robe ai piedi l’effetto è subito “bassa e tozza”. È inutile che a pranzo mangiate una carota per “perdere un paio di chili proprio lì”, mettetevi 5 cm di tacco e avrete già risolto il problema. Mica servono I trampoli, perdio, basta qualche centimetro. “Eh ma sono scomoda al lavoro!”. A parte che nel 90% dei casi state poi sedute tutto il giorno, ma il problema è proprio concettuale. Perché non uscite in pantofole allora? No perché l’uomo invece gode a mettere giacca e cravatta da maggio a settembre, con fuori l’asfalto che liquefa. Eddai su. Ultima nota: ai miei tempi le ragazzine mettevano le Buffalo, oggi mettono le Vans. C’è speranza per un domani migliore.
3) Gli occhiali grossi. Oh, non so che dire, a me l’occhiale è sempre piaciuto sulle donne, però un po’ state esagerando. C’è stato un momento preciso, qualche mese fa, in cui l’equilibrio si è spostato da pornosegretarie a Steve Urkel e questo non funziona. Serve moderazione. Però come dicevo, per me l’occhiale è sempre più sì che no e quindi lo promuovo.
4) I pantaloni corti sulla caviglia. Ecco, no. Ma proprio no perché, oltretutto, li abbinate alle scarpe di cui sopra e l’effetto ridicolo è dietro l’angolo.
Quindi questo è quanto, e ve lo dico perché in molti casi è davvero un peccato vedervi conciate in quella maniera. Dovreste puntare di più sul look quotidiano. Siete tutte brave a tirarvi fighe il sabato sera, ma la sfida vera è il martedì mattina. Le belle ragazze della MM2 difficilmente non lo saranno anche il fine settimana. Il contrario invece, lo sappiamo tutti, non è per nulla scontato.
E, soprattutto, piantatela di leggere i fashion-blog, che di solito son scritti da gente che starebbe bene pure vestita di rifiuti umidi. Ascoltate me.

Questo post, tutto sommato inutile, l’ho scritto col telefono per testare il nuovo wordpress.
Nei prossimi giorni cercherò di parlare di qualche disco, ma GTA5 non mi sta lasciando molto tempo libero.

8:41 am

3 dicembre, 2013

O Megan Fox o niente.

Le primarie PD sono il meccanismo partecipativo migliore messo in atto dalla politica italiana e quindi quando le fanno io cerco sempre di presenziare.
Essendo intenzionato ad andarci, mi prendo qualche minuto per riflettere su cosa voterò ed illustrare eventuali le ragioni della scelta.
Io alle primarie del prossimo week-end dovrei votare Civati.
Ho letto i programmi, ho ascoltato i candidati e analizzato le loro posizioni. Ho anche visto il confronto televisivo su Sky che, nota a margine, ha mostrato come si fa un programma di politica in modo serio e con dei contenuti. Il meccanismo del fact checking, per dire, dovrebbe diventare obbligatorio.
Ora, che alla luce di quanto detto e scritto Civati sia il candidato più vicino alle mie posizioni politiche credo non sia nemmeno da mettere in discussione. Non è il segretario perfetto, che non esiste, e in passato ho avuto molte volte di che lamentarmi del suo modus operandi, vedi caso Cancellieri per fare l’esempio più recente, ma mi pare chiaro che se mi si chiede di scegliere l’uomo che dovrà dare la linea al PD, d’istinto verrebbe da indicare quello che più mi somiglia.
Il problema però è che, temo, la riflessione debba essere più ampia di così se si vuole arrivare da qualche parte.
Cuperlo è impresentabile. Non dico sia una cattiva persona, però dai, a certe figure e, soprattutto, a una certa idea di politica e di partito bisogna dire basta.
Renzi è sempre Renzi. Slogan, quel tantinello di polpulismo, forte tendenza al centro. Tutte cose che non ho mai negato, nemmeno quando l’ho votato l’ultima volta. Però Renzi è quello dei tre che può avere i numeri per governare. Fermi tutti, lo so bene che si parla di segreteria di partito e non di governo del Paese, ma vogliamo davvero bendarci e non riflettere sul fatto che le due cose siano chiaramente legate e che, sbagliando queste primarie, si rischi di compromettere drasticamente il risultato delle prossime politiche?
Ecco, il punto sta proprio lì ed è lo stesso di sempre. Io ragiono a ritroso. Renzi è l’unico candidato che, raccogliendo voti anche fuori dal PD, può governare questo Paese per cinque anni e avere il tempo e i numeri per fare qualcosa. Non tutto quel che vorrei, ma qualcosa. Su questa base è bene che si arrivi alle elezioni politiche con un partito forte che supporta la linea politica del suo candidato vincente. La cosa più sbagliata sarebbe assistere per tutto il prossimo anno a continui battibecchi tra Renzi e il segretario del suo partito. Con queste primarie si inizia ufficialmente la campagna elettorale e il percorso al prossimo esecutivo. Serve un discorso di prospettiva, a mio avviso. L’unica cosa che mi piace poco è il meccanismo di accentramento personale che si sta compiendo e che porta Renzi a candidarsi come segretario prima e come premier poi. Sarebbe stato molto meglio avere come candidato segretario uno degli uomini del sindaco, uno Scalfarotto per dire, che avrebbe goduto dell’appoggio della corrente renziana senza però quel meccanismo tutto berlusconiano dell’uomo al centro di tutto. Questo idealmente eh, perchè per arrivare alla segreteria bisogna far fuori la vecchia dirigenza e per farlo serve aprire l’elezione del segretario a tutti. E se votano tutti, il metodo berlusconiano paga. Questo è il mio unico rammarico, anche se vorrei comunque ricordare che Bersani si è candidato a premier da segretario, come Veltroni prima di lui, e che quindi il meccanismo nel PD non è nuovo.
In soldoni, per me sarebbe buona cosa che queste primarie le vincesse Matteo Renzi nonostante il candidato per me più rappresentativo sia Civati.
E per me la cosa ha un suo senso.
Non è accontentarsi, è avere percezione dei propri mezzi e limiti.
Votare Civati sarebbe come gridare “O Megan Fox o niente!”.

EDIT: dopo aver scritto questo post in Facebook ho visto circolare il video del Terzo Segreto di Satira riguardo le primarie. Su Cristina Quaranta sono morto, anche perchè in sostanza per dire cose completamente diverse abbiamo usato la stessa metafora. Il video è comunque geniale.

3:38 pm

24 giugno, 2013

Rientro

Rientrato da una settimana, questo sarebbe il tempo di scrivere due righe sul viaggio da poco concluso, ma non ne ho tanta voglia.
Ho fatto il classico reportino del tour di Maui, che sta come tutti gli altri nella sezione itinerari. Ci sono anche delle foto, ma fanno cagare. Manq che fotografa le Hawaii è un fail clamoroso. Tipo quelli che hanno vestito Bar Rafaeli a Sanremo e l’han fatta sembrare un cesso.
Con le foto di NYC è andata un po’ meglio, ma credo sia anche e soprattutto perchè ho optato per la tecnica Jay Z, ovvero il bianco e nero. Il punto era che a New York ero già stato e le cose che mi erano piaciute le avevo tutte già fotografate. Sto giro le ho ovviamente fotografate di nuovo, ma ripubblicare gli scatti mi faceva tristezza.
E basta, non c’è molto altro da dire. Ho ascoltato i dischi che mi avevano consigliato, apprezzandone ben pochi. Jets to Brazil bello, Halestorm divertente nella misura in cui può esserlo un disco di Pink suonato da dei metallari (quindi a volte tanto), Godspeed you, Black Emperor! a tratti interessanti, Mogwai quasi sempre noioserrimi, Thee Silver Mt. Zion ecc… mi son sembrati una roba vicinissima a certi Brand New in certi punti e lì li ho apprezzati, Mikal Cronin carino. Il resto semplicemente non mi ha convinto o non mi è piaciuto o non fa per me (come se fossero tre cose differenti). Potrei non aver ascoltato tutto, ad onor del vero, ma se ho saltato qualcosa non è molto.
That’s it.
Ah no, dimenticavo.
Sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Forse non era la nipote di Mubarak.

6:06 pm

30 aprile, 2013

Tutto quello che vi stanno nascondendo dell’inciucio PD-PdL

Sento crescere forte è chiara la necessità del web di conoscere la mia posizione in merito al nuovo governo Letta, quello che i più accaniti antagonisti del superlativo assoluto definiscono “governissimo”. Conscio di questa richiesta e spinto dal mio proverbiale senso del dovere, ho deciso di scriverci due righe sopra.
Il titolo che ho scelto mi è stato suggerito da diversi esperti di marketing e scie chimiche e dovrebbe garantire al post incalcolabili visualizzazioni. Io tuttavia sento il bisogno di scusarmene, anche se devo riconoscere abbia centrato in pieno il nocciolo della questione.
E’ infatti impossibile parlare del neonato governo Letta senza partire dall’alleanza PD-PdL su cui questo si fonda e che verrà tramandata ai posteri col termine tecnico di inciucione. Se la domanda fosse: “Sei favorevole all’accordo?”, la risposta, ça va sans dire, sarebbe “NO!”. Credo tuttavia ci siano un sacco di elementi che andrebbero considerati nel valutare questa cosa e non tutti sono, a mio modo di vedere, completamente negativi.
Partiamo dal principio, ovvero dal risultato elettorale. “Previously on Italian politics…”, per dirla alla HBO, abbiamo assistito all’arrivo appaiato di tre forze politiche equidistanti tra loro. Nessuna delle tre aveva i numeri per governare da sola e nessuna combinazione mostrava più punti in comune che punti di forte dissenso. Al PD, primo al fotofinish, il non facile compito di tirar fuori qualcosa dalla situazione. Ci ha provato e, come ovvio, ha cappellato.
I temi condivisi col M5S imponevano di provare a partire da lì, ma l’attaccamento di una parte del patito allo status quo unito all’atteggiamento autistico del MoVimento hanno reso di fatto impossibile la cosa. Grida assoluta vendetta la questione Prodi coi suoi 101 franchi tiratori, ma analizzandola a livello politico, anche in caso di successo dell’operazione, si sarebbe trattato di un gesto il cui unico risultato sarebbe stato scavare un solco con le altre due forze politiche, rendendo di fatto impossibile qual si voglia opzione di governo.
Si sarebbe dovuto quindi andare a votare, dopo pochi mesi, sperando in un radicale cambio dei risultati (tutto da dimostrare, a meno che ci sia ancora chi crede ai sondaggisti), ma costringendo il Paese ad allungare la sua fase di immobilismo, in un periodo che, insomma, non consente troppo margine d’attesa. Lo so, sta cosa la dice Renzi di continuo tipo disco e suona retorica, ma lui sostiene la linea “Governo oppure voto”, mentre qui sto dicendo che il voto non sarebbe andato bene. Leggete prima di cagare il cazzo. Grazie.
Io quindi tifavo, e tifo tutt’ora, per un governo che possa fare qualcosa subito. Avrei preferito un governo ad interim PD-M5S, come detto svariate volte in passato, ma non s’è fatto. Che alternativa resta, quindi? Quella più orribile e schifosa, ideologicamente parlando. Mi fa incazzare la premeditazione di una parte consistente del PD verso questa soluzione? Di brutto. Ha pesato così tanto? Secondo me no, perchè con Grillo non ci sono mai stati presupposti concreti. Quindi io sono assolutamente favorevole a Civati quando dice che i 101 devono venire fuori, perchè il loro comportamento è inqualificabile, ma ritengo gli si stiano dando colpe/meriti di cui, in tutta franchezza, non sono responsabili se non in parte.
Analizzate le premesse, eccoci quindi giunti alla disamina della situazione attuale.
SeL, stabilita l’alleanza col PdL, ha immediatamente mollato la coalizione schierandosi all’opposizione. Ci sta, per carità, dopo una campagna elettorale il cui unico punto è stato “mai col PdL”. Ora però mi aspetto che la cosa si concretizzi in un’opposizione per una volta sensata. Il PD aveva un programma (giuro, a cercarlo bene lo si trovava in giro) ed è lecito aspettarsi che Letta porti avanti alcuni di questi punti col suo nuovo esecutivo. Ecco, su queste questioni il NO ideologico mi farebbe ampiamente girare il cazzo, per dirla con un francesismo. Idem per quanto riguarda le frange “dissidenti” interne al PD, anche se non mi pare molto coerente additare chi non vota Prodi e poi non appoggiare un Governo che il partito, a maggioranza, ha scelto di appoggiare. C’è una differenza in termini di trasparenza che va riconosciuta, ma all’atto pratico non cambia un cazzo.
Ad essere onesto e maligno ci vedo pure un filino di dolo, o quantomeno di “messaggio auto-promozionale”, nel distaccarsi da una linea che sta evidentemente scontentando la base (vedi #occupyPD) e continuare a sbandierarlo ai quattro venti. Prendo sempre d’esempio Civati. La contrarietà all’inciucio era nota e la si è ribadita. Io, Manq, avrei apprezzato molto di più un NO secco e reiterato a questo tipo di politica, ma, una volta presa coscienza della decisione del partito, la sottoscrizione della stessa pur nell’esplicito disaccordo. Invece mi è parso di vedere un po’ troppo senno del poi nelle disamine del buon Pippo, condito da quel prendere sempre le distanze da qual si voglia responsabilità, e questa cosa non l’ho particolarmente gradita.
Poi oh (e chiudo la polemica giuro), Civati quando dice “per quanto mi riguarda, cancellare l’Imu ai benestanti, in questo momento, è più o meno folle” dovrebbe anche spiegare chi siano per lui i benestanti. Perchè se ne può discutere, certo, ma visto che l’ultima volta che gli ho parlato i suoi cinquemila euro di stipendio (al netto di duemila di spese di lavoro a quanto pare non rimborsabili e altri duemila devoluti al partito) non erano poi “sta cifra esorbitante”, forse c’è un gap di comunicazione che mi impedisce di capire a chi faccia riferimento.
Comunque sia, il risultato è che abbiamo un Governo (fiducia del Senato confermata poco fa), che è cosa a mio parere buona.
Ci sono facce che mi piacciono e facce che non mi piacciono, ruoli centrati e ruoli sulla carta affidati più o meno a caso (fa molto ridere in tal senso la vignetta che gira su FB in cui ci si chiede in quale Paese serva una laurea per fare l’infermiere, ma non per fare il Ministro della Sanità).
Viste le premesse, però, prima di giudicarlo aspetterò di vedere cosa farà e come.
Nel frattempo, sto seriamente meditando di iscrivermi al PD. Lo so, il momento pare dei peggiori perchè dopo tutto quel che han fatto supportarli è da folli. Innegabile. Però credo, anzi spero, che questi mesi di governo Letta saranno il tempo in cui il PD verrà ricostruito. C’è una base forte e cosciente, mi par di capire, pronta a cambiare le cose ed giusto provare a farne parte, in piccolissimo, nell’ottica di dare se possibile un contributo.
Poi magari mi passa eh.

1:29 pm

17 aprile, 2013

Manq vota il suo presidente

Ormai apro il blog solo per scrivere di politica, o meglio delle mie impressioni in merito alla questione politica. La cosa è buffa, per diversi motivi, ma stare ad elencarli potrebbe chiaramente distrarmi dal focus di questo pezzo e non interesserebbe comunque nessuno, quindi tanto vale tagliar corto e passare al nocciolo della questione.
Visto che tutti hanno nomi da snocciolare per la candidatura al Colle, anche io dico il mio che è…
ROBERTO BAGGIO.
Applausi, urla di giubilo, ola che parte e via di seguito.
Però sono serio. O meglio, se proprio dobbiamo pescare tra illustri personalità italiane, che non abbiano connessione alcuna con la “kasta”, che possano vantare una rilevanza mondiale per meriti legati al loro mestiere, ma anche in campo umanitario e sociale, che rappresentino l’Italia intera sia per gli italiani, che per gli stranieri e che non siano troppo vecchi, com’è possibile che nessuno ci abbia pensato?
Ok, mentre scrivo mi comunicano che qualcuno ci aveva effettivamente pensato, ma si tratta in ogni casi di troppe poche persone.
Cioè, ROBERTO BAGGIO.
Non ci sarebbe nemmeno da stare a discuterne e si potrebbe lasciare gente comunque meritevole, ma che ancora è utile nel proprio ambito professionale, libera di continuare a svolgere la propria professione. La Gabanelli, per dire. Penso si sia tutti d’accordo (toh, forse eccetto Alemanno) che Milena Gabanelli sia umanamente più che meritevole di ricoprire quel ruolo, risultando essere uno dei pochissimi esempi rimasti in Italia di giornalismo. Ed è proprio lì il punto. Abbiamo una giornalista buona, nel Paese, e la sacrifichiamo a fare altro? Non mi pare una mossa così geniale, specie se a proporla è un movimento che da molto ripete in continuo come il giornalismo di casa nostra sia morto e sepolto. E’ brava e sta facendo bene, lasciamola lavorare.
Idem per quanto riguarda Gino Strada. Perchè privarci della sua attività sul campo e relegarlo dietro ad un ruolo istituzionale sicuramente importante, ma non così “utile” al genere umano tutto come quello che attualmente svolge? Nonsense.
Invece Baggio sarebbe perfetto. Scusate, ROBERTO BAGGIO.
Massì, che poi cosa ce ne frega? Tanto siamo così impegnati a tacciare il MoVimento di chiusura, autismo e sindrome del NO! che nessuno ha pensato di starli a sentire. Molto meglio interagire con quegli altri, quelli che ci stanno sul cazzo, ma senza i quali non avremmo un gioco a cui giocare.
Io pensavo che l’autolesionismo del PD potesse arrestarsi, come sempre, una volta conclusa la campagna elettorale. Invece sto giro pare vogliano fare proprio le cose per bene e distruggere tutto alla base.
D’Alema. Amato.
Ma chi vi rivota tra cinque mesi… aspetta. Ho capito. Siamo ANCORA in campagna elettorale, ecco perchè il PD sta facendo tutte queste uscite di merda, con Renzi che ogni volta che apre bocca mi fa domandare con che coraggio io possa supportarlo. Stanno gettando le basi per perdere ancora e peggio.
Pirla io che non avevo capito.
Ecco perchè il tentativo di Barca di dare una svegliata a tutti è passato così in sordina. Rischiava di far guadagnare consensi.
Bon, la mia l’ho detta. Ognuno la veda come vuole, ma, alla cieca, scommetto qualunque cosa che il prossimo presidente della Repubblica, chiunque egli sia, non sarà mai equiparabile a ROBERTO BAGGIO.

5:13 pm

2 dicembre, 2012

Abbiamo perso.

11:46 pm

20 novembre, 2012

Il post in cui Manq rivaluta Matteo Renzi

E’ giunto il momento di parlare come si deve delle primarie del Partito Democratico e, per farlo, non posso partire che da una premessa. Scrivo questo blog da quasi otto anni. In questo lungo lasso di tempo ho attraversato diverse stagioni politiche e ideologiche, ognuna delle quali ha avuto radici e motivazioni che se anche non ho saputo chiarire qui sopra, per me avevano in quel momento tutto il senso del mondo.
Mi reputo, da sempre, “di sinistra”.
L’ultima versione del Manq soggetto politico tuttavia incarnava una radicata e non certo sopita vena di disgusto per la classe dirigente del suo Paese. In toto. No, niente antipolitica. L’antipolitica è una mistificazione, l’ennesimo tentativo di scaricare le responsabilità da parte del reale oggetto delle imputazioni. Non c’è una guerra alla politica, ma a CHI l’ha mal praticata e non c’è nulla di meno antipolitico che combattere questa guerra. Il nodo della questione è capire come.
Nel recente passato la mia posizione era l’annullamento della scheda, unico modo che mi consentisse di far presente l’assenza di una rappresentanza che sentissi eleggibile. Pur non rinnegando nulla, oggi la mia posizione potrebbe cambiare e tornare ad essere quella di un soggetto votante. Fortissima discriminante in questo percorso sarà l’esito delle primarie del PD perchè, poco ma sicuro, tornerò ad esprimere una preferenza se sarò nelle condizioni di esprimere un voto PER qualcuno e non CONTRO qualcun altro.
Ieri quindi mi sono registrato alle liste per le primarie e oggi provo a spiegare perchè Domenica 25 Novembre voterò per Matteo Renzi.
Prima di iniziare però, è bene che chi si appresti a leggere quanto segue sia a conoscenza del programma su cui tutto si fonda. Qui infatti non si tratta di quanto bene io vi venda le mie motivazioni, ma della base sulla quale ho deciso di fondarle.
Dopo vent’anni di Berlusconismo è impossible, purtroppo, approcciarsi alla politica senza partire dall’uomo, ovvero dal soggetto che rappresenta ed incarna il progetto che espone. Io ne farei volentieri a meno, forte dell’idea per cui le persone cambiano, ma il progetto deve andare avanti, però a quanto pare non si può discutere di politica nel nostro paese senza dare una valutazione personale dei candidati. Io, paradossalmente, ho più simpatia per Renzi che non per l’interezza del suo programma di eventuale governo. Il punto chiave, tuttavia, è che non sarà per questo che lo voterò.
E’ ovvio che quanto scritto possa apparire insensato o confuso, quindi adesso cercherò di spiegarmi. Ho letto con attenzione il programma che ho linkato qui sopra e ho anche avuto modo di sentire alcuni interventi di Renzi in tv, non ultimo quello dell’ormai famoso confronto a cinque. Per come sono fatto io e per le mie radici ideologiche è difficile sposare in toto il progetto Renzi e poi illustrerò magari le cose di cui sono poco convinto. Prima però è necessario chiarire cosa mi ha convinto.
In primo luogo è vitale sostenere Renzi alle primarie, paradossalmente ancor più che alle politiche, perchè se vogliamo credere ancora alla possibilità che il PD possa dare qualcosa all’Italia è mandatorio dare un segnale netto, definitivo ed incontrovertibile che tutto quello che è stato fatto fino ad ora NON VA BENE. E consegnare le primarie a Renzi è quel segno. Il concetto lo spiega bene Enrico Sola in questo post, ma mi piace riprenderlo. E’ ora di dire basta a chi ha come primo obbiettivo vincere le elezioni e dare spazio a chi vuole provare a guidare un paese. Sembra una frase fatta, ma è realmente lo specchio della questione. Cercare di vincere tirando dentro alleanze che a priori si sa non potranno convivere è rifiutarsi di puntare a governare. E io voglio provare l’ebrezza di vedere il mio voto sopravvivere ad una legislatura intera.
Quindi bene l’approccio, ma vediamo i contenuti. Del programma di Renzi mi piace molto la visione europeista, vera chiave contro le derive nazionaliste che stanno cavalcando un po’ tutti i paesi investiti dalla crisi. Si fa un gran parlare degli Stati Uniti, cercando di imitarli in tutto quello che di pessimo possono offrire, senza mai riflettere sul fatto che sono, appunto, Stati UNITI e che in quello, forse, c’è da ricercare parte del loro successo.
Mi piace molto, moltissimo, come suona il progetto di una ricerca finanziata per merito, con non solo più investimenti, ma soprattutto target più meritevoli per i suddetti e per quanto possa aver capito io della cosa, mi piace anche l’idea che c’è alla base di una riforma sanitaria volta all’eccellenza.
Ritengo enormemente importanti i punti riguardo la fecondazione assistita e le civil partnership.
Da ignorante trovo buoni anche i punti in termini di giustizia e lotta all’evasione.
E allora perchè all’inizio ho detto che non ho completa simpatia per il progetto Renzi? E’ semplice, perchè io vorrei di più. Io vorrei ad esempio che per le coppie omosessuali si potesse parlare di matrimonio e di figli. Vorrei una politica del lavoro che non debba scegliere chi inculare tra giovani e meno giovani. Vorrei un rapporto diverso tra Stato e confindustria (o anche solo tra stato e Fiat). Vorrei che non si pensasse mai alle banche come strumento per garantire un’istruzione elitaria a chi non ha i mezzi economici per farcela da solo. Vorrei una riforma della politica che non privi “i ricchi” della possibilità di entrarci, ma che garantisca ai “non ricchi” di poter fare altrettanto (e questa era l’obbiezione di Vendola durante il confronto TV cui tu, caro Matteo, non hai risposto se non rigirando la questione).
Poco più di un anno fa scrivevo questo post.
Evidentemente ho cambiato idea, anche se poi entrando nel merito neanche più di tanto.
Oggi però ho in mano un programma e, leggendolo, mi son trovato costretto ad ammettere di condividerne buona parte.
Per il Manq di oggi è evidentemente abbastanza. Renzi non è il mio candidato ideale quanto l’Italia non è il mio paese ideale. Però è qui che vivo e forse Renzi può far fare al Paese mezzo passo in avanti.
Io di rinunciarci sulla base del fatto che è troppo poco non me la sento.

6:25 pm

16 novembre, 2012

Toc!

“Se ci sei, batti un colpo!” è un modo di dire che non ho bene idea da dove nasca. So che è diffuso, però, e quindi è da lì che voglio cominciare.
Questo post, col suo titolo onomatopeico, è il mio tentativo di dare un segnale di presenza on-line che vada oltre le tonnellate di cazzate che quotidianamente riverso su Twitter o su Facebook. I social network. Strumenti del demonio che con la loro semplicità e immediatezza ti spolpano della voglia di argomentare. La vita ridotta ad una serie di battute flash, istintive, immediate. Zero spazio per fermarsi a riflettere e costruire un discorso, per mettere in piedi un concetto che abbia non solo un senso, ma una struttura. Non c’è tempo, nè per chi scrive, nè per chi legge. E’ il 2.0 che avanza ed io, che ultimamente (eufemismo) mi percepisco oltremodo vecchio, lo soffro. Perchè è vero che “non è la pistola che uccide, ma chi spara”, però è difficile resistere ad un meccanismo di semplicità così ammiccante, perlomeno per il sottoscritto, e così ogni volta mi ci ritrovo schiacciato, complice la mia proverbiale pigrizia.
Esempio.
Settimana scorsa ci sono state le presidenziali americane. Obama, Romney, l’health care, l’alternanza, i tentativi di boicottaggio del voto, la situazione politica americana fatta essenzialmente di due fazioni quasi perfettamente sovrapponibili, l’aberrante concetto “Non importa per chi voti, l’importante è votare”, la riconferma a mio avviso quasi scontata, il reale peso del presidente più potente del mondo sulla gestione dello stato che presiede, l’interesse di tutto il mondo, le reazioni discutibili nel nostro paese. Questi sono alcuni dei punti che comporterebbe trattare volendo parlare dell’argomento. Invece no, usiamo 140 caratteri, e quel che ne esce non può che essere un’opinione sciapa, incompleta, vuota.
Fine esempio.
Oggi, mentre mi districavo sapientemente nella selva di inutilità proposta dai SN, mi sono imbattuto in un post di Luca riguardo la mobilitazione europea, gli scontri, la chiave di lettura degli eventi e il concetto di protesta ai giorni nostri. Il pezzo, questo qui, oltre che ben scritto e interessante presenta un’analisi che gioco forza necessita di argomentazioni, di parole, di spazio e tempo. Ed è questo ciò di cui c’è bisogno. Condivisibile o meno l’analisi, sottoscrivibile o meno il messaggio, è il caso di riprendere a riflettere sulle cose. La società sta cambiando e la stiamo costruendo sulla superficialità, sulle prime impressioni, sulle scelte d’istinto.
Ci stiamo svuotando.
E questa cosa si vede anche e soprtattutto in situazioni estreme come quelle degli scontri. E’ bellissimo il paragone che Luca fa con l’assedio medioevale, davvero bello, ma a differenza sua io più che valutare gli effetti di questo fenomeno, mi preoccupo delle cause. Gli scontri tra polizia e manifestanti da “effetto collaterale” sono diventati il target della cura. Ed è tremendo perchè c’è chi è disposto a prendere un sacco di botte per uno scopo che ha completamente perso di vista.
Uscendo di casa, prima della piazza, qualcuno si pone la domanda “Ok, se la polizia non dovesse bloccarci e caricarci, se semplicemente si facesse da parte o, ancora meglio, non si presentasse proprio, noi cosa faremmo?”? Che foto girerebbero su FB o Twitter il giorno dopo? Certo, qualcuno magari prenderebbe a sassate qualche vetrina e darebbe fuoco a qualche macchina comunque, ma gli altri?
Avere un blog è questo: fermarsi e riflettere sulle cose. E io perdo sempre più l’occasione di farlo buttando alle ortiche un’opportunità gigantesca. Non che non ne senta la necessità eh, perchè mi basta niente per sfogare il mio malcelato bisogno di analisi. Non fosse così, non si spiegherebbero fenomeni come il tirare 200 commenti su Serialmente trasformando una recensione sugli zombie in una discussione sulle società civili. E’ che scrivere non è facile. Quando ti ci metti non puoi poi distogliere lo sguardo se quel che vedi non ti piace. Non puoi far finta di niente, smettere di ascoltare o iniziare a pensare ai cazzi tuoi. O meglio puoi farlo, ma a quel punto il pezzo diventa una bozza abbandonata che non riprenderai in mano mai più e che sarà, inevitabilmente, un’altra occasione persa per chiarirti le idee.
E se tutto questo non vale per voi, beh, vale per me.
Ci ho messo diverse ore a scrivere questo post e l’ho fatto nei ritagli di tempo al lavoro. Dovrei rileggerlo, perchè sono del tutto sicuro sia sconnesso e poco lineare, ma correrò il rischio di farlo dopo la pubblicazione.
Come sempre, è stato un processo utile.
Forse dovrei rifarlo, nel breve.
Magari costringendomi a scrivere delle primarie del PD.
Di “Papa Giovanni
No ecco, di quello è meglio non scrivere.

PS: Sì, la sensazione che io abbia usato questo post anche come maxi riassunto di tutti i post che non ho scritto di recente è legittima.

5:40 pm

3 ottobre, 2012

La volta che ho bevuto una birretta con Pippo Civati

E’ un po’ che non aggiorno il mio blog e il motivo è che aspettavo di poter raccontare questa storia per intero. Oltre al fatto che non avessi in realtà molto altro di cui scrivere, ovviamente.
Tutto inizia più o meno dieci giorni fa, quando girando per i vari social network mi imbatto in un post intitolato “Occupy Civati” che racconta come Pippo Civati, giovane esponente del PD categoria “nuovo che avanza”, abbia anche lui qualche cosina di cui rispondere. Nella fattispecie gli viene contestata la scelta di sottoscrivere una proposta di legge dal titolo: “NORME PER LO SVILUPPO DI METODI SCIENTIFICI INNOVATIVI E TECNOLOGICAMENTE AVANZATI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA RICERCA BIOMEDICA E LA SOSTITUZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE”.
Incuriosito, ho deciso di leggermi cosa potesse avere di tanto sbagliato una proposta di legge con un titolo così promettente (no sarcasmo, giuro). Ora, assunto che le quattro persone che leggono questo blog ormai sappiano la mia posizione in materia, ho pensato che prima di criticare fosse il caso di chiedere all’interessato il motivo che lo avesse spinto a firmare una proposta come quella e così ho deciso di scrivergli questa email:

Buongiorno
Mi chiamo Manq [NdM: No, c'era scritto il mio nome] e sono, da qualche anno, un ex elettore PD. Non mi dilungherò nello spiegare i motivi che mi hanno portato a essere un ex elettore, tuttavia vedo nelle imminenti primarie un buon momento per provare a ricucire il mio rapporto con il PD e la politica.
Per farlo però, ho deciso di informarmi un po’ riguardo ai candidati.
La presente quindi è una mail volta a chiedere chiarimenti riguardo alla tua (mi permetto di darti del tu) sottoscrizione al progetto di legge PdL n° 151, quello titolato: “NORME PER LO SVILUPPO DI METODI SCIENTIFICI INNOVATIVI E TECNOLOGICAMENTE AVANZATI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA RICERCA BIOMEDICA E LA SOSTITUZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE”.
Io sono un biotecnologo con un PhD in medicina molecolare e traslazionale e per anni ho lavorato in laboratori in cui la sperimentazione animale era parte fondamentale dell’attività di ricerca. Da sempre, tuttavia, ho sviluppato una certa sensibilità alla questione dell’utilizzo di cavie in laboratorio.
L’idea di un progetto di legge volto alla ricerca e allo sviluppo di metodologie alternative alla sperimentazione animale, o quantomeno ad alcune delle sue applicazioni, è a mio avviso lodevole in linea di principio. Leggendolo, tuttavia, mi è parso scritto con i presupposti più sbagliati.
Non starò a dilungarmi in considerazioni scientifiche lunghe e noiose, però vorrei sottolineare un punto, tra i tanti, per esemplificare i miei dubbi in merito (cito dalla parte riguardante l’embriotossicità):
“Saggi alternativi:
Sono stati sviluppati e validati metodi che consentono di individuare possibili effetti nocivi sull’embrione. Tra questi, un saggio che sostituisce completamente l’uso degli animali è quello chiamato EST (embryonic stem cell test), che si basa sull’uso di cellule staminali (ECVAM, 2002).
(fonte: http://www.enpa.it/it/uffici/ducumenti_av/VIV-Sistemi_alt_IPAM.pdf:
SISTEMI ALTERNATIVI alla SPERIMENTAZIONE ANIMALE Annalaura Stammati
Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma).”
Mi pare lecito chiedermi, a questo punto, di che cellule staminali embrionali parliamo. Umane? No, perché per lo Stato l’embrione è vita e quindi non lo si può toccare. Animali? No, perché per lo Stato l’embrione è vita e questa è una proposta di legge volta a sostituire la ricerca sugli animali. E allora di che cellule si parla?
Questo per dire che mi pare la questione sia stata affrontata con un po’ di superficialità (avrei davvero molti altri esempi), superficialità che a mio avviso nuoce alla questione.
Io non dubito assolutamente della buona fede e degli ideali su cui si basano progetti di questo tipo. Il punto è che tutto, nel nostro Paese, viene affrontato un po’ come fosse tifo (quanto aveva ragione Churchill ) e si creano facilmente fazioni opposte brandenti una sorta di integralismo che poco riscontro ha, effettivamente, con la realtà dei fatti. Siti come quello più volte citato nel progetto di legge (www.novivisezione.org) seppur mossi da sentimenti assolutamente non deprecabili, hanno in genere ben pochi riscontri scientifici e quei pochi che utilizzano, spesso decontestualizzati e a sproposito, servono più che altro ad imbonire. Di contro, chi sostiene la ricerca scientifica sugli animali, spesso esagera dall’altro lato e si barrica dietro la sua essenzialità, almeno oggi e almeno in certi campi, per celarne le problematiche innegabili.
Partendo dal presupposto che un progetto di questo tipo sia volto a tutelare gli animali e non a far propria quella fetta di elettorato “green-like” che c’è in tutti gli schieramenti, vorrei una tua opinione sulla questione “Sperimentazione animale”. Più importante, mi piacerebbe sapere se per sottoscrivere una proposta come la 151 tu ti sia affidato a qualche tipo di consulenza esterna e, nella fattispecie, a quali.
In qualità di elettore ritengo questa questione abbastanza importante e, onestamente, una richiesta diretta è credo uno dei pochi modi per sentire parlare dell’argomento.
Immagino che tu non possa rispondere a tutti i possibili elettori che ti scrivono facendoti delle domande, ma spero tu possa fare un’eccezione.
Grazie in anticipo per l’attenzione e la disponibilità.
In bocca al lupo per la tua corsa.

La risposta, effettivamente, è arrivata ed è stata di vedersi per discutere della faccenda a quattr’occhi. Ieri sera quindi sono andato in Regione a trovarlo e dopo averne parlato ci siamo bevuti una birretta insieme. Le impressioni che ho avuto sono varie e adesso cercherò di riassumerle, anche perché scriverle mi aiuterà a rifletterci sopra.
Partiamo dalle cose positive. E’ sicuramente apprezzabile che Civati si sia dimostrato interessato alle mie obbiezioni e abbia voluto ascoltarle. Per molti dei punti da me sollevati, che poi son sempre i soliti, mi è parso ci fosse sintonia. E’ venuto fuori che il tutto è nato sull’onda del caso Green Hill, cosa che potevo ampiamente immaginare, e che l’idea fosse fare qualcosa prima che venisse fatto qualcosa di “sbagliato” da altri. Da che ho capito, la proposta è stata presentata senza un particolare studio dell’argomento (quantomeno non da parte di Civati) nell’idea che il tutto sarebbe servito solo a porre una questione, nell’ottica del fatto che si sarebbe ampiamente potuto migliorare il testo in seguito.
Mia nonna mi diceva che a far le cose bene al primo colpo ci si guadagna tutti, ma mia nonna non faceva politica quindi ci sta. Consequenzialmente io ai miei nipoti probabilmente insegnerò che fare qualcosa solo per non farla fare agli altri è poco furbo, ma ho come l’idea che neanche io farò mai politica.
Anyway, la disponibilità ad ascoltare eventuali suggerimenti c’è e questo è indubbiamente positivo. Più o meno implicitamente ci siamo oltretutto ritrovati a riconoscere come una normativa sensata in tema di sperimentazione scientifica non potrà mai essere regionale (io continuo ad avere dubbi anche in chiave nazionale, ma tant’è) e di conseguenza, a mente fredda, ho l’impressione si sia piacevolmente discorso riguardo una proposta che probabilmente morirà in regione, la cui portata è pressochè nulla e che altro non era che figlia di un momento in cui i beagle chiedevano giustizia, anche sommaria.
Mentre scrivo mi sento pure un po’ coglioncello ad averla presa tanto sul serio, sta proposta, ma questo non mi impedirà di continuare a cercare di renderla, a mio modo di vedere, migliore.
Ad ogni modo, finita la discussione in merito alla proposta di legge n° 0151, io e Pippo Civati siamo andati a berci una birretta in un bar zona Pirellone e abbiamo fatto due chiacchiere riguardo al PD, ai suoi esponenti, al nostro Paese e, soprattutto, all’identità politica di Pippo Civati. Son venute fuori tante cose interessanti, diverse idee condivisibili e un quadro complessivo in cui il PD non è ritratto benissimo.
Tutto l’incontro però mi ha ricordato una situazione vissuta in gioventù quando, lasciato l’oratorio, avevo incontrato il mio prete per strada.
“Non ti fai più vedere in oratorio.”
“E’ vero, DonGa, ma ho rivisto un attimo le mie prospettive.”
“Ok. Perchè non vieni su da me che facciamo due chiacchiere?”
“Va bene.”
Quando sono salito però, invece che sederci e discutere, mi ha confessato.

In tutto questo, ringrazio pubblicamente Civati per la disponibilità, la chiacchierata, il libro che leggerò con molta attenzione e la birra che ha insistito per pagare, precisando non ne avrebbe chiesto il rimborso.

9:46 pm

15 maggio, 2012

Qualche battuta su M^C^O

Premessa d’obbligo: da giorni sento parlare di questa iniziativa senza essermene mai curato fino ad oggi, quando la vicenda è diventata di mio interesse per una serie di ragioni che esulano da cosa sia Macao. Ad ogni modo, riassumendo, quanto accaduto è che un gruppo di persone ha occupato un grattacielo sfitto nei pressi della stazione Centrale di Milano allo scopo di creare un “centro per le Arti di Milano”. L’iniziativa (leggo da varie fonti internet, resto apertissimo a smentite o correzioni) ha il duplice scopo di dare alla città uno spazio culturale sicuramente necessario e utile e di sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina e non solo verso una categoria di addetti ai lavori le cui condizioni contrattuali sono spesso indecorose.
Questa mattina, se non erro circa dieci giorni dopo l’occupazione, le forze dell’ordine hanno sgomberato l’edificio. Immediatamente, sui vari social network e su qualche organo di stampa, s’è aperto un mondo di botta e risposta, di riflessioni e, chiaramente, di insulti intorno alla vicenda Macao.
La mia analisi vuole partire da un twitt dei 99 Posse che recita: “Chi sgombera un posto occupato è un fascista. Pisapia giù le mani da #macao”. A me, nel 2012, star qui a discutere di fascismo vs. occupazione fa abbastanza tristezza. Per quanto il movente dell’iniziativa Macao sia condivisibile (e per il sottoscritto, da quando ne è a conoscenza, lo è parecchio) il metodo con cui lo si voleva portare in essere è sbagliato. Occupare per il sottoscritto è un’azione violenta e illecita che non trova mai giustificazione, nemmeno con tutte le grosse attenuanti del caso. La scarsa adesione alla realtà di chi grida al fascismo e accusa il sindaco di Milano oltretutto è disarmante. Lo stabile occupato non è del comune, è della famiglia Ligresti. Fatta richiesta di sgombero al comune e alle forze dell’ordine non resta che prendere atto e agire per far rispettare la legge. Il punto infatti è che occupare i beni immobili altrui è illegale, quindi facendolo si fa un danno alla causa. Oltretutto si accusa Pisapia di “risposta ottusa” quando, stando sempre a quanto leggo, il sindaco si dice disposto ad incontrare i ragazzi di Macao e discutere coi suoi assessori di una possibile risoluzione del problema. Ora, secondo me è dovere di un sindaco porsi in questi termini di fronte ad una evidente necessità dei cittadini, ma non so quanti altri sindaci sentirebero questo dovere in seguito ad un’azione fatta nel pieno diritto e nella tutela della legge.
Personalmente trovo molto meno corretto e giusto l’appoggio che Boeri e la giunta di Milano hanno dato, a parole, all’iniziativa nei giorni precedenti lo sgombero. Avvallare un’iniziativa autogestita che occupa spazi non suoi senza il diritto di poterlo fare è sinonimo di non curanza verso un problema. E’ dire ai cittadini di arrangiarsi. E’ creare ancora più confusione sui piani leciti e illeciti di una battaglia sociale. E’, anche e soprattutto, un tentativo di ottenere il massimo risultato senza sporcarsi le mani. Questo non va bene ed è di questo che si dovrebbe parlare. Verificata l’esigenza di Milano e dei suoi abitanti nell’avere spazi da dedicare alla cultura tu, comune, devi impegnarti per farli saltare fuori. E’ lì che la lotta si deve combattere, spaccando il cazzo in comune, facendosi sentire e portandoli a mantenere gli impegni presi. Altrimenti la società civile muore e si passa alla legge del più forte che, manco a dirlo, contro i Ligresti di turno ci vedrebbe sconfitti comunque.
Lo so, il mio sembra il classico discorsetto di chi se ne sta sicuro dietro la tastiera, ma nel mio piccolo ho provato a relazionarmi con un comune per ottenere spazi e organizzare manifestazioni culturali che vanno al di fuori dell’interesse dei più. Cazzate eh, piccole cose, ma ottenute con grande sforzo e grande lavoro di dialogo, mediazione, interazione e via dicendo. Tutta roba molto più complessa dello sfondare la porta di un edificio abbandonato.
Poi oh, l’Italia è anche questo. Venti persone sgomberate da un edificio e ventimila che protestano su twitter.

11:35 am

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