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Proviamo a pubblicare: ep. 6

Aggiornamento mensile di questa road to publish diventata ormai una road to failure. L’aggiornamento più rilevante è aver incassato il secondo NO ufficiale da uno degli editori a cui ho mandato il manoscritto. Nua Edizioni mi ha infatti comunicato che non è loro intenzione propormi un contratto. Il messaggio non diceva altro, ma lo avevano messo in chiaro fin dal principio:

“La valutazione è ad uso esclusivamente interno. Pertanto, in caso di esito negativo, la nostra comunicazione non conterrà motivazioni dettagliate o schede di valutazione.”

Tutto chiaro, tutto legittimo.
Certo, visto che ormai lo hai letto e valutato, non capisco quale sia il principio di non condividere un feedback all’autore, ma calcolando che parliamo di uno dei pochi editori che quantomeno risponde non mi pare proprio il caso di lamentarmi.
E’ andata così, prendiamo atto.

Dopo l’eliminazione dal concorso IoScrittore sono entrato per qualche settimana in un gruppo Telegram insieme ad altri esclusi. Una via di mezzo tra un gruppo di sostegno e un laboratorio di condivisione e confronto. Il risultato di questa operazione sono altri cinque feedback al mio incipit, tutti largamente positivi. Non mi pare il caso di trascriverli qui come quelli del concorso. Un po’ perchè mi sento cretino a continuare a condividere giudizi buoni a fronte dell’evidente fallimento in cui sto sprofondando, un po’ perchè ho il timore che in quel gruppo ci fosse soprattutto la necessità di incoraggiarsi a vicenda. Se c’è una cosa di cui non ho bisogno, per il carattere che ho, è trovare appigli che mi tentino verso la spirale della sindrome persecutoria.
Perchè in questi giorni io il mio romanzo me lo sono riletto tutto e continuo a pensare funzioni. O meglio, continuo a pensare sia venuto fuori come lo volevo. Affiancare continui giudizi positivi alla totale assenza di interesse da parte dell’editoria mi fa malissimo. Mi illude di avere ancora delle possibilità.
Negli episodi precedenti dicevo di essere uno che non crede nella sua opera. E’ vero. Probabilmente non ci credo abbastanza da farmi davvero in quattro per provare a farla uscire, ma ci credo più di quanto mi permetterebbe di chiudere la faccenda con un serafico: “si vede che non ne sono capace”. Sono in quel limbo per cui mi rode il culo e basta.
Non sono uno che può enumerare chissà quanti successi nella vita, ma mentre scrivo non credo ci sia nessun altro ambito in cui ho messo così tanto impegno raccogliendo così poco.
E, insomma, non è meravigliosa come sensazione.

Come sempre, aggiorno anche sulla situazione relativa a chi mi circonda e in un modo o nell’altro prova a farmi sentire la sua vicinanza. Quindi ringrazio Davide, che dopo aver letto il libro mi ha anche messo in contatto con un editore che conosce, Luca che mi ha girato un contatto in Add Editore, Bruno, Antonio e Marco che mi hanno chiesto di leggere i miei Fottuti Pirati.
VVB.


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