Non sono il tipo da avere gli Stati Uniti come punto di riferimento per niente. Probabilmente esagero perchè, come in tutte le relazioni tossiche, si finisce per vederne solo gli aspetti negativi. Non posso tuttavia fingere di non avere quel blocco mentale per cui il modello statunitense è sempre e solo associabile a concetti che non mi piacciono.
Sono fatto così.
Questa mattina però, aprendo i giornali comunisti e leggendo di ondata democratica che si riversa sulle elezioni di metà mandato, ho notato questa immagine qui:

Possiamo dire che è un buon esempio di larghe intese?
Mi fa ammattire, davvero, l’idea di osservare quel che succede al di là dell’oceano e provare a fare delle analogie con quanto succede qui. Io sono quello che neanche troppi anni fa aveva mandato in culo un’amica che gli parlava del comitato di Possibile Brianza Est intitolato a “Bernie Sanders” (giuro). E non perchè mi stia antipatico il tipo, ma perchè se gli vogliamo bene è solo per via del fatto che sta cercando di far attecchire in quella landa di mentecatti alcuni concetti che qui davamo per assodati. E’ tipo chiedere alla propria cover band di fargli da spalla in apertura concerti, non so come dire.
Ad ogni modo.
Il punto che volevo sottolineare è che la linea di principio per cui il bipolarismo stia così tanto sul cazzo (Anche? Soprattutto? Fate vobis) a sinistra la conosco, la capisco e posso anche trovarla ragionevole. Solo che va a sbattere contro una realtà dei fatti italiana in cui il pluralismo ha generato dei mostri abominevoli.
E, giuro, non voglio stare qui a parlare di quel che sta succedendo con le larghe intese nostrane, dove si discute di primarie mentre il Paese va grossomodo a fuoco, e nemmeno tirar fuori il fatto che un partito al 5% che si ritrova in maggioranza ha di fatto più potere di quello al 30% che ce l’ha messo.
Vorrei proprio parlare di questa pretesa assurda e, se vogliamo, proprio in antitesi coi valori democratici, di non dover mediare mai. Chi è al potere cerca di costruire una legge elettorale che gli permetta di rimanerci senza dover rendere conto a nessuno, mentre chi sta all’opposizione si barrica dietro i valori per giustificare l’accontentarsi di niente invece di lavorare per ottenere qualcosa. Che ok, non potrà mai essere tutto, ma in un Paese di quasi settanta milioni di individui mi pare fisiologico ci si debba accontentare.
Io non lo so quanto il pastore texano abbia poi necessità di confrontarsi col gay del New Hampshire o con El-Sayed, da qui in avanti. Però pensare che il fronte democratico abbia spazio per tutti mi sembra una cosa positiva. Che le diverse correnti debbano mediare, confrontarsi, portare avanti le istanze su cui convergono e parcheggiare quelle su cui divergono fino al momento in cui qualcuno sarà riuscito a portare dalla sua gli altri mi sembra la base di un sistema democratico e rappresentativo.
Non lo so, forse senza arrivare all’estremo di avere Trump presidente, certi passi avanti non sarebbero stati possibili e questa multiculturalità che sembra unire i democratici sarebbe rimasta un sogno. Però noi non è che stiamo messi tanto meglio. Negli anni siamo passati da Salvini, a Meloni per arrivare allo spettro di Vannacci.
Chi cazzo deve candidarsi a destra per compattare il fronte della resistenza?
Boh.
Niente, volevo solo appuntarmi questa riflessione.
Avevo detto che sarebbe stato un post inutile, nessuno se ne abbia a male.
