Diario dall’isolamento: day 9

Stanotte ho dormito sul divano.
Non è vero, non ho dormito. Olivia ha avuto una nottata complessa e così mi sono spostato, perché tanto in tre non avremmo dormito uguale. Di solito sul divano ci dormo bene. Non mi capita spesso, ma da quando ho i figli è successo in qualche occasione e non mi ha mai causato problemi. Invece sta notte boh, un po’ i pianti e un po’ il sonno agitato mi hanno tenuto grossomodo sveglio.
Una volta soffrivo di insonnia, lo sapevate? Era prima dei figli e del lavoro che faccio oggi. L’insonnia è una merda vera, ma a livello di stanchezza e di fastidio fisico soffro quasi di più le notti dal sonno spezzettato. Non riesco proprio ad ammortizzarle, quelle.
Va beh, il punto è che una notte di merda era la premessa ideale ad una giornata di merda e invece oggi è andata bene.

Alle 18:00 c’è stato ancora il flashmob delle canzoni al balcone e un tizio nella mia via ha messo Volare. Oggi però ho risposto al fuoco, usando la canzone qui sotto.
Magari non è un messaggio positivo, ma almeno ti ricorda di essere vivo.

Diario dall’isolamento: day 8

Oggi molto bene.
Ci voleva una giornata positiva prima di riprendere col lavoro e così è stato. Questa mattina c’era il sole, quindi ho montato i seggiolini sulla bici e sono partito con entrambi i figli. Ho pedalato fino a che le gambe hanno tenuto e non lo dico per retorica, ma proprio perché a pochi km da casa sentivo di non farcela più.
La fortuna di vivere dove vivo io sono le campagne, la possibilità di girare su strade dove non trovi nessuno neanche in periodi standard, figuriamoci oggi.
Mettere un attimo il muso fuori era vitale per tutti e, sembrerà pazzesco, ma ha fatto benissimo anche all’umore dei piccoli che poi hanno tenuto botta tutto il giorno.

Il mio svago però oggi è proseguito anche nel pomeriggio, sia quando sono andato a fare la spesa in un ipermercato realmente deserto (mia l’unica macchina nel parcheggio, una roba da film), sia quando ci siamo ritrovati con gli amici per un aperitivo in chat. Nove famiglie tutte davanti allo schermo per passare insieme un’oretta e, di nuovo, respirare. Su cosa significhino i social in questo momento ha scritto una cosa bella Francesco nella mailing di Bastonate Per Posta, inutile riprendere il concetto peggio di come ha fatto lui.
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Oggi sono stato bene, serve un pezzo da stare bene.

Diario dall’isolamento: day 7

Inizio a starci male.
Io non ho mai alzato le mani sui miei figli, perché nessuno le ha mai alzate su di me e perché lo ritengo un metodo educativo sbagliato. Oggi, per la prima volta da quando sono papà, ho avuto la voglia di farlo. Non l’istinto, perché non è qualcosa che mi viene istintiva, altrimenti prima o poi sarebbe capitata. Gli istinti non li puoi controllare sempre. Dico proprio la voglia, il desiderio di spingermi oltre col solo obbiettivo di farli smettere. È stato un lampo, non ci sono state conseguenze: la voglia la controlli e te la fai passare, ma è stato bruttissimo.
Non sono capace di immaginare come si possa amare qualcuno più di quanto ami i miei figli. Forse è possibile, ma sono certo che se fosse per me concepibile, lo farei.
Sapere di essere al limite con loro mi fa stare molto peggio di quanto stia quando arrivo effettivamente a quel limite. Trenta secondi di sfaso, urla e castighi e poi molti minuti di presa male. Un inferno.
Questo perché so benissimo che la situazione è dura per loro più di quanto sia per me. Anche loro non credo vivano bene questa reclusione, ma a differenza degli adulti non hanno né gli strumenti per comprenderla, ne l’autocontrollo per limitarsi.
Quindi di fatto sono più incazzato con me stesso e coi miei limiti di pazienza e di padre, che non con loro e pensare di aver avuto voglia di menarli per questo è davvero duro da digerire.

Oggi abbiamo fatto il pane, grigliato dell’ottima carne e bevuto Chianti Riserva. Se deve essere galera, la vivremo al massimo delle nostre possibilità e vaffanculo.
Abbiamo anche pulito 2/3 di casa e questo mi fa bene. Lo ha fatto mia moglie in realtà e so che starete pensando al patriarcato e a quella vignetta francese di merda intitolata tipo: “Se hai bisogno, chiedi” o qualcosa di simile, ma la realtà è che Paola certe cose vuole farle lei e basta, tanto da non fidarsi di un compulsivo dell’ordine in tema pulizie. Per darvi una misura della situazione: una delle mie più grandi conquiste post matrimonio è la possibilità di fare le valigie. Dopo anni sono riuscito ad ottenere di potermi fare da solo quelle per i miei viaggi di lavoro e, recentemente, mi è concesso fare anche quelle delle vacanze, anche se 9/10 poi trova una scusa per disfarle e rifarle lei. A volte non me lo dice per non farmi incazzare, ma sono compulsivo e le valigie le faccio con una mia logica, quindi la sgamo sempre.
Non ho mai detto di essere l’unico soggetto problematico in famiglia.
Tornando a noi, dicevo che stiamo cercando di viverla meglio possibile ed è vero.
Il fatto che mi sia tornata fuori la dermatite da stress che avevo sotto laurea è indice del fatto che ci stiamo riuscendo il giusto.

Il pezzo di oggi me lo ha suggerito Facebook, o meglio uno dei miei contatti FB. Nella mia testa è associato in modo indelebile alla morte del padre di uno dei miei migliori amici, in un’epoca lontana in cui quel tipo di cosa sembrava non dover succedere mai.
Per me, il miglior pezzo dei Foo Fighters.

Diario dall’isolamento: day 6

Il barometro della mia situazione di isolamento sono i bambini. Se io e Paola stiamo grossomodo trovando la quadra, loro sembrano andare nella direzione opposta.
Ieri hanno iniziato a sfasare un pochino, ma speravo fosse una giornata no. Oggi è andata addirittura peggio e questo è abbastanza da farci preoccupare. Domani e domenica fortunatamente non si lavora e quindi dovremmo quantomeno avere tempo da dedicare al 100% a loro. Dovrebbe aiutarci, anche solo per il fatto di poterne prendere uno a testa.
Se i bambini sono nervosi, noi diventiamo nervosi ed è un casino.

Qui è dove vi racconto una cosa di me di cui non sono propriamente fiero: tendo ad essere compulsivo. Non a livelli patologici, ma abbastanza da provare disagio fisico se, ad esempio, c’è casino in giro.
Normalmente la sera torno a casa e dopo aver giocato coi bambini, prima che vadano a letto, riordino tutto. Non è un sacrificio, è un piacere.
In questi giorni come potete immaginare la casa è un disastro. È evidente non abbia senso correre dietro a due bambini di 4 e 2 anni per riordinare costantemente, sono lucido, ma non poterlo fare e vivere in questo caos mi disturba. Stesso discorso vale per una casa in cui viviamo in quattro costantemente e che nessuno ha tempo di pulire.
Prendi questo disagio, sommaci quello che prova Paola per altri motivi (ognuno ha i suoi), mettici il lavoro che in questa situazione non è proprio facile da gestire e condisci tutto con due bambini che fanno i matti. Ad una certa si sbotta.
Ci sono tonnellate di situazioni più dure della nostra, ne parlavamo proprio oggi su twitter. Ne sono conscio e mi dispiace per chi ci vive dentro. Solo é difficile mettere le cose in prospettiva, quando si vive un disagio. Magari vale solo per me eh.

Oggi è stata una giornata dura, quindi vi beccate i Darkest Hour.

Diario dall’isolamento: day 5

Ho pulito il box.
Non ne avrò riprova per anni, credo, ma dovessi ipotizzare è probabilmente una cosa che in altre circostanze non avrei mai fatto.
Non intendo riordinare eh, in quello sono abbastanza maniacale sempre, ma proprio svuotare l’ambiente, pulire il pavimento con la scopa e poi rimettere tutto dentro. Ci ho messo un’oretta, finito il lavoro.
Inizio seriamente ad apprezzare il tempo che recupero non dovendo andare a lavorare in auto, come inizio ad apprezzare il poter fare colazione coi miei figli. Sembrano discorsi retorici, ma davvero queste situazioni ti fanno rimettere tante cose in prospettiva.

Sta sera parte una nuova edizione della #400tv ed è un altra delle cose positive legate a questa situazione (che tra qualche anno porterà qualche idiota a dire: “Il coronavirus ha fatto anche cose buone”). I 400 calci oggi sono una cosa diversa da quando ci ai sparava insieme i film commentandoli su twitter. Non per forza peggiore, dopo un breve periodo di transizione/sbando si sono ripresi alla grande e oggi escono con libri e fanno eventi live molto spesso, eppure per me hanno perso un po’ quel senso di community che avevano ai tempi. Se vogliamo è paradossale, visto che allora non conoscevo nessuno di loro fuori da internet mentre oggi a tantissimi nickname posso associare un volto.
Sta sera ci guardiamo TOP GUN, bestemmiando per il probabile rinvio del secondo non più imminente capitolo.

Per oggi nient’altro da segnalare quindi chiudo col pezzo di oggi, che mentre scrivo non ho ancora idea di quale sarà.


Diario dall’isolamento: day 4

Oggi il diario mi tocca scriverlo davvero tardi. Il motivo è che questa sera con gli amici di D&D abbiamo re-installato Baldur’s Gate 2 per giocarci in multiplayer. Videogame di vent’anni fa, ultra noto a tutti, ma è più che altro l’ennesimo modo per sentirci capaci se non di superare l’ostacolo (non ancora), quantomeno di dimenticarlo per qualche ora. E’ stato divertente.

Il resto della giornata è trascorso abbastanza liscio. Fuori era un’altra bellissima giornata di sole e in giardino abbiamo giocato a bocce, come fossimo in spiaggia. Le call di lavoro dal tavolino IKEA sono sempre una tortura, il caos in casa è ancora padrone, ma forse mi spaventa meno di ieri l’idea di doverli ritrovare domani.
Oltre a sentire i nonni in videochiamata tutte le sere, abbiamo iniziato a registrare dei piccoli video per amici e parenti. Un saluto, giusto per alleviare il distacco e, di nuovo, dimenticare l’isolamento. L’idea di dover sostenere una situazione del genere nell’era pre-internet mi sembra impensabile. Se davvero è la nostra guerra, ci siamo arrivati con il miglior armamento possibile.

La canzone di oggi l’ho scelta nel pomeriggio, ora spengo tutto e sistemo la cucina che c’è ancora tutto in giro e domani tocca ricominciare.

Diario dall’isolamento: day 3

Il terzo giorno è un po’ presto per parlare di routine, ma non di adattamento. Ci stiamo adattando. I meccanismi si sono fatti un pelino più fluidi e le dinamiche meno caotiche, ma sempre di delirio si parla.
Al momento il mio problema più grande è che a casa mangio troppo. Avanti così mi ritroverò a ridosso delle vacanze (ahahaha, le vacanze, che ridere) con un botto di chili da smaltire e visto che l’idea è andare negli Stati Uniti (ahahaha, gli Stati Uniti, mi fai davvero scompisciare…) potrebbe rivelarsi una combo terribile.
Urge mettersi un freno fin da ora.
A proposito di Stati Uniti, prima dell’estate dovrei andarci anche per lavoro. Tutte le volte che ci sono andato durante la stagione NBA, per vari motivi, non sono mai riuscito a vedere una partita live. Quest’anno avrei avuto l’opportunità di essere a Milwaukee durante le finali di conference e se davvero riuscirò a partire, probabilmente fermeranno la lega. Se esiste un destino, me lo immagino sbattere la testa al muro bestemmiante: “Cosa cazzo devo fare ancora per fargli capire che l’NBA dal vivo non è cosa per lui?”

Avere un pezzettino di giardino, per quanto piccolo, è una bella valvola di sfogo. Abbiamo giocato a palla, fatto merenda sul prato, imparato le basi di 1,2,3 Stella. Poi, verso sera, approfittando di non dover passare un’ora e passa in macchina per rientrare da Milano ho tagliato il prato e acceso il bbq. Se il tempo fuori è clemente, tutto sommato le cose girano.

Terzo giorno, terza canzone. Bellina anche questa dai.

Diario dall’isolamento: day 2

Oggi è stato il primo vero test di questa situazione di isolamento: lavorare da casa coi bimbi in giro.
Paola ha iniziato alle 7:00, portandosi due ore avanti rispetto a me in modo da avere margine di gestione. Dalle 9:00 abbiamo iniziato a darci il cambio ogni due ore stile wrestling: due ore di lavoro in ambiente silenzioso per call e attività di concentrazione, due ore nel delirio dei bimbi per i lavori meno delicati. Ho passato quattro ore al portatile seduto al tavolino IKEA dei bimbi. Un calvario, ma l’abbiamo portata a casa.
Peggio di noi l’hanno vissuta i bambini, che non riescono ovviamente a comprendere perché non dovrebbero passare tutto il tempo a giocare con noi avendoci a un metro di distanza. Probabilmente non è il primo problema in termini di priorità, ma vederli tristi per non poter stare coi loro nonni o all’asilo fa abbastanza male, credo più che altro per il senso di impotenza. I bambini capiscono, ma non accettano e non ci puoi fare un cazzo.

Verso le 18 siamo poi usciti per fare un giro dell’isolato. Due passi, aria fresca. In giro certamente meno persone di ieri, ma l’effetto è comunque strano: una guerra invisibile ed impercettibile fuori dai giornali, ma che esiste e non puoi esimerti dal combattere.
Stando a casa, ma anche veicolando messaggi, ribadendo concetti e spingendo iniziative positive come quella messa in piedi da Fedez e Chiara Ferragni. Ho letto di persone che l’hanno criticata, alcune per motivi anche comprensibili, altre per mera ideologia. Io ci ho messo degli euro, perché al netto di tutto credo siano sempre e comunque vite salvate e mi piace pensare di giocare in quella squadra, oltre a tifare perché vinca.
Del resto mi curo poco, al momento.

Secondo giorno di isolamento, da domani tutta Italia pare si sveglierà nelle medesime condizioni. Forse così inizieremo a pensare come una Nazione. Vedremo.
Paola intanto vuole sfruttare la circostanza per spatellare Olivia e boh, forse in una vita precedente ero Erode.

Diario dall’isolamento: day 1

E quindi alla fine Milano si è dovuta fermare e con lei la Lombardia.
Non fermare fermare eh, se devi andare al lavoro puoi andarci. Se l’azienda lo ritiene, diciamo. Oppure se lo ritieni tu.
Il decreto sul blocco della Lombardia è come il codice dei pirati: più che altro una traccia e noi lombardi, su questa traccia, dobbiamo muoverci.
Oggi quindi è stato il mio primo giorno di quella che sarà, temo, una lunga stagione di isolamento e ho deciso di raccontare qui quello che succederà da queste parti, day by day.
Alla fine avere un diario dovrebbe voler dire questa cosa qui.

Oggi sarebbero dovuti venire i miei a mangiare i pizzoccheri, ma sono stati a casa. Li abbiamo mangiati noi, i pizzoccheri.
Da domani non porteremo più i bimbi da loro, né dagli zii o dalle persone che ci hanno aiutato in questo momento di asili chiusi. Si sta tutti e quattro in casa insieme e io e Paola faremo i turni a star dietro ai figli alternandoci nello smart working (grazie a dio Paola può fare orari molto flessibili).
Non so se ai miei faccia peggio l’ansia del possibile contagio o l’impossibilità di avere un nipotino che riempia loro la giornata. Li chiamo spesso ripetendo allo sfinimento cosa devono fare e anche questo per loro è elemento di tensione perché la mia apprensione probabilmente li fa sentire vecchi.
Non sono sicuro di saper gestire questa cosa.

Nel pomeriggio siamo usciti a fare due passi nelle campagne dietro casa. Giorgio con la sua biciclettina, io e Olly mano nella mano, Paola a spingere il passeggino inizialmente vuoto. Fuori c’era una bellissima giornata e l’aria, paradossalmente, è pulita come in marzo non è da anni, se si trascura il particolare del virus che ci si propaga attraverso. In giro tante persone impegnate a fare due passi all’aperto. Credo questa sia una bella cosa perché non ho visto assembramenti, solo voglia di uscire di casa in una giornata di sole. Certo qualche gruppetto c’era, perlopiù adolescenti, ma che vuoi farci?
Come li tieni in casa i ragazzini, senza nulla da fare tutto il giorno?
Forse se si beccano in tre o quattro al parco non è la fine del mondo. Sarebbe da evitare, ma se c’è una cosa chiara è che questa è una situazione fatta di compromessi, ad ogni livello.
Speriamo di trovare un equilibrio che ci porti fuori con meno danni possibili.

Oggi quindi è stato il mio primo giorno di isolamento forzato.
Tiriamo dritto e speriamo bene.