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Musica

Taking Back Sunday @ Luxor (Cologne)

Alla fine non mi va di scrivere il report del live di ieri sera.
O meglio, non mi va di scrivere un report vero e proprio che possa essere pubblicato su groovebox.it perchè concerti come quello di ieri per il sottoscritto vanno analizzati oltre l’oggettivo resoconto della serata.
La cronaca perfetta del concerto potrebbe farla la Polly, presente all’evento con un bagaglio culturale che non andava oltre i tre pezzi. Lei alla fine ha commentato così: “Non si capiva un cazzo. E il cantante è un cane.”.
Undici parole scolpite nella pietra che da sole bastano per fare una cronaca precisa e puntuale dell’evento. Il bello ed il brutto di certi concerti però è che il lato squisitamente tecnico della faccenda non sempre è centrale alla questione. Per me infatti il concerto di ieri è stato figo un bel po’ fermo restando l’analisi fatta da chi mi accompagnava.
Innanzi tutto perchè vedere John Nolan dal vivo è una cosa che aspettavo da dieci anni e lui ha saputo tener fede alle aspettative in maniera eccelsa. Poi perchè durante il concerto ho realizzato come i Taking Back Sunday abbiano all’attivo una quantità spaventosa di pezzi eclatanti. Di sta cosa sentendo i dischi non ci si accorge tantissimo, ma dal vivo traspare in maniera netta.
Ora parliamo di Adam. Io non so chi gli abbia consigliato quest’ultimo look da motociclista, ma l’effetto è che vederlo esibirsi rimanda immediatamente a scene tipo questa togliendo qualsivoglia credibilità al tutto. Come al solito le sue abilità canore rasentano lo zero, ma in quanto a cinema resta un passo avanti a tutti. Non avendo spazio a sufficienza per lanciare il microfono ovunque come suo solito si limita a passare gran parte del set tra la gente, cantando in faccia a ragazzine in lacrime e limonando presenti di ogni età, sesso e confessione religiosa. La cosa risulta ancora più geniale alla luce dei due fonici che si trovano cotretti a stare in mezzo al macello (c’era un pogo pesissimo nel pit ieri) per sorreggere e far scorrere l’infinito cavo del microfono in modo che il buon Adam non si sentisse limitato nelle sue scorribande.
Per ovviare ad un frontman che canta si e no due parole ogni pezzo, i volumi di tutto il resto erano estremi. La cosa a me ha dato parecchio gusto un po’ per via del fatto che in Italia volumi così non si trovano manco a piangere, un po’ perchè mi risultava impossibile non finire completamente trasportato dai pezzi in mezzo ad una piccola folla di gente che all’unisono cantava e urlava con una foga ed un trasporto che poche volte.
Sarà pure il mio essere insitamente frocio*, ma i testi dei Taking Back Sunday sono la cosa più bella da gridare al cielo. Quindi una situazione in cui i volumi sono come detto illegali e tutti ci si ritrova ad urlare frasi come “the truth is you could slit my throat and with my one last gasping breath I’d apologize for bleeding on your shirt”è impossibile non constatare come il tutto valga assolutamente la pena di essere vissuto.
Momento più alto della serata sicuramente “Ghost man on third”. Momento più basso forse quando Adam decide di cantare anche “Existensialism on prom night” invece che lasciarla a Nolan. Anzi no. Momento più basso quando decidono di suonare un pezzo richiesto da un ragazzo su twitter nel pomeriggio, io mi bagno come una ragazzina convinto stiano per sparare quella “Head Club” che gli avevo prontamente richiesto il pomeriggio su twitter ed invece piazzano “Set phasers to stun”.
Chiunque tu sia, richiedente misterioso, ti odio dal profondo del mio cuore.
Non c’è molto altro da aggiungere. Avrei voluto la maglietta blu con la scritta gialla, ma avevo solo quindici euro in tasca. Avrei voluto scattare delle foto, ma non mi han fatto passare la macchina. Avrei voluto evitare di sentirmi il gruppo di spalla ed invece me lo son beccato tutto. Sta cosa poi aprirebbe di per sè ad un analisi: si trattava di cinque maltrainséma che suonavano male pezzi fotocopia ai primi TakingBackSunday/BrandNew facendo vergognare me per loro. Erano tedeschi. Qui supportano la scena locale. Sempre. Anche quando sarebbe meglio evitare.
Un’altra piccola lezione da prendere e portare a casa.
Ok dai, il “report” direi che può finire qui. Alla fine ho scritto più del previsto.
Volendo chiudere con un messaggio, direi che sarebbe qualcosa tipo: “I Taking Back Sunday sono una delle peggiori live band esistenti, quasi esclusivamente per via del loro frontman. Però in un contesto di club o piccolo locale l’esperienza ne guadagna a pacchi”.

Manq on air

Internet è figo perchè ti permette di fare più o meno tutto. Oggi per esempio ho scoperto che esiste un sito, Spreaker.com, che permette di andare in onda con un proprio programma radiofonico. Io, che di musica ne ho sempre ascoltata un bel po’, il sogno di fare lo speaker radiofonico ce l’ho sempre avuto un po’ nel cassetto e quindi ho colto al volissimo l’occasione e ho deciso di metter su un programmino mio.
Non sentendomi particolarmente originale, l’ho chiamato “Manq on air”. Il sito è abbastanza semplice: si ha mezz’ora a disposizione, intervallata ai venti minuti da un minispot pubblicitario e si può andare in diretta parlando o mettendo musica. A dirla tutta c’è anche la possibilità di inserire effetti sonori o mixare le tracce, ma al momento mi sono fermato al livello base. Ho quindi creato una scaletta di possibili pezzi e ho fatto questa prova.
Mi sono divertito un sacco.
Ovviamente, risentendomi, si notano milioni di pecche tremende (mancanza di ritmo, tosse, discorsi confusi e via dicendo), però mi pare che con l’andare del programma le cose siano migliorate e quindi spero di poter fare ulteriori improvement nella seconda puntata.
Ho deciso infatti che la cosa si ripeterà. L’appuntamento penso sarà settimanale, almeno per il momento, e l’orario è fissato per Mercoledì sera alle ore 20.00. Avendo mezz’ora a mia disposizione e volendo comunque essere un programma di musica, metterò più o meno cinque o sei pezzi alla settimana. L’idea di fondo è cercare di essere eterogeneo all’interno dei miei ascolti, spaziando un po’ per tutti i generi che mi piacciono e quindi cercando di evitare di fare una cosa completamente inascoltabile. Non mi pongo tuttavia il problema di valutare se un pezzo possa o meno piacere a chi ascolta perchè alla fine se va in onda è perchè a me piace e tanto basta.
Cercherò anche di spaziare da roba appena uscita o in via di pubblicazione a roba vecchia o comunque più datata, perchè è quello che vorrei facesse un programma radiofonico che mi piace. Oggi ho passato il singolo d’anteprima del nuovo disco di Fabrizio Coppola, “Ancora vivo”, la open track dell’ultimo disco dei Thursday, “Fast to the end”, i Murder, we wrote con “Falling Down”, i Poison the well con “Lazzaro” e, come pezzo richiesta, i Righeira con “L’estate sta finendo”.
Avevo un pezzo richiesta perchè ho beccato Ale-BU in skype mentre facevo la scaletta e quindi ho chiesto a lui.
La prossima volta il fortunato sarà qualcun altro.
Come detto spero di poter migliorare un po’ la qualità complessiva del prodotto, anche se le mie abilità di speaker credo necessitino di qualcosa di più di un semplice rodaggio, comunque sia sono soddisfatto dell’esperienza.
Mi sono davvero divertito un bel po’.

EDIT: LA SECONDA PUNTATA ANDRA’ IN ONDA VENERDI’ 29 LUGLIO ALLE ORE 20:00.

Up all night

Uno dei momenti più attesi e temuti dal sottoscritto è arrivato.
I Blink 182 hanno rilasciato un pezzo nuovo dopo tipo otto anni. E’ senza vergogna che ammetto di aver avuto i Blink a pilastro della mia adolescenza musicale, ritenendoli tutt’ora uno dei miei gruppi chiave. Non erano certo più bravi di altri, non avevano certo i pezzi più belli, ma per me significavano tanto. Poi vabbè, tutto ha iniziato lentamente ad andare in malora anche a causa di un inaspettato botto da cui non si sono mai ripresi. Dopo “Enema of the state” infatti la storia li ricorda in confusione totale.
Step 1: proviamo a rifare tutto uguale e vediamo se la gente se la beve. Esce “Take off your pants and jacket”. Escono tre singoli copia dei tre singoli del disco precedente (ma copia vera: il primo con Mark che canta e loro che fanno casino in giro, il secondo con Tom che canta e loro vestiti da pagliacci ed il terzo su un pezzo dall’attitudine drammatica.), il disco è una mezza cagata e l’effetto clown sulle folle svanisce. Butta maluccio.
Step 2: Tom inizia a dire che nelle vesti di punk-rocker idiota non ci si sente più tanto a suo agio. Per testare un po’ l’ambiente butta fuori un disco pseudo side project (tipo lui e Travis con Mark in produzione) a nome “BoxCarRacers” e inizia a darsi le pose da emocorer vero mettendo “Fugazi” in qualsiasi frase pronunciata di fronte ad un microfono. Il disco in questione è una mezza bomba, a mio avviso, ed in giro la gente giusta ne parla abbastanza bene. L’operazione “i Blink 182 sono maturati” viene quindi avvallata e il gruppo butta fuori il “self titled” (ovviamente, quando una band ritiene di essere alla svolta, butta fuori un self titled. A caldo, direi di non avere nessun self titled nella lista dei miei dischi preferiti.). Io, per come ho vissuto i Blink, ad un disco del genere non ero per nulla pronto. A me non frega una sega dell’evoluzione artistica. Per me i tre di San Diego erano il gruppo di pirla di riferimento nel periodo in cui anche io ero pirla un bel po’. Veder crescere loro era come ammettere (leggi constatare. Leggi anche rendersi conto) di dover crescere a mia volta. Inaccettabile. Ad ogni modo anche all’interno della band qualcuno doveva vederla un po’ come il sottoscritto, tant’è che le cose vanno a puttane definitivamente e il gruppo va in pausa. Non si sciolgono perchè sanno già, in quel momento, che prima o poi serviranno altri soldi “facili”.
Step 3: parte quel calvario che sono i vari progetti indipendenti. Io i CD li ho presi a priori, di tutti, e li ho visti entrambi (i +44 prima ancora di aver sentito anche solo mezzo pezzo) live a Milano. Tom tira in piedi una cafonata colossale chiamata “Angels and Airwaves” mettendo clamorosamente fine al mio sogno di diventare lui. Mark e Travis provano a metter su una robetta pseudo blink ultimo periodo senza le derive intellettualoidi di Tom e ci riescono anche, ma ben presto ricominciano a suonare pezzi dei Blink che furono ai concerti ed il progetto, ufficialmente o ufficiosamente non è dato saperlo, muore. Travis intanto scopre di essere negro* e inizia una carriera hip-hop in cui può masturbare la batteria come e quando gli pare senza l’incombenza di avere altri musicisti per le palle durante i pezzi. Siamo al punto più nero della storia e, apparentemente, serve un miracolo per risollevarsi.
Step 4: arriva il miracolo. Travis si impasta con l’elicottero e ne esce tutto sommato indenne. L’occasione per una reunion strappalacrime in cui lo spettro della morte riavvicina tre amici di lungo corso è troppo ghiotta e così nasce questo progetto Blink182.0. Ormai i tre musicalmente sono affini quanto me, Andrea Bocelli e Dani Filth, ma questo non è importante se devi passare due anni in giro a suonare i pezzi vecchi spillando soldi alla gente. Ovviamente sul palco si vede chiaramente che non sono più loro. Tom canta con delle linee pretenziose che al sottoscritto mettono solo voglia di salire sul palco e picchiarlo a sangue. Travis ogni sacrosanto minuto spruzza lì un interludio autocompiacente e Mark, porello, resiste sul palco pensando che anche per quella sera ha portato a casa la pensione. La cosa dovrebbe durare un anno, riescono a farla durare due. Poi però i fan iniziano a chiedere pezzi nuovi e lì scatta il dramma. Come fare?
Step 5: i Blink182.0 entrano in studio. Da qui in poi mi baso solo su ipotesi personali e su quanto sentito nel pezzo anteprima “Up all night” rilasciato, appunto, ieri. Le chiavi del progetto, a questo punto, vengono messe in mano a Tom che essendo convinto di essere John Lennon potrebbe decidere da un momento all’altro di rimandare tutti affanculo (NdM: volesse iddio!) e andar via col pallone. Mark decide di produrre la cosa per scongiurare che Travis porti in sala mixer tutti i suoi amici negri*. Tutto dovrebbe andare bene e, con un po’ di fortuna, il disco uscirà. Bello o brutto non conta, perchè vendere venderà in ogni caso. Il problema eventualmente ci sarà col disco successivo ma nessuno di loro, credo, confida di arrivarci.
E così eccoci al punto in questione.
“Up all night” è lo specchio perfetto di questa situazione. Tom scrive un pezzo identico o quasi a quello che ritiene essere il suo momento compositivo migliore, ovvero i BoxCarRacers. Mark ci canta dentro una strofa così, giusto per non dare ai fan l’impressione che siano davvero i BoxCarRacers. Travis viene tenuto più o meno a bada con un mixaggio ed una produzione che con il rock (non dico il punk-rock, ma il rock) c’entra ben poco ed il gioco è fatto. Che la canzone sia bella o brutta, credo, non sia importante al momento. E’ importante solo ascoltarla e cercare di capire quanto possa contenere le basi per un progetto che si proclama rinato o quanto invece sia la trasposizione musicale del tanto discusso sondino naso-gastrico.
Il disco nuovo uscirà presto e lì il quadro sarà completo. Ci sarà anche un tour, ma come ho già spiegato, io non credo ci andrò.
Troppa malinconia

* c’è proprio scritto nogro/i.

Comprare dischi


Da due o tre giorni volevo scrivere del Record Store Day 2011 perchè la ritengo una bellissima iniziativa. Non l’ho fatto fino ad ora perchè, essenzialmente, per me è difficile ricordare IL negozio di dischi. Quello che ha caratterizzato la tua adolescenza musicale. Quello dove andavi dopo scuola (o invece che a scuola) a comprare i primi album scelti da te e non per te.
Io sono cresciuto a Brugherio (MB) e a Brugherio c’era un solo negozio di dischi: il Pick-Up. Era uno stanzino piccolo e aveva pochissima scelta, ma il gestore era in simpatico e provava sempre a darmi una mano. Facevo le medie e da lui ho acquistato la serie completa delle compilation “Alba” più non so quante altre porcate dance. Ci ho anche preso “Nord-sud-ovest-est” degli 883, giusto per dare un quadro temporale alla cosa.
Poi è arrivato il liceo e la mia vita è cambiata, in tutto, ma anche e soprattutto musicalmente parlando. Il grande salto l’ho fatto comunque da Pick-up, entrando e comprando “Ixnay on the Hombre“. Qualche mese dopo tornai da lui a chiedere “Heavy Petting Zoo“. Ci misie due settimane a procurarmelo. Lì capii che forse, per le esigenze che stavo maturando, quel negozio non avrebbe più fatto al caso mio. Qualche mese dopo, in ogni caso, a Brugherio aprono un Bennet e Pick-Up ci si trasferisce dentro col proprio negozietto. Dura forse sei mesi. Poi chiude. Ora al suo posto c’è un Gamestop.
Dicevamo i tempi del liceo. Io andavo a Monza e tutte le mattine passavo davanti ad un negozio enorme, proprio di fianco alla Rinascente, chiamato “Ricordi Megastore”. Abituato ad uno stanzino di 4 metri per due, all’inizio pensavo si trattasse di un immenso passo in avanti, ma sbagliavo. E’ vero, c’era più scelta, ma alla fine per quanto concernesse i miei nuovi gusti non c’era tutta questa differenza in quanto a fornitura. Peggio ancora, non c’era servizio nè rapporto col cliente. Nessuno ci avrebbe messo due settimane a procurarmi un disco lì. Se non lo trovavo erano puramente cazzi miei. E poi i prezzi iniziavano a farsi proibitivi.
Monza non è Milano, però, e a trovare un negozietto di dischi che facesse al caso mio ci ho messo un po’ di tempo. C’erano infatti i negozi per i metallari, ma erano appunto pieni di metallari e a quei tempi io in posti con dentro i metallari non ci entravo a prescindere.
Però, girando e girando, un posticino l’avevo trovato. Inculatissimo in una vietta senza marciapiedi nell’intrigo dei sensi unici del centro c’era il Musicland, quello che definirei il reale punto di riferimento del me teenager in fatto di dischi. Ci ho preso robe che nemmeno ho più, tipo “90-93” o “Gli Amici di Roland“. Ai tempi io non avevo internet e per me l’informazione musicale arrivava unicamente dalle persone che conoscevo a scuola. Quindi andavo al Musicland e passavo gli espositori, chiedendo consigli e pareri. Era divertente.
A fine liceo però è arrivato internet e con lui il mail order di siti tipo “Negative” e roba del genere. Il Musicland ha chiuso e dio solo sa cosa c’è oggi al suo posto. Quella via io non la percorro dai primi anni zero.
La storia si conclude negli ultimi dieci anni, un periodo privo di riferimenti in cui i CD dapprima venivano comprati ai banchetti dei live show e poi, quando anche lì hanno smesso di venderli, on-line su siti tipo “Interpunk”. Se può contare qualcosa a mia parziale discolpa, mai su Amazon. Per un brevissimo lasso di tempo mi sono persino trovato a comprare CD in un negozio di abbigliamento, il Quarter, tanto ero perso e privo di riferimenti. Che poi io sono il primo ad avere delle colpe. Ho girato mezza New York per trovare “Generation records” e non ho mai provato a prendere la metro ed andare a Milano a comprare un disco dove è giusto farlo.
Anyway, a me la musica piace.
Mi piace anche comprare i dischi, schiavo più che altro della necessità di possedere oggetti (e farmici a mia volta possedere, citando il buon Tyler Durden).
Questo post quindi promuove un’iniziativa sacrosanta in favore dei negozi di dischi. Quelli veri.
Quelli che mi sarebbe piaciuto frequentare di più in gioventù.
Quelli che, se domani vinco al superenalotto, ne apro uno esattamente uguale e vivo la mia vita facendo la cosa che amo più fare: ascoltando e parlando di muscia.

In da showa!

Gli H’S’P, nella fattispecie composti da me e Bazzu, hanno preso parte all’iniziativa “Singing in the shower”.
Di cosa si tratta? E’ semplice: cover di pezzi più o meno noti eseguite in combo chitarra acustica e voce e registrate rigorosamente in presa diretta. L’idea del progetto è nata da Robi (Burro) ed ha preso piede violentemente, tanto da incuriosire anche noi.
Esiste un canale youtube, questo, ed ormai le partecipazioni si contano copiose. Tutti bravi, tutti belli.
Ecco, tutti tranne noi, che però non volevamo proprio mancare. Abbiamo così deciso di registrare una personalissima cover di “Sul sedile con te” degli Impossibili e quello che ne è uscito è ascoltabile nel video qui sotto.
Personalmente l’arrangiamento folkeggiante che abbiamo dato al pezzo piace molto. A convincere meno, per usare un eufemismo, sono la qualità di registrazione (più da “singing in the cellar”), l’intonazione del sottoscritto soprattutto nel finale e qualche altro dettaglio non proprio trascurabile.
Però ci siamo divertiti parecchio e, fosse per me, replicherei con altre tracce quanto prima.

La chitarrina

Quella nella foto è la mia nuova chitarra.
Se sarà uno dei miei tanti trip passeggeri ancora non lo so. Le intenzioni sono buone, ma lo sono state altre volte e questo non è garanzia di nulla. Tuttavia voglio crederci. Non saper suonare uno strumento è da sempre uno dei miei rimpianti maggiori, così in questi giorni ho deciso che sarebbe stato da stronzi non provarci nemmeno. Non so dire come mai mi sia mosso proprio ora. Forse è stata l’euforia dell’aver finito la stesura di quella che voglio sperare sarà l’ultima tesi della mia vita, o forse il vedere attorno a me amici che, nelle mie stesse condizioni, hanno deciso di provarci ed iniziare ad imparare.
Forse avevo bisogno di uno stimolo.
Sta di fatto che sta sera sono uscito dal lavoro e sono andato al Music Store di Colonia.
Ho girato per un po’ tra le tantissime chitarre, completamente indeciso non solo su quale acquistare, ma se farlo o meno. Poi ho chiesto aiuto.
Il ragazzo, molto gentile, mi ha indirizzato su una chitarra classica che, a suo dire, per imparare è la meglio cosa. Dal canto mio però, la volevo amplificabile. Non elettrica, perchè non credo ne avrò mai bisogno, ma nemmeno totalmente acustica.
Quella che alla fine mi son portato a casa dovrebbe essere il giusto compromesso. La custodia era omaggio, così come l’accordatore (ausiliario, avendolo la chitarra già incorporato di suo). Ho dovuto solo acquistare i plettri. Ne ho presi tipo cento tutti identici, così, giusto perchè non pensassero che ne capisco qualcosa.
Poi sono arrivato a casa e mi sono sparato le prime cinque lezioni del manuale di chitarra di Massimo Varini. Cinque lezioni non perchè io sia un genio o particolarmente portato all’apprendimento dello strumento, ma perchè nelle prime quattro non c’è molto da imparare. Lui comunque è un idolo.
Nella quinta lezione ho appreso i primi due accordi: Mi minore e La minore. Ok, appreso è un parolone, però diciamo che ho iniziato a far pratica. Ora devo esercitarmi un po’, prima di passare alla lezione successiva. Intanto però, segnalo che sto scrivendo il blog solo usando la mano destra in quanto medio e anulare della sinistra dolgono come poche altre volte.
Sono contento.
Vediamo quanto durerà questa euforia.
Per i bookmakers, la Polly mi da stufo in tre settimane.

I think I’m falling down from her…

Ne ho scritto approfonditamente giorni fa.
Ripetersi sarebbe inutile. Questo post quindi serve solo ed esclusivamente ad annunciare che il tanto atteso disco è finalmente uscito.
Oggi.
In download gratuito qui.
Murder, We Wrote – Life
Nel panorama HC Melodico è sicuramente la roba più figa uscita negli ultimi dieci anni a livello planetario, quindi fatevi un piacere e scaricatelo.
Per il titolo di disco dell’anno non c’è gara.
Game. Set. Match.

Nota: aggiornata la sezione “musica”.

Angela is back! (This time hopefully for real)

Era il 2000.
Me lo ricordo benissimo quel periodo. La gita a Monaco di quinta liceo, i capelli colorati, l’idiozia, la maturità, l’ARCI di Arcore e Baffo Moretti, ICQ, il Rainbow Club di Milano, la mia Y10 pervinca con la radio mangiacassette, la Fra, i primi segni di identità personale per qul gruppo di persone partite tutte insieme ascoltando “Smash” ed arrivate a mondi così diversi, i demo, l’iniziare a percepire di essere adulti e ritenerla una cosa figa, l’ubriachezza gioviale.
Ecco, per il sottoscritto il gruppo manifesto di quel periodo sono i Murder, We Wrote.
Il loro demo volai a prenderlo una sabato sera proprio all’Arci di Arcore, il giorno in cui “uscì”. Me lo ricordo perchè quella sera con gli amici s’era deciso di andare al Rainbow e a me girava un po’ il cazzo perchè suonavano i Murder. Così, in profetica solitudine, decisi di andare a sentirli da solo e poi raggiungere il gruppo al puntello di fronte al Frisi. Ai tempi sapevo raggiungere il Rainbow solo da Monza perchè di vie non ne conoscevo mezza, il navigatore ce l’avevano giusto le navi e i riferimenti per arrivare a destinazione partivano da lì.
Ad ogni modo, con quella cassetta fu amore a primo ascolto. L’ho sentita talmente tante volte da averla quasi consumata ed è stata sottofondo di una serie incredibile di fatti ed avvenimenti indelebili dalla mia memoria.
Oltre al demo però, io letteralmente veneravo un pezzo che su quella cassetta non c’era.
Ora sono passati dieci anni e dio solo sa quante volte quel pezzo è stato vicino ad essere registrato. Ora però pare sul serio che la cosa sia andata in porto ed io non sto letteralmente più nella pelle.
Tipo che oggi Dani e Lore hanno messo on-line una preview di quanto uscirà ed io “Through this life” me la sono sentita a nastro non so quante volte.
Angela is back, this time hopefully for real.
Qui sotto c’è il player con i due pezzi in preview, il già citato “Through this life” e “The way”. Premesse ottime.
Ah, per la cronaca, il pezzo che aspetto da dieci anni è “Falling Down” e se veramente sto giro esce a Dani gli offro una birra.

Disco più brutto del decennio

The Get Up Kids – There are rules.
Dopo il primo ascolto ho sperato fosse un fake. La voce è inconfondibile, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.
Poi l’hanno messo in streaming gratuito qui ed a quel punto anche la speranza ha dovuto farsi da parte.
Il disco più brutto del decennio in corso è uscito il 25 Gennaio 2011.

Manq’s awards 2010

Eccoci qui, come alla fine di ogni anno, a stilare un po’ di classifiche sul meglio ed il peggio di quello che mi è passato per le mani in questi dodici mesi. Per alcuni aspetti l’anno che volge alla conclusione è stato decisamente prolifico: ho letto tanto e visto molte serie TV, ad esempio, ma per altri si è trattato di dodici mesi di magra. Un dato su tutti: credo di aver visto solo quattro film usciti in quest’anno.
Come di consueto le classifiche riporteranno non solo il meglio, ma anche il peggio perchè io le ho sempre intese così e come di consueto a margine delle scelte ci sarà la classica spiega.
Ah, se qualcuno si chiedesse come mai le mie classifiche non fittino mai, ma proprio mai, con le opinioni della blogosphera (di solito abbastanza compatta nei giudizi), la risposta è che, probabilmente, io sono una brutta persona.
Via

Migliori Dischi 2010
1° Envy – Recitation (recensione)
2° Far – At night we live (recensione)
3° My Own Private Alaska – Amen (recensione)
Speiga:
Il primo, secondo me, è un disco perfetto nel suo mix di post-rock, screamo e post-hc. E poi è in giapponese, cazzo, totale. Il secondo per quello che mi riguarda è il miglior disco emocore uscito quest’anno ed è una bella cosa che una band del calibro dei Far si sia riunita per tirar fuori qualcosa di onesto, genuino e “fedele alla causa”. Soprattutto se si guarda a cosa stanno combinando i Get Up Kids. Il terzo è il disco più interessante dell’anno. Acerbo e seminale quanto si vuole, però interessante e, a tratti, colossale.

Peggiori Dischi 2010
3° Comeback kid – Symptoms + Cures (recensione)
2° Weezer – Hurley (recensione)
1° Rufio – Anybody out there (recensione)
Spiega.
Per i Comeback kid la colpa principale non è tanto l’aver fatto un disco pretenzioso, quando da loro mi aspetto solo e soltanto punk-hc a settecento all’ora, ma l’averlo fatto male. Sui Weezer c’è poco da dire, hanno rotto il cazzo. Grossissima delusione invece per quel che riguarda i Rufio, band che ai tempi avevo amato e che torna insieme dopo anni per dare alla luce un disco di cui si poteva ampiamente fare a meno. Peccato, perchè il tutto inizia con un riff di chitarra che lasciava ben sperare.

Migliori Concerti 2010
1° Joey cape + Tony Sly + Jon Snodgrass @ Underground – Koeln
2° Scooter @ Palladium – Koeln
3° Fine Before You Came + Minnie’s @ Bloom – Mezzago (MI)
Spiega.
Nel primo caso è stata veramente un’esperienza super emozionante, uno di quei concerti che se ne vedono pochi. Il secondo è stata una di quelle robe che, una volta nella vita, bisogna vedere. Il terzo l’ho apprezzato per l’atmosfera che c’era al Bloom, una roba veramente anni novanta.

Peggiori Concerti 2010
3° Nofx @ Festival Radio Onda D’Urto – Brescia
2° Fightstar @ Blue Oyster – Koeln
1° HORSE the band @ Essigfabrik – Koeln
Spiega.
I Nofx non hanno colpa, perchè sfoderano una prestazione eccellente con una scaletta favolosa. Però ascoltare un concerto dei Nofx a quei volumi rovina tutto. Tutto. E, vista la premessa, il giramento di cazzo è doppio. I Fightstar si sono rivelati sorprendentemente mosci e non hanno suonato “Mono”. Direi che basta e avanza per punirli. HORSE the band imbarazzanti.

Miglior Film 2010
The expendables – I Mercenari.
Spiega.
Non serve, direi, però preciso che se anche avessi visto “The social network”, “Inception”, “Toy Story 3” e via dicendo la scelta non sarebbe cambiata. Ecco,resta il dubbio “Machete”.

Peggior Film 2010
Twilight – Eclipse
Spiega.
Non serve, colpa mia che mi ostino.

Migliori Serie TV 2010
1° Californication serie 3
2° House serie 6
3° Big Bang Theory serie 2
Spiega.
Tengo fuori dal podio, ma devo menzionare, la serie completa di Friends che ho finalmente visto per intero, e che becca il premio alla carriera. Per il resto direi che la prima posizione vince con discreto distacco, anche se sia House che la seconda serie di BBT (la terza è pessima) meritano parecchio. Avessi iniziato prima a guardarlo forse ci sarebbe stato spazio per Lost, perchè la seconda serie è veramente bella. La terza tuttavia mi sta deludendo, quindi sospendo il giudizio.

Peggiori Serie TV 2010
3° Dexter serie 4
2° Boris serie 3
1° Life serie 2
Spiega.
Come detto avrei voluto punire anche la terza serie di Big Bang Theory, rea di aver perso di vista le nerdate per dare spazio ad una sorta di friends meno riuscito, ma queste tre cose si son rivelate ancora peggio. La quarta di Dexter, esclusi gli ultimi 5 minuti, butta di nuovo in merda il personaggio. La terza di Boris non fa ridere e la seconda di Life è qualcosa di indescrivibile. Ok che a metà hanno deciso di sospenderla e di conseguenza hanno dovuto rigirare tutto per concludere, ma ne è uscito qualcosa di abominevole.

Migliori Libri 2010
1° L’inverno di Frankie Machine – Don Winslow
2° Vedi di non morire – Josh Bazell
3° Io sono il tenebroso – Fred Vargas
Spiega.
Il primo è il mio scrittore preferito e si prende il premio che avrebbe dovuto vincere anche l’anno scorso con “Il potere del cane”. Il secondo è veramente un libro geniale. Il terzo è forse il miglior giallo/noir letto quest’anno.

Peggiori Libri 2010
3° La Dalia nera – James Ellroy
2° Il simbolo perduto – Dan Brown
1° La trilogia degli Avatar – Richard Awlinson
Spiega.
Ellroy mi ha fracassato i coglioni, Dan Brown ha fatto peggio. Il primato tuttavia va a quella monnezza tratta da D&D che, non so neanche come, m’è venuto in mente di leggere.

Miglior Videogame 2010
Uncharted 2
Spiega.
Ben fatto e appassionante, veramente un capolavoro.

Peggior Videogame 2010
Assassin’s creed
Spiega.
Un’imensa rottura di cazzo, che ti fa ripetere per milioni di volte la stessa identica dinamica di gioco.

Mi pare di aver detto tutto. Ovviamente i commenti sono a disposizione di chi volesse replicare o far sapere le sue scelte.