Roulette russa

Domenica notte.
Domani si torna al lavoro e si affronterà una nuova settimana. Ho sonno. La TV manda uno dopo l’altro i video di Superock, sempre gli stessi tra l’altro. Mentre li guardo scorrere uno dietro l’altro intervallati dalla solita pubblicità, provo a scrivere qualche riga. La riflessione non può che colpire il week-end appena trascorso. Bello, meglio del solito. Forse perchè è stato un po’ diverso dal solito. Ieri sera sono stato ad una serata speciale di “Vampiri Live”, il GdR cui gioco un lunedì sera ogni due. E’ stato molto bello. Tanta gente, molta della quale non conoscevo, e tanta voglia di stare insieme divertendosi nei panni di personaggi del tutto immaginari. Chissà cosa direbbero a Studio Aperto se uno dei loro inviati capitasse ad una di queste serate. Immagino l’annuncio:
“Decine di giovani scellerati e turbati psicologicamente si riuniscono convinti di essere figli di Satana. Tutto questo, ripreso in diretta da uno dei nostri inviati, dopo la pubblicità. Ma ora torniamo al servizio sui reggiseni della Canalis…”
L’ignoranza è il cancro del nostro paese. Tornando all’analisi della serata, come dicevo è perfettamente riuscita e spero di poter entrare in possesso di qualche foto, così da poterne allegare a queste pagine. Hanno partecipato anche Ale, Bazzu e Max. Non so se si siano divertiti o meno, però sono venuti e hanno giocato, tirando fuori anche spunti interessanti. Personalmente mi sono piaciuti, non è facile immergersi con personalità in una situazione del genere, circondati da persone in costume e senza dubbio più “preparate” in ambito. Per una volta il sabato sera non è stato speso al tavolo del solito pub in compagnia della solita birra, da bere con le solite persone. Sicuramente molto del piacere che ho tratto dalla serata è dovuto alla novità della cosa, però è un’esperienza che ogni tanto ripeterei volentieri.
Prima e dopo il live sono stato con Ambra. Inutile dire che, di conseguenza, sono stato molto bene. Non passa minuto in cui stiamo insieme senza che io pensi a come diavolo ha fatto a ridurmi così. Sono totalmente perso. Faccio e dico cose che non avrei mai pensato di fare o dire e, cosa ancor più allarmante, sono iper felice di farle e dirle. Credo che sia così che funziona quando si è innamorati. La cosa un po’ mi imbarazza. Anche in questo momento, scrivere qui di lei mi fa sentire strano.
Vulnerabile.
Chissenefrega, con lei sono felice.
Superock è finito. Puntata quanto mai insulsa, piena di video osceni. Unica nota positiva “Leave it Alone” dei NOFX datato pre new millenium. Con lui è finita anche la Domenica ed è giunto il momento di concedersi al piumone. La speranza è che mi guidino verso il sonno pensieri felici e non menate pregne di insoddisfazione. Ciò che la mia vita ha di buono piuttosto che ciò che mi fa schifo. Chissà. Quello che mi passa per la testa quando sono da solo nel mio letto è imprevedibile e impronosticabile. E’ una sorta di roulette russa.

La neve

Sta nevicando.
I centimetri di neve stanno iniziando a diventare tanti e il panorama* è sempre più bianco. E’ divertente vedere come si possa essere affascinati da un fenomeno che provoca tanti disagi. A causa della neve io non sono potuto andare al lavoro e stasera forse non potrò andare da Ambra. Ci saremmo dovuti vedere solo Sabato prossimo, ma ieri al telefono ho realizzato di volerla incontrare prima. Tempo di disdire gli impegni presi per la serata e confermare a lei che sarei passato a trovarla, ed ecco la neve. Bella. Bianca. Rilassante ed emozionante come solo lei sa essere. Ed io sono alla finestra che la guardo scendere, tranquillo, incapace di innervosirmi per il dover rivedere tutti i miei programmi. Non c’è nulla di infido come la neve, nulla che ti pugnali col sorriso come fa lei.
La neve
* Foto scattata da Max. Mi piace parecchio.

F.O.D.

Sono atterrito.
In realtà dentro di me ci sono un mix di rabbia, nervosismo, delusione, tristezza e rimpianto. Penso siano momenti che capitano nella vita. Mi sento strano. Vorrei poter essere come quelle persone che quando vengono deluse da qualcuno sfogano su quel qualcuno tutto il nervosismo. Io non sono così. Io non sono capace di serbare rancore. Io discuto con la gente, anche animatamente, ma alla fine mi sento sempre un po’ in colpa. Anche se sono convinto di avere ragione, mi spiace perchè penso che il tutto si sarebbe potuto evitare. Magari se avessi lasciato correre, se avessi fatto buon viso a cattivo gioco, se non mi fossi lasciato andare alle provocazioni… Se, se, se. Sempre e solo se. Possibilità che non si avvereranno mai perchè io non sono capace di fare nessuna delle cose che ho precedentemente elencato.
Nessuna.
Mi reputo una persona buona, forse troppo buona. Buona non vuol dire fessa. Può sembrare banale, ma non lo è per nulla. Il mondo è pieno di gente che non conosce questa differenza e oltrepassa il limite. Quando capita non perdo un istante a rimettere il furbo di turno in riga. Non le ho mai mandate a dire, ho sempre difeso le mie idee e i miei principi mettendoci la faccia e prendendo le questioni di petto. Sono fiero di me per questa cosa, tuttavia dopo averlo fatto, quando resto da solo a ripensare all’accaduto, non c’è volta in cui io non mi rattristi.
Oggi è semplicemente una di quelle volte.

Green Day – Dookie, Traccia 14. To all this page is about…

The point

Può sembrare che io sia un uomo dalle promesse vane.
Mi ero proposto di sistemare il template del blog. Ci ho provato. Giuro. Alcune delle cose che ne sono uscite non erano nemmeno malaccio. Poi mi sono arenato.
Il grosso problema che mi sta frenando è la creazione del logo. Non riesco a produrne uno che mi aggradi totalmente. Il fatto di non essere assolutamente un abile grafico si sta facendo sentire più del previsto e la cosa mi indispone un po’. Non che il template di ora mi dispiaccia, anzi devo dire che lo trovo carino e che ormai è parte del blog da talmente tanto che non so più nemmeno se voglio realmente sostituirlo. Questo però sarebbe come ammettere la sconfitta subita dalla Computer Graphics e non è da me. Vedremo. Intanto ho aggiornato un po’ il mio profilo. Prima non conteneva nessuna informazione su di me, ma ora ho pensato che qualcosina andasse aggiunto per rendere il tutto, se possibile, ancora più personale.
Oggi sono piuttosto contento.
Non che sia successo niente di particolare, però è così e forse non è nemmeno il caso di cercare motivazioni a tutti i costi. Il Week End sta per iniziare e il fatto che vada tutto bene è un buon presupposto perchè tutto continui così. Oltre tutto un’accurata opera di documentazione ha fatto si che passasse la paranoia dovuta alla telefonata improvvisa di Bri Bri che ho ricevuto tornando dal lavoro. Adesso sono molto più preparato sulla pillola anticoncezionale, lo sono abbastanza da capire che dovrebbe essere tutto ok. Il condizionale è ancora d’obbligo, ma più che altro per motivi scaramantici.
A prescindere da questa circostanza, ma anche riflettendo su di essa, sto pian piano capendo di essere un tipo tragicamente paranoico. Non sto scherzando. Credo che il mio livello di paranoia possa essere definito come patologico senza cadere in errore. Me ne accorgo ogni giorno di più, mentre mi sorprendo a pensare ad eventualità pazzesche in virtù appunto di piccole paranoie di partenza che la mia fervida fantasia non perde occasione di ingigantire drasticamente. Credo che nella mia vita la figura di uno psicologo dovrebbe fare il suo ingresso. Non credo che ciò avverrà però, principalmente perchè non penso andrò mai dai miei a dire “Vorrei vedere uno psicologo”. Questo perchè credo mi porrebbero domande a cui non saprei rispondere. Mi sa tanto che anche l’idea di avere bisogno di uno psicologo è una mia paranoia.

Hiatus

“For over a decade, Blink-182 has toured, recorded and done non-stop promotion all while trying to balance relationships with family and friends.

To that end, the band has decided to go on an indefinite hiatus to spend some time enjoying the fruits of their labors with their loved ones. While there is no set plan for the band to begin working together again, no one knows what tomorrow may bring.”
I'll miss you
Con queste poche righe i Blink 182 hanno deciso di mettere fine alla loro avventura musicale. Il gruppo si è sciolto.
Sono a terra.
Per quanto mi riguarda i Blink sono stati uno dei capisaldi musicali della mia gioventù, la colonna sonora degli anni di fine liceo. Tutti i ricordi che ho di quel periodo sono legati ad alcune loro canzoni in maniera indissolubile. “Dude Ranch” comprato a Monaco di Baviera durante la gita di quinta; “Josie” sparata a manetta dalle piccole casse della mia Y10 viola la sera del 30 Aprile dello stesso anno mentre tornavo a casa felice; la cassettina di “The Mark, Tom and Travis Show” registratami dalla sorella della Fra; il concerto di Milano con Miss Rimpianto e il volo dalla ringhiera del primo anello del Forum; i testi di “Waggy”, “Dammit”, “What’s My Age Again” che, come molti altri che non sto a citare, sembrava parlassero di me; le mille volte in cui stavo male e mi isolavo ascoltando i loro pezzi col walkman e le altre mille in cui stavo da bene e li cantavo mentre lo stereo li gridava all’intero quartiere. Non conta nulla che l’ultimo disco mi avesse drasticamente deluso, impregnato com’era del concetto “ora siamo maturi”. I Blink per me erano e sono il riflesso del mio essere giovane e immaturo e quindi accettare che loro fossero cresciuti era implicitamente accettare che anche io avrei dovuto farlo, che il tempo passa per tutti e che, prima o poi, bisogna capire che è giunto il momento di diventare grandi. Odio solo pensarla, questa cosa. Si chiama sindrome di Peter Pan? Può darsi, sta di fatto che qualunque sia il suo nome, io ne sono affetto in maniera importante. Ho quasi 24 anni e mi sento in diritto di essere ancora nell’età dell’idiozia.
Non è così.
Ci sono il lavoro, l’università, le responsabilità e tutte quelle questioni che ti impediscono di goderti l’esistenza. Senza nemmeno accorgertene ti ritrovi a fare una vita che non sopporti in virtù di un futuro che più incerto non può essere. La fine dei blink è solo un altro segno, indelebile, del fatto che la mia gioventù è finita. Ora è solo tempo di farsene una ragione.
Attaccato il MUVO alla presa USB, non mi resta che infilarmi nel letto e riascoltarmi i loro pezzi in successione, sperando che la tristezza profonda che mi opprime se ne vada.

Don’t bide your time
‘Cause it is almost over
I know you’re down
And I’ll see you around
And I know it hurts
But you’re just getting older
And I know you’ll win
You’ll do it once again

La notte porta consiglio

Eccomi qui.
L’appuntamento è quello ormai consueto della sera/notte perchè questo blog assume via via sempre di più le fattezze di un interlocutore notturno. La sera segna la fine della giornata e, probabilmente per questo motivo, è il momento in cui riesco a riflettere con maggiore lucidità. Scrivere queste righe di solito è l’attività cervellotica più complessa della mia giornata. Non tanto per la forma, che non nego di provare a curare, quanto perchè per scriverle come vorrei non posso sottrarmi ad un duro e serrato confronto con me stesso. Credo di avere una mente contorta. Spesso capita di domandarmi il perchè penso una cosa, ma a questa domanda sovente seguono risposte vaghe ed incerte. Molto spesso mi pongo delle obbiezioni e suscito in me dubbi su questioni che all’inizio della riflessione davo per assodate. Per dirla in una frase: non mi capisco. Forse è anche per questo che ho apprezzato così tanto questa attività nata per caso in un giorno lavorativo come tanti. Perchè mi obbliga a dare importanza a ciò che penso e a comprenderlo realmente. Mi obbliga ad essere riflessivo. Mi obbliga a violentare la mia natura.
Per questa lunga serie di motivi scrivere qui sopra è solitamente la cosa più impegnativa della giornata. Oggi, tuttavia, non sarà così. Oggi, finite queste righe, dovrò/vorrò mandare una mail alla Paola in risposta a ciò che mi ha scritto lei oggi. Non so cosa mi spinga a volerlo fare. Se me lo chiedessi in questo momento le risposte sarebbero del tipo “perchè è tua amica”, “perchè ti fa piacere che si confidi con te” et similia. Non mi credo. Non penso che queste affermazioni siano false, ben inteso, ma non credo siano le reali cause del mio impeto a risponderle. Sono le motivazioni standard che il mio cervello mi da quando abbozzo un ragionamento sulla questione, sperando che io le ritenga esaustive e porti la mente altrove. Una sorta di riflesso incondizionato. Accettarle come vere sarebbe indubbiamente più comodo e questo io lo so benissimo.
Ecco il piano.
Prima di mettermi a rispondere all’e-mail scrivo sul blog, stupro per bene la mia razionalità, arrivo alla radice dei miei pensieri e poi, solo a quel punto, metterò nero su bianco la risposta che forse attende.
“Adoro i piani ben riusciti!”, per dirla alla Hannibal Smith.
Il processo ha dato i frutti sperati. Tutto è ancora avvolto da una coltre piuttosto fitta di nebbia, ma sto lavorando perchè svanisca lasciando a ciò che ho scovato in me, la nitidezza di quando l’ho pensato. Non scriverò qui la conclusione cui sono arrivato. Non è il luogo adatto e non credo che Paola possa apprezzare un’eventuale scelta di questo tipo. Voglio però scrivere ciò che mi aspetto succeda.
Mi aspetto che le cose cambino. Che i nostri discorsi cambino.
Se lei farà lo stesso sforzo che ho fatto io per comprendere cosa volevo dirle, non ho dubbi che le aspettative saranno confermate. I cambiamenti non per forza saranno in positivo, sebbene io lo speri vivamente, tuttavia sarà un bene l’averli apportati.

Nota: rileggendo il tutto mi sono accorto che il mio sproloquio odierno possa far pensare ad una qualche sorta di tresca amorosa. Nulla è più lontano dalla realtà, ma viste le “telenovelas brasiliane” quotidianamente in scena nella mia compagnia è bene precisarlo.