Partiti i titoli di coda, mentre qualcuno in sala timidamente provava ad applaudire, l’unica cosa che mi sono sentito di fare è stata scattare in piedi e dire a mia moglie: “Usciamo, mica che parte l’Eneide.”
Questo per dire essenzialmente due cose:
1- Il film non mi è piaciuto
2- Il mio senso dell’umorismo non è necessariamente qualcosa che dovrei condividere.
Può valere la pena, invece, condividere le motivazioni dietro al fatto che non mi sia piaciuto. Anche perchè sia all’interno del gruppo con cui l’ho visto, sia leggendo in giro, il mio giudizio non sembra per niente trasversale.
La ragione principale per cui non ho apprezzato questa Odissea è che mi sono annoiato, grossomodo tutto il tempo. Tre ore di film che mi sono sembrate dieci, non ne potevo letteralmente più. E non solo per le parti inutilmente verbose, ma soprattutto per le sequenze che vorrebbero essere adrenaliniche e fornire allo spettatore qualcosa di visivamente potente e coinvolgente. Ciclope, i lestrigoni (che manco ricordavo), Scilla & Cariddi, l’incantesimo di Circe. Nessuna di questi tronconi ha avuto l’impatto “casca mascella” che avrei voluto. Anche perchè costruire tensione attorno ad una storia che sai già come finisce non è un gioco da ragazzi, devi riuscire a far dimenticare allo spettatore quello che conosce e rapirlo completamente, se vuoi che funzioni.
Con me Nolan non ci è riuscito.
Se levi quell’aspetto, la suggestione per le immagini che passano sullo schermo, quel che rimane di questo film è un polpettone politico con tanta retorica e poca finezza che ha anche l’aggravante di risultare presuntuoso. Questa, probabilmente, è l’opinione che necessita di essere argomentata maggiormente.
Sul fatto che Odissea sia un film politico credo non ci sia molto da discutere. Lo è nella scelta dell’opera e del relativo messaggio, lo è nel modo in cui l’autore sceglie di trasporre il tutto sullo schermo e lo è perfino nel casting. Il problema è, come sempre, nei modi in cui il messaggio politico viene trattato.
Partiamo dal casting, che come sempre ha la capacita si sollevare polemichette uso social. Le due scelte “controverse” sono Elliot Page che fa Sinone e Lupita Nyong’o che fa Elena. Il primo per me è perfetto, sia per la prova che offre, sia per il significato metacinematografico che il regista ha voluto dare al personaggio. Non esagero, forse la cosa migliore di tutto il film insieme a Matt Damon (davvero gigantesco). La seconda invece è palesemente una scelta fatta da Nolan con l’unico scopo di fare rage baiting. Io ho 45 anni, ero adolescente ai tempi di Naomi Campbell, non ce la fai a farmi sentire razzista se trovo Lupita Nyong’o inadatta ad interpretare una donna talmente bella da giustificare una guerra di dieci anni*.
Ecco, il tiro politico di questo film è tutto su questo piano di raffinatezza. Ho letto che nella VO agli attori che interpretano i greci è stato chiesto di recitare con accento marcatamente americano per chiarire oltre ogni ragionevole dubbio il senso della metafora. Manca completamente il senso della misura. Altro esempio: c’è questa scena molto forte in cui Circe trasforma i soldati in maiali. Come dicevo sopra, non è una rappresentazione che ho apprezzato, ma è innegabile abbia non solo una sua potenza, ma la capacità di parlare per immagini. Invece no, tocca poi sorbirsi lo spiegone della metafora da parte della stessa Circe ad Ulisse. E così via. Al punto che, quando alla fine arriva l’unico monologo che avrebbe davvero senso di stare nel film, si è completamente sopraffatti dalla noia.
Forse quello che dovremmo chiederci è a cosa serva un film politico. O meglio, che ruolo abbia il messaggio politico dentro un film.
Può essere un secondo layer di lettura, che dia maggiore spessore alla componente visiva e artistica dell’opera. Sono i casi che preferisco e hanno tutti in comune il fatto che l’opera, se anche senza messaggio, sta benissimo in piedi lo stesso perchè la metafora non è urlata e lascia a chi guarda lo sforzo di unire i puntini.
Mi sta anche bene, però, che invece il messaggio sia il core dell’opera. Quello attorno a cui ruota tutto il resto come in questo caso. Se si sceglie questa strada però, secondo me la cosa più importante è concentrarsi sulla parte comunicativa, sulla volontà di essere trasversali e arrivare a parlare a chi non era già d’accordo (o consapevole) prima di entrare in sala. Fare un film accessibile, traversale, che non parta con l’idea di polarizzare gli spettatori.
Io credo che questa Odissea non faccia nessuna delle due cose.
Se dovessi definirla con una parola che detesto, direi che è “radical-chic” e, più ci penso, più fatico a trovare qualcosa di cui avessi meno bisogno.
* Lo so, poi Nolan ci fa dire da Ulisse che Elena è solo una scusa per giustificare i reali interessi commerciali dietro la guerra. Però è un mezzo autogol, se ci si pensa un attimo. Una scusa, per reggere, deve essere credibile.
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