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Riflessioni

Due o tre robe da dire

In aereo, rientrando dal week-end a Colonia, ho pensato che potesse essere il caso di aggiornare il blog.
Avere un blog oggi è cosa complicata, specie se si tratta di un blog come il mio: specchio della mia vita e cassa di risonanza per le mie riflessioni. Le nuove abitudini e la pigrizia infatti spingono perchè io la smetta di scrivere lunghe pagine qui sopra in virtù di lapidari e brevissimi status di Facebook o ancor più trendy Tweets.
E’ così che va il mondo ed è così che credo, prima o poi il mio blog morirà.
Ma non oggi.
Oggi aggiorno, dopo quasi due settimane, dando spazio ad un po’ di pensieri sparsi inerenti a fatti sparsi accaduti in ordine sparso negli ultimi tempi.
– L’FBI ha deciso di chiudere Megaupload e Megavideo. Ora, che quei due siti fossero utilizzati anche in modo illegale è credo incontestabile. Ci sono però un sacco di cose legali che la gente può usare per infrangere la legge senza che l’FBI si metta in mezzo. Tipo: non credo l’FBI chiuda General Motors perchè una parte delle persone che usa le automobili infrange i limiti di velocità. Insomma, mi pare un po’ l’abbiano fatta fuori dalla tazza. Sicuramente chi l’ha presa male son stati quelli dell’Anonimous Group che in prima istanza hanno hackerato qua e la siti di enti governativi statunitensi e di importanti colossi del music and video business e oggi hanno deciso di mettere online, anche simpaticamente (cit.), l’intero catalogo Sony Music. Io, volendo rimanere estraneo a queste lotte, mi limito a chiedermi se non sia forse il caso di rivedere la politica alla base della questione invece di continuare con guerre e rappresaglie che non porteranno mai a nulla. Perchè che di analoghi a Megaupload e Megavideo ce ne sono a bizzeffe non credo sia un segreto.
– Sicuramente l’argomento del momento è il dramma della Costa Concordia. Ora, non volendo entrare nel dettaglio della questione, mi limito a provare una certa pena per la questione Schettino, non tanto per l’uomo che stando a quanto si legge pare abbia sicuramente delle responsabilità, ma per la classica reazione italiana del “tutti fenomeni” per cui anche chi in vita sua non è mai riuscito a tenere a galla un materassino si permette di andarsene in giro a dire come un capitano si dovrebbe comportare e cosa avrebbe dovuto fare nella fattispecie. Io ho sentito la telefonata con la capitaneria di porto e ho visto un po’ di articoli qua e la. Che Schettino probabilmente non fosse il più integerrimo tra gli uomini di mare è una sensazione che difficilmente troverà smentite, tuttavia son sempre dell’idea che il capro espiatorio sia un male colossale perchè riduce problemi seri (la politica delle compagnie di crocere, per esempio, o i rischi di questo tipo di situazioni) alla macchietta di un disgraziato. In sintesi: che ci sia interesse a far finire il tutto in “Schettino era un coglione” mi pare ovvio. Io però verificherei se la cosa è vera e se, anche fosse, sia quella l’unica causa alla base del disastro.
– Venerdì è morta Sarah Burke dopo un brutto incidente mentre si allenava. Io lo capisco che non è Simoncelli e che non è certo il caso di fare a gara di popolarità tra giovanissimi ragazzi morti mentre inseguivano il loro sogno di sportivi, però ecco, due righe sui quotidiani nazionali potevano pure scriverle (Gazzetta esclusa, che ne ha parlato). Ad ogni modo, dispiace tanto.
– Ho visto i primi due episodi di Alcatraz, nuova serie TV in cui c’è lo zampino di JJ Abrams e della Bad Robot. Nonostante le premesse, pare per nulla male. E’ in sostanza identica a Fringe, solo senza le minchiate scientifiche da quattro soldi. Penso seguirò con attenzione. E’ anche iniziata la quinta serie di Californication, ma dopo due episodi non s’è vista nemmeno una tetta e questo non è un buon segno.
– Chiudendo col botto, è di questa sera la release del nuovo disco dei Fine before you came. Si intitola “Ormai” e io non l’ho ancora sentito, ma in battuta penso sia buona cosa per voi scaricarlo (qui) e ascoltarlo.

My German years

Data astrale 22-12-2011.
Dopo ventitrè mesi, Manq lascia le terre teutoniche per il rientro in patria a tempo indeterminato. Sono stati due anni lunghi, per certi versi, ma sono comunque trascorsi in un lampo.
Non sempre è stato facile vivere qui, non sempre è stato bello relazionarsi con la gente del posto, ma spesso lo è stato e questo alla fine, un po’ di malinconia addosso me la mette. La scelta di rientrare non è mai stata in discussione e non c’è dispiacere alcuno nell’essere riusciti a metterla in atto, però come ogni volta che qualcosa di importante finisce, resta quel sapore salato di ricordi, momenti belli e brutti, atmosfere, persone, vita.
Martedì ho messo in ordine tutte le mie cose in laboratorio, classificando scrupolosamente sei anni di protocolli, risultati, reagenti, foto, video. Alla fine ero commosso. Ci sta.
Da Gennaio si ricomincia da capo: casa nuova, lavoro nuovo e vita nuova. Già perchè è ovvio che nulla sarà esattamente com’era prima che partissi. Due anni son passati per tutti, quindi bisognerà riabtuarsi alla proprie abitudini, rientrare nella routine abbandonata, risalire su un treno da cui son sceso per un po’, ma che ha ancora a bordo tutti i miei bagagli.
Bon, finiamola qui con sto post pretenzioso e malinconico.
Chiudo con una piccola raccolta di immagini, istantanee di quello che più o meno per me son stati questi due anni.
2010-2011: My Germa years.
Cius!

Io voto la fiducia

Che io non sia un particolare sostenitore di banche e assicurazioni non è un segreto.
La finanza ha generato questa crisi folle costruita in anni di speculazioni, dubito si possa dissentire in merito, ma per farlo ha potuto usufruire di decenni di lasciva noncuranza (ndM: eufemismo) da parte della politica. Per usare dei numeri, tanto cari agli economisti, ripartirei in questo modo le responsabilità: 60% finanza, 30% politica e 10% alla gente che, per quanto si cerchi di nasconderlo al fine di non generare dissenso, le sue gravi responsabilità ce le ha sempre.
Questo popò di cappello introduttivo ha lo scopo di chiarire la mia posizione nei confronti della questione, nonchè per dare un’idea all’ipotetico lettore di quanta stima io possa mai avere nei confronti di Monti.
Però.
C’è un gigantesco PERO’.
Innanzi tutto al “premier to be” va riconosciuta competenza. Lo so bene che è triste essere contenti di una cosa come questa, che dovrebbe essere lo standard, però io arrivo da diciotto anni di Berlusconi (DI-CIOT-TO. Uno, otto. Quasi due decenni. Ecc.) quindi con buona pace di tutti mi rallegro nell’avere un po’ di competenza laddove serve.
In secondo luogo, andando al nocciolo della questione, mi pare sia un po’ tardi per stravolgere le regole del gioco. Siamo in una situazione critica in cui la finanza ci ha trascinati e non se ne può uscire, credo, esautorando la finanza ora. Siamo arrivati fuori tempo massimo ai vari “Occupy Wall Street” e via dicendo. Era un sistema di merda, lo è tutt’ora, ma finchè si stava bene nessuno è parso accorgersene ed ora che sta per implodere non c’è semplicemente modo di uscirne illesi. Facciamocene una ragione. E non è una questione Italiana, ovviamente, ma di economia globale per cui anche sperare nella nomina di qualcuno che possa rimuovere l’italia da questo meccanismo economico e ridonarle nuova vita, come fosse un’entità a sè stante rispetto al mondo e alla world economy, mi pare oggettivamente segnale di scarsissima adesione alla realtà.
E allora, dal mio ignorantissimo punto di vista, non ci resta che affidarci a uno come Monti nella speranza che, essendo ben conscio di come la partita viene giocata, possa farci fare qualche punto e tenerci in gara fino all’ultimo, invece di uscire in prima mano. E’ chiaro che questo comporterà manovre impopolari e che bisognerà valutare effettivamente cosa questo nuovo esecutivo proporrà prima di potergli dare o meno fiducia, tuttavia c’è una cosa su cui mi piacerebbe puntare l’attenzione: io sarò contento se Monti saprà scontentare tutti. Non solo i precari. Non solo gli operai al minimo salariale. Non solo i pensionati. Tutti. E l’impressione che ho, almeno al momento, è che voglia andare in quella direzione, anche solo per la guerra che vedo muovergli dalle pagine de Il Giornale.
Il problema però è che per governare c’è bisogno di una maggioranza parlamentare, eletta dai partiti (e non dal popolo) che fa il gioco dei partiti e che rischia di far saltare il banco ancora una volta non nell’interesse del Paese, ma nell’interesse di un establishment che nonostante tutto non vuole rinunciare al proprio status.
In questa direzione vanno lette le dichiarazioni di chi vuole un governo “a tempo”, di chi chiede a Monti ed ai suoi ministri la garanzia che “non si ricandidino in seguito” e di chi chiede di non avvalersi di esponenti politici o di partito, ma solo di tecnici. Il messaggio, chiaro e tutto sommato bipartisan, è: “Facciamo fare a Monti il lavoro sporco e le riforme sega-consensi, ma stiamo attenti in caso davvero riesca a risollevare l’Italia, perchè potrebbe diventare un avversario politico.”.
Questo baillame ovviamente si ripercuote sui mercati, perchè è ovvio che non basti dire “Incarichiamo Monti” per far rialzare le borse e segare lo spread, se poi guardando bene le possibilità che Monti governi davvero son ridotte al minimo.
Tirando le somme quindi, quello cui stiamo assistendo è in parole spicce un golpe da parte dei cosiddetti “poteri forti” che, utilizzando i mercati, hanno fatto in due settimane quello che il PD (colpevole) e la giustizia (incolpevole) non sono riusiti a fare in quasi vent’anni e hanno messo al timone uno di loro.
La politica in toto esce sconfitta dallo scontro e spara le ultime cartucce per difendere lo status quo.
L’Italia continua la sua rotta verso la deriva.
A questo punto faccio una lista dei pro e dei contro e valuto la mia posizione.
Contro: E’ parte del sistema che ha generato la crisi, non è stato eletto dal popolo.
Pro: E’ competente, non piace alla politica, non è stato eletto dal popolo.
A conti fatti, Monti ha la mia fiducia. Ora rilasciasse un programma di governo sarei felice di leggerlo.

In diretta dalla Camera

Tramite il sempre puntuale blog Piovono Rane apprendo che un deputato del PD, Andrea Sarubbi, è solito pubblicare via Facebook e Twitter dirette da ciò che avviene alla Camera. Iniziativa lodevolissima che merita molta della mia stima.
Ad ogni modo, non me ne voglia il buon Gilioli, ma il resoconto di quanto Sarubbi ha riportato oggi voglio postarlo anche io perchè per dirla alla Scilipoti “la gente devono sapere”.

  • Apertura di seduta tutta dedicata alle alluvioni in #Liguria. Ora in teoria ci sarebbe l’art. 41 Cost., ma faranno retromarcia.
  • Piazzata di Reguzzoni contro la partecipazione di #Fini a #Ballarò. Urlano: dimissioni, dimissioni. Applausi anche dal Pdl.
  • Dopo 2” Reguzzoni svela il vero motivo dell’indignazione: @gianfranco_fini ha attaccato la moglie di Bossi.
  • Granata urla contro i leghisti, si sfiora la rissa. Seduta sospesa, commessi in azione per separare Fli e Lega. C’è un leghista rimasto quasi senza giacca. Tutto questo davanti agli occhi di una scolaresca.
  • @rosy_bindi chiede scusa e sospende di nuovo la seduta fino alle 12.30.
  • Commessi ancora in assetto da combattimento, fanno il cordone tra Lega e Fli. Granata ora più calmo, ma continuano a litigare il leghista bloccato (e quasi spogliato) dai commessi era Rainieri. Il picchiatore di Fli credo fosse Barbaro.
  • Nonostante la seduta sospesa, si continua a gridare. Barbaro (Fli) urla a un leghista (mi pare D’Amico) di uscire fuori.
  • Ci sono 11 commessi (maschi, ma poco palestrati) a separare Fli e Lega. Situazione più calma, Bocchino smanetta sul palmare.
  • Arriva @gianfranco_fini e riprende la seduta. La Lega urla: dimissioni. Lui fa finta di niente. Ora parla Bocchino.
  • Mentre parla Bocchino, dalla Lega gli urlano: Ape Regina! (la Began, naturalmente).
  • I commessi sempre lì. Bocchino continua a minimizzare.
  • Er sor Cicchitto: “Eravamo sicuri che si sarebbe arrivati a questi incidenti, @gianfranco_fini rifletta”.
  • Er sor Cicchitto richiama l’art. 8 del regolamento: “Il pres. della Camera rappresenta la Camera nel suo complesso
  • Cicchitto: a questo punto andremo da #Napolitano . Applausi da Pdl e Lega.
  • Parla Donadi (Idv) e confonde Reguzzoni con Cota. La Lega si arrabbia.
  • Donadi (Idv): parlate di decoro delle istituzioni, poi fate il dito medio e il bunga bunga. Parlate voi di stile?
  • Pierferdinando: mai visto neppure un presidente del Consiglio che espelle un presidente della Camera dal suo partito
  • L’ex finiano Moffa attacca @gianfranco_fini. Per lui, però, la colpa è di aver partecipato a una trasmissione di sinistra
  • Si stanno riscaldando di nuovo gli animi. Reguzzoni cerca di tenere calmo il finiano Raisi.
  • Moffa rimpiange la presidenza di Nilde Otti. Ha detto Otti
  • Ora parla @gianfranco_fini: avete fatto osservazioni di carattere politico, ma qui non posso rispondere politicamente.
  • Ancora @gianfranco_fini : risponderò in altra sede. Urla dalla Lega: a Montecarlo!
  • Seduta sospesa. Ci hanno tenuto una mattina ad occuparci di @gianfranco_fini , mentre l’Italia affonda. Basta!
  • Nonostante la seduta sospesa, Barbaro sta ancora lì dalle parti dei leghisti. Ecco, ora si menano.
  • Il leghista Rainieri urla come un ossesso, scappa pure una povera commessa.
  • Concia: fatela finita! Montagnoli (Lega): vai a cagare! In tutto questo, è ancora sospesa la seduta.
  • Ora la Camera si è svuotata e la rissa si è placata. Là dove non poté l’educazione, poté il digiuno.

Da tutto questo, non so voi, ma io ho tratto un grosso insegnamento: il mio lavoro ideale è fare il commesso alla camera per un giorno. Nella confusione, sai le sberle soddisfazioni…

Preso malissimo


Poche tragedie sportive mi han preso male quano la morte di Simoncelli.
Tipo che son stato lilì per piangere.
Ok, non c’è molto altro da dire, se non che tutti i giornali che sbattono in prima pagina “guarda il video e la fotosequenza dell’incidente” dovrebbero vergognarsi ed andarsene affanculo (l’ho visto un po’ ovunque: Repubblica, Corriere, il Giornale. Pure la Gazzetta. Che schifo.).
Dio, se m’ha preso male sta cosa.

Improbabiles

Inizio questo post con una citazione da un articolo del Washington Post:

“Linking up with the Occupy Wall Street protests that began in New York, tens of thousands of people around the world took to the streets Saturday to reiterate their anger at the global financial system, corporate greed and government cutbacks.
Rallies were held in more than 900 cities in Europe, Africa and Asia, as well as in the United States, with some of the largest taking place in Europe. The demonstration in Rome turned violent, but crowds elsewhere were largely peaceful.”

Mi chiedo: solo a me la casistica riportata da un po’ da pensare?
Novecento città. No-ve-cen-to. Un solo episodio di violenza e scontri. Un singolo caso che porta la statistica delle manifestazioni violente su scala mondiale in questo 15 Ottobre all’incredibile soglia dello 0,11%. Io non sto nemmeno ad entrare nella discussione su quanti fossero i facinorosi in confronto alla totalità dei manifestanti oggi pervenuti nella capitale. Non mi interessa. Fossero uno su dieci, uno su cento o uno su mille.
La domanda è: perchè si son trovati tutti a Roma con altre 899 città a disposizione? Perchè se c’è una cosa su cui tutti più o meno concordano, stando a Repubblica.it, è che i violenti venissero da fuori.
A nessuno sembra quantomeno strana questa cosa?
E queste domande io vorrei che qualcuno se le ponesse, ma soprattutto che chi di dovere desse delle risposte. Perchè nella migliore delle ipotesi da questi ennesimi disordini si trae la conclusione di come sia noto ai violenti di tutta Europa il nostro essere meta ideale per le scorribande. Il che pone una seria questione sulla capacità del bel Paese di gestire eventi di questo tipo. Di conseguenza nella continua solidarietà che viene manifestata in maniera bipartisan alle forze dell’odine bisognerebbe iniziare a fare dei distinguo. Ok al solidarizzare con i giovani in divisa che almeno in gran parte non credo disegnino come loro giornata ideale questo 15 Ottobre, ma chi le forze dell’ordine le organizza, chi dovrebbe preventivamente occuparsi di gestire la sicurezza dei cittadini tutti, ma anche degli uomini in servizio, ancora una volta ha fallito in maniera eclatante.
I numeri parlano e quel che dicono apertamente ed in maniera inconfutabile è che siamo stati l’unico paese in cui si sono verificati disordini. Peggio, questi disordini sono stati causati da persone che, dall’estero, sono venute apposta a quello scopo evidenziando non solo la scarsa capacità da parte di chi di dovere nell’arginare queste situazioni, ma soprattutto una nomea Internazionale del nostro paese come “luogo in cui si può fare guerriglia”.
Anche solo a leggerla così, attenendosi esclusivamente ai fatti, ce ne sarebbe abbastanza per mettere sotto esame chi a tutto questo avrebbe potuto e dovuto porre un freno.
Poi c’è chi come il sottoscritto, all’analisi oggettiva aggiunge una valutazione più soggettiva, malevola e priva di prove documentabili che vede invece i vertici di sicurezza nazionale non incapaci di gestire situazioni del genere, ma impegnati se non a costruirle, quantomeno a lasciarle avvenire.
Pazzo? Cospirazionista? Può essere, ma mi ci ha fatto diventare Cossiga.
A proposito, forse sarebbe il caso di diramare un ANSA in cui si ricorda che è morto prima delle prossime manifestazioni. Così, nel dubbio.
Ad ogni modo chiudo questo post con un’idea che mi è balzata in testa mentre scrivevo.
Perchè la prossima volta noi italiani non andiamo a manifestare pacificamente altrove? Organiziamo la manifestazione, facciamo i pulman ed in corteo andiamo a Parigi, Londra o Berlino.
Vediamo come vanno le cose a quel punto. Vediamo se ci saranno ancora scontri o dove ci saranno.
Non mi pare infattibile, io ci farei un pensiero.

Genome sequencing: quanto sei disposto a conoscerti?

Chi fa un lavoro come il mio ha spesso la possibilità di riflettere su questioni che presto o tardi acquisteranno rilevanza globale. Quello che uno come me dovrebbe fare e che troppo spesso io non faccio, è sfruttare la cosa per provare nel mio piccolo a diffondere questo tipo di notizie e di conseguenza permettere alla gente che per ovvi motivi non ne avrebbe le possibilità, di farsi un’opinione. Il vantaggio dell’apprendere questo tipo di notizie da chi ci è dentro, specie se si tratta di questioni etiche, è poterle ricevere ed analizzare senza che la politica le abbia ancora trasformate in una questione di tifo o fede (intesa non nel senso religioso, ma porprio come accettazione aprioristica di posizioni imposte dall’alto in base non al proprio credo, sempre legittimo, ma al dictat di partito).
Oggi quindi voglio provare a rendere partecipe chi mi legge di un dibattito etico che sta tenendo banco all’International Congress on Human Genetics cui sto partecipando in questi giorni. Si tratta delle potenzialità e dei risvolti di una pratica chiamata “Whole Genome Sequencing”. Mi rendo conto che prima di poter entrare nel merito della questione, un’introduzione sia necessaria. Il genoma non è altro che l’insieme dei geni che determina ognuno di noi. Da una decina d’anni il genoma umano è stato completamente sequenziato, sebbene i geni che lo compongono siano ancora per gran parte sconosciuti. Esemplificando in maniera banale, vuol dire che si conosce il “testo”, ma non se ne comprende ancora appieno il “significato”. Di alcuni geni, che nella mia metafora sarebbero le “parole”, si conosce il “senso”, la funzione, di altri no. Tuttavia l’avere a disposizione il “testo completo” permette di avere un riferimento per l’identificazione di eventuali “errori di battitura”, ovvero le mutazioni (definisco tutte le differenze come mutazioni per semplificare, solo alcune differenze possono considerarsi tali, ma il punto per ora non sta lì). Spero la base sia chiara, perchè altrimenti proseguire con il discorso diventa complicato.
Ad ogni modo, la questione nasce dal fatto che le odierne tecnologie permettono di sequenziare l’intero genoma di ciascuno di noi a cifre relativamente ridicole. Nel giro di poco quindi non solo il sequenziamento dell’intero genoma del paziente diventerà pratica comune nella diagnosi, ma iniziaranno anche a diffondersi servizi che offrono il sequenziamento al pubblico senza necessarie ragioni mediche. Ognuno potrà conoscere il suo “testo”. Perchè può rivelarsi uno strumento diagnostico impagabile? Provo a spiegarlo con un esempio tra le varie applicazioni possibili. Alcune malattie genetiche sono definite “eterogenee”, ovvero dipendono da mutazioni in geni diversi con funzioni diverse. Quando un paziente riporta i sintomi della patologia, i medici iniziano a sequenziare i geni noti che si conosce portino alla patogenesi con lo scopo di individuare mutazioni. Spesso però la mutazione è altrove, in un gene ancora sconosciuto. Fino ad oggi a questo punto identificare il nuovo gene malattia risultava piuttosto complicato perchè era necessario procedere per tentativi in base a nozioni spesso incomplete. Potendo sequenziare tutto il genoma e andare così alla ricerca degli “errori” su larga scala la situazione si potrebbe semplificare un bel po’. Fin qui quindi tutto bene. In realtà la situazione anche in ambito diagnostico è ben più complicata di così, ma teniamoci sul semplice.
Dove nasce allora la questione etica? E’ presto detto. Avendo a disposizione l’intera sequenza e potendola leggere tutta, può saltar fuori qualche informazione diciamo “sgradita”. Possono venir fuori ad esempio predisposizioni genetiche a certe patologie che il paziente al momento non ha e che magari non avrà mai pur essendo predisposto. Che si fa a quel punto? Certo, se lo si avvisa lo si può mettere in guardia, ma questo vuole anche dire abbassare la sua qualità di vita per un rischio solo potenziale. Insomma, il dilemma c’è, ma può essere anche più drammatico. Prendiamo ad esempio mutazioni in geni noti che si sa implicati in gravi patologie. E’ un discorso un po’ complesso, vediamo se riesco a farlo passare con la metafora di prima. Prendiamo una “parola” di cui si conosce il significato e che se contiene determinati “errori” si sa causare una malattia. Bene, mettiamo il caso che in questa parola venga ritrovato un errore di battitura “nuovo”, mai documentato prima, che potrebbe portare la “parola” ad essere sbagliata, ma potrebbe anche risultare ininfluente.Ora, se questa analisi la si fa su un adulto, beh, si fa in fretta a capire se è malato oppure no e quindi se l’errore è patogenetico. Ma spostiamo l’orizzonte alla diagnosi pre-natale e capiamo subito a quante problematiche potremmo trovarci di fronte. Questo perchè, ripeto, pur essendo il testo noto nella sua interezza, il senso del tutto è ben lungi dall’esserci chiaro.
Andiamo ancora oltre. Come accennavo prima il genoma può dare risposte secche, ovvero definire al 100% la causa di una malattia, ma può anche rivelare quelle che sono semplici “predisposizioni”, non solo a malattie vere e proprie, ma anche a disordini comportamentali. Se queste informazioni venissero utilizzate male lo scenario potrebbe prendere tinte spaventose, che vanno dalla discriminazione genetica degli individui alla speculazione possibile da parte delle compagnie assicurative. Insomma, la questione è aperta e tutt’altro che di facile gestione. In questi giorni ho assistito a diversi dibattiti in merito, dibattiti in cui era più o meno opinione comune la necessità di una regolamentazione in ambito, ma soprattutto la necessità di educare la popolazione (tutta, dal paziente, al medico, dal legislatore al giudice, perchè la genetica non è certo di dominio pubblico) in modo da non farsi trovare impreparata di fronte all’avanzare della scienza.
Analizzando quest’ultimo aspetto, mi ha preso abbastanza il panico.
Innanzi tutto ad un congresso chiamato “International Congress on Human Genetics” in cui una grossa ed importante parte della comunità scientifica si interroga su questioni che, ripeto, saranno presto di interesse globale non erano presenti nè organi di stampa internazionali nè, tantomeno, politici o persone che di queste cose dovrebbero essere informati. Io scrivo volentieri due righe sul mio blog in merito e volesse iddio mi piacerebbe ne nascesse una discussione, ma ne parlasse la pagina scientifica del Corriere o di Repubblica forse il tutto avrebbe una rilevanza ed una divulgazione differente.
Perchè senza comprensione del problema ed informazione in merito, si arriverà come sempre a due schieramenti: quelli che, per paura dell’ignoto, preferiscono “fermare tutto” e quelli che, di contro, invocano la “libertà totale”, entrambi ben strumentalizzati all’interno di dinamiche politiche per cui la questione in se non ha rilevanza alcuna ed entrambi ben lontani dal dare alla gente una reale soluzione al problema etico senza aprire a scenari terribili, ma anche senza rinunciare a potenzialità ampissime.
Altra questione. Mi sono reso conto di come il progresso scientifico non vada affatto di pari passo all’educazione. Le scoperte diventano via via più complesse, in tutti i campi, ma l’educazione media della popolazione progredisce in maniera decisamente più lenta. Questo, per forza di cosa, abbassa sempre di più la soglia dell’incomprensibile e porterà la gente a vivere in balia del progresso e non a sfruttarne le potenzialità. Un dato, da una presentazione vista ieri: il 48% degli americani non crede nell’evoluzione. Ora, se una verità comprovata ed assodata da decenni è vista come una favola a cui si può credere o meno da quasi la metà degli individui, come si può pensare di spingerli a farsi un’opinione fondata su questioni molto più controverse e complesse? Dico fondata perchè a farsi un’opinione così, a cazzo, siam buoni tutti.
In tutto questo io sono giorni che mi chiedo se mi piacerebbe o meno conoscere il mio genoma, sapere quali mutazioni ho, a quali malattie sono predisposto e via dicendo. Credo sia l’anticamera alla domanda: “pensi di voler sapere quando morirai?” E io, dopo tre giorni di riflessioni, ancora non so cosa rispondere visto che ho già abbastanza problemi ad accettare che dovrò farlo.
Ok, spero il post sia leggibile e comprensibile a tutti. Mi piacerebbe qualcuno se ne interessarre, dicesse la sua in merito e provasse a far venir fuori un dibattito. Io, dal canto mio, son contento di far parte di quella piccola fetta di popolazione che di queste cose è a conoscenza e provo nel mio piccolissimo ad ampliare la cerchia degli eletti.
Certo, nel giorno del sex tape di Belen (checchè se ne dica, BOMBA VERA), parlare di genoma è veramente nerd e non nel senso cool che il termine ha ormai assunto.

L’Italia peggiore (cit.)

Facendo colloqui ti convinci di essere uno stronzo.
A furia di parlare con gente che ti fa sentire inappropriato, che ti tratta come se stesse facendoti un favore anche solo a starti a sentire, alla fine sei portato a pensare che quella sia la realtà. Così quasi quasi ti senti in colpa se non trovi giusto lavorare gratis. Li guardi e annuisci quando ti dicono che, in fin dei conti, fino ad oggi non hai mai lavorato DAVVERO. Sorridi. Parli con gente che non ha idea di che lavoro andrai a fare, ma le credi quando ti dice che non sei abbastanza qualificato per farlo. E, soprattutto, entri nell’ottica che la concorrenza serrata per quel posto sarà sbaragliata non con le credenziali e le capacità che dimostrerai di avere, ma solo con la disponibilità a volare più basso degli altri.
Nessuno sta cercando il migliore.
Questo è un bene, pensi, perchè tu certo non lo sei. Però magari hai qualcosina in più degli altri, qualcosa che ti qualifica sopra un certo standard. Sopra la mediocrità. E allora devi liberartene, pregarli di non tenerlo in considerazione, di non discriminarti per via di quell’handicap che può essere un titolo di studio più prestigioso o un salario di partenza meno prossimo allo zero..
Se ci riesci. Se dimostri di essere uguale agli altri, ma di avere meno pretese degli altri, sei l’uomo giusto. E cazzo se ci provi, ad esserlo, perchè hai trent’anni e in futuro vorresti avere una famiglia. Dei figli. Una stabilità economica minima che possa garantirti di essere semplicemente sereno. Non aneli ricchezza, gloria o una carriera gratificante.
Elemosini un briciolo di serenità.
Applichi per centinaia di posizioni, le più svariate, per lavori potenzialmente interessanti come per lavori che sai fare schifo. Invii CV a pioggia perchè sai in partenza che nella gran parte dei casi nessuno ti richiamerà.
Ed è così che pian piano ti convinci di essere il gradino più basso della società. L’italia peggiore.
Poi però arriva il giorno in cui, quasi per sbaglio e solo per tenere aperto anche l’ultimo spiraglio, decidi di applicare per fare il TUO lavoro. Per fare ricerca in Università.
Mandi due curriculum e ti richiamano per entrambe le posizioni.
Fai un colloquio di venti minuti e ti senti apprezzato per le tue capacità. Ti vengono riconosciuti i tuoi meriti. Realizzi che l’interesse che hanno nei tuoi confronti è unicamente correlato al lavoro che dovrai andare a fare e alle tue possibilità di successo.
E allora smetti di sentirti stronzo.
Ovviamente pensi ancora alla famiglia, al futuro, al fatto che il TUO lavoro nel TUO paese non abbia futuro. E a quel punto devi decidere cosa fare conscio che la scelta non sarà semplice.
In ogni caso però, almeno per qualche giorno, capirai che l’italia peggiore è un’altra.