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Riflessioni

Dopo l’ultima parola

Vivendo in Germania non è facile stare al passo con la divertente macchietta della politica italiana.
Stando qui sono costretto a trovare le notizie in rete e a leggere i giornali, privato della grandissima comodità del mezzo televisivo e della sua capacità di informare. Nell’albergo di Parigi in cui ho soggiornato, però, c’era la TV satellitare e così, Venerdì sera, non ho potuto fare a meno di gustarmi una fantastica puntata de “L’ultima parola”, programma di approfondimento in onda su Rai 2 condotto da Gianluigi Paragone.
Lo dico subito: a me Paragone sta un sacco simpatico. Pur non essendo propriamente vicino alla mia parte politica (ma chi lo è, oggi? E soprattutto qual’è la mia parte politica??), ho sempre trovato un personaggio piacevole, specie quando inserito in dibattiti calcistici su qualche rete locale.
Il suo programma però me l’ero sempre perso. Per quel che ho potuto vedere non mi è parso mal fatto. Filogovernativo sì, ma cercando comunque di fare giornalismo d’inchiesta interpellando più o meno tutte le parti politiche e senza eccessivo protagonismo.
La puntata in questione verteva sui costi della “casta” politica italiana in ottica di valorizzare la manovra Tremonti. Ne sono usciti momenti decisamente divertenti, almeno per la parte che ho visto io (dall’intervista di Rizzo o Stella, non ricordo, uno dei due in ogni caso).
Il primo l’ha regalato Barbareschi in un servizio in cui si denunciavano le scarse ore lavorative del Parlamento e si chiedeva un parere riguardo al taglio del 5% sugli stipendi dei parlamentari invocato dalla manovra Tremonti. Citando lo spezzone che parte al minuto 1:53, l’onorevole sosteneva come tutti gli italiani, in un momento difficile, dovrebbero fare un sacrificio e non solo i politici.
Per me è già molto sopportare che uno come Barbareschi stia in Parlamento, figuriamoci come posso reagire al fatto che lo facciano anche parlare. Un’uscita più infelice è riuscita in questi giorni solo a quell’altra mente sopraffina della Gregoracci, in un’intervista in cui sostiene il trauma di suo figlio Nathan Falco per la perdita dello yatch cui ormai era affezionato.
Giusto per intenderci, quando si parla del taglio del 5% sullo stipendio dei parlamentari, si parla di un decurtamento sul netto, senza tener conto di tutta quella infinita sfilza di bonus, rimborsi e cazzi vari che ogni mese entrano in busta paga agli onorevoli. Si parla quindi di briciole, spannometricamente di 270 euro per un senatore che porta a casa 5400 euro di stipendio più altri 10000 tra competenze accessorie e rimborso stipendi ai portaborse. 270 euro in meno al mese a gente che prende sedicimila euro al mese netti. Come diceva qualcuno non è molto, ma è qualcosa e quindi lungi da me criticare l’iniziativa. Se però mi si dice che lo stesso 5% debba essere tolto a chi campa con 800 euro al mese iniziano a girarmi i coglioni, specie se a dirlo è quella faccia da cazzo di Barbareschi. Per quel che mi riguarda l’unico sacrificio che dovremmo fare tutti insieme è umano e coinvolge il deputato in questione in prima persona, ma vabbè, poi mi si dice che scrivo in preda alla rabbia ed in maniera irrazionale, quindi meglio ritirare tutto.
Scusa Luca, ritiro la parte sul sacrificio umano e cancello anche il passaggio in cui ti do della faccia da cazzo.
Ora va meglio.
Si diceva che una cospiqua parte dello stipendio dei Parlamentari sia loro fornita per il pagamento degli stipendi dei portaborse. Viene quindi mostrato un servizio in cui si denuncia come quella parte di entrata sia ininfluente dall’avere o meno portaborse (si prendono i soldi anche se poi non si spendono) e che questo porti molti onorevoli a pagare i loro collaboratori in nero. Indignazione profonda in tutto lo studio, Peter Gomes chiede ai presenti se loro fanno cose del genere o conoscono gente che fa cose del genere e tutti rispondono ovviamente: “No, è vergognoso.”. Probabilmente quelli che lo fanno sono marziani o non appartengono a nessuno dei partiti rappresentati in studio, nell’ordine PdL, PD, Lega e UDC.
Un ruolo centrale nella trasmissione però lo recita la Santanchè, sempre pronta a regalare momenti indimenticabili a tutti i suoi fan. Dapprima si prende del “cane di Pavlov” da Beha, ma non reagisce perchè lo stesso le dice che non è un’offesa e lei ci crede. Poi dichiara che lei, imprenditrice, non ha mai preso una lira per fare politica e che ha sempre devoluto i suoi stipendi, il che è agghiacciante perchè significa che nel nostro paese ci si permette di pagare un sacco di soldi gente che questi soldi poi li regala perchè nemmeno gli servono. A sto punto non sarebbe meglio rinunciare direttamente allo stipendio e permettere un risparmio alle casse dello stato? Ma il picco di genialità è quando monta un casino perchè il sindaco di Bari Michele Emiliano, ritratto in una foto mentre festeggia un appalto controverso (non entro in merito, non conosco i fatti), brinda con Champagne e non con spumante italiano. Ora, a parte che portare le discussioni su certi piani è indice del personaggio, ma poi voglio dire: uno sarà pur libero di brindare con quel cazzo che vuole, o no? Mi piacerebbe andare a vedere se la signora Santanchè quando va al cinema ordina una Coca Cola o una spuma.
Devo aver scelto l’esempio sbagliato, con tutta probabilità lei al cinema va di Chinotto.
Comunque sia, mi spiace non poter seguire più la televisione italiana e i suoi programmi di approfondimento e avanspettacolo.
Oggi come oggi mi piacerebbe guardare anche il TG1 di Minzolini.
Va riconosciuto, inventare un guasto tecnico per non mandare la dichiarazione di Elio Germano premiato a Cannes, momento in cui l’attore attacca la classe politica del nostro paese, è a suo modo qualcosa di geniale.
Forse neanche Fede è mai arrivato a tanto.

730 for dummies

Quando oggi ho aperto il blog l’intenzione era quella di riuscire a farmi querelare.
Già perchè l’argomento in principio voleva essere la festa di compleanno di Noemi “Avantiavantic’èposto” Letizia, con tanto di citazioni multiple alla spumeggiante intervista da lei rilasciata nell’occasione. Poi ho pensato che per quanto sarei potuto essere offensivo (e lo sarei stato, cazzo se lo sarei stato), non sarei mai riuscito nell’intento di farmi querelare e così ho deciso di desistere.
Non solo, ho deciso di scrivere un post “di servizio”, qualcosa che possa essere di interesse per il prossimo vista l’imminente dead line che il popolo italiano si appresta ad affrontare: la dichiarazione dei redditi. Potrebbe succedere che un web-surfer qualsiasi si trovasse a passare di qui nel pieno di un conflitto interiore combattuto tra 8×1000, 5×1000, confessioni religiose di ogni sorta ed associazioni di varia natura e tipo. Questa persona, magari, potrebbe trarre del beneficio dal leggere quanto segue.
Partiamo dall’8×1000.
Pur essendo una tassa (non saprei come altro definirla) pagata da tutti, mi sono reso conto che pochi siano realmente informati riguardo le sue dinamiche. Il concetto che passa è che si sceglie a chi devolvere otto millesimi del proprio versamento IRPEF. Nulla di più sbagliato. Ai fini del finanziamento, la preferenza della persona più ricca d’Italia e della più povera pesano uguali. L’8×1000 totale dell’IRPEF versata da tutti viene suddiviso in percentuale rispetto alla scelta dei soli che hanno firmato per devolverlo. Speigo meglio, utilizzando in maniera semplificata i dati del 2000 diffusi dal Ministero e pubblicati su questo sito.
Alla chiesa cattolica vanno il 35% delle preferenze, allo Stato il 4% e a tutte le altre confessioni rispettivamente meno dell’1%.
Il 65% degli Italiani non firma.
Il totale dell’introito viene quindi suddiviso in base alle preferenze espresse e così la chiesa cattolica prende l’87% del totale, lo stato il 10% e le altre confessioni si spartiscono il resto.
Quasi il 90% del totale, che è vicino al miliardo di euro, viene devoluto ad una chiesa che raccoglie il 35% delle firme. Con questo non voglio dire che il meccanismo sia sbagliato, lo trovo di per se molto democratico visto che chi non sceglie non può lamentarsi, tuttavia non so quanto sia noto.
Il mio commento personale a tutto questo è che quindi, per una volta, scegliere sia realmente importante e sprono chiunque sia arrivato a leggere fino a qui perchè si informi e faccia una scelta sua. In tal senso può essere utile sapere che lo Stato non si prende la briga di informare su come la sua parte del bottino venga spesa e che sovente anche questi soldi vengono devoluti in favore della chiesa cattolica perchè utilizzati per la restrutturazione/ricostruzione di luoghi di culto.
Questo, personalmente, lo trovo già meno democratico.
E’ anche buona cosa sapere che, da che leggo in giro, risulta che la chiesa cattolica versi solo l’8% del ricavato alle missioni nel mondo, solitamente il primo motivo che spinge la gente a finanziarla.
Ad ogni modo, dopo attenta analisi e documentazione, da agnostico convinto ho scelto di dare la mia preferenza alla Chiesa Valdese e se mi si chiedesse il perchè risponderei mostrando la pagina che il loro website dedica alla faccenda (sì perchè loro le pubblicità in TV non credo possano permettersele). Investimenti variegati, solidarietà e sociale prioritari, trasparenza e finanziamenti ad associazioni umanitarie e scientifiche laiche. Se proprio devo scegliere a chi devono essere dati i soldi di tutti (ribadisco, non si sceglie per i propri soldi, ma per quelli di tutti) loro mi paiono i migliori pretendenti.
Veniamo ora alla seconda parte della questione: il 5×1000.
Anche in quest’ambito informandosi si scoprono un bel po’ di cose raccapriccianti divertenti riassunte per benino in questo video.

Innanzi tutto, in questo caso, si sceglie a chi dare i propri soldi e se non si esprime preferenza il proprio 5×1000 resta allo Stato. Niente ridistribuzione in base alle preferenze quindi e non può di conseguenza succedere che un’associazione che prende il 30% delle firme riceva il 90% del cash.
Altra cosa che è bene sapere è che lo Stato può riservarsi il diritto non solo di toglierlo, ma anche di mettervi un tetto se le uscite dalle casse nazionali si rivelassero troppo ingenti. Nel 2007 il tetto è stato messo a 400 milioni di euro. Questo significa che qualche italiano, pur avendo scelto a chi dare i propri soldi, non è stato accontentato ed è stato, se vogliamo, derubato.
Informarsi in merito al 5×1000 non è facile, però, almeno per il sottoscritto. Se si opera una ricerca in Google ci si trova di fronte a tonnellate di link di gente che richiede un versamento, ma manco mezzo in cui ne vengono spiegate le dinamiche.
Capita anche di trovarsi di fronte a pagine come quella per il “No alla vivisezione”, con tanto di foto del malcapitato cane.
Leggendo qualche riga si capisce che ancora una volta dalle parti nostre ci sia un profondo bisogno di informazione. Cito: “E’ documentato – e loro stesse lo ammettono – che le seguenti associazioni “per la ricerca”, le più note, usano parte dei fondi raccolti per finanziare esperimenti su animali, cioè vivisezione: AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ANLAIDS – Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS, Telethon, Trenta Ore per la Vita.”. Innanzi tutto fare ricerca sugli animali non significa vivisezione. In secondo luogo forse è bene dire come tutti i farmaci in circolazione, di base, passino per una parte della sperimentazione condotta su cavie animali. Questa è una prassi per la sperimentazione farmaceutica. Probabilmente questa gente quando si ammala si lascia morire, perchè altrimenti non c’è spiegazione. Io capisco e condivido la condanna all’uso sconsiderato delle cavie e lavorando in quest’ambito sono, a differenza di chi lancia certe campagne, quantomeno informato. Vi sono ambiti della ricerca scientifica e sanitaria in cui lavorare sugli animali è essenziale. In questi ambiti esistono serie e restrittive regolamentazioni cui è necessario attenersi per garantire agli animali un trattamento per così dire conforme ai loro diritti. Il problema, perchè esiste un problema, è che l’animale spesso diventa un “reagente” come un altro ed il suo utilizzo tende ad essere esteso anche a campi di ricerca in cui si potrebbe procedere in modi alternativi, seppur magari impiegando più tempo.
Sto divagando.
L’ultimo concetto che mi preme sottolineare è che se si sceglie di dare il 5×1000 alla ricerca lo si dovrebbe fare in maniera intelligente. Un buon modo per farlo è finanziare associazioni private come Telethon. Un pessimo modo è devolverli alle Università Italiane. Il motivo è presto detto: in Italia non solo vengono dati pochi soldi alla ricerca universitaria da parte dello Stato, ma quelli che vengono dati sono spesi malissimo e tengono in piedi un sistema schifoso di raccomandazioni e incompetenza più simile ad un feudo che non ad un ambiente di studio. Nell’ambito medico scientifico le associazioni serie finanziano solo i laboratori seri, quelli che producono scienza e non che campano facendo un cazzo. Tra questi ci sono anche laboratori universitari? Sì, quindi comunque si starà finanziando la ricerca universitaria, solo selezionando quella che funziona.
Il discorso è complesso, ovviamente non penso che l’università italiana non vada finanziata (o, peggio, che vada “privatizzata”) perchè parte del problema deriva anche dal fatto che ci sono pochi soldi, tuttavia credo che prima che finanziata vada riformata come si deve.
Sto divagando di nuovo.
Ad ogni modo il concetto è che io, da studente di dottorato laureato in biotecnologie farmaceutiche, il mio 5×1000 lo do a Telethon.
Chiudo (era ora cazzo, post interminabile) sottolineando come questa infinita sfilza di schifezze sia roba squisitamente Italiana. In Germania se vuoi finanziare la chiesa ti dichiari credente e gli giri cinquanta eurozzi al mese. Se non lo fai però te li tieni in tasca.
Anche la ricerca qui è finanziata dallo Stato senza bisogno di campagne di sensibilizzazione al cittadino.
Questo non per dire che qui sia il paradiso, ma per sottolineare ancora una volta che pur essendo il posto dove vorrei essere adesso, l’Italia è una merda.

La classe politica italiana non è acqua. Purtroppo.

Dopo giorni di astinenza dalla scrittura del blog riprendo trattando ancora una volta di politica.
Non me ne si voglia, mi piacerebbe parlare anche d’altro, ma non ho molti argomenti in faretra ultimamente. Il risultato di questa sera a S. Siro oltretutto mi impone di glissare in toto sull’argomento calcio nonostante io mi sia imposto nell’annuale sfida del Fantacalcio.
Ad ogni modo vorrei parlare di Marcello Dell’Utri.
E’ un argomento che fa schifo, lo so, ma stando in Germania non so quale rilevanza possa aver avuto questa notizia nel mio paese e quindi ne parlo anche io, sicuro di ripetere cose che i TG nazionali hanno già mostrato fino alla nausea.
La procura di Palermo ha chiesto un inasprimento della pena per il sopracitato senatore del Popolo delle Libertà rispetto alla condanna infera in primo grado. Fino a qui nulla di interessante. Ad avermi lasciato un po’ così sono state le dichiarazioni dell’imputato che ai microfoni afferma in merito al processo: “Io sono… ho detto che faccio il deputato… faccio l’imputato, non il deputato. No? Per cui sono diciamo così vestito della carica di deputato per difendermi dai processi. L’ho detto e lo confermo. Che cosa farò dopo non lo so. Se non ci fossero per me questi problemi di carattere giudiziario io sicuramente non farei il deputato. Questo lo posso assicurare. Nel momento in cui mi chiuderanno tutto, basta…”.
Sembra assurdo, lo so, ma ha detto proprio così e al minuto 3.00 di questo video è possibile sentire la dichiarazione per bocca proprio del senatore.
Ormai non solo è possibile utilizzare la politica per scampare ai processi, ma è diventato addirittura lecito vantarsene.
Peggio, si fa passare la cosa come fosse una seccatura. Del tipo: “Che due coglioni dover prendere uno stipendio stratosferico come senatore senza dover realmente svolgerne le mansioni, ma solo per poter scansare le condanne…”.
Nel vasto bestiario dell’italica classe dirigente però non c’è solo questo. Ha recentemente fatto il suo ingresso anche il famigerato Bossi jr. Sì, quello che nonostante il padre ed i mille ricorsi è riuscito a farsi stampare tre volte alla maturità. Ora per carità di Dio, non ho nulla contro chi non è un fenomeno a scuola, anzi, alcuni dei miei più cari amici hanno avuto lo stesso problema. Uno di questi gli somiglia anche un po’, sicuramente come fisionomia, ma potrei scommettere anche da un punto di vista gergale. Il punto quindi non è che critico a priori chi non ha un buon rapporto con l’istruzione, ma cazzo, la classe politica che tira le redini di un paese non può essere formata dalla “gente comune”, sennò che cazzo li strapaghiamo a fare? Ad ogni modo anche a voler sorvolare sulla non brillantezza culturale del soggetto, come si può decidere di intraprendere una carriera politica per un paese di cui non ci si senta parte?Ora mi rivolgo a te, caro il mio Renzo. A sto punto il dubbio che in realtà non te ne freghi un cazzo, che tu non sappia fare un cazzo e che tu voglia fare politica perchè col padre che ti ritrovi puoi permetterti questa scappatoia invece di lavorare come tutti i comuni mortali, beh, mi viene. Ed allora mi sento di dovermi scusare verso i miei amici che, resisi conto che la scuola non faceva per loro, hanno deciso di andare a fare un lavoro onesto per portare a casa la pagnotta. Mi devo scusare per averli paragonati a te che sei solo un cazzone ignorante che ha la fortuna di avere un padre ormai impossibilitato a rifilarti i calci in culo che meriteresti (e che conoscendo il soggetto ti darebbe pure volentieri). Sei il manifesto del peggio della generazione nata nella bambagia e te lo dice uno che non è che ha fatto la guerra, ma che ancora ancora il concetto di “guadagnarsi da vivere” ce l’ha presente.
Vorrei conoscerli, i tredicimila fenomeni che ti hanno votato.
Ha ragione Gigi Riva: “Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno ne farà una malattia…”.
Grande, Rombo di Tuono.
Vabbè, è giunta l’ora di andare a letto.
Il prossimo post, salvo imprevedibili avvenimenti impossibili da non commentare, non parlerà di politica.
Cazzo, ci sono anche cose belle nella vita.
Tipo che questo week-end me ne vado a Bruges con la Polly e degli amici che ci faranno visita dall’Italia.
Oppure tipo “Amen”, il primo disco dei My Own Private Alaska che secondo me è stratosferico.
O anche il fatto che probabilmente riuscirò ad andare a Bochum a vedermi la sfida salvezza dell’ultima giornata contro l’Hannover.
Ah già, di calcio però ho detto che non parlo.

“I couldn’t care less” (cit.)

L’Osservatore Romano in questi giorni ha pubblicato un articolo di rivalutazione dei Beatles da parte della Santa Sede.
Ringo Starr ha commentato come da titolo.
Applausi a scena aperta.
Chissenefrega. Era ora che qualcuno facesse presente che non siamo tutti qui ad aspettare che la chiesa dica la sua su ogni argomento. A molti non frega nulla e, devo ammetterlo, si vive altrettanto bene. Ringo Starr riesce con una frase dove intere generazioni di centrosinistra d’opposizione hanno fallito e continuano a fallire, con una semplicità ed una natturalezza che lasciano effettivamente spiazzati, ma solo perchè non si è abituati al fatto che qualcuno dica le cose come stanno quando di mezzo c’è il clero. Di contro, alla chiesa sono serviti quarant’anni per rivalutare i Beatles, qualcuno di più per ammettere il silenzio ignobile sulle leggi raziali. Non oso pensare quanto gli ci vorrà per fare mea culpa sulla pedofilia e magari chiedere anche scusa per aver lasciato parlare uno come Bertone in un momento tanto delicato.
Bertone che, per altro, ogni volta che apre bocca incrina non di poco il mio credo nella non violenza.
Ad ogni modo grande Ringo Starr, da sempre il mio Beatles preferito perchè indubbiamente il meno hippie e, a mio avviso, il più punk.
Oltre che il più brutto, s’intende.

Io, nel dubbio, sto con Emergency

Io della questione degli italiani di Emergency rapiti/arrestati in Afghanistan so poco e nulla.
La Polly ha preso a cuore la vicenda, ma io non ho fatto altrettanto e quindi ora parlerò da perfetto disinformato sulla base di quel poco che ho letto in merito.
Nel dubbio io credo che Emergency non abbia fatto nulla di male e che le armi trovate in quell’ospedale siano più o meno della stessa fattura di quelle reperite nella scuola Diaz di Genova.
Questa è una mia sensazione e posso pure sbagliarmi.
Di certo al momento c’è solo che questi tre arrestati/sequestrati (a seconda delle fonti) non sono ancora stati processati e che la loro colpevolezza non è stata provata. Per carità, magari poi si tratta davvero di tre terroristi e nessuno pretende che siano innocenti a priori, però a mio avviso per adesso la Farnesina dovrebbe unicamente dichiarare con fermezza di “esigere chiarezza sull’argomento in pieno rispetto dei diritti civili ed umani di queste persone”. Altre dichiarazioni del tipo: “sono Italiani, ma erano li per i cazzi loro”, parafrasi dell’ufficiale “Le persone in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile nè direttamente nè indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”, al momento Frattini potrebbe pure tenersele per se.
Se ricordo bene quando morì Quattrocchi nessuno dal ministero fece la corsa a dire che era lì per i cazzi suoi. ATTENZIONE: trattasi di situazioni enormemente differenti che non possono essere paragonate sul piano dell’accaduto, ma che possono essere termini di paragone su come la Farnesina si approcci alle questioni in maniera decisamente strumentale, cosa che non credo dovrebbe fare.
Il punto della questione è che in Italia ormai tutto è campagna elettorale, tutto è utilizzato per gestire i consensi e creare stereotipi. Emergency – comunisti – terroristi. Questo gioco al massacro già fa schifo fatto dai politici durante la campagna elettorale (che da noi poi ha la simpatica peculiarità di risultare perenne dalle politiche del ’94), ma messo in mano alle istituzioni che dovrebbero rappresentare tutto il paese e non solo chi ha votato la maggioranza in carica è addirittura eticamente infame.
Roba di cui sarebbe bene iniziare a vergognarsi.
Come ho già detto della questione in se non mi curo molto ed il mio “Io sto con emergency” è un po’ messo lì a priori. Diciamo che in un paese dove ci sono fondamentalisti religiosi pronti a farsi esplodere in mezzo ai civili, truppe d’invasione d’ogni tipo, governi fantoccio pronti a diventare il nemico di domani e medici che cercano di salvare delle vite, io prenderò sempre e comunque le parti di questi ultimi.
Questo è un blog d’opinione, mica di informazione. Io do un mio parere su alcune notizie, ma spero bene che la gente si documenti e vada a farsi un’opinione propria in merito. Non vengo pagato per pensare per tutti, io, e questo non è il TGn.
Ad ogni modo la cosa realmente interessante dell’articolo di Repubblica che ho letto prima di parlare di tutta questa faccenda, è l’ultimo paragrafetto che riporto di seguito:

La Nato si scusa per l’uccisione di alcuni civili. Sempre oggi, il presidente afgano Hamid Karzai accusa le truppe della Nato di aver ucciso quattro civili a Kandahar aprendo il fuoco su un autobus che si era avvicinato a un convoglio di militari stranieri. La Nato ammette di aver sparato contro il pullman ed esprime “profondo rincrescimento” per la morte dei quattro civili.

Questo giusto per dare un po’ l’idea del posto in cui ste cose stanno succedendo. Nel mio giornale ideale questa sarebbe la notizia centrale e la storia di emergency il paragrafetto conclusivo. Non per altro, ma perchè se alla lista delle parti in causa previa elencate ci si aggiungono civili che come unica colpa hanno quella d’esser nati lì, beh, la mia preferenza si sposta.
E poi a me il “profondo rincrescimento” m’ha belle che rotto il cazzo.

Ho scelto di non scegliere (cit.)

Prima che parta il classico e ormai decisamente stucchevole carrozzone televisivo in cui tutti i vari candidati di tutte le varie coalizioni si impegneranno a dire che hanno vinto loro, a questo giro voglio pensare che probabilmente ho vinto io.
Io che, per la prima volta da quando ne ho il diritto, ho scelto di non recarmi alle urne.
Potrei facilmente motivare con il fatto che sto all’estero e che rientrare solo per votare il week end prima di Pasqua mi sarebbe risultato non solo dispendioso, ma anche tremendamente seccante, tuttavia non è una precisazione che tiene.
Chi mi conosce sa benissimo che, se davvero mi fosse interessato farlo (come era qualche anno fa), un modo per rimpatriare ed esprimere la mia preferenza l’avrei trovato.
Se non ho votato quindi è perchè non ho voluto votare.
Oggi, tra un esperimento ed una delle tante proiezioni sui vari siti dei quotidiani italiani, mi sono preso qualche secondo per rileggere quanto scrissi in occasione delle ultime elezioni politiche. E’ evidente che sto peggiorando. Solo due anni dodici mesi fa ritenevo sbagliato l’astenersi dal voto ed oggi sono qui a manifestare approvazione verso il boom dei non votanti. Ok, è sicuramente vero che se già ha poco senso spendere soldi per rientrare in Italia ad esprimere una preferenza, non ne ha proprio rientrare per annullare la scheda. In condizioni normali con tutta probabilità avrei annullato, magari utilizzando qualche inutile, ma assai soddisfacente frase ad effetto incisa sulle schede con la matita copiativa. Nella situazione in cui mi trovo però la scelta più facile per esprimere dissenso e disinteresse nei confronti della classe politica italiana è l’astensione, quindi eccomi qui a scrivere l’apologia al non voto.
Stando ai dati, il 34,8% degli aventi diritto ha deciso di non recarsi alle urne. A questi dovranno aggiungersi coloro che hanno annullato la scheda o che l’hanno lasciata in bianco. Più di un Italiano su tre, in definitiva, ha scelto di non scegliere.
Sono numeri grossi.
Rispetto alle scorse Regionali l’incremento delle astensioni è del 7,5%, 8,5% se si restringe il cerchio alla mia cara ed amata Lombardia.
Questi sono dati che, in un paese civile in cui l’astensione non è consuetudine, dovrebbero far riflettere la classe dirigente in toto. Nella mia testa questa dovrebbe essere l’occasione per i nostri politicanti di dire: “Prendiamo questo segnale preoccupante come indice del non aver fatto il nostro dovere al meglio. E’ colpa nostra.”
E’ inutile girarci intorno, è veramente così che stanno le cose. Invece le mie proiezioni vedono il 97,5% dei politici in TV, questa sera e domani, a dire che per un motivo o per l’altro, il risultato è buono. Bersani dirà: “Questo deve portare Berlusconi a capire che deve iniziare a parlare dei problemi della gente.”. Cazzo, quante volte gli ho sentito dire questa frase? Quanto ci vorrà per fargli capire che lui è uno dei “problemi della gente”?
Ma Berlusconi non sarà da meno e dirà: “Tutto questo è frutto del clima d’odio generato dalla sinistra e dalla magistratura politicizzata”. Forse, se interrogato riguardo alle astensioni, millanterà anche di radicali sdraiati fuori dai seggi e gli elettori gli crederanno.
E questo è un altro dei “problemi della gente” di cui Bersani si riempie la bocca e per cui nè lui nè nessun’altro pare avere soluzione.
D’altra parte l’unico atto che ricordo del centro sinistra durante questa campagna elettorare è stato il tentativo, fortunatamente non andato a buon fine, di trombare Vendola in Puglia. Il buon Niki mi è simpatico. Con tutta probabilità, se è osteggiato anche dalla sua parte politica, è perchè forse qualcosa sta facendo.
L’italia ormai è un giocattolo lasciato dai suoi possessori in mano a bambini viziati che finiranno per romperlo.
Toglierglielo di mano ormai è impossibile, l’unica cosa che potremmo e dovremmo fare è dar loro una sonora sculacciata.

NdM: I dati citati sono tratti da Repubblica.it, ad eccezione delle mie personali previsioni.

Manovre per rendere la televisione migliore.

Ci sarebbe molto di cui parlare a voler trattare dell’attualità italiana in questi giorni, ma ho deciso di focalizzarmi sull’aspetto televisivo della questione.
Sono altrettanto conscio del fatto che anche in quell’ambito ci sarebbe molto, troppo da dire, ma io voglio restringere ulteriormente il campo a coloro che vengono cacciati ed oscurati dalla TV italiana di Stato, ovvero mamma Rai, perchè si limitano ad esprimere il loro pensiero anche quando questo non è ossequioso nei confronti di chi comanda.
Voglio parlare di… Aldo Busi.
Leggo oggi sui giornali che il noto scrittore sarebbe stato esiliato con effetto immediato dalle televisioni di Stato a causa di una sua esternazione sul Papa in merito ad una riflessione sull’omofobia. Per chiarire meglio la questione non solo linko il video del passaggio incriminato, ma riporto anche testualmente. Sia mai che, un domani, il video sparisca dalla rete. Busi dice: “… però dico che se anche il Papa si scaglia contro gli omosessuali forse quello che… ormai è risaputo: l’omofobo è un omosessuale represso.”
Non mi interessa entrare nel merito della veridicità o meno della tesi, quel che mi interessa è analizzarne il contenuto ed i provvedimenti che ha scatenato, con le adeguate premesse.
Io comprendo, pur non condividendo, l’allontanamento dai programmi televisivi in caso di bestemmia come accadde al buon Roberto “Parola di Baffo” da Crema, per intenderci. Non condivido non perchè sia favorevole a certe esternazioni sullo schermo televisivo, intendiamoci. Sono il primo a ritenere doveroso un processo che porti alla diffusione, da parte dei mezzi di comunicazione di massa, di un certo tipo di educazione. Secondo me tutto il linguaggio scurrile, di ogni genere e tipo, andrebbe rimosso dalle televisioni. Tuttavia fatico a credere che la motivazione di Rai o Mediaset sia l’evitare di diffondere la maleducazione, visto e considerato che entrambe le reti passano reality in cui il linguaggio è colorito a dir poco. E non mi pare neppure che nessuno venga espulso da un programma televisivo perchè utilizza parolacce o linguaggio inappropriato di tipo “laico”.
Ad ogni modo Aldo Busi non ha bestemmiato, ma semplicemente accostato al Santo Padre la definizione di omosessuale represso. Ritenere questa un’offesa è implicitamente accostare alla parola omosessuale un significato offensivo e dileggiatorio che, se non erro, non ha. Avesse detto: “il Papa è un frocio” sarebbe stato diverso. Ritenere quindi la parola “omosessuale” un’offesa è implicitamente fare ammissione di omofobia, indi per cui anche definire il Papa come omofobo non risulterebbe poi così sacrilego. Quindi, stando all’analisi di ciò che Busi ha detto, si può pensare che sia condivisibile o meno, ma tutto pare fuorchè abbia rivolto al Santo Padre parole di insulto.
Poniamo però il caso sopra citato, ovvero che il cattolico medio ritenga quella di Busi un’offesa imperdonabile, perchè è necessario prendere provvedimenti così seri nei suoi confronti?
Una risposta potrebbe essere che nelle TV del nostro paese non è concesso parlare del credo religioso altrui in toni che potrebbero offendere la sensibilità dei credenti. Così fosse non avrei nulla da obbiettare.
Tuttavia a questo punto riterrei opportuno bandire dalle televisioni anche la signora Santanchè che, in questo video, così si esprime nei confronti del massimo profeta dell’Islam: “Maometto era un pervertito pedofilo in quanto aveva diverse mogli tra cui l’ultima di soli nove anni di età“. Tralasciando l’assurdità della frase, talmente decontestualizzata rispetto ad un momento storico e culturale che non è certo il presente da risultare di per sè risibile, ritengo di non sbagliarmi nel ritenere la definizione di “pervertito e pedofilo” ben peggiore di “omosessuale represso”.
Non mi risulta, tuttavia, che la signora Santanchè abbia dovuto subire alcun tipo di conseguenza dopo questa esternazione, quindi forse il motivo per cui l’uscita di Busi è intollerabile e quella dell’esponente del Movimento per l’Italia no è che la prima offende un largo numero di persone mentre la seconda solo una monoranza. Nel nostro paese, intendo.
Così fosse non credo sia tollerabile, per un paese civile, che vengano fatte certe differenze.
Meno male che così non è. Perchè insultare una vastissima parte del popolo italiano, usando un termine indiscutibilmente offensivo e volgare, è ritenuto tollerabilissimo dalla nostra televisione. Anzi. Proprio il nostro premier, che di TV ne ha tre e si batte quotidianamente per gestire anche le tre non di sua stretta proprietà, in questo video si permette di apostrofare diciamo il 35% degli Italiani come “coglioni che fanno il proprio disinteresse”.
Allora perchè tutta questa avversione per il povero Busi?
Io proprio non riesco a spiegarmelo. Tuttavia credo che nemmeno chi ha deciso per questo linciaggio mediatico possa spiegarne le motivazioni senza entrare in contraddizione o risultare ipocrita.
Meno male che a queste persone nessuno chiede spiegazioni.

Chi ha orecchie per intendere…

Quello riportato qui a fianco è uno dei tre spot d’autore che Intesa San Paolo ha deciso di far circolare sulle reti televisive del nostro bel paese. Non so se stia girando per davvero o no, purtoppo non posso più seguire la TV italiana, però in rete c’è arrivato, la gente ha iniziato a parlarne ed io, di conseguenza, voglio spender due parole in merito.
Per prima cosa mi permetterei di fare due pulci alla storia narrata nel promo. Claudio “33 anni, laurea con lode e dottorato (o PhD come dicono in America)” è il protagonista della favola. Facendo due conti a quell’età, se è bravo come si lascia intendere, a Los Angeles deve aver fatto il PhD e almeno un post-doc, se non due. Verrebbe da dire che uno non fa dottorato e due post-doc nello stesso laboratorio, se vuol davvero fare questo lavoro, ma qui andrei sulla pignoleria e non è questo quel che mi preme adesso, quindi passo oltre. Sta di fatto che a questo punto decide di ritornare in Italia a fare il PI, ovvero il capo laboratorio. Il professore americano gli fa il suo in bocca al lupo, la morosa americana sclera un po’, ma lui è deciso e parte. Domanda: dove cazzo va? Qualcuno gli ha spiegato che per tornare a fare il PI in Italia, in Università, deve fare milioni di concorsi che non vincerà mai perchè il suo posto è già assegnato ad almeno tre diversi sgherri che hanno sacrificato la scienza per restare a far da schiavi a qualche cattedrato? Forse no. Però, grazie al cielo, in Italia non c’è solo l’università e questo Claudio lo sa. Lui a Los Angeles ha pubblicato bene, diciamo un paio di primo nome su Nature/Science/Cell, ha un buon curriculum e quindi applica a Telethon e vince un posto da PI al Tigem di Napoli. Bravo. Come lui ce ne saranno 1 su un milione, anche e soprattutto considerata l’età, ma ci sono e quindi bravo. Adesso qualcuno mi spiega in tutto questo che ruolo può mai ricoprire Intesa San Paolo?
Sul serio, qualcuno me lo spieghi perchè io non lo capisco. Mi pare ovvio che non abbia la minima intenzione di finanziare la ricerca, visto che in gergo scientifico “finanziare” non vuol dire prestare dei soldi, ma regalarli. Potrei non prendere bene il fatto di essere emigrato proprio quando le banche iniziano a regalare denaro invece che succhiarlo come sanguisughe.
Forse però ho capito male. Forse quello che Intesa fa per Claudio, il ragazzo dello spot, esula dalla ricerca e si riferisce alla sua vita privata. A quel punto non capisco perchè scegliere il ricercatore come figura e non un qualunque ragazzo che decide di rientrare a lavorare nel suo paese, forse perchè la figura del ricercatore fa sempre un po’ più pena delle altre, ma ad ogni modo ok. Diciamo che Claudio ha bisogno di una mano per rifarsi una vita a Napoli, insieme a Kate, e quindi si rivolge alla banca amica dei ricercatori.
Sono così andato, per curiosità, a vedere sul sito di Intesa San Paolo i servizi che offrono ai giovani, ricercatori e non. Alla fine Claudio ha 33 anni e Kate forse pure qualcuno meno, quindi rientrano ampiamente nella finestra d’età necessaria per poter accedere a questi privilegi.
I due possono ad esempio aprire un conto a zero spese con operazioni on-line (ZEROTONDO). Wow. Non so quante banche non abbiano ormai conti di questo tipo, ma anche fosse l’unica mi chiedo in ogni caso cosa ci sarebbe di così straordinario in un ente che ti chiede di prestargli i tuoi soldi e non ti paga nemmeno. A sto punto te li tieni nel materasso, no? Vabbè, Claudio sta a Napoli e non vuole rischiare, quindi ok fa bene ad aprire il conto.
Costantemente in due su uno scooter però non possono andare avanti, ‘sti poveri figli (oltretutto, non per apparire razzista, ma è assodato che glielo fottano la prima settimana e non potendo nemmeno assicurarlo credo che presto o tardi avrà bisogno di una macchina. Se compra un altro scooter c’è da farsi due domande su come abbia avuto quei risultati nella ricerca.). Avranno bisogno di un’auto ed essendo ricercatori, indi privi di risparmi di sorta, potranno chiedere ad Intesa di far loro un prestito (PRESTITO GIOVANI). Purtroppo però Intesa chiuderà loro la porta in faccia perchè nessuno dei due ha risieduto in Italia gli ultimi due anni e quando avranno due anni di residenza, finalmente, saranno fuori dalla finestra temporale che consente di richiedere il prestito. Una sfiga, perchè avrebbero potuto farsi prestare 30.000 euro per renderne 35.000 dopo ventiquattro mesi (spannometricamente).
Servirà loro pure una casa, direi. Possono provare per un mutuo (DOMUS GIOVANI), ma come sopra Kate non ha i requisiti di italianità necessari per avere il prestito. Claudio invece dovrebbe poterlo ottenere anche senza un lavoro fisso e quindi siamo a posto. Ora, sul sito non se ne parla, ma credo che al buo Claudio qualche garanzia la chiedano comunque (l’ipoteca sull’immobile acquistato con i soldi della banca pare non bastare più).
Per finire, la coppia coraggiosa dello spot può anche scegliere di far partire un maxi investimento (EURIZON META GIOVANI) in cui affida un tot dei suoi risparmi nelle mani della Banca per almeno 5 anni per riuscire finalmente ad avere qualche spicciolo di interesse. Anche fosse vantaggioso (non ho tempo nè voglia di fare una simulazione on-line per capire quanto realmente frutti la cosa) non so quante coppie che devono costruirsi una vita in un nuovo paese, con un affitto da pagare (perchè di comprar casa, come detto, temo non se ne parli) e tutte le spese del caso, abbiano anche del valore aggiunto da investire. Che lavoro abbiamo detto che facevano Claudio e Kate? Ricercatori? Ah, ecco.

Politica/Informazione – Split post

Side A – Politica
Pur essendo in Germania non posso fare a meno di seguire quanto sta avvenendo nella mia cara Italia riguardo le prossime elezioni amministrative. In particolare, ovviamente, mi riferisco a quanto accaduto alla lista Formigoni in quel della Lombardia e alla lista Polverini in Lazio. Lo dico subito: trovo che non dare la possibilità ad un numero elevato di persone di esercitare il proprio diritto fondamentale sia quanto di più antidemocratico possa esistere. Per questo sono molto più che solidale nei confronti di tutti i cittadini incazzati che, se le cose andranno come dovrebbero andare, saranno costretti ad un voto di ripiego o, come farei io al loro posto, ad un’astensione forzata. In quest’ottica farebbero davvero bene a farsi sentire, questi cittadini. Il problema però è che gli unici colpevoli di questo mezzo disastro sono gli esponenti stessi delle liste in questione e nessun altro. Non ha colpa chi ha notato le scorrettezze fatte nel presentare le liste nè tanto meno chi ha deciso di attuare la legge e, a problema riscontrato, prendere i dovuti provvedimenti. Le migliaia di persone che potrebbero non riuscire a votare dovrebbero prendere i loro rappresentanti ed esigere non solo delle sentite e profonde scuse, ma anche che i colpevoli di questo crimine contro i loro diritti paghino di conseguenza. Invece no, in Italia è tutto buono per fare casino e quindi via ai proclami di rivolte di piazza ed anacronistiche marce su Roma. Si grida al complotto, alla congiura, con una faccia tosta che solo la nostra classe dirigente può ostentare in certe occasioni. E ovviamente tutti dietro a dar ragione a chi sbraita, nessuno che si prenda la briga di dire: “Cazzo, ma pare possibile che io debba perdere il voto perchè un cazzone qualsiasi va a mangiarsi un panino invece di fare quello per cui lo pago profumatissimamente?”. Tutta la gente che c’era in piazza oggi, per esempio, avrebbe dovuto tirare pomodori al grido di: “Non siete nemmeno in grado di farvi votare.” invece di osannare i loro stessi carnefici. Io, almeno, avrei reagito così. E’ anche vero che è difficile che ci sia qualcuno, oggi, per cui mi dispiacerebbe perdere la possibilità di votare. Ah, ho appena appreso che la lista Polverini è stata riammessa. Domani probabilmente toccherà a Formigoni. Quanto ho scritto resta comunque valido, per quel che mi riguarda.

Side B – Informazione
Oggi è stato anche il giorno in cui, tramite il bell’uomo, sono venuto a conoscenza di un esperimento mediatico molto interessante di cui riporto a lato unicamente la parte video. L’intero post è leggibile qui. La notizia su cui verte il documento in questione è che Barak Obama farebbe i suoi comizi in playback, con tutte le implicazioni del caso. Ovviamente la notizia è una bufala, ma non è qui la questione. Il punto sta nel fatto che il post che ho linkato era null’altro che un tentativo di dimostrare che internet non è affatto luogo ove si possono mescolare con facilità notizie vere e notizie false. Il tutto è stato fatto in risposta ad un articolo del Corriere in cui si diceva come la rete, per due italiani su tre, non sia affidabile. Direi che il loro esperimento è riuscito. La cosa buona della rete, infatti, è che è accessibile a tutti e che, di conseguenza, tutti possono “controllarne” i contenuti. Se si diffonde una notizia falsa quindi saranno moltissime le persone a sottolineare come questa lo sia. Esattamente come accaduto nei commenti del post in questione. A meno di un complotto globale che spinge l’intero pianeta a mentire, difficilmente si possono pubblicare notizie false e dar loro risalto senza venir sbuggerati. L’esperimento è stato riporposto in piccolo proprio da Ale che, nonappena ha pubblicato la notizia (al momento presa per buona) si è trovato di fronte a diverse persone che gli hanno segnalato come si trattasse di un falso. La rete funziona bene perchè è di tutti, non c’è un caporedattore, un padrone o un vertice cui rendere conto. E, cazzo, cercare di far passare tutto questo come negativo è ovviamente il gioco di chi un potere sovrano ce lo metterebbe di corsa. E’ tuttavia importante sottolineare come l’informazione on-line sia utile solo se sfruttata e sempre l’esperimento in questione offre la dimostrazione di quanto ho scritto. Appena vista la notizia sul wall del bell’uomo, oggi, ci sono cascato come una pera, ma ho comunque deciso di controllare le fonti. Ho così cercato in google se c’era tracca di questa notizia su altri siti ed ho anche cercato sul sito della Casa Bianca la fantomatica lettera di scuse citata nel video in questione. Questo perchè, come reazione alle notizie che mi interessano, ho l’abitudine di approfondirle e verificarle. Se non avessero immediatamente detto tutti che era un falso, ci sarei comunque arrivato io tramite ricerca. Questo vuol dire informarsi ed è una cosa che con la TV non si può fare e, purtroppo, lo si può fare sempre meno anche con i giornali. Ecco perchè la rete da fastidio a molti ed ecco perchè c’è una campagna in atto per fare in modo che la gente vi riponga sempre meno fiducia. La rete è un contraddittorio continuo, la TV no. Semplice e facile.

Sono un immigrato

La questione casa qui inizia a diventare un problema.
Il grosso difetto dell’intimissimo nido in cui io e Polly viviamo ora è che se uno dei due ha intenzione di guardare un film l’altro deve fare altrettanto.
Sentire un cd? Uguale.
Chiamare casa? Idem.
L’unica cosa che si può fare “da soli” è navigare in internet, anche perchè c’è un solo cavo di connessione ed un solo posto per piazzare il PC. Mentre uno naviga l’altro può stare a letto a leggere, oppure a letto a dormire, oppure a letto a fare quello che vuole. L’importante è che stia sul letto e non si alzi, perchè di spazio non ce n’è.
Perfino andare al cesso diventa parte della vita di coppia.
La cosa in settimana non è più di tanto un problema, visto che in casa alla fine ci si sta giusto la sera. Il dramma è tipo la Domenica, quando qui non ci sono aperte neanche le chiese e, col clima che ci si ritrova, le motivazioni per uscire vengono meno. Il Sabato è diverso. In giro si può stare, c’è vita e fare due passi per il centro è piacevole. Oltretutto gran parte del pomeriggio la passiamo nella lavanderia a gettoni, luogo sempre foriero di gioia e gaudio (specie quando parte l’asciugatrice) e quindi veramente il problema qui è unicamente domenicale. Con tutta probabilità non avere neanche le partite da guardare aggrava di non poco la situazione.
Ad ogni modo il problema c’è e va risolto.
Questo è il principale motivo per cui ci stiamo sciroppando visite continue ad appartamenti in affitto, nella speranza di trovare quello che faccia al caso nostro.
E’ bene precisare che, fino ad ora, tutti facevano al caso nostro. Ad eccezione del primo, che era un incrocio tra una discarica ed un set porno, noi abbiamo sempre concluso la visita con la frase: “siamo molto interessati, vi preghiamo di tenerci presenti al momento della decisione”. Non che si sia particolarmente schizinosi, quindi. Il problema è che evidentemente siamo noi a non fare al caso di chi affitta. Non mi si fraintenda, lungi da me parlare di razzismo (in Germania poi, tzè), ma inizio a pensare che l’essere immigrati non ci aiuti. Alla fine di ogni visita ci viene infatti fatto compilare un foglio su cui l’affittuario in uscita richiede di annotare nomi, età, introito mensile e numero di telefono ed in base a queste informazioni il padrone di casa, che non è mai colui che fa visitare la casa, sceglierà il vincitore. Senza neanche guardarti in faccia, solo sulla base di quelle poche informazioni. Ora, se mi fermo ad analizzare le voci, scopro che:
– solitamente siamo i più anziani sulla lista. Per queste cose dovrebbe essere un pregio visto che l’età è inversamente proporzionale all’attitudine a fare casino o danni.
– solitamente siamo quelli con il reddito più alto. Questo anche perchè non è che stiamo cercando tra le ville, ma tra appartamenti che solitamente vanno a studenti. Anche in questo caso quindi, dovremmo avere la preferenza per noi.
– siamo una coppia. Questo potrebbe non essere indicativo, ma in realtà qui pare conti molto perchè limita, agli occhi degli affittuari, il via vai di gente nonchè il casino che potrebbero fare due ragazzi/ragazze che dividono un appartamento, ma che hanno vite private separate. Anche in questo caso quindi, tutto dovrebbe andare bene.
A questo punto rimangono due scelte: o il nostro numero telefonico suscita parecchie antipatie, oppure forse i nostri nomi suonano meno bene di quelli teutonici nelle orecchie dei padroni di casa. Non avendo prove in merito però, mi limito a pensare che siamo stati unicamente molto sfortunati e che dobbiamo solo insistere. Oggi intanto ci è toccato riconfermare il loculo dove stiamo ora anche per Aprile, visto che l’alternativa al momento è il marciapiede. Attualmente saremmo disposti anche a pagare doppio affitto un mese, se trovassimo qualcosa di più grande da Aprile, ma questo non pare aiutarci.
Vedremo.
Il concetto è che, per il sottoscritto, non è facile vivere non sapendo dove andrà a dormire tra qualche settimana e questo lo spinge ad avere un po’ il Cristo rotante.
Oltretutto pure la Polly inizia ad essere demoralizzata, ma per quel che la riguarda il grande problema è soprattutto non avere un forno. Puntualizzo inoltre che il suo di Cristo è bello stabile e temo tutto questo non basti a cambiare le cose.
In any case la vita prosegue. Sta sera io e la Polly ci spareremo un’altra cena thay, cucina che ormai ci ha conquistato, prima che io me ne vada a tentare di entrare al live dei Fightstar. Lei andrà a vedere l’ennesimo appartamento, per la prima volta senza di me. Che sia la volta buona?
Intanto, usando sempre Pozzetto come metafora della vita, siamo passati dal “Ragazzo di campagna” a “Casa mia, casa mia”.
Chiudo sottolineando come, sebbene fortemente tentato, non etichetterò questo post con “l’Italia è una merda, ma…” perchè non ho affatto la certezza che in Italia per una coppia straniera le cose sarebbero più facili e, anzi, se penso a certi discorsi anche solo del sindaco del mio paese mi girano ancora di più i maroni.