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Musica

Brand New

Che dire del concerto di ieri sera?
Sicuramente la stagione live 2007 è iniziata con il piede giusto.
Al Rainbow Club di Milano ci saranno state non più di 200 persone all’arrivo mio e della Bri.
In loco ho subito incontrato la Betta (che ringrazio per le foto*), Carlo e ho potuto finalmente associare un volto al nome SafeBet, al secolo Mattia, di Emotional Breakdown.
E’ sempre piacevole fare quattro chiacchiere con gli amici da concerto.
Partendo con la “recensione” del live bisogna per prima cosa spendere qualche parola sui mewithoutYou.
Trattasi di gruppo indie ipercattolico (da lì il nome iosenzaTe, ovvero io senza Dio) caratterizzato da linee musicali molto molto buone e da una voce, con annesso frontman, che o si ama o si odia.
Personalmente, in dimensione live, l’ho adorato. Una sorta di sosia ufficiale di Gesù che parte a cantare con giaccone, felpa, camicia, maglietta, cappello e sciarpa ed inizia a spogliarsi sul palco durante la performance, in preda ad un delirio mistico che lo porta a gridare al mondo il suo amore per Dio. Veramente fenomenale. Per capire quanto abbia lasciato il segno, Carlo a fine set mi ha detto: “Non credo in Cristo, ma credo in lui.”.
Decisamente una bella sorpresa, questa band.
Il pezzo forte però è subito dopo.
I Brand New hanno suonato per un’ora e mezza ad altissimo livello.
Tolti i primi pezzi, in cui Jesse ha cantato in maniera pessima facendomi ampiamente girare le palle col suo atteggiamento da figlio illegittimo di Kurt Cobain, la band è venuta fuori al meglio.
Non si scherza, i numeri ci sono.
I pezzi sono praticamente tutti ottimi, seppur così diversi all’interno dei tre album, e durante il concerto è stato dato spazio un po’ a tutte le sonorità. Forse anche per questo il gruppo ha attinto a piene mani da Deja Entendu, disco a metà tra l’emopop del primo lavoro e l’impegnato e maturo rock del nuovo album. Nonostante quanto ho detto prima, devo riconoscere che Jesse ha una voce fantastica ed è perfettamente in grado di usarla. Quando di una band ti piacciono grossomodo tutti i pezzi è difficile valutare una scaletta, però quando viene suonata la canzone che adori e che mai avresti pensato di sentire dal vivo il concerto prende tutto un altro sapore.
Ieri è successo.
A metà concerto parte “Socco Amaretto Lime”.
Voce e chitarra acustica.
Pelle d’oca.
Come sul finale, quando Jesse cambia il testo e si dichiara geloso del nostro essere giovani ed innamorati.
Da lacrime.
Come da lacrime sono state “Me Vs. Maradona Vs. Elvis” e “Jesus”, quest’ultima testimonianza della maturata fede del frontman credo dovuta a grossi guai di salute cui è scampato.
Non sono tuttavia mancati anche momenti meno riflessivi e più energici che hanno saputo coinvolgere tutti i presenti.
Insomma, veramente un bel concerto.
Jesse
*… I just wanna believe, in us.

Manq Music Awards 2006

E’ assodato che io sia un modaiolo.
E’ assodato che le classifiche di fine anno siano ormai un trend globale.
Assommando queste due indiscutibili verità ecco una delle principali ragioni che mi spingono a scrivere questo post.
La seconda è che fare classifiche è assolutamente divertente.
Eccomi quindi pronto ad analizzare l’anno che sta per concludersi in base a quanto ha saputo regalarmi dal punto di vista musicale.
Si comincia.

Migliori cinque dischi:
1° – Brand New – The Devil and God are Raging Inside Me
2° – (+44) – When Your Heart Stops Beating
3° – BoySetsFire – The Misery Index: Notes From The Plague Years
4° – Bad Astronaut – Twelve Small Steps, One Giant Disappointment
5° – Saosin – Saosin

Peggiori cinque dischi:
1° – Angels and Airwaves – We Don’t Need to Wishper
2° – Taking Back Sunday – Louder Now
3° – Matchbook Romance – Voices
4° – Lostprophets – Liberation Transmission
5° – New Found Glory – Coming Home

Migliori cinque live band:
1° – Hundred Reasons (Milano, 13 Maggio)
2° – Bloodhound Gang (Milano, 9 Febbraio)
3° – BoySetsFire (Milano, 26 Giugno)
4° – Lagwagon (Milano, 18 Gennaio)
5° – Underøath (Bologna, 27 Ottobre)

Peggiori cinque live band:
1° – Angels and Airwaves (Milano, 6 Giugno)
2° – Senses Fail (Bologna, 27 Ottobre)
3° – Simple Plan (Milano, 2 Febbraio)
4° – Taking Back Sunday (Bologna, 27 Ottobre)
5° – The Lawrence Arms (Milano, 4 Maggio)

E adesso è il momento di qualche nomination singola:

Batterista dell’anno:
Derek Grant (Alkaline Trio)

Bassista dell’anno:
Evil Jared Hasselhoff (Bloodhound Gang)

Chitarrista solista dell’anno:
Teppei Teranishi (Thrice)

Secondo chitarrista dell’anno:
Josh Bradford (Silverstein)

Voce dell’anno:
Nathan Gray (BoySetsFire)

Dj dell’anno:
D.J. Q-Ball (Bloodhound Gang)

Direi che è tutto.

Cd da viaggio

Sono a casa.
A causa del presunto sciopero selvaggio lavorerò domani mattina.
Oggi si studia.
Una pausa qua e la però non guasta, così in uno di questi frangenti ho prodotto la prima versione di quello che sarà il mio CD di capodanno.
Non è il caso di dare anticipazioni sulla composizione, tuttavia credo ne sia uscita una compilation abbastanza eterogenea. Dura ottanta minuti scarsi in cui si susseguono diciotto tracce pescate all’interno di quello che più mi piace e suddividibili grossolanamente in tre macrocategorie: 6 pezzi molli, 6 pezzi medi e 6 pezzi duri. Non mi sono concesso divagazioni all’infuori dei miei ascolti canonici, cosa che solitamente faccio quando realizzo una compilation, perchè durante il viaggio ci sarà spazio per altri tre CD realizzati da altrettanti passeggeri e quindi mi è sembrato giusto sfruttare tutti i minuti a disposizione per pezzi che realmente ho voglia di ascoltare.
Attualmente ho selezionato i brani, preparato la scaletta ed effettuato un primo mixaggio per eliminare le imperfezioni e le disomogeneità tra le diverse canzoni.
Questa versione dovrà essere masterizzata ed ascoltata in macchina con calma, per vedere se ancora qualcosa da sistemare c’è e, soprattutto, se la scaletta risulta efficace.
Ultimato il lavoro sui pezzi, dovrò occuparmi della veste grafica.

Sosta

Mi voglio prendere qualche giorno di assoluto relax e questo lungo week-end festivo fa proprio al caso mio. Dopo settimane di stress ed insonnia sentivo di dovermi regalare uno stop anche se Lunedì nulla è andato come avrebbe dovuto. L’università a quanto pare vuole darmi gli ultimi colpi prima di lasciarsi sconfiggere ed io ho deciso di porgere l’altra guancia, sperando di assaporare così una rivincita ancora più dolce e tuttavia rischiando di compromettere tutto quanto.
Il primo giorno di riposo è stato ieri e credo proprio di averlo affrontato come si dovrebbe, dismettendo il pigiama alle 19.00 e solo perchè la sera sarei dovuto uscire. Per tutto il giorno non ho fatto che stare a letto a guardare episodi della prima serie del dottor House, prima con la Bri e poi da solo. Come serial non è male, gli episodi sono un po’ tutti uguali però è riuscito là dove avevano fallito illustri suoi simili come Lost, ovvero mi ha appassionato. Molto credo sia dovuto all’adorazione che provo per il protagonista e la sua personalità urticante. Come dicevo prima, la sera sono poi uscito. Era la fatidica serata della sfida di Mafalda, ristorante il cui menù ci era stato presentato come “impossibile da finire”. Come ovvio non ci sono stati problemi nello sconfiggere le tanto temute porzioni e gli unici problemi ci sono stati non tanto per la quantità, quanto per la qualità di alcune portate non proprio prelibate. La serata è trascorsa piacevolmente ed è stata conclusa dalla maggior parte del gruppo al Libra, mentre io e Simo abbiamo preferito tornarcene a casa. Anche la giornata di oggi è stata spesa in assoluto relax tra qualche partita alla playstation e il tentativo di organizzare una visita al Motorshow per domani (Sabato). Purtoppo il proposito di gita è stato presto soppresso per mancanza di adesioni, ma è normale quando si cerca di organizzare qualcosa in una compagnia che passa il 50% del suo tempo a lamentarsi di non fare mai nulla di nuovo e il restante 50% a declinare qualunque proposta si discosti dai programmi standard settimanali. Peccato, ci sarei andato volentieri, tuttavia non è certo una di quelle iniziative che sono disposto a gestirmi da solo pur di portare a termine. Ormai è abbastanza chiaro a tutti che per poter prendere una boccata d’ossigeno dalla routine inarrestabile che ci governa si debba volgere lo sguardo fuori dalla compagnia. C’è chi si affitta una casa in montagna, chi va al cinema con la morosa, chi esce con altra gente, chi va a concerti e chi semplicemente se ne sta a casa sua pur di non dover sopportare la combo venerdì+sabato al pub di turno.
Comunque sia domani ho una giornata da riempire. Dovrò sicuramente preparare qualcosa per la sessione di Lunedì e altrettanto sicuramente vorrò concedermi qualche altra puntata di House. La restante parte della giornata magari la impiegherò nelle prime ricerche dei regali di natale.
Magari.
Più probabilmente dormirò.
A chiudere la sosta quindi sarà il turno della Domenica, dedicata al torneo di Palazzo delle Stelline. Non nutro particolari speranze nell’organizzazione, ma passare un pomeriggio con Sturm, Ace, Darius e Porn ha rappresentato un buon motivo per aderire senza porre questioni.
E’ stato bello tornare a scrivere sul blog e anche l’averlo fatto come una volta era abitudine: in tarda notte.
In sottofondo passano leggere le note di “Twelve Small Steps, One Giant Disappointment” dei Bad Astronaut, colonna sonora quanto mai indicata per questo post e per questi quattro giorni. Il disco sta volgendo alla conclusione e con lui questa pagina e la mia giornata.
Manca un quarto d’ora alle tre e sono sveglio.
Per una volta, tuttavia, sono sereno.

Nel tunnel

Ebbene sì, sono entrato nel tunnel di Myspace.
Non mi è mai interessato avere un “miospazio” oltre a questo blog, tuttavia ci sono eventi per cui vale la pena mettere in discussione anche i principi più saldi e ferrei.
Tornano i Murder, We Wrote.
Per quella che è sicuramente la reunion dell’anno vale la pena di abbassarsi all’utilizzo di uno spazio web che non ha mai destato in me particolari simpatie.
Lo trovo utile solo perchè permette di ascoltare un sacco di musica, tuttavia questo non compenserà mai il fatto che abbia una grafica realmente ripugnante.
Ora però ci sono pure io e quindi tanto vale cercare di utilizzarlo nel modo più poser possibile.
Nel piano di battaglia c’è come prima cosa l’aggiungere alla lista degli amici tutti i gruppi musicali che conosco e che hanno uno spazio lì.
Come seconda, procurarmi la maglietta “Tom is not my friend” tanto in voga negli states.
Chiudo saltando di palo in frasca e regalando una personale standing ovation ad Alex Zanardi, a mio parere uno degli uomini più grandi della storia dello sport.

Non di solo pane vive l’uomo

Se volessi aggiornare il diario di bordo della mia vita oggi, non avrei molto da scrivere.
L’ultimo periodo è stato abbastanza avaro di news e si presterebbe ad una facile sintesi di questo tipo:
– Lavoro: ok
– Università: ok
– Bri: ok
– Amici: ok
– Milan: ko
Non molto da aggiungere.
A questo punto mi prendo un po’ di tempo per parlare di alcuni hobbies cui ho potuto dedicare del tempo ultimamente.
Sono essenzialmente tre, in rigoroso ordine di importanza: musica, cinema e playstation.
Ho sentito un sacco di CD ultimamente, alcuni appena usciti altri più datati, alcuni belli ed alcuni meno belli. Quello che più mi sta appassionando è il primo lavoro dei (+44), disco che non riesco a togliere dal lettore e che quindi lascerò su queste pagine come disco del momento ancora per un po’, anche se con una nuova traccia disponibile in streaming.
Cos’ha di speciale?
Tutto e nulla.
Tutto perchè è bello, a sprazzi è originale, è ben suonato ed è piuttosto vario nel suo insieme. Nulla perchè una volta ripulito dalle velleità elettroniche resta un cd di neo-pop-rock come in giro ce ne sono tanti, anche se a mio avviso spesso meno validi. Nel mio stereo stanno passando molto anche i Saosin con il loro omonimo album di debutto. Anche in questo caso zero innovazione, ma standard molto apprezzabili per le mie orecchie e quindi pollice alto. Stessa premessa vale per “The city Sleeps in Flames” degli Scary Kids Scaring Kids, tuttavia in questo caso la solita solfa mi ha stancato dopo pochi ascolti e quindi il pollice cambia repentinamente posizione. Mi sono preso anche la briga di gettare il muso fuori dal solito contesto, perchè spesso amo cercare nuove sonorità che possano colpirmi positivamente. L’ascolto alternativo è stato così dedicato ad “Oceanic” degli ISIS e al “Greatest Hits” dei Faith no More. In entrambi i casi sono rimasto decisamente deluso, ma credo soprattutto perchè ascolti troppo oltre i miei standard. So che molti mi tacceranno di eresia, ma uno scoglionamento come quello datomi dagli ISIS l’avevo provato solo ascoltando i Tool, il che è tutto dire.
Per chiudere il primo dei tre fronti, mi sono anche dedicato al disco di cartello di questo periodo. Il CD più chiacchierato di questa fine 2006, almeno per il momento, è “The Black Parade” dei My Chemical Romance. Definirlo in una parola è quantomai semplice: vergognoso.
Non credo di poter salvare una traccia, nemmeno il singolone super trasmesso da radio e TV, perchè sentendolo mi viene in mente che i Green Day fecero un lavoro migliore con Minority, estratto del loro peggior album in assoluto.
Credo di aver detto tutto.
Passando al cinema, mi sono tolto la soddisfazione di vedere alcuni film che mi intrigavano da un po’ di tempo.
Forse di alcuni ho già scritto, ma non ricordandomelo farò un breve riepilogo, per punti.
– Match point: siccome tutti mi dicevano di guardare assolutamente un film di Woody Allen, ho scelto questo. Bello. Fino a mezz’ora dalla fine l’ho odiato, ma ai titoli di coda mi sono detto molto soddisfatto.
– Clerks: non ho resistito oltre i quindici minuti.
– Memento: rivisto per caso su Rai Due sere fa. STRE-PI-TO-SO.
– Three Kings: consigliatomi da Orifizio, molto carino. Direi bello, in verità.
– Jerry McGuire: si fa guardare. Niente di che, ma nemmeno brutto.
Ora mi restano da vedere “Munich”, “Syriana” e “Le Relazioni Pericolose”.
Mi piacerebbe andare al cinema a vedere “Babel” e “The Departed”, ma tanto vale rassegnarsi.
Per concludere andiamo all’argomento playstation. Come tutti gli autunni è venuto anche quest’anno il momento di comprare Pro Evolution Soccer, unico motivo per cui in casa mia risiede la console.
Dopo due settimane il giudizio è piuttosto negativo. In primis perchè c’è la Juve nonostante sia in serie B, in secondo luogo perchè lo trovo abbastanza ingiocabile e giocare senza mai vincere alla lunga stanca.
Bene, è pronta la pasta ed è il caso che vada a mangiare altrimenti non esco più e la Bri mi uccide.

Sapore di confusione

Ebbene sì, mi sono fatto la vasca tremenda casamia/estragon ieri.
In solitaria.
Una sorta di Giovanni Soldini emoposer, al volante della mia fantastica autovettura, spinto dal cuore verso un festival che, sulla carta, somigliava molto ad un evento imperdibile.
La giornata è stata progettata al millimetro, tanto che nonostante gli immancabili inconvenienti il tutto si è svolto secondo copione.
Sono uscito prima da laboratorio, intorno alle 13.30, così da arrivare a casa e darmi un paio di ore di sonno prima di partire. Il tutto ovviamente nell’ottica del ritorno.
Così è stato e per le 16.30 mi sono allacciato la cintura e ho preso la via per Bologna.
Tempo per arrivare a melegnano: 45′. Passo d’uomo.
Tempo di percorrenza Melegnano-Bologna Borgo Panigale: 1h e 30′. Velocità di crociera di 120/130 km orari, traffico praticamente nullo.
Tempo tra l’immissione in tangenziale dopo il casello di Bologna e l’uscita 7 bis: 1h e 15′. Record di bestemmie battuto senza sforzo.
Ho parcheggiato la macchina all’Estragon per le 20.10, ho rintracciato la Betty ed i suoi amici e sono entrato in tempo per sentire la performance dei Saosin.
Il loro set è stato decisamente positivo. Il cantante ha una voce altissima, ma precisa e ben in evidenza per tutto il concerto. Il genere non offre nulla di nuovo, tuttavia dietro alle pelli si trova un tizio veramente impressionante e questo, si sà, per una mia valutazione positiva vale tantissimo.
Hanno suonato mezz’ora, come da copione, ed alla fine sono stato contento di non essermeli persi.
Concluso il primo round ho avuto occasione di valutare il posto e l’affluenza.
Mi rincresce dirlo, ma un posto come l’Estragon a Milano manca proprio: grande, fuori dall’abitato e con una buona acustica. Se fossi un’agenzia che organizza concerti e che ama la qualità del prodotto che offre ne organizzerei più lì che al Transilvania Live, tuttavia da brugherese apprezzo molto che Milano resti la capitale dei concerti italiani.
Sulla gente pervenuta all’evento invece le sorprese sono poche: media affluenza e livello di poseraggine incalcolabile. Tutti gli ingredienti per fare di un concerto un buon concerto.
I tempi sono stati piuttosto serrati, per mantenere fede alla scaletta prevista dall’organizzazione, così dopo soli 15 minuti hanno fatto il loro ingresso sul palco i Senses Fail, uno dei due gruppi che hanno innescato la mia voglia di trasferta.
Grande delusione.
Il frontman della band è veramente un incapace. Su tutte le parti di cantato pulito, che sono un buon 80% nei loro pezzi, manca di voce, intonazione e tempo.
Io avrei potuto fare meglio.
Spiace perchè la loro scaletta è risultata veramente ben concepita e tutto sommato la band ha suonato in modo decoroso. Il cantante riesce solo a limitare i danni con un siparietto in cui ha esclamato: “This one goes out to Red Hot Chili Peppers. Thank you for making music I hate for over twenty years!” facendomi molto ridere.
Alla conclusione c’è stata una nuova pausa e così ne ho approfittato per un salto al banco del merchandise. L’assurdità è stata che non vendessero i CD, la cosa ormai consueta è stata che le magliette fossero scandalosamente brutte. L’unico indumento che valesse realmente la pena acquistare era la t-shirt dei TBS a righe orizzontali, che come sempre accade per le magliette più belle, era esclusivamente formato donna.
Ho comprato così un kit di adesivi e pins in cui è contenuta una spilletta fantastica, giusto per avere un ricordo della trasferta.
A salire sul palco a questo punto sono stati gli UnderØath. Puro Jesus Christ HC condito di tanta elettronica e sprazzi di melodia. La loro performance è stata suprema. Tanto sono brutti a vedersi, tanto spaccano una volta accesi gli amplificatori. In una parola: enormi. Tutto il set è stato praticamente perfetto e anche la conclusione in cui il cantante ha dichiarato quanto per loro fosse importante il credere in Gesù è riuscita a non infastidirmi eccessivamente. Avrei voluto premiare la loro performance con l’acquisto di qualcosa al banchetto, ma, come detto, non c’era nulla che valesse la pena fare proprio.
La serata procede ed arriva così il turno degli Anti-Flag. Nessun commento possibile perchè non fanno musica che possa piacermi, almeno sentendoli live, tuttavia devo dire che l’impatto che hanno avuto sulla gente è sembrato buono e questo va sicuramente enunciato come un loro pregio.
Da apprezzare anche la morale molto hippy che hanno sfoggiato inneggiando allo stare uniti, all’essere una cosa sola, all’aiutarsi vicendevolmente e via dicendo.
Non male.
Alla fine della loro prova è iniziata la febbre da Taking Back Sunday che ci ha tenuto compagnia fino all’inizio della loro performance, ore 23.30.
La prima cosa che mi ha colpito vedendoli è lo stile immenso dei cinque, veramente da alta scuola poser alla faccia delle frangette, delle magliette strette e di tutto il resto. Il cantante poi è un essere mitologico capace di unire la bellezza di Brad Pitt, il fascino di Kurt Cobain, le movenze di Michael Jackson (non scherzo), l’attitudine del frontman degli Hives, l’essere checca di Malgioglio ed una (in)capacità vocale live simile a quella del cantante dei Senses Fail.
Hanno suonato neanche un’ora, troppo poco, e hanno fatto troppi pezzi da “Louder Now” ultimo imbarazzante lavoro. Nel complesso mi sono sembrati piuttosto freddi e non sono riusciti a darmi quella scarica di emozioni eterogenee che invece mi trasmettono dal lettore CD, nemmeno su un pezzo come “Cute without the E”. Prima del finale ho apprezzato molto unicamente “Make Damn Sure” che anche se tratta dal sopracitato disco è veramente un gran pezzo.
Poi è accaduto l’inaspettato.
I Taking Back Sunday hanno suonato “A decade under the influence” ed è stato puro delirio.
Da lacrime agli occhi.
Il fatto che sia stata anche la canzone che ha concluso la manifestazione ha lasciato in bocca un senso di soddisfazione per quanto visto anche superiore alla realtà delle cose.
Erano le 0.20 quando sono uscito dall’Estragon e mi sono ritrovato immerso in una nebbia fittissima che lasciava presupporre unicamente un infelice viaggio di ritorno.
Con l’aiuto di un panino dell’autogrill, di una lattina di Burn letteralmente miracolosa e di una serie di CD veloci e canterecci suonati dallo stereo della mia macchina invece le procedure di rientro sono scivolate via piuttosto agili e mi hanno visto sotto il piumoncino intorno alle 3.00 del mattino.
Sicuramente una bellissima esperienza, anche grazie alla Betty e ad i suoi amici che mi hanno fatto compagnia sul posto, rendendo la sfacchinata molto meno pesante.
Grazie a tutti.
Se i gruppi in programma dovessero interessarmi, un’eventuale edizione 2007 potrà rivedermi tra le sue fila.

Last and even worse least

Oggi ho dato Chimica Bioorganica.
E’ andata bene.
A questo punto sono ad una sola lunghezza dal traguardo.
Un solo esame.
Un’unica prova orale da sostenere entro il 31 Gennaio 2007.
Si tratta di Tecologia, Socioeconomia e Legislazione.
Credo di aver ormai sostenuto molti esami brutti, troppi forse, e questo non è che il loro principe.
Studiarlo sarà realmente un’impresa ardua, ma la consapevolezza che si tratti dell’ultimo esame sarà sempre lì a confortarmi.
Oggi si è laureata Lale.
Sono andato ad assistere e così ho potuto rivedere un po’ di gente che non vedevo da lustri, anche a causa del pacco tirato loro un paio di settimane orsono.
La ragazza ha spaccato, 110 e lode per lei.
Partendo da un onestissimo 100 (media del 27,3) direi che la sua tesi è stata sicuramente ben valutata.
Approfittando della presenza di persone che sicuramente sono più informate di me su punteggi e conteggi delle lauree ho potuto informarmi e fare due calcoli allegri sulle mie prospettive.
La mia media attuale è di 25,1.
Tradotto in punti questo mi vedrebbe ai blocchi con un tutto sommato dignitoso 92.
Il mio voto di laurea dovrebbe quindi aggirarsi intorno al 100.
La Cristina, laureatasi oggi e nelle mie stesse condizioni, ha portato a casa un 101.
Un po’ mi secca pensare che senza quest’ultimo anno avrei potuto ambire ad un 103/104.
Non mi è mai fregato nulla di queste cose, sono sempre stato contento del mio 25 di media e se questo fosse rimasto immutato per tutti e cinque gli anni non avrei avuto certo di che lamentarmi.
Essere arrivato ad un passo dal 26 per poi ripiombare a 25 invece è abbastanza irritante.
Ora però basta con i calcoli.
Ora è il caso di organizzare questo serratissimo week-end, cercando di non lasciare spazio a nulla se non allo svago.
Si comincia Venerdì con la trasferta bolognese targata Taking Back Sunday.
Non ho ancora il biglietto e sarà una vasca importante, tuttavia mi ero ripromesso di regalarmela qualora l’esame fosse andato com’è andato e odio fare di me un bugiardo.
Per quanto riguarda Sabato invece ho propositi di shopping sfrenato da saziare spero con l’aiuto della Bri e questo dovrebbe occuparmi più o meno tutta la giornata.
La sera, dopo aver seguito un’altra imbarazzante partita dei rossoneri, sarà destinata ai festeggiamenti della neodottoressa Lale in un locale danzereccio di Milano ancora da definirsi e che spero sia molto poco fighetto.
Passando a domenica al momento non c’è nulla di organizzato se non la serata con Ambra, quindi credo di poterla occupare comodamente con un sapido mix di sonno e playstation.
Direi che i miei programmi sono da considerarsi niente male e quindi credo di potermi fermare qui.
Con il fatto che in casa mia ancora non vanno i riscaldamenti, mi si stanno ghiacciando le dita delle mani.
E’ il momento di una doccia bollente.

On stage: Plus 44

Sono andato a sentire i Plus 44.
Chi sono?
Sono il nuovo gruppo di Mark Hoppus e Travis Barker.
Chi sono questi due?
Beh, questa domanda non merita risposta.
Il disco uscirà a Novembre, quindi mi sono presentato al Rainbow completamente digiuno del loro sound.
Solitamente non è facile assistere ad un concerto di cui non si conosce nemmeno una canzone, o almeno non è facile restarne soddisfatto.
Per questo credo che ci siano buone possibilità che il cd sia un buon lavoro visto che a me il concerto è proprio piaciuto.
In 55 minuti circa il quartetto è riuscito a coinvolgermi e divertirmi grazie ad un sound piacevolissimo e ad una presenza scenica notevole.
Impossibile non fare paragoni con l’altra faccia della medaglia, ovvero gli Angels and Airwaves, ed il verdetto è di una vittoria “tanto a niente” per i prefissi londinesi di Mark e Travis.
Sebbene io sia da sempre fan assoluto di Tom Delonge, credo che questa sera sia arrivata la dimostrazione di dove stava il talento artistico nei defunti Blink 182.
In questo show non c’è stato spazio per scenografie sfarzose, cambi di strumentazione inutili, effetti sonori da Holliwood o pose da rock star. Il palco era striminzito e l’unico effetto scenografico concesso è stata la splendida batteria verde fluorescente che brillava nel buio sotto i colpi di un Trevis in forma smagliante. Per tutto il tempo l’unica cosa che interessa al gruppo è presentare alla gente i nuovi pezzi. Niente cenni a ciò che fu, niente commenti sull’ex socio Tom, niente riproposizione di pezzi vecchi.
Se anche loro sono stati parte dei Blink, il messaggio pare essere che la vita continua e questo non pare proprio essere un problema.
Probabilmente se si è sicuri di quanto si propone a livello musicale, diventa superfluo ogni contorno “fuomoso”. Unica nota forse non felice sono però i due nuovi membri. In realtà solo uno di loro mi ha veramente deluso, il pelato. Non tanto dal punto di vista musicale, invalutabile ad un primo ascolto live, quanto per l’assenza assoluta di personalità. Pareva nascondersi, come avesse paura di rubare scena a ciò che il pubblico voleva in realtà vedere.
Mai una parola, mai un gesto.
Il secondo chitarrista, quello “punk style”, non era poi tanto meglio, tuttavia almeno provava a fare un po’ di show e si concedeva cori e pezzi cantati. Insomma, se realmente si vuole dare l’immagine di una nuova e solida band, cosa che non credo risulterà difficile a questo progetto, è a mio parere necessario che tutti e quattro i mebri se ne sentano parte integrante.
Magari per questo è solo questione di tempo.
Ciò che più mi è piaciuto, però, olte alla maestria di Trevis dietro le pelli, è stato l’atteggiamento di Mark sul palco.
Lo stesso di una volta.
Geniale, simpatico, coinvolgente, ma mai eccessivo o demenziale.
Per fare un esempio, a metà show il ragazzo presenta un pezzo in questo modo: “Kids, this is the pretty one. Are you ready for a pretty song?”.
Casino.
Suonano il pezzo (realmente carino) ed alla fine in nostro eroe cosa dice?
“Ok, the next one is a little prettier.”
Idolo.

Giusto due chicche

La prima: sono letteralmente “La pupa e il Secchione” addicted.
Per quanto non sia particolarmente votato ai reality, ogni tanto mi capita di trovarne qualcuno che mi appassiona e devo ammettere che questo è uno dei casi.
Ho visto due puntate e trattenere le risate è stato assolutamente impossibile.
Coppia idolo è quella del drammaturgo e dell’aspirante sosia di Paris Hilton (???).
La seconda: la guerriglia tra Fabri Fibra e il restante mondo dell’hip-hop italiano.
Anche qui trattenere le risate è difficile.
Non sono particolarmente amante dell’hip-hop, diciamo pure che eccezion fatta per i primi Articolo 31 e per qualche bella base sparsa qua e la per la storia della musica, trovo il genere piuttosto fastidioso.
Tutto il turbine di insulti di questi ultimi giorni invece mi sta appassionando molto.
Già il nuovo video di J-Ax “S.n.o.b.” aveva lasciato trapelare un po’ di questa polemica (fantastiche le magliette con la scritta “Basta Infamare”), ma è con il video di Grido su Youtube che si è toccato l’apice del delirio.
Nella speranza di assistere a nuove ed esilaranti performance posto la perla.